Un venerdì a Monaco di Baviera (tra i Cure e Cesare Pavese). Thanks God it’s Friday

di Alice in Wonderland

Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c’è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è
(“Gente non convinta” – Cesare Pavese)

Inutile negarlo, il venerdì è un giorno un po’ speciale, con quel suo alone di magia, di misticismo e di suggestioni che sfarfallano libere soffermandosi su letteratura e scaramanzia, sulla creazione di Adamo e sui cornetti rossi. Retaggi religiosi, si tratta del giorno della Crocifissione di Cristo, hanno fatto di questo povero giorno un giorno diverso. Quando abbinato a determinati infausti numeri, poi, disgrazia è compiuta. Ma venerdì è anche il Veneris Dies, il giorno della dea della bellezza e dell’amore; più a nord lo è di Freyja, dea-Anitona del matrimonio, da cui “Friday” e “Freitag”. Venerdì è anche il nome scelto per il romantico buon selvaggio nato dalla penna del signor Defoe. Figuro assai più che fortunato, a discapito del nome, visto il salvataggio in calcio d’angolo (che neanche Lotito!), a un passo dal sacrificio cannibalistico che l’avrebbe visto oggetto di degustazione. Anche in musica, qualcuno poi l’ha sdoganato il venerdì, coltamente riportandolo a Venere, Freyja e agli altri qualsivoglia nickname della dea in questione:

I don’t care if Monday’s blue
Tuesday’s grey and Wednsday too
Thursday I don’t care ‘bout you
But Friday
I’m in Love.
(The Cure)

Maggio, un venerdì. In effetti la giornata era piovosa, era piovuto dappertutto e continuativamente. Eppure noi l’ombrello non lo abbiamo aperto mai. Non al “mercato delle vettovaglie”, il  Viktualienmarkt, ove una sorta di  Sindrome di Stendhal colpisce a più riprese, accentuandosi di banco in chiosco, ad ogni cader dello sguardo su pani al sesamo e Allerseelenzopf e piramidi di Bretze di tutte le dimensioni, su mosaici di Leberkäse e Weisswurst, su trionfi di cetrioli e arazzi di crauti. La pioggia c’era, si vedeva e se ne avvertiva il ticchettìo, eppure non ci aveva toccati neppure lungo il cammino verso la piccola oasi dedicata alla birra Andechs, dove un paio di dunkles cremose ed erbacee e un paio di helles piacevolmente acide come una Rottermayer rassegnata, accompagnavano leccornie fumanti. Non ci siamo accorti della pioggia, eppure pioveva, neppure seduti all’aperto al tavolino di una Bierstube all’ora dell’aperitivo, davanti a una weiss e una pils, di preludio, di apertura e di riscaldamento.

Tantomeno ci coglie la pioggia all’entrata del ristorante dell’Hotel Koenigshof, e i vetri delle finestre del nostro tavolo, affacciati sulla vivissima Karlsplatz, attraversata da gente vera e da veri tram in movimento, sono incredibilmente asciutti.

Ci accoglie un Henriot bdb, nella sua composta espansività, salino e di fiori e di polpe, avvolge e fa star comodi, ravviva la luce della candela e tiene, discreto, compagnia. Scegliamo due piatti. Due piatti pregni di significato, di rimando alle origini: coda e piccione! (Che coda, che piccione!)

Che, mentre scegliamo il vino, si preparano per la soirée con noi nella cucina stellata di Martin Fauster, nomen omen: qualcosa di Faustiano addosso, scopriremo alla fine della serata, ce lo lascerà.

“Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo.
Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo.”
(J.W Goethe – Faust)

L’incontro. Si presentano e s’intendono subito, coda, piccione e Clos des Forêts Saint Georges 1998. Lui è trasparente, gli occhi non mentono. Ma è una trasparenza avvolta da un manto oscuro, di stoffa preziosa. Con movimenti lenti respira di diaframma e gradualmente si scopre, sempre lento, eleganti i movimenti con cui da il via all’aspersione. Arrivano come vaporizzati in tutto l’ambiente sbuffi di bergamotto, di olii caldi, di infusi d’erbe amare, scorze d’agrumi, pesto di fiori. In bocca mantiene grazia e autorità, non concede ninnoli e buffetti, la personalità è decisa, si impossessa di tutto lo spazio che trova, intenso e deciso, in un certo qual modo tantrico. Non ha alcuna fretta, né di accomodarsi, né di andarsene via.  Mantiene la promessa e la premessa: addentratevi pure, io vi accolgo, ma sappiate da subito che questo è un profondo rosso di cui non si raggiunge il fondo.

Thanks God it’s Friday.

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Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

1 Commento

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Davide Sciacco

circa 4 anni fa - Link

Bel pezzo: ci hai portato lì con te!

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