Chianti Classico Collection 2015: anteprima annata 2013 e 2012

di Andrea Gori

Il motto together e il mega tendone con tutte le foto dei protagonisti della Leopolda abbraccia idealmente i degustatori (tantissimi, forse mai così tanti) giunti da ogni parte del mondo, con molta più Asia di sempre. Ma è anche fresco di stampa, e le esalazioni gommose rovinano la prima ora di degustazione. Per fortuna prontamente viene coperto da un telo di stoffa che sistema la situazione: nonostante l’inciampo iniziale le danze, comprese quelle serali della festa in maschera del martedì (grasso) filano via benissimo con la consueta e “classica” precisione.

Talk show al mattino, incentrato sui buoni risultati, con il presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Sergio Zingarelli, che evidenzia come nel 2014 le vendite complessive del Gallo Nero siano salite del 5%, soprattutto grazie all’export che arriva a coprire una quota simil-Amarone attorno all’82%, la più alta di sempre. Più incoraggiante è l’aumento del prezzo dello sfuso (la perdita di mercato interno è considerata giustamente in negativo dal Consorzio) che fa un balzo in avanti di circa il 30% rispetto al 2013. Tanto lo spazio al sistema Chianti Classico con turismo, olio e merchandising e alle eccellenze italiane che accolgono i visitatori.

Fra i vari numeri ci fa particolarmente piacere un altro record: il 25% del Chianti Classico è biologico o in conversione biologica o biodinamica, come apprendiamo dalle parole del direttore Giuseppe Liberatore nonché vicepresidente FederDoc Italia. Di questo 25% il biologico già certificato è comunque una cifra altissima, il 15% (contro una media italiana inferiore al 5%). Una scelta che premia: attorno a noi diversi tavoli di giornalisti stranieri segnavano sul taccuino una grande parola BIO attorno agli assaggi.

Se la questione più calda è il rovente dibattito sulla qualità delle Riserve rispetto alle tanto celebrate Gran Selezione, le annate che meritano un esame più approfondito sono state le ultime due, con la 2013 fresca e magra ma capace di grande eleganza e succosità (ci è piaciuta tantissimo) e la 2012 presente sia come Riserva che come annata, che ha mostrato più di un limite salvo regalare alcune vere perle soprattutto tra le Riserve.

Di seguito ecco gli assaggi di Chianti Classico 2013. L’asterisco contrassegna i campione da botte.
Antinori Peppoli. Lamponi e visciole, liquiriza e tabacco, bocca fresca con bel grip. 85
Baida a Coltibuono zona Gaiole*. Roccioso sapido e minerale, elegantissimo e distinto. tannino appuntito e godereccio. 92
Badia a Coltibuono zona Castelnuovo Berardenga*. Terroso, profumato e levigato, tannino godereccio più lieve dell’altro cru ma profondità simile. 88
Banfi Fonte alla Selva. Spezie e tostature, profilo maturo e ricco, complesso ed etereo, bocca misurata con frutto distinto ma non lunghissimo. 85
Barone Ricasoli Brolio. Lavanda e ribes rosso, fragola e viola, bocca salata e con tannino piccante, lieve ed equilibrato, grazioso. 87
Bibbiano. Elegante e forte, molto asciutto e magro ma in bocca ha energia e classe con frutto lamponi e fragole, molto fresco e distinto. 88
Bonacchi. Delicato e floreale, naso molto carino e invitante, bocca semplice e succosa, piacevole sopresa. 87
Borgo Casa al Vento Aria. Un poco gommoso e dimesso ma in bocca rivela stoffa e materia interessante. 84
Borgo Scopeto. Naso impervio ma roccioso, minerale e floreale, bocca un po’ fissa e poco dinamica, tannino leggermente verde, finale floreale. 84
Brancaia. Ciccia e succo, fragole e mirtillo, tannino che incalza e spinge, non un peso leggero ma struttura e sapidità raddese sono ben presenti nel sorso. 85
Carpineto. Lavanda e mora di gelso, delicatamente minerale e sapido. 87

Castellare di Castellina. Succoso e pienamente fruttato di bosco, mirtillo e ribes nero, bocca equilibrata e mentolata, grande piacevolezza e misura. 90
Castello di Ama Ama. Floreale bellissimo e cangiante, frutto elegante, rosso di arancio e fragola, bocca sapida e fine, finale borgognotto e lungo. 92
Castello di Fonterutoli Fonterutoli. Mora e ciliegia  ben matura, cassis e liquirizia, tabacco biondo, lieve dolcezza di tostato, bocca impalpabile e serena molto diversa dal suo solito, guadagna in eleganza. 90
Castello di Gabbiano*. Naso giocato su floreale viola e lavanda, bocca sassosa ma agile e distinta, chiusura di fragola. 86-88
Castello di Monsanto*. Iris e rosa, iodio e ferro, ciliegia matura, bocca dal tannino fermo e deciso e dall’interessante sapidità che equilibra il palato fino ad un finale compiuto e salino. 91-93
Castello di Querceto. Floreale di campo e brughiera, ribes rosso, bocca agile e scattante, sapida. 88
Castello di Radda. Mora e amarena, sale e balsamico, bocca pronta e con toni di arancio rosso piacevoli e incalzanti la beva, tannino saldo e ben estratto. 87
Castello di Vicchiomaggio San Jacopo. Bel frutto saporito e croccante di lamponi e fragole, bocca pulsante fresca. 89
Casuccio Tarletti. Floreale di campo, mughetto e more, bocca agrumata fresca e sapida molto divertente. 87
Cigliano*. Croccante di menta, durone e amarena, intenso e un poco surmaturo il frutto, bocca che però nonostante il notevole estratto funziona e spinge, tannino bello pieno e maturo. 90
Colle Bereto. Ribes rosso e lamponi belli e succosi, bocca pronta sapida e tagliente da affinarsi con calma. 88
Fattoria Valiano Valiano*. Lamponi e more, bocca agrumata e distinta, piacevole. 86
Fattoria di Vegi Francesco Chiostri. Frutto carnoso ma un poco spento e maturo, bocca chiusa e troppo arcigna. 81
Fattoria Le Fonti*. Naso fruttato sapido e mentolato, bocca ariosa piacevole e delicata, finale molto bello ed elegante. 91
Fattoria San Giusto a Rentennano. Caloroso e ricco, lampone e menta, alloro e timo, tannino ricco e ben avviato, finale elegante e arioso. 93
Fèlsina Berardenga. Naso maturo e intenso molto rosso e fruttato nero, prugna carrube e resina, bocca rugosa e piacevolissima, tanto frutto nero e profondità. 92
Gagliole Rubiolo*. Fruttino Zuegg e confettura di frutti di bosco, bocca piacevole e croccante, finale di lamponi. 85

Isole e Olena*. Lamponi e visciole, amarene, tabacco Vuelta Abajo e pepolino, snello ed elegante al palato dove freschezza e sapidità chiudono frutto e sorso ma si evolverà snello e aggraziato. 92-94
Istine. Frutto molto maturo di fragole e ciliegie, bocca con spezie e piccantezze, dolcezza a tratti, tannino da affinarsi ma tanta la sostanza. 88
La Madonnina Bello Stento. Floreale invitante, giaggiolo e rosa, visciole, bocca meno equilibrata ma saporita, piacevole, e con un tannino divertente. 86
La Montanina*. Amarena e visciola, timo e pepe nero, caramello, bocca piacevole e netta, dissetante. 84
Le Miccine*. Lavanda e fragola appena matura, bocca con liquirizia e arancio, bocca un poco tagliente e gallica. 82
Losi Querciavalle Querciavalle*. Lavanda  e succo ace rosso, bocca piacevole e rocciosa, gustosa e affilata. 88
Luiano. Piccante e rosso il naso molto invitante e distinto, bocca floreale e dal bel tannino, finale dissetante e piacevolissimo. 87
Monte Bernardi Retromarcia. Etereo e curioso con rimandi balsamici e fruttati di sottobosco, oliva e carrube, bocca piacevole e croccante, sapidissima e salata quasi. 89
Monteraponi*. Annata esile già dal colore ma che nasconde una vitalità guizzante al naso e nel palato dove per adesso chiude esile ma la materia e l’estratto sapido e fruttato sono bellissimi, in futuro si prevede beva compulsiva. 91-93
Montesecondo. Banana verde e poliuretano, bocca con tannino discreto e toni sul floreale, magro. 76
Pomona Bandini Villa Pomona. Fresco e fruttato, amarena e fragola, bocca piacevole e succosa, aperto e comunicativo, tannino fine e preciso. 86
Querceto Di castellina L’Aura*. Naso molto intenso e con note un po’ laccate, bocca sopra le righe con tanta materia e finezza da venire. 84
Rocca di Castagnoli. Sapido preciso minerale e tanto balsamico, bocca esile ma con tannino e sapidità in evidenza, bel sorso. 88
Rocca di Montegrossi. Arioso e imperiale di frutta soave e rossa, bocca agile scattante elegante e con un tannino preciso dissetante e che pulisce il palato. 90
San Fabiano Calcinaia*. Bel naso, menta e alloro, oliva e mirtillo al sorso, distinto e signorile il tannino. 88
Tenuta degli Dei. Agile e scattante al naso anche se con tanta polpa e materia, bocca piena ma ben supportata da sapidità e freschezza, ottima beva. 87
Tenuta Di Capraia. Sottobosco prugna e menta, bocca pulsante e affilata, in equilibrio fresco verso frutto giovane e speziatura gentile, sorso contagioso. 92
Val delle Corti*. Naso contratto e da farsi ma in bocca fila giù che è una meraviglia di profumi e rimandi sapidi, grandissimo e stiloso, contadino ed elegante. 92-94
Villa Cerna. Naso molto rosso e nero con mirtillo e fragola in confettura ma al sorso è tutt’altra musica, con rimandi freschi e balsamici. 90

Questi gli assaggi dei Chianti Classico 2012.

Bindi Sergardi La Ghirlanda naso fruttato con bella speziatura, sfondo di marzapane e ciliegie, boccacon frutto e liquirizia, tannino finissimo e finale morbido. 90
Colle Bereto. Fragole lamponi e resina, tannino fine e che sveglia il sorso in cui emerge frutto e sapidità nel ben finale carnoso. 88
La Sala. Nuova proprietà per quest’azienda protagonista nei prima anni 2000 di diversi exploit, il vino è elegante e sapido già al naso, frutto rosso e pepato, fine distinto e signorile con un merlot indistinguibile per succo e sapore dal sangiovese, che dettano il ritmo al palato, dissetante. 90
Lamole di Lamole*. Floreale e sassosità diffusa, rosmarino salvia e alloro, bocca compressa e fitta ma in bella evoluzione, lamponi nel finale e salinità. 88-90
Le Masse. Stuzzica e stimola già il sorso, ben compresso e veloce ma che lascia tracce fruttate saporose di mirtillo e oliva. 87
Querciabella. Lavanda e ribes rosso, rosmarino e patchouli, prugna e cardamomo, beva compiuta fine ed elegante, pronta sapida e balsamica, tannino fine e succoso. 90
Riecine. Floreale cangiante e susina golosa, tè nero e balsamico, bocca fresca precisa e golosissima, pimpante e luminoso. 91
Val Delle Corti. Distillato di lamponi, frutta pimpantissima e coinvolgente, bocca pronta decisa e succosa, un vino di razza ed esemplare. 92
Agricoltori del Chianti Geografico Contessa di Radda. Naso ruffiano con frutto di bosco dolce e un tocco di talco, bocca morbida, freschezza accennata e tannino leggerissimo. 84
Borgo Salcetino. Naso fragrante di rose e fiori di corbezzolo, ciliegia rossa, legno di cedro, bocca dal frutto soave, delicata con un finale misuratamente tannico e un cenno di sapido. 84
Castellinuzza e Piuca. Naso di bosco e spezie, con pepe e timo, coccolato fondente e scorza d’arancia, bocca succosa e fresca, tannino piccante sulla punta della lingua. 88
Castello di Bossi. Naso di frutto rosso, melograno e susina, non troppo complesso, bocca con buon allungo ma scivola su un tannino davvero poco presente. 84
Castello di Meleto. Naso fresco di fiori di campo e maggiorana, ribes e lamponi, bocca delicata e lieve, tannini sussurrati, beva avida. 87
Castello di Selvole. Naso di ciliegia rossa croccante e tamarindo, aranciata amara e tocco vegetale, bocca fresca con un tannino un po’ graffiante. 83
Castello di Verrazzano. Naso floreale austero, rooibos, muschio, bocca austera, tannino rigido non sostenuto dal frutto nel finale. 85
Castello La Leccia. Naso di susine rosse mature e té, cenni di fiori e bocca che incede su un attacco tannico e sapido, ma scarso di corpo. 81

Chianti Classico 2011
Ormanni. Fragole e camemoro, lamponi e prugna, succoso e mentolato ma qualche incertezza al sorso. 87

Chianti Classico 2010
Rodano. Oliva e prugna, talco, pepe nero e oliva, non tanta pulizia al sorso ma bella materia. 86

Caste

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

15 Commenti

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Motown

circa 3 anni fa - Link

Andrea, che mi dici di Vignamaggio? Le scorse annate mi ha piacevolmente impressionato, soprattutto il Castello di Monna Lisa riserva. Ma non ho provato ancora la nuova annata

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Daniele Fragaria

circa 3 anni fa - Link

Ciao Andrea Vado la foto della mitica bottiglia del Molino di Grace ma non la recensione , che ne dici ? E Fontodi ? Così ci facciamo un'idea su Panzano e Greve ... Grazie

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Il Molino sarà presente nelle Gran Selezione e nelle Riserve... Fontodi sempre su alti livelli... abbiamo approfondito il discorso panzanese a settembre, l'hai letto? http://www.intravino.com/grande-notizia/panzano-vino-al-vino-2014/

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Daniele Fragaria

circa 3 anni fa - Link

Buondì Andrea ! No non l'avevo letto .. È da poco che ho scoperto questo website ... Grazie ancora

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michela checcucci

circa 3 anni fa - Link

Andrea ma l'azienda Cantalici di Castagnoli gGaiole nn l'avete assaggiata oppure nn avete dato un punteggio. .peccato..sempre le solite o quasi ,assaggiate. ..

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Michela durante l'ultima Collection abbiamo assaggiato e recensito quai 150 vini (tra questo e l'altro post), non riesco proprio a capire come si possa dire che assaggiamo sempre le solite dato che abbiamo sentito TUTTE le annata 2013 e Riserve 2012 presentate più molto 2011 e 2010...Cantalici era presente? IN quale altro sito rivista o giornale trovate una simile massa di vini analizzati? Così per curiosità, eh

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Stefano

circa 3 anni fa - Link

Mi pare che queste recenzioni siano molto dirette al nome dell'etichetta e poco al vero contenuto delle bottiglie. Sarei curioso di sapere se dopo una degustazione alla cieca i giudizi siano gli stessi oppure no...

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Stefano può essere più preciso? Anche solo in questo post ci sono più di 80 assaggi, in quale caso le sembra che assaggiamo più l'etichetta che il vino? Sennò è una annotazione un po' peregrina...

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stefano

circa 3 anni fa - Link

ti rispondo anche se un po in ritardo..non puoi con lo stesso palato dare punteggi alti a vini che sembrano uscire da un anteprima di vini di bordeaux ( bindi segardi (cabernet con rare tracce di sangiovese),isola e olena,felsina...)e dare poi gli stessi punteggi a vini all'opposto come val delle corti,monteraponi,montegrossi.Delle due l'una!Sei la tessa persona con due palati? Se non metti il punteggio mi sta bene ma se lo metti non puoi dare punteggi uguali a vini antipodi! Alora con uno ti fai bello e con l'altro ci organizzi le degustazioni/eventi sia i produttori partecipanti che gli appassionati che intervengono(indovinare invece chi ci guadagna...).E poi come si fa a dare un punteggio cosi basso ad un chianti classico di alta collina come la leccia:un piccolo capolavoro di finezza,coerenza,ed eleganza!E come si fa a non includere castell'in villa tra i migliori? stiamo scherzando!Forse che la principessa non ti ca..nemmeno di striscio?

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Stefano perchè scusa secondo te esiste un Chianti Classico da premiare e uno da punire? Il lavoro di un giornalista sta nell'indirizzare le persone verso i vini fatti bene gustosi e che diano soddisfazione al palato, non che riflettano una filosofia specifica. Chi ha detto che il Chianti classico debba essere tutto sangiovese o vini esangui tutti freschezza e acidità? Io apprezzo entrambi gli stili e sono in grado di valutare i vini fatti bene in entrambe le categorie. Poi le persone giudicheranno in base allo stile quale comprare e quale gli aggrada di più. Non mi pare che Castell'invilla abbia voti bassi e La Leccia non l'ho trovato così fine ed elegante.

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Un vino per essere buono non deve seguire una filosofia, nel Chianti Classico c'è spazio per tanti stili e tante ricette, non posso penalizzare chi ci mette il cabernet fintanto che produce vini buoni gustosi e chiantigiani. Non siamo su Porthos!

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stefano

circa 3 anni fa - Link

abbi pazienza andrea mi sa che hai ragione:ho sbagliato giornalista.pensa che io sono convinto che il chianti classico debba essere espressione di un terroir e del vitigno che storicamente nei secoli ha dimostrato di esaltare quel terroir al meglio.penso che l'omologazione del gusto sia indice di poca cultura e di grande avidità.invece mi sembra di capire che te non hai uno stile di chianti classico che preferisci e lo dimostri con i punteggi.il fatto che il disciplinare consenta l'aggiunta di certi vitigni è solo indice che chi comanda chi fa più bottiglie.anche quantità minime di cabernet,merlot e similari alterano in maniera irrimediabile le pecularietà organolettiche del sangiovese e questo a quanto mi risulta lo diceva anche il mitico gambelli che proprio per questo ha preferito smettere di lavorare con certe aziende piuttosto che dare il suo assenso a vini che non condivideva.detto questo possiamo rispettosamente continuare ognuno per la propria strada:c'è posto decisamente per tutti a questo mondo.

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stefano

circa 3 anni fa - Link

abbi pazienza andrea mi sa che hai ragione:ho sbagliato giornalista.pensa che io sono convinto che il chianti classico debba essere espressione di un terroir e del vitigno che storicamente nei secoli ha dimostrato di esaltare quel terroir al meglio.penso che l'omologazione del gusto sia indice di poca cultura e grande avidità.invece mi sembra di capire che a te non hai uno stile di chianti classico che preferisci e lo dimostrano i tuoi punteggi.il fatto che il disciplinare consenta l'aggiunta di certi vitigni è solo indice che comanda chi fa più bottiglie.anche quantità minime di cabernet,merlot,e similari alterano in maniera irrimediabile le pecularietà organolettiche del sangiovese e questo a quanto mi risulta lo diceva anche il mitico gambelli che proprio per questo ha preferito smettere di lavorare con certe aziende piuttosto che dare il suo assenso a vini che non condivideva. detto questo possiamo rispettosamente continuare ognuno per la propria strada:c'è posto decisamente per tutti a questo mondo.

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Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Stefano liberissimo ma non ti incartare nelle tue stesse ammissioni. Storicamente e "nei secoli" il sangiovese non ha mai dimostrato nel Chianti Classico di essere capace di dare grandi vini a se stante. I primi grandi vini riconosciuti come tali nel mondo nel Chianti Classico sono nati con il cabernet e con il Tignanello, fattene una ragione. Che poi oggi e che a partire dagli anni '80 (ma direi più anni 90) ci siano stati grandi vini con il sangiovese 100% è vero ma ciò non toglie che sangiovese 100% non può essere nei fatti considerata la ricetta unica per un grande Chianti Classico. Tra le aziende di Gambelli c'era chi usava barrique e chi usava cabernet... Poi se uno vuole andare avanti a testa bassa sulle sue convinzioni lo faccia pure, io preferisco assaggiare ogni volta il vino e non seguire ideologie.

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michela checcucci

circa 3 anni fa - Link

Grazie Andrea della risposta, che probabilmente in realtà sarebbe, nn mi ricordo se abbiamo assaggiato l' azienda che hai segnalato , nn mi ricordo, il che vuol dire che nn ne sei rimasto colpito. Ebbene anch'io proporrei in queste occasioni dei bei blind tasting, vorrei vedere cosa ne uscirebbe. Se avrai occasione assaggialo comunque o se capiti in zona passa per un assaggio in azienda.

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