Questa la proposta di regolamentazione del Prosecco Colfondo (o Col Fondo?)

di Alessandro Morichetti

A grande richiesta, le slide proiettate dal prof. Michele Antonio Fino in occasione della presentazione di una proposta di regolamentazione del Prosecco Col Fondo, svoltasi a Col San Martino il 16 luglio 2014. Il nostro Giovanni Corazzol ha brillantemente raccontato la giornata nel post “Prosecco Colfondo anno zero. Cronaca di una svolta forse epocale” e questo è il necessario materiale a supporto.

W il Prosecco Colfondo (o Col Fondo?).

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

9 Commenti

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Michele A. Fino

circa 5 anni fa - Link

Grazie Alessandro, c'è solo un piccolo refuso nella slide n. 8: pressione da 3 a (eventualmente) 5 bar a 20°C. Grazie. Michele

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Matteo Gallello

circa 5 anni fa - Link

[...] «Poi chiude. Lo fa velocemente perché l’assemblea percepisca la sofferenza che sta dietro a quella scelta, la scelta di cedere qualcosa a cui si crede, farlo per il bene di tutti, sperando di farlo soprattutto per quel vino e per un territorio che di nuovo può essere reso riconoscibile da quel vino. “Sono d’accordo con questa proposta e se Colfondo è il nome per chiamare questo vino che mette tutti d’accordo, per me va bene chiamarlo così”».
(dal pezzo di Giovanni Corazzol)

Difficile pensarla diversamente da Loris. In virtù della premessa contenuta ne “Gli Obiettivi”, si rifà alla valorizzazione di un prodotto con un forte legame tradizionale, è auspicabile che la Garantita tuteli proprio questi aspetti e ne chiarisca altri.
Tuttavia, rileggendo le diapositive, è sorta qualche osservazione a proposito delle argomentazioni del professor Fino.

Possibile Proposta 1:
Perché il Prosecco Colfondo dovrebbe passare alla tipologia Spumanti? Perché aumentare la pressione? Ci sarebbero davvero vantaggi? E quali? Certo, il “forte legame tradizionale” di cui sopra andrebbe già perdendosi perché attraverso questa modifica si otterrebbe un altro prodotto, sia dal punto di vista organolettico, sia legislativo. E poi non aumenterebbero le difficoltà commerciali? Basti pensare al mercato tedesco dove la tassazione è maggiore all’aumentare della pressione espressa in bar...
Il frizzante “sur lie”, per come l’abbiamo apprezzato finora, equivale a un modello artigiano: la difficoltà di “controllo” della presa di spuma è una realtà di fatto, è una caratteristica naturale del prodotto, è parte della sua bellezza.
A proposito aggiungo uno stralcio dell’intervista “Quattro frizzanti” presente su Porthos 32 dove, tra le altre cose, Loris evoca un pezzo di Angelo Serafin, fiduciario AIS del Veneto alla fine degli anni settanta, dedicato al senso del sur lie: httpv://www.porthos.it/index.php/la-rivista/porthos-32

Possibile Proposta 2:
Piuttosto che allargare l’uso di zuccheri, perché non applicare restrizioni: il Prosecco Colfondo può essere così denominato proprio per le caratteristiche proprie, degli zuccheri naturali. E poi... persino il MCR (mosto concentrato rettificato)?

Possibile Proposta 4:
Proprio a rafforzare la PP2 perché lasciare invariate le caratteristiche al consumo del Valdobbiadene-Conegliano Prosecco Frizzante? Vorrebbe dire incasellare anche il Colfondo, quando invece la rifermentazione in bottiglia potrebbe sviluppare caratteristiche identitarie, non il “solito” fruttato su fruttato. Le peculiarità del prodotto andrebbero emancipate e quindi rafforzate, uscendo dalla rigidità delle caratteristiche organolettiche dei disciplinari.

Strategie inerente il nome 1:
Il marchio è davvero “sotto l’insidioso attacco di una volgarizzazione strisciante”? Mi sembra esagerato o comunque non andrebbe così criminalizzato. Non metto in dubbio l’efficacia dell’operazione di difesa, ma si sarebbe potuta evitare l’esposizione di etichette e nomi di produttori impegnati in maniera seria e non con intenzioni banalmente emulative. Ci sono ragioni storiche per cui dovrebbe essere esclusiva del Prosecco la prerogativa di definirsi “col fondo”? E i vini prodotti nelle altre regioni, penso per esempio all’Emilia Romagna, al Carso italiano e sloveno e alla Campania? Alla fine si tratta di un metodo. Se ci sono ragioni storiche vanno illustrate e raccontate.

Grazie.

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Michele A. Fino

circa 5 anni fa - Link

Grazie dei commenti.
Cerco di chiarire alcune cose a partire da una premessa: si stratta di proposte che i produttori sono invitati a discutere nei consorzi, in sede di redazione del disciplinare innovato delle DOCG.
1. La tipologia spumante corrisponde meglio a ciò che oggi è questo vino in molte aziende. IL frizzante ha limiti di pressione (1,5 minimo e 2,5 massimo) che sono superati regolarmente da molte aziende. Per questo la tipologia spumante offre maggiore aderenza alla realtà dei fatti da parte della norma e consente, poiché si tratta di una denominazione di vendita molto meglio controllata e controllabile, a prevenire/evitare frodi. La bellezza della variabilità è un fatto che permette di spacciare per rifermentato in bottiglia ciò che non lo è ed è quindi legittimo desiderio dei produttori ridurre tale perniciosa possibilità. Il problema dell'export non è tale poiché se si misurano i bar dei vini col fondo oggi esportati li si trova già nel range della tipologia spumante, a giudizio degli esperti e dei produttori con cui mi sono confrontato.
2. L'origine degli zuccheri nella proposta è la più ampia: i consorzi possono senz'altro limitarla. Analogamente dicasi per le chiusure. Non spetta a chi redige la bozza di togliere delle possibilità di discussione/decisione a chi ha il legittimo diritto di discutere/decidere.
3. SUlle caratteristiche al consumo non mi sono pronunciato per due ragioni: non sono un sommelier o un degustatore, ma un produttore e un bevitore. Nella mia limitata esperienza di colfondo ho trovato espressioni territoriali molto variegate, che vanno da sentori di pera a fiori bianchi a sensazioni minerali. Non mi sarei permesso, anci: non mi permetto, di suggerire un range di sentori. Va da sé che i consorzi possono intergrare modificare. In quanto micro spumantista metodo classico, ho solo avanzato il dubbio che la crosta di pane per 60 gg sui lieviti potesse essere un po' pretenzioso, ma anche lì, come può leggere, con molta cautela.
4. Sono persuaso della volgarizzazione strisciante per ragioni squisitamente giuridiche. Colfondo è un marchio registrato dal 2002, di due aziende produttrici di Prosecco DOCG Valdobbiadene. Quando lo usano altri pdoturroti di Prosecco DOCG Valdobbiadene, comprimono il diritto a sfruttarlo di concorrenti commerciali. Ma quando lo usano produttori di Lambrusco, Pignoletto o birra artigianale, allora Colfondo, nella percezione di questi ultimi e del loro pubblico diventa una parola generica per intendere che il llievito è nella bottiglia, depositato e non sboccato. SIcché, è in atto una volgarizzazione di quello che è un preciso marchio commerciale.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Perfettamente d'accordo con Matteo Gallello che ha inquadrato con precisione tutti i punti cruciali che potrebbero portare, se non adeguatamente affrontati, ad un nulla di fatto. Chi vuole, oggi, sa già dove reperire un buon Prosecco rifermentato in bottiglia, tipologia che non mi pare in via di estinzione. A voler far contenti tutti si rischia solo di peggiorare.

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alvaro pavan

circa 5 anni fa - Link

Viste le proposte, più che svolta epocale, mi sembra ci si avvii alla visione forzata della corazzata potemkin e relativo commento finale fantozziano...
Sarò il solito disfattista ma c'è qualcosa che non mi convince, anzi, che non mi ha mai convinto nella storia del colfondo...
Sur Lie, come lo conoscevo, diceva tutto e di più...
Cordialmente,
Alvaro Pavan

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Matteo Gallello

circa 5 anni fa - Link

Non mi convincono le proposte e le risposte. Mi rendo conto che a dover essere convinte siano altre persone, quindi poco male. Mi permetto di segnalare che per affrontare un tema così delicato e sensibile, sarebbe importante misurarsi con una diversa capacità d’ascolto. E la proposta di rinunciare alla dizione-metodologia “frizzante” per uniformare tutto a “spumante” lo dimostra.

Saluti cordiali

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Michele A. Fino

circa 5 anni fa - Link

Beh, signor Gallello, possiamo non convenire su alcuna o su molte soluzioni, ma conveniamo sulla necessita dell'ascolto, mi creda.
Lq proposta nasce dopo incontri e confronti ed è nelle mani dei produttori che sono invitati a cambiarla nel modo più largo che ritengano utile. Io ho solo fornito un inquadramento conforme all'attuale dettato normativo, anche riguardo alla questione frizzante/spumante. Infatti, chiamarlo frizzante ma farlo regolarmente superiore ai 3 bar non mi sembra un'idea brillante.
Buona giornata!

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Luca Ferraro

circa 5 anni fa - Link

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