Cronache dall’anteprima del Montefalco Sagrantino 2012 (e la bellezza di alcuni assaggi 2006)

Cronache dall’anteprima del Montefalco Sagrantino 2012 (e la bellezza di alcuni assaggi 2006)

di Jacopo Cossater

Inizio questo post dalla bellissima Sala Consiliare del Comune di Montefalco, nei 6 bicchieri che ho di fronte altrettanti Sagrantino 2012, in anteprima. Qualche parola sull’annata, per cominciare. Il comunicato stampa sottolinea proprio nelle primissime righe quanto questa sia stata “caratterizzata dalla scarsa disponibilità d’acqua”, e aggiunge: “gran parte dell’estate si è protratta con temperature elevate e assenza di precipitazioni, accompagnate da vento caldo a fine agosto. Da settembre fino a metà ottobre le temperature fresche e la buona escursione termica tra giorno e notte – con piogge ben localizzate – hanno consentito alle piante di portare avanti la maturazione in modo ottimale”. Dice così, “ottimale”.

Tra l’altro mentre scrivo è inevitabile che la mente corra ad alcune delle annate più calde della storia recente di Montefalco con la sensazione, ancora una volta, di essere molto più in sintonia con le altre. E infatti i bicchieri, ormai sono oltre il ventesimo campione e comincio a trovare conferme, raccontano vini da una parte più pronti della torrida 2011 e dall’altra caratterizzati da profili organolettici piuttosto asciutti, la cui maturazione della trama tannica è nei migliori casi in divenire. Tuttavia ho imparato che con il Sagrantino ci vuole prudenza, soprattutto in questa fase bastano pochi mesi di bottiglia per cambiare e non poco le carte in tavola. Impossibile la mente non corra all’anno scorso, lo scenario a febbraio era lo stesso e già a luglio mi ero imbattuto in vini molto, molto gradevoli.

È per questo che invece di riportare le singole note di degustazione, ci sarà certamente modo di tornare sull’annata, ho deciso di concentrarmi su alcuni dei Montefalco Sagrantino 2006 in degustazione. Non è la prima volta infatti che il Consorzio affianca all’annata in uscita anche una panoramica dedicata a una vendemmia meno recente, ottimo banco di prova per verificarne la tenuta sulla distanza. Ai 36 2012 si affiancano infatti ben 23 2006, annata che ricordo come piuttosto felice, capace di esprimere Sagrantino piacevolissimi, certo strutturati ma al tempo stesso ricchi di dettagli, sfaccettati, saporiti. Non mi sbagliavo, ecco quelli che ho preferito.

Adanti 2006. Agrumi canditi, ciliegia matura e sottobosco ma anche, lontana, una ventata che ricorda la macchia mediterranea. Ritmico, talmente definito da racchiudere tutto il suo sapore in un colpo d’ala leggermente sapido, in chiusura. Lo ricordavo come uno dei più buoni Adanti del decennio e lo ritrovo tale e quale, vino splendido, tra i Sagrantino da assaggiare almeno una volta per farsi un’idea della finezza, della potenza controllata e della definizione che possono avere i migliori rossi della denominazione. Una meraviglia.

Antonelli 2006. Alla cieca impossibile sbagliarsi, i Sagrantino di Antonelli soprattutto dopo qualche anno di bottiglia esprimono una signorilità davvero unica. C’è frutto, mora e prugna, ma anche quell’affascinante sentore che non è proprio di legno ma che ricorda la bellezza dei vecchi cassettoni, quelli chiusi da molto tempo. Potente, la trama tannica incide pur essendo inserita in un contesto di piacevole morbidezza. Un grande classico.

Bocale 2006. Il più rock’n’roll della batteria, capace di tradire un’insospettabile giovinezza. La parte fruttata è definita e giocata su toni del blu e del nero. Se da una parte poi sconta un calore a tratti bruciante dall’altra stupisce per lunghezza e per incisività, il suo è infatti un ricordo tutt’altro che sfumato ma anzi piacevolmente giocato sulla mora, a tratti in confettura e a momenti sotto spirito.

Caprai 25 Anni 2006. Compostezza e allungo, da qualunque parte lo si guardi si ha l’impressione di avere a che fare con un Sagrantino perfetto, opera dell’uomo che vale la fila per il biglietto, all’ingresso del cinema. I titoli di apertura raccontano ciliegia e prugna in confettura che presto lasciano spazio a toni più scuri che richiamano la liquirizia. Più cioccolato fondente che cacao, più pepe nero che vaniglia, più eucalipto che macchia mediterranea. La trama è potente, ovvio, ma anche misurata, elegante, distesa, saporita. Sui titoli di coda ecco poi una certa parte balsamica a dare tridimensionalità al tutto. Uno spettacolo.

Fratelli Pardi 2006. Dove il Sagrantino incontra l’autunno, dove i fiori sono passiti e il frutto non è così incisivo, anzi. Toni di sottobosco, di licheni e di foglie bagnate, aprono a un assaggio ammaliante per trama tannica, la cui sensazione tattile è impossibile non richiami il velluto. Sussurrato.

Omero Moretti 2006. Di bicchiere in bicchiere si fa strada l’impressione che la fortunata vendemmia del 2006 abbia favorito l’emergere virtuoso del timbro unico delle singole cantine. Didascalico in questo senso Moretti: ruvido, saporito, piacevolmente giocato sul frutto senza mai apparire sopra le righe. Un Sagrantino per certi versi didascalico.

Milziade Antano 2006. Centratissimo nell’affiancare piacevoli sentori fruttati a più sfumate tonalità speziate, scure ma non concentrate, più articolate che compatte. Piacevolmente dinamico, si muove veloce al palato lasciando dietro di sé una scia saporita e lunghissima. E poi che finezza quella punta sapida in chiusura. Un grande classico (e due).

Tabarrini Campo alla Cerqua 2006. La concentrazione al servizio dell’allungo. Le note sono speziate, c’è cardamomo e c’è una punta di piacevole vaniglia. C’è cacao e c’è tabacco, più da Antico Toscano che da pipa. Solo alla fine ecco fare capolino un fiume di piccoli frutti rossi e neri, more e ciliegie, lamponi schiacciati e mirtilli. Un’ampiezza che travolge e che spiazza per uno degli assaggi più coinvolgenti di sempre, almeno a Montefalco. Saporito fino al colorato, veloce nel ritmo ed elegante nell’allungo, giocato su talmente tanti piani da renderlo più sfaccettato che mai. Un Sagrantino buonissimo, e anche di più.

Jacopo Cossater

Prima blogger e poi giornalista, è tutta una questione di vino, di birra e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, per motivi diversi ha un debole per New York e per Stoccolma ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Su Intravino dal 2009.

5 Commenti

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Donatella Cinelli Colombini

circa 4 mesi fa - Link

I miei preferiti sono Antonelli e Caprai per motivi opposti. Amo molto il Rosso di Montefalco che, a mio avviso, andrebbe valorizzato di più

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Jacopo Cossater

circa 4 mesi fa - Link

È vero Donatella, grande tema quello del Montefalco Rosso. Vino che mi piace da matti, che coniuga struttura e beva e che -guarda un po'- evolve spesso magnificamente.

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patrizia

circa 4 mesi fa - Link

Raina, di Francesco Mariani sta crescendo bene.

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Jacopo Cossater

circa 4 mesi fa - Link

Bravissimo Francesco, vero Patrizia.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

A me piacciono molto anche MONTIONI e PERTICAIA .

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