Il futuro delle guide del vino è sul web: chi lo avrebbe mai detto?

di Andrea Gori

Domenica sera si è svolto il convegno “Quelli che le Guide”, l’annuale ritrovo delle principali guide enoiche organizzato da Guido Ricciarelli. Argomento preferito della serata il web, di recente scoperto un po’ da tutti. Abbiamo raccolto qualche frase al volo del dibattito che, lo ripetiamo, si è svolto verso la fine del 2012 e, dunque, molto tempo dopo la redazione del codice di Hammurabi.

Giuseppe Carrus per il Gambero Rosso: “fidatevi di noi non solo perché facciamo una guida da tanto tempo ma perché sappiamo come muoverci all’estero“. Voto 5+

Giampaolo Gravina per l’Espresso: “chi compra le guide non si trova più nel gioco narcisistico dei punteggi, preferisce l’esplorazione ma, purtroppo, non sempre la trova nei nostri prodotti“. Voto 8 per la sincerità

Ian d’Agata: “investiamo sempre più energie sul web e l’interazione con il nostro sito, il ritorno è notevole“. Voto 6

Giancarlo Gariglio per Slowine: “l’applicazione web della guida nasce come fulcro e futuro della guida stessa. Non c’è ancora un ritorno economico ma il suo sviluppo è cruciale“. Voto 7

Più arroccati e tradizionalisti i direttori di Vini Buoni d’Italia e della Guida Veronelli, anche se non hanno mancato di far notare alcuni aspetti di evoluzione dei propri prodotti verso una riduzione delle aziende e dei premi assegnati. Al dibattito è seguita la premiazione dei vini e delle cantine che, incrociando i vari risultati, sono risultati presenti su tutte le guide. Premiati gli Antinori come migliore azienda, il Cervaro della Sala come miglior bianco, il Grattamacco Bolgheri per i rossi e miglior vino in assoluto il Ben Ryè di Donnafugata.

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

23 Commenti

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

Una cosa che a me farebbe veramente piacere di sapere e' questa: chi sono gli acquirenti delle guide dei vini? Mi piacerebbe avere una bella segmentazione del mercato, quanti operatori del settore, quanti produttori, quanti clienti finali. Il mio sospetto, che non ho nessun elemento per suffragare, e' che di consumatori finali ve ne sia una proporizione minore, e che questi si orientino sempre piu' online. Gli operatori, ristoratori, distributori ed enotecari, probabilmente sono un pubblico piu' fedele e piu' stabile. I produttori poi, non pochi, le comprano per ovvi motivi. Sarebbe bello che Intravino provasse a chiederlo agli editori, chissa che non decidano di rispondere (sempre ammesso che lo sappiano).

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

l'impressione è che siano molto i produttori, in parte gli operatori e pochissimo pubblico finale. Dando dei numeri anche la più venduta, ovvero Gambero, non dovrebbe arrivare a 20mila copie complessive, Slowine cifre simili e le altre dietro. Di questi credo che solo un 30% siano consumatore finale. Il che si spiega con le parole di Gravina ovvero che le guide sono in crisi perchè hanno smesso di avere il cliente finale come referente e sono sempre più diventate guide per i produttori e in parte gli operatori.

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

perche' non vi fate dare i dati? sarebbe una bella operazione trasparenza, apprezzata dal pubblico e dai produttori di vino, non ti pare?

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Adriano Aiello

circa 7 anni fa - Link

Io sono un compratore di guide, o meglio di due guide: Espresso e Slow. Sono un nostalgico? Non credo. Un abitudinario? Abbastanza. Più che altro non mi ha mai convinto del tutto l'idea del trasloco sul web di contenuti non da web. Se mi si dice che il futuro delle guide sono le app è sacrosanto, sul web insomma. Ma sono in grande minoranza.

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Durthu

circa 7 anni fa - Link

Concordo su tutto.

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Burde

circa 7 anni fa - Link

Noi ce li faremmo anche dare ma non ci si fideremmo mai, il numero esatto della tiratura delle guide è oscuro e misterioso quasi quanto il numero di dom Perignon prodotte ogni millesimo

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

e in ogni caso i produttori dovrebbero essere quelli meglio informati su questa questione delle tirature, no?

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

"Purtroppo è questo il veleno che lentamente sta uccidendo il futuro delle guide specialistiche: la diffidenza. Più della crisi economica, per cui anche spendere 20-30 euro diventa una scelta difficile. Più della concorrenza in rete, con tanti blog gratuiti a disposizione da cui attingere suggerimenti, e pazienza se chi li scrive non ha l'esperienza e la professionalità di molti curatori/assaggiatori seriali che vengono pagati per redigere una Guida dei vini. Proprio perché costoro sono pagati – nell'immaginario collettivo – sono venduti. Quanti sono gli eno-appassionati che si fidano di più di chi scrive aggratis di chi no? Senza tenere presente che, proprio il fattore stipendio, dovrebbe garantire un'indipendenza di giudizio più alta. " (cit. io stessa su www.parliamodivino.com del 8/10/12) Secondo me, oltre a considerare la transizione delle guide di vino dal cartaceo al web, bisognerebbe realizzare come l'influenza di un tempo di critici/assaggiatori/giornalisti professionisti del settore sia molto diminuita. Ad un aumento dell'offerta corrisponde una contrazione della domanda. L'utilizzo del web o delle app da parte delle guide è senz'altro necesario ma non sufficiente.

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Giovanni Solaroli

circa 7 anni fa - Link

rinuncio al commento, visto che ho dimenticato di mettere l'indirizzo mail(ma ogni volta?) e mi è sparito il testo.

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Ti sono vicina Solarolo, il mio commento precedente l'ho dovuto scrivere tre volte prima di riuscire finalmente ad inzepparlo. Ahò, Padroni di Intravino, rendetevi conto che una buona fetta dei vostri lettori/commentatori appartiene alla categoria Senior Citizen, che non sono nati imparati come quelli arrivati dopo, forniti di polpastrelli che viaggiano da soli. Cercate di rendere facile anche a noi il commento, please!

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gianpiero

circa 7 anni fa - Link

chi vende vino all'estero, chi partecipa ai tender, chi si affaccia su mercati come Stati Uniti, Canada, Svezia, Giappone sa che i premi e i punteggi sono un ottimo biglietto da visita da presentare ad importatori e monopoli vari. ovviamente ci sono giudizi nettamente più influenti (es. Robert Parker), e altri meno, ma essere ben referenziati sulle guide nazionali è un trampolino di partenza. credo che nessun importatore chieda su che blog o siti la tua cantina sia citata. la crisi delle guide italiane nasce proprio da questo punto: il loro provincialismo le ha portate ad essere "pesce grande in piccolo stagno", senza avere grande appeal e credibilità all'estero. il futuro? la globalizzazione della comunicazione porterà alla ribalta nuove voci, che correranno per forza sulla rete, perchè saranno internazionali, e forse non più tanto gratuite.

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

Ritengo difficile che una guida italiana riesca ad imporsi come punto di riferimento sui mercati esteri - benche' alcune hanno un peso sopratutto per gli operatori - se il destinatario e' il consumatore finale. Un americano vorra' sempre sapere cosa pensa del vino italiano un altro americano, e non un italiano, e cosi' via per tutto il resto. A mia conoscenza non esiste una critica di paesi produttori di vino che sia influente al di fuori di questi e che sia rilevante per i mercati esteri che questi vini hanno.

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francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

"Al dibattito è seguita la premiazione dei vini e delle cantine che, incrociando i vari risultati, sono risultati presenti su tutte le guide. Premiati gli Antinori come migliore azienda, il Cervaro della Sala come miglior bianco, il Grattamacco Bolgheri per i rossi e miglior vino in assoluto il Ben Ryè di Donnafugata." Ho letto bene? Son questi i migliori vini italiani? Ma stiamo scherzando, dai.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

non sono i vini migliori ma solo quelli che vincono premi da tutte le guide e che mettono tutti d'accordo... Due cose che non necessariamente coincidono!

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Wayne

circa 7 anni fa - Link

Da anni Luca Maroni ha un sito web all'avanguardia (il più grande sito enoico al mondo) e adesso anche gli altri si sono accorti che il web è importante. E poi organizzano un dibattito senza Luca Maroni. => C'è gente che parla del web e c'è gente che ha fatto grandi cose sul web!

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

da sempre invitato...ma non è mai venuto. Ok forse sul web si muove meglio di altri, ma se non viene a confrontarsi restà laggiù nel suo mondo che pure (bravo) smuove un notevole giro d'affari. Ma appunto ho l'impressione che sia molto sganciato nel bene nel male dagli altri

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Scusa Wayne, cosa vuol dire il più grande sito enoico del mondo? Quello che ha più lettori? Più interventi e commenti? Più banners a pagamento? Più scelta di vini? Che occupa più spazio? Non c'è malizia nella mia domanda, solo curiosità.

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Wayne

circa 7 anni fa - Link

Si tratta del sito più grande a livello di contenuti

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francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

"non sono i vini migliori ma solo quelli che vincono premi da tutte le guide" Capsico perfettamente e concordo. "“Al dibattito è seguita la premiazione dei vini e delle cantine che, incrociando i vari risultati, sono risultati presenti su tutte le guide. Premiati gli Antinori come MIGLIORE azienda, il Cervaro della Sala come MIGLIOR bianco, il Grattamacco Bolgheri per i rossi e MIGLIOR vino in assoluto il Ben Ryè di Donnafugata.” La lingua italiana ha un qualche significato per chi scrive oppure no? Mi sembra che per chi scrive migliore significhi "non vini migliori ma solo quelli che vincono premi da tutte le guide". Il lettore, meno accorto ma che dovrebbe essere "educato" da chi scrive, intende migliore invece in senso assoluto, come del resto la lingua italiana conferma.

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

forse manca l'aspetto soggettivo. Volevo dire che secondo me e secondo la maggior parte dei lettori di questo blog questi vini non sono i migliori ma secondo le guide decisamente si in quanto tutti li premiano. Perchè il presupposto delle guide è che guidano chi le compra a scegliere i vini migliori, o almeno questo è l'assioma che le ha animate in questi anni

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francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

Andrea, secondo me, il discorso nel caso è molto semplice. "Volevo dire che secondo me e secondo la maggior parte dei lettori di questo blog questi vini non sono i migliori ma secondo le guide decisamente si in quanto TUTTI li premiano." Se si accetta questo presupposto, guida vuol dire semplicemente conformismo. Se si fa poi una semplice e brevissima analisi del testo/testualità delle guide, per esempio a partire dal loro uso del termine "migliore", le si inserisce immendiatamente nel filone del linguaggio PUBBLICITARIO. Sono TESTI pubblicitari, tutto qui.

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Gian Piero

circa 7 anni fa - Link

Concordo che all'estero i punteggi delle Guide contano molto. Ma da noi c'e' piu' cultura enoica e maggiore spirito di individualita'. Negli ultimi sei mesi ho intervistato alcune centinaia di consumatori-acquirenti abituali di vino ( tutti privati) e quasi nessun compra le Guide. Di quelli che lo fanno le due piu' in voga sono Slow Wine e Veronelli. La gran parte degli intervistati decide l'acquisto da solo o si fida del giudizio degli amici e sempre piou' spesso guarda su web recensioni e post sui vari blog.

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Marco

circa 7 anni fa - Link

Più tradizionalista la Veronelli proprio non direi, visto che ormai da due anni propone anche una versione sotto forma di App per iPhone e per iPad che, stando ai commenti lasciati da chi la usa, è tra le meglio "confezionate" che ci siano in circolazione.

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