Il Grignolino del Monferrato Casalese da Luigi Veronelli a noi

Il Grignolino del Monferrato Casalese da Luigi Veronelli a noi

di Redazione

Denis Mazzucato è un lettore, sommelier, informatico e questo articolo pieno di passione senza smancerie ci è proprio piaciuto.

Il Grignolino ha bisogno di racconto che lo spolveri e di essere bevuto. Questo è l’inizio del viaggio che ha portato gruppo di sommelier di Casale Monferrato a visitare una trentina di cantine tra Vignale, Cellamonte, Rosignano, fino alla Valcerrina, in un lungo periodo che ha permesso di seguire il Grignolino dalla fioritura della vite, alla vendemmia, al ribollir de’ tini, ascoltando storie e tecniche, fotografando e assaggiando tanto.

Grignolino e Monferrato sono un binomio inscindibile fin dal 1200, quando i canonici della chiesa di S. Evasio concedevano in affitto “quattro staia di terra gerbida affinché fossero lavorate e vi fossero collocate buone piante di viti Berbesine (antico nome del Grignolino)”.

Veronelli lo definiva “anarchico” e “testabalorda”, due termini così esteticamente perfetti che ce li siamo fatti bastare e forse non li abbiamo mai voluti comprendere fino in fondo.

Il Grignolino è un vino difficile da coltivare, esigente per quanto riguarda il terreno e i portainnesto. La produzione è incostante e persino il colore degli acini sembra volersi ribellare agli schemi, mostrando a volte tonalità molto diverse all’interno dello stesso grappolo.

Grignolino

Il Grignolino non si è mai piegato alle mode, e quando ci ha provato, come nei ruggenti anni 80 dei vini internazionali, cercando di aggiungere colore con blend improbabili, o tentando di limare il più possibile gli spigoli con macerazioni brevi e magari senza vinaccioli (grignole in piemontese), ha pagato caro l’ardire, producendo vini democristiani che per accontentare tutti non accontentavano più nessuno.

Il risultato è stato un degrado della qualità e la sostituzione delle viti di Grignolino con varietà più redditizie, malleabili e meno esigenti in vigna e in cantina.

Il Grignolino, per tornare a Veronelli, è “vivo di trasparenza porporina”, “subito asciutto, senza cedimenti e asprezze”, e sprigiona il suo potenziale “solo se ti riconosce come amico, per come lo accosti e per le cure che gli dai”. Le diverse interpretazioni, che pure esistono, mai si discostino da questo. L’identità del Grignolino non è negoziabile.

La più nefasta conseguenza degli anni bui del Grignolino è stata la nascita di alcune leggende metropolitane difficili da spazzare via.

  1. Il Grignolino “va capito”. Quando un vino va capito ci sono buonissime probabilità che non sia un vino buono. Al più può avere diversi livelli di comprensione, come i buoni cartoni animati di Natale dei quali solo i genitori colgono alcune citazioni e doppi sensi e si danno di gomito senza farsi vedere dai bambini. Ma il Grignolino è tutt’altro che un vino difficile, anzi. È vino da grandi sorsate, che mette il sorriso, che può stupire se gli concedi tempo ma che ci mette un attimo per conquistarti. Il Grignolino del Monferrato Casalese della Tenuta Tenaglia 2017 si offre con semplicità disarmante. Fiori, pepe nero e ribes, allegro e gioviale, con tannino già fine, i primi due bicchieri spariscono prima di avere il tempo di soffermarcisi. Se poi sullo stesso tavolo c’è un buon salame non troppo stagionato è la fine. Del salame e della bottiglia.Grignolino
  2. Il Grignolino va bevuto giovane. Demaria e Leardi nel 1875 nella Ampelografia della provincia di Alessandria scrivevano a proposito del Grignolino “Dura assai, migliora invecchiando e resiste ai viaggi”. Forse non sarà mai un vino da aspettare 15 o 20 anni (forse), ma non è nemmeno il vino considerato spesso appena un po’ sopra il novello che si beve con le castagne. Il Grignolino andrebbe sempre aspettato almeno 2 o 3 anni, anche nelle versioni più semplici e immediate. E sa stupire anche dopo più di un decennio, come il Bricco del Bosco 2007 di Accornero, assaggiato nel 2018, che dopo oltre 11 anni mostra ancora viva brillantezza nel bicchiere. Il naso fine, riconoscibile, di piccoli frutti rossi sotto spirito, pepe, fiori secchi ed accenni balsamici di erbe aromatiche era reso se possibile ancora più affascinante da una leggera nota ossidativa, al diavolo i manuali. Bocca ancora tesa, ancora viva, con tannini elegantissimi e finale lunghissimo. Stupefacente.Grignolino
  3. Il Grignolino non va d’accordo con il legno. Postilla (ma mica tanto) del punto 2, stanno finalmente tornando i Grignolino affinati in legno. Siamo all’inizio di una nuova era con la nascita dell’associazione Monferace (antico nome del Monferrato), composta da 10 produttori tra astigiano e alessandrino, che metteranno in commercio, a partire dal 2019, una versione di Grignolino proveniente solo dai migliori terreni, affinata per 4 anni di cui 2 in legno. Scoprire (anzi, più correttamente ri-scoprire) quanto il legno possa dare al Grignolino, in termini di complessità e di longevità, sarà l’avventura dei prossimi lustri, nei quali ogni anno porterà con sé risposte importanti. Ma nel frattempo ci si può già divertire, e non poco, con splendide versioni come il Primo Canato 2012, Canato Vini, che accanto alle fragoline di bosco e alla ciliegia sotto spirito offre pesca gialla, note mentolate e la consueta speziatura pepata. Vino maturo, completo e senza compromessi né sconti. Un vino da far assaggiare alla cieca per spazzare via tanti pregiudizi vecchi e stucchevoli.

Bevetelo, amatelo e non dite che non ve l’avevamo detto.

Denis Mazzucato 

[Foto: Denis Mazzucato]

7 Commenti

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Luca Miraglia

circa 5 mesi fa - Link

Molto interessante il post, ogni tanto abbiamo bisogno di rinfrancare lo spirito parlando di vini che parlano dritto al cuore, e sì che in Piemonte ne avete tanti!! "Stanno finalmente tornando i Grignolino affinati in legno": definire "legno", mi auguro botti grandi, non barriques, e comunque non nuove!

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Denis Mazzucato

circa 5 mesi fa - Link

Grazie mille! Principalmente si tratta di botte grande, ma siamo in un periodo di piena sperimentazione! I prossimi anni diranno molto!

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Gigi

circa 5 mesi fa - Link

Bel post, dedicato a uno dei tanti vini snobbati e sottovalutati del nostro ricco e variegato panorama. Sul legno, che si sperimenti pure senza preclusioni: botti grandi, piccole, vecchie, nuove e chi più ne ha più ne metta. Solo sperimentando senza pregiudizi si scoprono i potenziali reali e si può imparare in senso profondo

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Denis Mazzucato

circa 5 mesi fa - Link

Grazie!

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Zuk

circa 5 mesi fa - Link

Nulla contro le sperimentazioni, ma senza rischiare di snaturare il carattere franco e schietto del vitigno. Nella sua apparente semplicità, lo trovo anzi un vino assai moderno, al passo coi tempi. Mi è capitato ultimamente di berne alcuni passati in barrique, di 14° gradi e più... be', non è certo quello il Grignolino che ho nel cuore, e non credo che il suo rilancio passi per questa strada.

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Cristiana Lauro

circa 5 mesi fa - Link

Mi è piaciuto molto questo post. Complimenti sia all’autore che alla redazione.

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Denis Mazzucato

circa 4 mesi fa - Link

Grazie davvero!

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