Anteprima Vini della Costa Toscana | Il nuovo viene davvero dal mare?

di Andrea Gori

La definizione di Grandi Cru della Costa Toscana non ci fa impazzire. Ma se l’intento è quello di porre l’attenzione su un territorio nuovo, e al tempo stesso antico, con il mare e i suoi influssi come unico comune denominatore, allora possiamo quasi starci. L’occasione di Lucca è stata preziosa per riunire 5 province “minori” della Toscana del vino, lontane da Firenze, Siena, Arezzo e Prato e soprattutto lontane dal Chianti Classico, da Montalcino e da Montepulciano.

Questa è un’area che cerca di andare avanti con un’identità propria: può apparire stiracchiata ma in realtà ha radici storiche (gli etruschi), geologiche e climatiche (il mare, i venti, le precipitazioni) che la rendono più omogenea rispetto a quanto possa sembrare a prima vista.

Questa è la zona non solo, ovviamente, del sangiovese della costa, ma soprattutto dei bianchi profumati e minerali, vermentino ed altri. E’ la zona dei ricchi, strutturati e balsamici bordolesi, Rodano de’ noantri. Di Bolgheri, della Val di Cornia e della Lucchesia così come di una miriade di autoctoni (chi parla di centinaia di varietà dall’Aleatico al Vermentino Nero, passando per il Moscato Rosso d’Amburgo). Tutti trovano il proprio habitat in questo mosaico di terreni, golfi, alture, pianure sconfinate (vedi la Maremma). Già, perché abbiamo anche  il corposo contributo del Morellino di Scansano, del Montecucco, del Monteregio di Massa Marittima, con identità forse in definizione, ma ancora tanto gusto da scoprire.

Da Nord a Sud, e lasciando per primo la parola al vicepresidente Pier Mario Meletti Cavallari – già patron di Grattamacco e ora all’Elba con uno struggente Aleatico, scopriamo assieme a cinque aziende presenti all’Anteprima al Real Collegio cosa accumuna questa parte di Toscana.

Ivan Giuliani di Terenzuola trova complicato, per motivi di campanile, definire l’esatta posizione della sua azienda. A noi risulta invece più facile immaginare il fantastico Vermentino “cru” Fosso di Corsano sulla nostra tavola, per non parlare della freschissima Merla della Miniera (canaiolo da biotipi Uva Merla e Tintoretto), e l’azzeccatissimo Vermentino Nero, floreale, succulento e beverino, ideale per i prossimi mesi al mare e non solo. Marco di Valle Reale ci presenta un rosso schietto, fruttato e intenso ma lieve e delicato grazie al clima particolare, fatto di Aleatico, Canaiolo e Muscat d’Ambourg, mentre lascia a Cabernet e Merlot il ruolo di vini destinati all’invecchiamento. Passando per Pisa, ecco Montescudaio e le vestigia etrusche del Principe Guerriero di Pagani de Marchi, un sangiovese corposo e sanguigno che ci colpisce per sapidità e senso della misura, e che si collega idealmente con la storia di questa zona di Toscana semisconosciuta. Non tralasciamo Livorno ma per essere un poco originali, visto che Bolgheri è già molto celebrato, ci fermiamo in Val di Cornia con Giomi Zannoni: ci racconta un vigneto di Sangiovese di 50 anni, a ricordare che questa zona produceva, eccome, anche prima degli exploit bordolesi (Tua Rita, Petra). Dimostra pure che quando si tratta di produrre col cabernet vini concentrati, ma anche beverini, può rivelarsi una zona eccellente. Ultima tappa del nostro viaggio è Grosseto e la sua Maremma più vera, una zona vastissima sempre poco definibile, ma che anche qui vede nel mare, nei venti e nella sapidità dei vini un elemento comune che aiuta a raccontarli, a partire dalla Fattoria di Magliano di Agostino Lenci.

Averli tutti a disposizione in sala mostra i legami che vanno in tante direzioni: a volte verso altre regioni (Sardegna, Corsica, Liguria, Provenza), a volte verso l’entroterra con un’aspirazione ideale alla (quasi) vicina Montalcino. La chiave di lettura è il mare ma anche la voglia di sperimentare sia sugli internazionali (rimasti solo ormai in aziende giovanissime o per etichette storiche ma quasi abbandonati da tutti come vino di punta) che sugli autoctoni, resituendo dignità e vigore a coltivazioni storiche locali che assumono ogni anno connotazioni più chiare e gusto decisamente più preciso. E soprattutto vini più leggeri, freschi, beverini, eleganti. Avanti così.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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Adriano Aiello

circa 7 anni fa - Link

Gori, sti fade out li vogliamo fare più morbidi?:)

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

è lo stile ipercinetico MTV generation, per voi vecchietti è dura lo so ;-) hai ragione cmq, dal prossimo mi ammorbidisco

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Adriano Aiello

circa 7 anni fa - Link

ahah occhio (coetaneo) alla vecchiaia che l'etichetta MTV generation per giustificare l'ipercinetismo, quella si che è antica:) Per rientrare in topic dico che avendo la cognata all'isola d'elba e trovando sempre temporali inaccettabili ad ogni visita mi sono fatto una buona cultura di vini del posto. E sì, molto nuovo mi sembra arrivi dal mare

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