Chateau d’Alesme: draghi, tao e merlot, un’azienda bordolese tra occidente e oriente

Chateau d’Alesme: draghi, tao e merlot, un’azienda bordolese tra occidente e oriente

di Andrea Gori

Uno chateau come nessun altro: ecco il claim, apparentemente presuntuoso, che presenta questo storico Chateau di Margaux, già troisieme cru classés nel 1855 e da poco (2006) entrato nelle proprietà della famiglia Perrodo (billionaires franco-asiatici nel ramo del petrolio) e in particolare con la direzione affidata alla giovane Nathalie Perrodo Samani, classe 1980, nata a Singapore.

Si tratta più che altro di un manifesto programmatico relativo a quanto si vuole fare di questa tenuta: un laboratorio continuo di comunicazione bordolese al passo col mondo che cambia, e che punta sempre più ad oriente come obbiettivo commerciale. Di conseguenza deve imparare a comunicare in maniera diversa per farsi capire.

Quello che abbiamo potuto ammirare in anteprima, in effetti, sono una cantina e un’accoglienza che mantengono stile e impostazioni classiche bordolesi, ma che al contempo si aprono al mondo senza i paletti della tradizione secolare francese. Il tutto si traduce, ad esempio in cantina, in un curioso pantheon enoico che fa convivere in maniera interessante e tutto sommato efficace simbologie europee ed orientali: le porte della luna e il paradiso, le squame di drago sopra la tinaia, i soffitti a cassettoni “nove per nove” come nella città proibita di Pechino, simboli Tao per le montagne, per l’aria, per l’acqua, per il fuoco. Il tutto grazie ad un lavoro impressionante, che ha visto per quattro anni numerosi artisti e artigiani avvicendarsi in un cantiere che ha destato tanta curiosità e interesse nel corso della sua lavorazione.

Arriviamo a tarda sera, ma già i giardini intorno paiono bellissimi e romantici, compreso un piccolo edificio destinato ad ospiti VIP, trasportato sasso dopo sasso dalla sua sede originaria.

Un altro elemento per rendere Alesme “uno Chateau come nessun altro” è la presenza di uno staff dirigenziale tutto al femminile con Marjolaine Maurice de Coninck come direttrice che supporta Nathalie, un vera rarità in questa regione. Poi ovviamente c’è monsieur Michel Rolland, che non si è lasciato sfuggire la possibilità di portare questo Chateau nell’olimpo dei vini più famosi e ricercati di Bordeaux. La sua presenza è più di un orpello perché considerando le decine di consulenza che segue in zona, oggi è in grado di capire dove c’è il potenziale per ottenere davvero qualcosa di speciale.

Gli ettari vitati sono 15, con un 40% di ciottolo siliceo, 40% siliceo marnoso e 20% di argilla, vigne di età media 40 anni piantate a 10 mila ceppi per ettaro. La ripartizione dei vitigni, che rispecchia la composizione media del grand vin come sempre, è 63% cabernet sauvignon, 30% merlot, 5% petit verdot e 2% cabernet franc. Vinificazione in acciaio e legno e poi 18 mesi di barrique in parte nuove.

E i vini? Dopo un bel tour e prima di una cena brillante, leggera ma ben studiata (lungo buffet in piedi con vista poulet allo spiedo e poi dolce e lo stesso polletto servito a tavola), abbiamo potuto assaggiare in parallelo le ultime e prossime uscite sia di Marquis d’Alesme che di Chateau Labegorce, l’altro cru classés bordolese di proprietà della famiglia. Abbiamo anche ricevuto qualche piccola prova dell’animazione che sarà realizzata presso la cantina, con percorsi sensoriali innovativi, esperienze multimediali e trovate carine come le fotografie-ricordo in stile silhouette proiettate sulle stanze. Tutti elementi che vivacizzano già ora le pagine social dello Chateau, e che in effetti portano aria nuova nel paludato immaginario comunicativo bordolese.

Segnalando le differenze principali tra le due aziende, c’è molto charme, carisma e coccole rassicuranti per Labegorce. Mentre Marquis d’Alesme mostra una strada coraggiosa, fresca e sferzante, senza opulenza immediata, in una ricerca della perfetta maturazione ed estrazione del tannino che mostra un po’ la corda in annate difficili, ma che supera brillantemente la prova in annate che concedono più struttura e maturità, come 2014 e 2015. La progressione è netta, il futuro non è scritto ma è certamente uno Chateau da seguire con attenzione nelle prossime mosse e nei prossimi primeurs.

Marquis d’Alesme 2012. Fine e distinto, succulento e agile, bocca fine, speziata, con ritorni dolci e piccanti, pepe e cacao nel finale, bel ritmo e prontezza di tannino. 90

Marquis d’Alesme 2013. Polpa e ricchezza, prugne e susine, alloro e timo, legno e pepe, tannino niente male, finezza e lunghezza nel palato. 88

Marquis d’Alesme 2014. Scuro, cupo e fitto, prugna e mirtillo, cassis e pepe, buona estrazione e succulenza, tannino fine e deciso, inchiostrato, ma dà una bella scossa al palato. 90-92

Marquis d’Alesme 2015. Strutturato e caramellato, tannino forte e potente, estratto e molto tirato, tanto frutto e potenza. 91-93

Labegorce Margaux 2015. Incenso, frutta e susine, materia soave, leggiadro e potente, tannino ben strutturato senza eccessi. 90-92

Labegorce Margaux 2014. Esotico, speziato e con frutto preciso e arioso, frutta di bosco e cardamomo, tannino di una carnosità assoluta e una goduria da bersi già ora, quasi grandioso per passo spedito e complessità. 91-93

Labegorce Margaux 2013. Fragole, menta e susine, fine e snello, tannino da affinare ma ben presente, annata piuttosto “forward” ma forse, in certi casi, da rivalutare. 85

Labegorce Margaux 2012. Inchiostrato e ancora densissimo, grande ventaglio aromatico da ginepro, aghi di pino e mirtillo, bocca piena e succulenta con tannino che ruga un poco e l’acidità latita, ma si beve sempre bene. 87

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Luigid

circa 4 anni fa - Link

Grazie per i suoi reports sempre molto belli.

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

prego! è un piacere

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vinogodi

circa 4 anni fa - Link

... reportage magistrale e , come al solito per Andrea, interessantissimo ed approfondito . Unico appunto su : "....Poi ovviamente c’è monsieur Michel Rolland, che non si è lasciato sfuggire la possibilità di portare questo Chateau nell’olimpo dei vini più famosi e ricercati di Bordeaux...." .... ci riuscì con Valandraud e altri "grandi" vins de Garage : assaggiato Château d'Alesme in diverse annate e secondo me non ci riesce....

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

può darsi...e in effetti per ora non c'è un vino indimenticabile, ti do ragione. Ma può anche darsi che ci sia solo bisogno di tempo, considera che il vino viene fatto qui dentro solo dalla 2013 in poi...e completamente risistemata con i macchinari nuovi solo dalla scorsa vendemmia. Secondo me, nonostante i soldi che possa prendere (tanti), non gli conviene imbarcarsi in imprese dove non gli verrà vera gloria!

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