Alla verticale “scomposta” del Barolo Monprivato di Mascarello G. non sono mancate le sorprese

di Alessandro Morichetti

Si è tenuta sabato 25 aprile al castello di Barolo una verticale “scomposta” del Barolo Monprivato dell’azienda Giuseppe Mascarello e Figlio: scomposta perché i vini sono stati serviti alla cieca e non in ordine per volontà dei tre organizzatori – Andrea Zarattini, Stefano Pancera ed Emanuele Varino – che con la loro WineZone stanno già pensando la seconda edizione della rassegna BaroloBrunello. Niente di più divertente che lasciare al loro flusso di coscienza il racconto della degustazione, svoltasi alla presenza di Mauro Mascarello e sua figlia Elena nonché dell’enologo aziendale Prof. Donato Lanati (accompagnato dalla sua seconda, già collaboratrice di Giacomo Tachis, Dora Marchi) e di altri produttori e semplici appassionati. Via al flusso!

La degustazione di Monprivato in pochi spietatissimi numeri.
Tra le annate servite alla cieca – 2009 / 2006 / 2003 / 2001 / 1997 –  è emerso che:

– il 40% dei partecipanti ha preferito il 2009;
– il 25% dei partecipanti ha riconosciuto 5 annate su 5;
– il 50% dei partecipanti ha avuto grossi dubbi nel distinguere il 2001 dal 2003 (compresi enologi e produttori).

Due vini sono stati serviti ad etichetta scoperta: il Barolo “base” 2009 di Mauro Mascarello, che ha avuto il compito di preparare alla degustazione, ed un Barolo Monprivato 1990 per concludere l’incontro.

Il 100% dei presenti ha riconosciuto nel 1990 la stoffa che permette a Monprivato di essere inserito tra i vini di qualità internazionalmente riconosciuti. Il millesimo è tra quelli che più evidenziano l’abilità del produttore perché grandi piogge prima della fioritura hanno determinato una grande abbondanza di frutto. Questo 1990 stupisce per un naso squillante fuori dal comune, evidentissimo il mentolo, nessuna traccia di stanchezza. In bocca rivela una grande forza nei sapori, mantenendo una costituzione snella e scattante. L’equilibrio è la vera eccellenza: tutto arriva chiaro, netto, soddisfacente senza ridondanze. Al termine del sorso ritorna un’intensità di sensazioni sorprendenti: menta, caramella di liquirizia e china calissaia. Dissetante.

Due righe anche per il 2003, ti aspetti un adolescente paffuto e ti trovi un giovanotto prestante. In tanti lo hanno scambiato per il 2001.

Il 2009 è come una gratifica in busta paga che non ti aspetti. Resti sorpreso e stranito. Un vino immediato e piacevole da bere con grande gioia. Rosa e lavanda al naso, in bocca arioso e aperto. Sulla tavola mette d’accordo tutti.

[Foto: WineZone]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

26 Commenti

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Giovanni R.

circa 4 anni fa - Link

Bella iniziativa, peccato averlo scoperto adesso. Mauro Mascarello non è che si conceda molto spesso ......

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francesco papa

circa 4 anni fa - Link

alla presenza dell'enologo aziendale Prof. Donato Lanati cum collaboratrice...ma i vigneron non dovrebbero essere quelli che producono e vinificano le proprie uve sulla base delle conoscenze tramandate dai nonni, trisnonni e trisavoli vari..alla faccia della retorica propinataci del vigneron senza macchia e senza paura...

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Stefano Pancera winezone

circa 4 anni fa - Link

Infatti Francesco , sia il prof. Lanati che Dora Marchi non erano tra i relatori ma hanno partecipato per loro spontaneo interesse iscrivendosi alla degustazione on line come tutti gli altri ( corsisti Ais ,produttori molto noti , appassionati , advisor del settore vitivinicolo,ecc) .Degutazione tenuta da Andrea Zarattini e da Mauro Mascarello

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Landmax

circa 4 anni fa - Link

Risposta fuorviante rispetto al tema posto dal sig. Francesco. Mauro Mascarello è considerato, a torto o a ragione, uno dei più grandi vigneron delle Langhe. Scoprire che il vino non lo fa lui, o non soltanto lui, tende un pò a ridimensionarne l'immagine di autentico vigneron, non crede?

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Stefano Pancera winezone

circa 4 anni fa - Link

No,non credo.E ' il produttore , e Mascarello massimamente , che decide che vino fare.Il fatto che ascolti anche i punti di vista di altri (non necessariamente mettendoli in pratica) siano essi enologi di fama o altri viticoltori o agronomi o semplicemente amici ...non credo infici nulla. Ma è una mia opinione personale.O non crederà mica che a Mascarello il vino glielo "faccia" qualche altro??... Se ha dei dubbi vada a trovarlo in cantina...si toglierà ogni dubbio.

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Andrea Zarattini

circa 4 anni fa - Link

Chiunque conosca bene Mauro Mascarello sa che "a casa sua decide lui" soprattutto se si tratta di come fare il Vino. Diverso e avvalersi di persone competenti per avere risposte precise a domande difficili. I consulenti, se capaci, danno solo consigli. Credo che anche il più eroico dei vigneron si confronti con qualcuno in caso di necessità.

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Paolo A.

circa 4 anni fa - Link

Considerando il fatto che su 6 Monprivato 2004 bevuti negli ultimi due anni, due le ho girate nel lavandino, due erano decisamente sottoperformanti, una era buonina e una sola davvero ottima, alle volte ci spererei che il vino glielo facesse qualcun altro, anche perché la materia prima è probabilmente superiore persino a quella che va a finire nel Monfortino...

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Landmax

circa 4 anni fa - Link

Dato che, nonostante le vostre risposte, continua a sfuggirmi qualcosa, vi chiedo: NEL CONCRETO, cosa significa chiedere al proprio enologo aziendale "risposte precise a domande difficili" "in caso di necessità" (cit.)? Fate degli esempi concreti, grazie. Sennò continua a non capirsi perché Mauro Mascarello si avvalga di un enologo aziendale.

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francesco papa

circa 4 anni fa - Link

enologo aziendale ha un preciso significato, se non è organico all'azienda poco ci manca. Non può essere paragonato a qualcuno che passa per strada di cui si possono ascoltare o meno pareri o consigli. Tengo a sottolinearlo perché talvolta ho l'impressione che certi vigneron in voga al momento abbiano tratti quasi mistici mentre poi ad un'attenta lettura sono umani come tutti e non disdegnano il lifting ai vini, se necessario. Lo dico per tutte le fashion voctims che di questi tempi si accalcano a magnificare le lodi dei vari Mascarello, Rinaldi & co. perdendo qualsiasi contatto con la realta' e anche il pudore.

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il chiaro

circa 4 anni fa - Link

la parola magica l'hai scritta tu: "in voga". Ecco, considerare Mauro Mascarello un produttore "in voga" e non un grande produttore classico senza tempo è un punto di partenza secondo me sbagliato. In ogni caso pensare che Lanati possa stravolgere le idee di Mauro Mascarello su come fare il vino solo perché è l'enologo della cantina è decisamente sbagliato. Le faccio un altro esempio di enologo serio e autorevole che collabora con una cantina dove le decisioni le prende unicamente la proprietà: Staderini, enologo (anche) di Castell'in villa.

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francesco papa

circa 4 anni fa - Link

forse il chiaro vive su un altro pianeta e come gli capita spesso stravolge il pensiero altrui probabilmente non avendone uno proprio. Cmq nn è qs il tema. La martellante retorica di mascarello & co e accoliti riguardo il monopolio dell' autenticità, l'assenza di qualsiasi compromesso, le 42 generazioni (minimo) che fanno vini non sono in alcun modo coerenti con l'enologo aziendale. Punto.

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Il chiaro

circa 4 anni fa - Link

Ti assicuro che l'enologo in certi casi è uno con il quale fare una chiaccherata su quello che c'è in cantina, nelle botti. E il punto di vista di un enologo, nel caso di Lanati un bravo enologo con cultura ed esperienza, credo venga pesato, valutato e tenuto in cosiderazione. Che non vuol dire stravolgere il progetto aziendale

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Il chiaro

circa 4 anni fa - Link

Ti assicuro che l'enologo in certi casi è uno con il quale fare una "chiacchierata" su quello che c'è in cantina, nelle botti. E il punto di vista di un enologo, nel caso di Lanati un bravo enologo con cultura ed esperienza, credo venga pesato, valutato e tenuto in cosiderazione. Che non vuol dire stravolgere il progetto aziendale.

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Indro

circa 4 anni fa - Link

Un enologo farebbe bene, sono d'accordo. Nella mia modesta esperienza (11 Monprivato, annate varie) per ben 5 volte ho gettato via il vino che presentava difetti evidenti. Mi spiace perchè le altre esperienze sono state di livello assoluto, Il Barolo che fa sognare, ma onestamente le dieci bottiglie che ho in cantina mi infondono più preoccupazione che voglia di aprirle. Un saluto

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ale

circa 4 anni fa - Link

beh, se non vogliono solo denigrare il prodotto, qua ci sono 2 persone che dicono che la metà dei baroli di mascarello sono da buttare, la critica non si è mai accorta di ciò? pensate che i campioni inviati alle guide siano scelti e non riflettano il prodotto in vendita?

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Andrea Zarattini

circa 4 anni fa - Link

Esempio.Mauro Mascarello usa botti del 1955/56, e se volesse scoprire quale carica enzimatica possedessero... Ciò non incide sulle scelte di produzione ma rappresenta semplicemente una informazione. A chi dovrebbe chiederla? È una informazione biologica propria delle sue botti, non si scopre semplicemente guardandole.

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Landmax

circa 4 anni fa - Link

Ok, grazie per l'esempio, adesso la cosa mi è più chiara. In pratica, se ben intendo, Mauro Mascarello utilizza il (famoso) Prof. Donato Lanati solo per analisi chimico-fisiche e, magari, per qualche consiglio in fase di assaggi. Se così è, l'espressione "enologo aziendale" parrebbe persino "eccessiva" (se non fuori luogo), non trovate? Nel mio immaginario (forse sbagliato, per carità), l' "enologo aziendale" è quello che, al posto od insieme al proprietario, segue (sovraintende a) il processo di vinificazione e dunque contribuisce a delineare in misura più o meno importante i tratti e lo "stile" dei vini aziendali. Nel caso di Mascarello, invece, mi par di capire che il Prof. Lanati non delinei un bel niente!

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GiovanniP

circa 4 anni fa - Link

Se da un'occhiata al sito web dell'azienda ,alla sezione dedicata alla filosofia aziendale, Mauro Mascarello spiega come é iniziata la collaborazione con il dott. Lanati.

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Vinogodi Marco Manzoli

circa 4 anni fa - Link

...bevo i vini di Mauro Mascarello da tempo immemorabile e mi pregio di avere avuto un culo della Madonna, perchè sono state ben più le gioie dei dolori, con vette addirittura assolute ... ...enologi di grido? Forse un consiglio tecnico è richiesto da tanti, se non da tutti i produttori, che io conosco, anche quelli "da brividi" , dai Giacosa ai Conterno, dai Massolino ai Roagna, dai Gaja ai .... ecc. ecc. Insomma , un conto è chi consiglia in determinate circostanze , chi invece "dirige i lavori" , non trovo assolutamente niente di amorale o sconveniente avere una voce di terza parte "in più" per avere un grande risultato (e pagato salatissimo)...

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Montosoli

circa 4 anni fa - Link

Per fare una vera e concreta degustazione alla cieca.....bisogna che I campioni vengano comprati .....e non portati dal produttore. Anche andare in cantina e anonimamente comprare bottiglie fa la differenza....di non quelli portati dal produttore stesso... In riguardo alla altalenante variabile di qualita' delle bottiglie Mascarello sono pienamente d'accordo con alcune persone che qui riportano non felici avventure...e lo ho gia sentito da molti altri. Con quello che fa pagare il Monprivato o il Ca' di Morissio .....dovrebbe avere una delle piu belle cantine storiche della Langa......ma andate a vedere di persona.

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Morrisoff

circa 4 anni fa - Link

Con quello che fa pagare il Monprivato o il Ca’ di Morissio …..dovrebbe avere una delle piu belle cantine storiche della Langa……ma andate a vedere di persona... !up

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francesco papa

circa 4 anni fa - Link

apprezzo l'impegno nella difesa d'ufficio ma qua ci si sta arrampicando sugli specchi! A parte che per verificare la carica enzimatica delle botti non mi pare sia necessario disporre di un enologo aziendale, è sufficiente chiedere ad un valido laboratorio d'analisi come ce ne sono tanti. Ma ribadisco non è questo il punto. Quello che trovo assolutamente inconcepibile è la prosopopea del vigneron "senza tempo" che si avvale di enologo aziendale. Ma allora dove sta la differenza tra un vino di un artigiano e un vino industriale? Non credo che i trisavoli di Mascarello, periodicamente rievocati, facessero le analisi enzimatiche...

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Sir Panzy

circa 4 anni fa - Link

Quello che trovo assolutamente inconcepibile è la prosopopea del vigneron “senza tempo” Questo e solo questo è il punto. Basta non fare prosopopee ma bere il vino. Poi a voi che piace credere ai miti e alle grandi favole consiglio sempre di rivolgere la propria passione altrove.. tipo libri, film, cartoni animati, religione o politica.... Li di balle da credere ce ne sono a bizzeffe. Questo estenuante odio verso chi il vino lo fa e lo conosce in ogni ambito mi sta davvero stracciando le palle. Vi auguro con tanto affetto volatili alle stelle e tante belle rifermentazioni in bottiglia (anzi no, quelle no... che poi magari puzzano di merda e vi piacciono ancora di più)

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Fede

circa 4 anni fa - Link

Un tempo eravamo un paese con una cultura estremamente legata alla scienza che si amalgamava splendidamente con le arti; ora ci si dovrebbe, a quanto leggo nei commenti, vergognare di lavorare con persone che hanno dedicato buona parte della loro vita allo studio-ricerca-lavoro; ciò nel nome di una fantomatica autenticità che ha un solo vero nome: ignoranza.

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francesco papa

circa 4 anni fa - Link

non ho detto che sono contrario agli enologi aziendali. non ho detto di amare i vini puzzoni con le volatili. non ho detto di essere contrario all'incontro virtuoso tra scienza e arte. ho solo detto, e lo ribadisco per i duri di comprendonio, che la retorica mascarelliana e di altri campioni della tradizione "vera" senza compromessi non è in alcun modo coerente con la figura dell'enologo aziendale. Cambino comunicazione e scendano dal piedistallo, sono umani come tutti. Cmq ringrazio chi ha scritto qs post, le prossime volte che berro' Monprivato mi ricordero' che dietro ci sta la manina del famoso dott. prof. Lanati. Grazie ragazzi!

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Paolo A.

circa 4 anni fa - Link

Comunque l'enologo "aziendale" di Rinaldi è la figlia Marta. Mi sembra una scelta abbastanza in linea per un vigneron indipendente. O no?

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