Storia di un blitz | Il Ruchè a Barolo è colpevole, se vi pare

di Marta Rinaldi

Il bicchiere è mezzo pieno. Di rimandi d’uva, cura del vigneto e fatiche di cantina. L’altra metà, impercettibile a narici e papille, è legislazione, carte, prelievi, controlli, verbali, obblighi e divieti; talvolta così sciocchi e paradossali da gettare ombra sulla virtù dei vini e ferire la dignità di vignaioli. Questa storia nasce come manoscritto di mio padre, Giuseppe Rinaldi. [m. r.]

STORIA DI UN BLITZ 

Il Ruchè sortì a Barolo come una burla da caserma, una “matarìa” tra vecchi alpini del ’18: un Attilio di Scurzolengo e un Battista (Rinaldi, ndr) di Barolo, spediti a vent’anni come artiglieri e ufficiali con muli e obici, a “spezzar le reni alla Grecia”. Ai comandi troppo spesso c’erano felloni e macellai, e tanto c’era nei film di Monicelli. I due amici e sodali a vita si incontrarono poi sempre in Monferrato o in Langa. L’Attilio, ancor vivo e vispo, arrivò un giorno dell’89 nel cortile di casa Rinaldi, in via Barolo-Monforte, con la Cinquecento Giardinetta e il baule colmo di barbatelle di Ruchè.

“Senti Battista, va bene il tuo Barolo, ma senti il mio Ruchè che profumo che ha, e vien pure buono anche da vecchio!”. Nel 1992 mio padre se ne andò e non sentì quegli aromi, e le duemila bottiglie che ora escono dalla vigna di Ruchè, alla Ravera, mi son care. Quasi un lascito di un’epopea.

Settembre 2012.

Ore 8,30: arriva il controllore di Valoritalia per il Dolcetto da imbottigliare.
Ore 9,00: arriva anche la Repressione Frodi da Torino, per il Ruchè; tre cortesi signori, attenti, esperti e determinati. Restano nella nostra casa-cantina – l’ufficio è il salotto buono -, per un giorno e mezzo, e tutto guardano: botti, damigiane, bottiglie, fascette ed etichette, nel discreto genetico disordine, e naturalmente i registri.

L’etichetta del famoso Ruchè, Monferrino DOCG, che chiamiamo Rosae per rimandi di rose e spezie, è fuorilegge.
Lo sappiamo, dice mia figlia Marta, ma buttar via le etichette ci dispiace: le facciamo fare a Dogliani ogni cinque anni, e per le bottiglie del 2011 le stamperemo “giuste”.
Risultato: sulla stessa etichetta tre diverse infrazioni: la scritta “vino rosso da tavola” è nel frattempo superata, ora è ammesso solo “vino rosso” (Albanese, il comico, dixit!). L’annata è pur vietata, a meno che non sia certificata da apposito ente all’uopo incaricato (sic). La dicitura, pur in miniatura “100% Ruchè”, non è ammessa.
D’altronde, se fosse concesso, addirittura obbligatorio, scrivere il contenuto di una bottiglia di vino rosso, l’utente potrebbe leggere Merlot del Cile o Cabernet argentino.
Questi vini, ottimi e perfetti, arrivano infatti in nave a Genova a 0,50 euro al litro, cioè a minor costo dei nostri depressi Dolcetti e Barbere, e nella Regione Sabauda dei grandi vini, o nel Veneto asburgico, saranno poi imbottigliati, fascettati e certificati, e rispediti quali alti vessilli del libero mercato.

Finalino del blitz: alcune migliaia di euro di multa per l’etichetta del Ruchè, e per i registri scontatamente e cronicamente non a posto. Ineccepibile, si paga e basta.
Il mio amico Loris (Follador, padre sprituale del Prosecco sur lie, ndr), campione di bollicine a Valdobbiadene, parla di regime, dove nel tentativo di rendere la vita difficile ai manigoldi, la si rende discretamente impossibile agli onesti. Questi, nell’opera di guardar vigne, cantine, registri e obesi faldoni, vengono pescati facilmente in fallo, così da render credibile il sistema.
Oppure viva ancora la verità e la difesa del consumatore con etichette e norme trasparenti, anche quando – per dirla alla Borgognona e in creanza delle lobbies di Bruxelles, di Roma o nostrane -, ben conviene “la certification total de la merde”.

Giuseppe Rinaldi

[Foto: Carlotta Rinaldi]

35 Commenti

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Rizzo Fabiari

circa 6 anni fa - Link

Retaggio secolare. Bisogna peraltro dimostrare di essere se stessi (non è lo Stato a dover dimostrare che non sei tu: e c'è una bella differenza), di abitare in un certo posto, di essere autorizzati ad essere autorizzati, e anche - già che ci siamo - di essere in vita. "Si paga e basta": la qualità. Bello e ormai antico il termine "manigoldi".

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pietro

circa 6 anni fa - Link

Bellissimo regalo di Natale un post come questo, soprattutto per un amante del Ruchè come me. Ora so cosa aprire domani a pranzo brindando anche ai Rinaldi. Auguri a tutti!

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S

circa 6 anni fa - Link

Ho in cantina alcune bottiglie di Rosae. Provvedo subito a togliere l'etichetta in modo da evitarvi ulteriori sanzioni. Il fatto è che gli enti certificatori, Valoreitalia quasi dappertutto, Siquria in Veneto e altri in altre regioni, fanno il lavoro che dovrebbe fare la repressione frodi. Risultato: sono stati creati nuovi POSTI DI LAVORO. Attenzione, non è stato creato lavoro e quindi reddito, ma posti di lavoro e quindi stipendi. Il reddito siamo noi produttori che dobbiamo pagare ed il consumatore che a sua volta paga gli aumenti di prodotto. E che dire del decreto erga omnes? Ovvero che se non fai parte di un consorzio gli paghi comunque una quota promozione? Potrebbe anche andarmi bene, se l'avessi saputo per tempo. E invece, il consozio Monti Lessini mi manda nell'anno 2012 una nota di addebito pari a 25 cent di euro a bottiglia per il vino 2010 che ho certificato nel 2011 e che ho già venduto tutto. Tassazione retroattiva. E non posso neanche rivalermi sul solito consumatore, in quanto ho già venduto tutto. Cosa fare? Io non ci sto. E ho declassato tutto il mio vino a VINO DA TAVOLA oh pardon... VINO BIANCO

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Scusate, erroneamente ho riportato la firma S ma sono Stefano Menti. E in etichetta ho riportato la dicitura VINO VOLUTAMENTE DECLASSATO.

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Gianpaolo Giacobbo

circa 6 anni fa - Link

Grande Stefano!!!!!

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roberto stocco

circa 6 anni fa - Link

Vuoi dirmi che la prossima volta mi venderai bottiglie con scritto DECLASSATO? (Foradori docet!) Io amo le bottiglie rivoluzionarie!!!

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Troppo tardi Roberto. Se non vorrai più essere un nostro supporter, me ne farò una ragione. Un abbraccio di Natale. Con affetto e stima. P.s. il listino g.a.s. arriverà presto

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roberto stocco

circa 6 anni fa - Link

Non scherzare, hai tutto il mio supporto:) Io compro il vino non l'etichetta.

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Bravo (e buono).

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Gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

"Penitenziagite", diceva Fra' Dolcino, "Consulentiagite" dice il sistema Italia. Per evitare di cadere in trappole burocratiche che possono culminare in multe iperboliche, sono costretto ad avere consulenti: -per le tasse -per le paghe -per i registri di cantina -per la sicurezza sul lavoro -per le pratiche amministrative agricole e altri che sicuramente dimentico. La cosa paradossale e' che spendo decine di migliaia di euro in queste consulenze, proprio io che ho rinunciato a tutte le consulenze agronomiche e enologiche. Queste in definitiva sono secondarie e comprimibile, le altre in un paese come il nostro no. Senza contare il sistema dei controlli, ormai...fuori controllo. Una volta i controlli li facevo lo Stato, ovvero l'Ufficio della Repressione Frodi, parte del Ministero dell'Agricoltura. Adesso li fa, a spese nostre -carissime- Valoritalia (o/e simili), la quale pero' e' sovrapposta a: Carabinieri (non i Nas, ma il maresciallo della stazione vicino casa tua, lascio immaginare con quale competenza), Corpo Forestale (idem) e la stessa Repressione Frodi. La mania iperlegislativa e ubercontrollistica e' tipica dei paesi con scarse liberta' civili, perche, come' e' noto, questi controlli beccano i ladri di polli, i deliquenti sprovveduti o, piu' frequentemente, gli innocenti. Collodi ci aveva gia' detto tutto in Pinocchio, il quale e' spesso imprigionato dai gendarmi per essersi fatto rubare i denari dal gatto e la volpe, oppure perche' il libro che ha colpito il suo amico Eugenio, tirato dagli amici monelli, e' il suo. Nel caso speicifico poi l'agricoltura e' l'ultimo dei baluardi del mercato protetto e delle rendite di posizione. Il sistema dei diritti di reimpianto, quello dei consorzi di tutela (tutela si, ma per chi conta di piu'), persino quello delle denominazioni, sono tutti fatti per limitare le liberta' di impresa e per recintare i diritti acquisiti. Non e' un caso che la categoria ex VdT (Vino da Tavola), oggi semplicemente Vino, abbia delle restrizioni nell'uso in etichetta dell'annata, del vitigno, e persino di qualunque dizione che rimandi al lavoro agricolo (unica permessa: "imbottigliato da", a prescindere), perche' si vuole impedire ogni attacco e ogni tentativo di concorrenza ai vini "protetti" dal sistema di denominazioni, oggi blindato con le erga omnes che in pratica obbligano ad essere dentro i consorzi, visto che se ne deve comunque condividere le spese. Oggi anche le IGT sono soggette ai controlli obbligatori di Valoritalia (o simili). Tonnellate di carta, milioni, anzi miliardi spesi (uno studio di Repubblica stimava in 1 milione gli addetti al sistema agricolo in Italia, per 1,2 milioni di agricoltori: 60 miliardi di euro l'anno di costo), e poi quando si prende qualche bottiglia di vini a docg non e' infrequente vedere apparire colori, sentori e aromi "esotici".

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Michele jahr

circa 6 anni fa - Link

Il punto è che non " beccano" nemmeno i ladri di polli, ma solo persone oneste che scrivono in etichetta ció che ci danno da bere. Ma ci pensate, siamo in un paese dove chi scrive realmente quello che c'è dentro la bottiglia, paga una multa, chi ci mette di tutto....la fa franca più o meno legalmente. Purtropp questo accade in tutti i settori del made in Italy, salvaguardato a parole e bastonato nei fatti. Purtroppo devo dire "ognuno ha i governi che si merita" in altri paesi i nostri politici sarebbero presi a pedate fino al confine.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Non vorrei apparire insensibile e ho la massima solidarietà per i produttori colpiti, ma le norme sulle etichette sono poche, semplici e di non complessa reperibilità. Non si può mettere l'annata su un vino ta tavola proprio per salvaguardare i piccoli produttori di cose genuine, per distinguere il loro prodotto da quello industriale che non ha legami con il territorio e, di conseguenza, non può rivendicare una DOCG, DOC o IGT. Guardate che se si aboliscono norme come queste poi tutti possono scrivere ciò che vogliono, e questo finisce per premiare i "mulini bianchi" ovvero il prodotto industriale mascherato da contadino.

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Caro Stefano Cinelli Colombini, le norme non sono poche e semplici. Grazie a Giampaolo Paglia, ora so che se faccio un vino da tavola non posso scrivere prodotto e imbottigliato da ME. Perché? Siamo più severi con chi froda; siamo più sever con il CONTIENE SOLFITI scrivendo QUANTO NE CONTIENE. Non con chi difende il terroir e fa il contadino.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Se fai un vino da tavola puoi scrivere prodotto e imbottigliato da te, l'unica cosa che noi puoi fare é indicare l'annata. Ma perché mai dovresti fare un vino da tavola? Di certo nella tua zona, come in quasi tutta Italia, si può fare un IGT. E in quel caso puoi indicare anche l'annata.

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

faccio un vino da tavola e non un igt per non pagare costi di certificazione a nessuno; ovvero... certifico le uve come doc e poi le declasso in modo da portarmi dietro l'annata.

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Il chiaro

circa 6 anni fa - Link

Scusa, ma non ci arrivo: so che le regole ci sono e vanno rispettate, ma possiamo discutere sul senso di certe regole. Quale sarebbe il vantaggio per il piccolo produttore che non deve scrivere ruché annata xxxx solo perchè produce quel vino fuori zona? Se metto vino da tavola (ops, rosso/bianco) non posso mettere l'annata: perchè? Perchè un'informazione giusta e in più deve far paura? Buon Natale a tutti.

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Riccardo

circa 6 anni fa - Link

Quoto!

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Roberto Panizza

circa 6 anni fa - Link

Non sono proprio sicuro che sia così. In assenza di indicazioni l'industria può comunque ricorrere ad una comunicazione che evoca nel consumatore quei "valori" che non si possono dichiarare apertamente. Un piccolo produttore on lo potrà mai fare. Ricorda la pubblicità dell'olio nella quale tutti avevano accento toscano?

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andrea

circa 6 anni fa - Link

Stefano, però se uno fa Ruché fuori zona cosa dovrebbe fare? Il problema che le leggi sono, in genere, fatte da chi non conosce a fondo la realtà. Tutelano alcuni e colpiscono altri, tutti ugualmente onesti e corretti...

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Stefano quale?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Scusa, sulle etichette so qualcosa perché ci lavoro, ma del ruché non so nulla.

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gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

qualche nozione sui vini da tavola mi risale a qualche anno addietro, per via della produzione di un vino passito che non rientrava in nessuna denominazione o indicazione possibile. La repressione frodi mi contesto', ma solo verbalmente a causa del ridotto numero di bottiglie, la dizione "azienda agricola...." nella retro etichetta, perche' un vino da tavola non puo' avere nessuna assonanza con produzioni agricole, a prescindere dalla provenienza delle uve, che puo' essere al100 % dei tuoi vigneti. E inoltre, l'unica dizione permessa era quella dell' imbottigliato da, niente altro, sempre a prescindere. Come mai la "forza" delle denominazioni e delle indicazioni si debba sentire indebolita dal fatto che un vino da tavola, che non necessariamente deve essere fatto da imbottigliatori ma puo' essere anche fatto da chi compie scelte diverse, mi sfugge. Mettere l'annata, il vitigno, ecc., e' un affronto al sistema, sappiatelo.

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

Gianpaolo mi sa che non sei aggiornato, la normativa è cambiata: leggi Millevigne. Comunque in linea di principio sono d'accordo con Stefano: le norme sono frutto di negoziati con le organizzazioni agricole e quindi in gran parte proposte dai produttori stessi a loro tutela. Se poi alcuni produttori non si sentono rappresentati dai loro rappresentanti questo è un altro discorso ma c'entra poco con lo "stato". Invece quello che assolutamente non ha senso è la pesantezza della sanzioni: non puoi fare multe milionarie per un'etichetta irregolare ma priva di qualunque dolo (e poi lasciar correre cose ben più gravi).

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Gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

puo' darsi che sia rimasto indietro, ma il succo del discorso e' lo stesso, ovvero non puoi mettere il vitigno in etichetta, che e' una penalizzazione importante per avere un qualsiasi successo commerciale. Il fatto che le leggi siano proposte dalle organizzazioni agricole, non vuol dire che siano giuste, ma solo che fanno gli interessi dei loro rappresentati e di loro stesse. Le organizzazioni agricole esistono pressoche' solo perche' esistono leggi che regolano la liberta di mercato e di impresa in agricoltura, e perche' servono alla distribuzione dei sussidi UE. La dittatura della maggioranza e' una di quelle piu' insidiose ed odiose, perche' chi non si allinea ha sempre torto, e puo' essere tacciato di ogni crimine. Basta guardarsi in giro e vedere cosa succede nei paesi dove la maggioranza cerca di cancellare ogni forma di dissenso. Qui il punto della questione non e' tanto l'etichetta o l'annata, ma la proibizione di tutto quello che non e' ammesso per legge. In paesi di ben piu' lunga e alta tradizione democratica il punto di vista e' completamente rovesciato: tutto quello che non e' proibito e' ammesso. Nel caso specifico, le restrizione dell'etichettatura dei vini da tavola (o vini, come vengono chiamati adesso), nasce per "non confondere il consumatore" (con maggiori informazioni si confonderebbe poverino), oppure per proteggere i vini a denominazione. Ma se le denominazioni esistono come certificazione della peculiarita' di un vino rispetto all'equivalente generico, perche' mai esse dovrebbero venire danneggiate dall'etichettatura con informazioni supplementari, necessarie e gradite dal pubblico (purche' veritiere ovviamente)? Qual'e' la forza di un sistema di denominazione che teme l'apposizione del semplice vitigno, dell'annata su un vino comune? E' come dire che e' tutto sulla carta.

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Sono d'accordo.

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Gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

giusto una notarella, visto che tra poco si comincia una campagna elettorale dura che ha per merito il modo in cui noi tutti vediamo la convivenza civile in uno Stato democratico, e che puo' essere riassunta anche da un ragionamento a partire da questa tua frase: "Se poi alcuni produttori non si sentono rappresentati dai loro rappresentanti questo è un altro discorso ma c’entra poco con lo “stato”." Tutto sbagliato Maurizio, lo Stato c'entra eccome, perche' sta li' per fare gli interessi di tutti i cittadini, anche quelli che non possono o non sono interessati a far parte di lobbies. Qui e' la differenza tra lo Stato civile e democratico, che deve prendere le parti della societa' nel suo complesso, e lo Stato clientelare e di dubbia valenza democratica, che si piega agli interessi di chi puo' fare la voce grossa, quasi sempre per convenienza.

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

completamente d'accordo

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Stefano Cinelli Colombini

circa 6 anni fa - Link

Discorsi giusti, e allora applichiamoli al caso di cui parliamo. Ogni regola per definizione limita la libertà, per cui quelle sull'etichettatura limitano la libertà dei produttori. Ma l'assenza di regole non è libertà, è la legge della giungla dove (come giustamente scrive Gianpaolo) prevale chi può fare la voce più grossa; ovvero, non certo il produttore di ruché di cui parliamo. Quale é la soluzione? Non certo la libertà di scrivere ció che si vuole sul vino da tavola, cosa che ovviamente favorirebbe in primo luogo chi vuole fare vino industriale (che di per sé non è di certo il diavolo) e cerca furbescamente di farlo apparire come artigiano (e qui sta il diavolo). La soluzione sta nell'attivarsi a difesa dei propri legittimi privati interessi e, se anche altri sul territorio condividono la medesima necessità, dare vita ad una IGT o DOC che permetta di fare quel vino in quel modo. O, se uno é l'unico o quasi a fare quel certo vino ma la cosa é oggettivamente molto valida, spingere Regione o Provincia a modificare una IGT per permetterla. O, se tutto questo nel caso specifico non è possibile, nell'accettare la modesta rinuncia della definizione "imbottigliato dal viticoltore" su quello specifico vino in cambio della tutela contro il vino industriale mascherato da artigiano; un cambio tutto sommato vantaggioso.

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

L'assenza di regole e il discononoscimento delle forme organizzate porta nel tempo agli oligopoli e ai monopoli, con la scomparsa di tutti gli attori più piccoli e l'impoverimento di tutti, meno che dei monopolisti, che a quel punto le regole le fanno loro. Dare regole al mercato serve appunto a evitare questo, e non è affatto un principio marxista, ma liberale. Breve riepilogo: Il D.M. 13 agosto 2012 estende la possibilità di scrivere in etichetta "imbottigliato all'origine" o frasi simili a tutti i vini, anche non DOP o IGP, purché sia vero ovviamente (sebbene non così facile da controllare), quindi nulla quaestio. Nome di vitigno in etichetta: l'ultimo regolamento sulla OCM vini lo autorizza anche per i vini non a DOP o IGP, a meno che gli stati membri non forniscano elenchi di vitigni che desiderano escludere da questa possibilità. E' precisamente quello che ha fatto l'Italia, mettendoceli praticamente tutti meno qualche vitigno francese. Questo deriva dal fatto che in moltissime DOP e quasi tutte le IGP noi usiamo un nome di vitigno e si voleva proteggere queste denominazioni. Se sia stata una scelta giusta o sbagliata non so dire, la cosa è piuttosto dubbia: è stata una scelta della filiera in grande maggioranza, ma soprattutto della parte agricola e dei piccoli produttori, mentre gli industriali in genere non erano d'accordo. Dittatura della maggioranza dice Gianpaolo. Io comunque la preferisco a quella delle minoranze. Sul caso specifico dell'etichetta "Rosae" devo aggiungere che, se non fosse cambiata la norma una quindicina di anni fa, ai Rinaldi sarebbe stato imposto anche l'espianto del vigneto, in quanto il Ruché non era un vitigno "autorizzato" in provincia di Cuneo. Quando ero vicedirettore di Vignaioli Piemontesi sostenni con successo una battaglia per abolire gli elenchi provinciali ed estendere le autorizzazioni dei vitigni a livello regionale. In verità io sarei per liberalizzare completamente, e che ognuno pianti cosa gli pare, ma ad opporsi a ciò sono i produttori, molti si opponevano anche alla minima modifica che ho detto, e soprattutto i produttori delle Langhe. Guai a chi pianta l'Arneis in provincia di Asti ... Sulla DOC Piemonte i produttori delle Langhe hanno impedito la possibilità di utilizzo del nome di vitigno Nebbiolo, perciò nel Nord Piemonte dove si fanno grandi Nebbioli (Gattinara, Ghemme etc,) posso produrre Piemonte Dolcetto e Piemonte Cortese (vitigni che lì non esistono) ma non posso produrre, come DOP di ricaduta, Piemonte Nebbiolo, devo usare un nome inutile come Coste della Sesia. Non so come la pensi Marta Rinaldi, non parlo di lei o di suo padre, ma quando i produttori di Langa si lamentano del'eccesso di regole mi vedo costretto a ricordare loro questi piccoli dettagli. Come molti "liberali" e "liberisti" italiani non vogliono regole per loro, ma le vogliono per gli altri.

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gianpaolo

circa 6 anni fa - Link

Lo avete notato? Ogni volta che in Italia si parla di atteggiamento liberale la risposta, un po' come un entrata a gamba tesa, e' sempre la stessa: non volete regole. Il che e' esattamente il contrario di liberta', che vuol dire, come tutti sanno ma pochi praticano, essere liberi di fare qualunque cosa, purche' non sia un danno per la liberta' degli altri. Attenti perche' qui viene il trucco: il fatto di mettere il nome di un vitigno su un vino da tavola danneggerebbe le denominazioni di origine, e quindi ecco che la proibizione si giustifica! Se uno e' forte abbastanza per fare lobby, il trucco funziona sempre. Basta dire che mettere una moschea danneggia la fede cristiana, oppure che scrivere su un blog danneggia la professione giornalistica, oppure che le unioni dello stesso sesso danneggiano il matrimonio. E' la ricetta perfetta, perche' se uno vuole semplicemente far valere il suo diritto di fare una cosa diversa da quella che pa maggioranza vuole, prima si dice che non vuole regole, e poi si dice che la sua liberta' danneggia quella della maggioranza. Sono sicuro che esisteranno mille ragioni sulla carta per cui se uno fa un vino da tavola col sangiovese, e lo scrive in etichetta, questo danneggi il brunello, il chianti, il morellino. Mi piacerebbe sentirne qualcuna, e magari, perche' no, sentire anche quelli a cui il vino e' diretto: i consumatori. Ma si sa, i consumatori, al pari dei cittadini, contano solo quando fanno lobby, quando orientano voti.

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Stefano Menti

circa 6 anni fa - Link

Comprendo la buona fede nelle spiegazioni di Maurizio. Sono però d'accordo con Gianpaolo, forse perché quando metti in pratica tutte le regole che disciplinano i vini italiani, ti accorgi che non hai spazio per la creatività e la produzione. Purtroppo e per fortuna non ho i soldi per pagare un dipendente che si occupi solo di questo (POSTI DI LAVORO). Ieri sono andato al supermercato in quel di Plzen (Rep. Ceca); mi preoccuperei di più degli Amarone della Valpolicella a € 16,08, dei Chianti DOCG a € 4,39 e dei Chianti Riserva a € 6,00 allo scaffale. Come già detto in altri blog, dove sono i controlli quando ci sono questi prezzi folli che non giustificano il prezzo di mercato del vino all'ingrosso? Ah, si, dimenticavo, in questo caso il mercato è libero.

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

dimenticavo: anche l'annata è stata liberalizzata sui vini non DOP e IGP

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maurizio gily

circa 6 anni fa - Link

Da questo post, ma non solo, sta nascendo l'idea di una pubblicazione, un vademecum sulle indicazioni obbligatorie e facoltative in etichetta. Al di là delle opinioni sul merito, penso che uno strumento che aiuti i produttori a non commettere irregolarità senza bisogno di pagare consulenti (che tra l'altro spesso sono in confusione anche loro) sia utile. Il prof. Michele Antonio Fino ha dato la sua disponibilità, io ho richiesto quella dell'editore di Millevigne (che ora si chiama Wine Pass). Auspico che sia gratuita.

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Ornella

circa 6 anni fa - Link

Meritate delle rose!,,, Ornella

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