Madonnino della Pieve Gran Selezione, scoprire Radda dopo 1000 anni

Madonnino della Pieve Gran Selezione, scoprire Radda dopo 1000 anni

di Andrea Gori

Il macigno del Chianti Classico affiora in maniera sempre più evidente tra i vigneti di Castelvecchi, una delle aziende agricole dalla storia più lunga di tutta la Toscana con tracce di viticoltura risalenti addirittura al 1043. La prima verticale significativa della Gran Selezione Madonnino della Pieve è stata un bella occasione per una chiacchierata social live tra appassionati e tecnici per capire se il tocco veneto dei Paladin è riuscito ad armonizzarsi con uno dei terroir più ambiti di Toscana, ovvero quello di Radda.

Davanti ai bicchieri molti spettatori social, la verticale poteva essere acquistata online e degustata seguendo la diretta, e insieme a noi nel video Anna de Martino, Alessandro Scorsone, il dott. forestale Andrea Frassineti e Stefano Fanticelli con il suo flauto ad abbinare vini e musica “live”.

Partiamo dalla storia. Sono stati tanti i proprietari di Castelvecchi a partire dai signori di Monterinaldi fino a che i proprietari divengono alla metà del seicento i “de’ Vecchi”, famiglia ilcinese che gli regalano l’attuale nome. L’ultima discendente della famiglia de’ Vecchi sposa il Marchese Gutierrez de la Solana, Grande di Spagna, che ne caratterizza la produzione ricevendo già nel 1905 un importante premio per i suoi vini a Milano.

L’azienda conosce un certo declino come tante zone periferiche del Chianti lontane delle vie di comunicazione e in più il clima non aiuta(va) visto che alcuni vigneti della tenuta arrivano a 560mt slm, tra i più alti della DOCG. Le cose cominciano a cambiare con l’arrivo della famiglia Paladin che investe nelle vigne ma anche nell’ospitalità, nel borgo e in cantina e piano piano riesce ad entrare nel cuore di Radda e dei raddesi con un impegno grande anche nell’associazione Viticoltori Di Radda. L’approccio iniziale è più veneto che toscano con una ricetta buona per tutti i vini e che vede spazio a gusto più pieno ricco e deciso che non convince del tutto.

Ma occorrono solo pochi anni, il tempo di risistemare i vigneti affidandosi a Andrea Frassineti e tecnici locali perchè il macigno del Chianti e il galestro comincino a fare la  loro magia sul sangiovese. L’eleganza e la struttura crescono e la freschezza appare in maniera molto evidente mentre il legno esalta la speziatura del vino senza appesantire. Per rendersene conto è valsa la pena di affrontare questa mini verticale in tre annate, la calda e potente 2015, la temperata e fresca 2013 e la “classica” 2010 celebrata anche troppo in tutta la Toscana.

Castelvecchi Madonnino della Pieve 2015 Gran Selezione Chianti Classico
Si presenta ricco, inchiostrato e ben pepato, il naso oltre il frutto scuro si esalta si di speziatura ricca e intensa, molto scuro tra mirto, macchia, bergamotto, arancio rosso, ciliegia durone, tostature legno e caffè. Al sorso gioca su ribes nero con materia di bella ricchezza e sostanza che inizialmente pare anche essere eccessiva. Ci vogliono diversi minuti nel bicchiere per farlo assottigliare e acquietare e si distinguono allora in filigrana i crismi del territorio e la sua freschezza che alleggerisce il palato. 92+

madonnino 2013
Castelvecchi Madonnino della Pieve 2013 Gran Selezione Chianti Classico
Non c’è frutto enorme e scuro e anche speziatura e balsamico sono più lievi e quindi ecco che una classica viola e un floreale garbato emergono lucidi e molto belli insieme a ciliegia e prugna in confettura. Vino di grande ricchezza e solarità, poi completato da tabacco, anice, cardamomo e vena balsamica. Il sorso è vinoso e al giusto momento di apertura, tannino piacevole e dinoccolato, sorso delicato molto più del naso, non in rampa di lancio per un grande futuro  ma oggi molto godibile. 88
Castelvecchi Madonnino della Pieve 2010 Gran Selezione Chianti Classico
Chiaro con nervature sapide e floreale netto e cangiante al naso. Emergono note di fragole mature, mirtillo e lavanda con lato speziato balsamico, fine e aggraziato. Il sorso è fruttato e ricco con una bella insisteza su nota dolce e piccante mista a tostature e sottobosco, il tannino è  sottile, elegante, ferroso e sapido con tocco umani nel finale. Bella la freschezza che ancora lo rende godibile e pulitissimo, molto più raddese negli esiti delle altre vendemmie perchè il tempo ha sfrondato gli orpelli lasciando sotto una bella essenza e trama essenziale, puntuale. 91

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Tommaso Ciuffoletti

circa 4 mesi fa - Link

Molto interessante Andre!

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