di | gio 20 gen 2011 ore 12:36
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17,5/20

Che gran pezzo di Champagne il Brut 1996 di Fleury

Leggenda narra che nel 1996 in Champagne fosse da imbottigliare anche l’acqua piovana da quanto fu straordinario il millesimo. Valori di acidità e zucchero in equilibrio ad alti livelli hanno garantito prodotti classici e longevi ma la teoria è nulla senza un assaggio confortante. Apriamo il Brut 1996 di Fleury père et fils (80% pinot nero, 20% chardonnay) sperando sia un gran vino e così è. Paglierino quasi dorato, offre un naso dolce e invitante: ritrovo una torta di mele che adoro ma anche susine, cacao e un rinfrescante limone candito. Odore che evoca sensazioni piacevoli e immediate, rivela uno Champagne poco cerebrale che proporrei a chi trova spiazzanti descrittori più arditi, tipo funghi e mineralità ferrosa.

In bocca il vino è avvolgente: entra soffice e si giova di rimandi agrumati sul finale che gli danno ritmo e freschezza bilanciando un dosaggio più che calibrato. La bevuta appaga e si presta a svariati abbinamenti giocando un po’ con la temperatura. Sui 12 gradi per non sacrificare profumi intriganti e morbidezza, più bassa per sottolineare il potere rinfrescante di un finale grintoso quanto basta per un prodotto di vero interesse.

Fleury è un produttore storico della Côte des Bar, zona più meridionale della Champagne. Dal 1992, i 25 ettari aziendali sono interamente condotti in biodinamica grazie ai buoni risultati osservati sui 3 ettari convertiti – prima di chiunque altro in zona – nel 1989. Comunque, bello Champagne e solo poi biodinamico. Sugli 80 euro al tavolo sono soldi ben spesi. Difficile capire lo stato di evoluzione da una singola bottiglia. Vista l’annata le aspettative di longevità sono alte, se lo stato di conservazione è ottimale non credo ci sia fretta particolare anche se la bottiglia è sembrata matura e al top dell’espressività.

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Info su Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Apprendista contadino per un anno e oste di sala per due, è laureato in Scienze della Comunicazione con tesi in sociologia della cultura dei ristoranti, sommelier AIS e scout.
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13 commenti a Che gran pezzo di Champagne il Brut 1996 di Fleury

  1. secondo me si fa ancora un bel pò di anni in vetro. buono da morire. a quel prezzo poi c’è da berselo pure a colazione. ebbravo morichetti :)

  2. avatar kenray

    ma per favore….questo vino l’ho bevuto recentemente
    (96 euros per la cronaca)

    questo champagne è lisciva.

    altro che cacao susine e limone.

    andrea gori intervieni tu e scoraggia questo sborone delle bollicine a fare recensioni senza senso.

    moricehtti sei ammonito.
    al secondo giallo scatta squalifica.

  3. Mica d’accordo io lo trovo interessante, e per il millesimo pure centrato nel prezzo, io lo porto in tavola a meno di € 70,00 e Vi garantisco che non passa inosservato. Sempre che si voglia parlare di champagne.ciao Lido

    • avatar kenray

      lido dipende in che ristornate vai

      se tu hai bottega in culo ai lupi è chiaro che lo prezzi il giusto

      ma se hai il risorante a milano, zona centro, dove gli affitti costano come le zoccole di silvio allora il vino lo fai pagare di più.

      addendum

      eh si parliamo proprio di quella roba giallina insipida che molti si ostinano a chiamare champagne.

  4. enoteca Vino e Convivio a Lucca, non dipende di avere bottega in c..o ai lupi, anche perchè li devi spendere in pubblicità parecchi soldini, ma di filosofia aziendale, compri bene, proponi ad un prezzo giusto, dai scelta, professionalità e vedrai che quella roba giallina insipida chiamata bevanda degli dei “champagne” viaggia più delle zoccole che correvano ad ArCore.
    O meglio proponiamo vini diversi proponiamo cose serie e non bevande, non le solite etichette, facciamolo girare il vino, io odio spolverare le bottiglie, come dice il Palmieri la rivoluzione è in atto, Combattiamo e vinceremo.
    Ciao Lido

  5. Bevuto ieri sera con amici.
    E proprio brutto. Non vale neanche la metà di quello che costa e mi sono pentito di averlo proposto.
    Forse la mia bottiglia non era delle migliori, ma non credo perchè il perlage era perfetto.

    Morale della favola: non sempre bisogna fidarsi dei consigli (anche di intravino).

  6. avatar Fabrizio pagliardi

    Credo proprio ti sia capitata una bottiglia sbagliata. Io l’ho bevuto parecchie volte in tutte le versioni. Il mio preferito e’ sicuremente il dolce. ma in ogni caso mai trovato meno che molto buono.

    • Non lo so se fosse una bottiglia sbagliata, ma non credo.
      Per lo stesso prezzo ho bevuto un eccellente Simon Selosse (non Jacques) che era veramente buono.
      Alla prossima

      • massimiliano, ti conviene riprovare. il ’96 di Fleury è proprio buono. fidati!

        • Ciao Mauro. Ho provato proprio il milllesimo 1996 preso sabato sera da enotecapicone… forse era una bottiglia sfortunata.
          Sulla stessa fascia di prezzo mi è piaciuto di più il Blanc De Noirs di Steinbrück (oltre al Simon Selosse già citato), e sempre della stessa Azienda (ma di fascia superiore) il Cuvée Anniversaire Millesimé 1996. Entrambi con elevate percentuali di Pinot Noir.

  7. avatar giovanni

    Bevuta ieri Gran bolla!!!!

    • avatar Alessandro Fresco

      Confermo…una gran bolla davvero.
      Appena bevuto un rosé de saignée e un millesimo 1996 al modico prezzo di 59€ al bar a vin dei Fleury a rue St. Denis a Parigi insieme ad ottimi formaggi di capra,salumi,foie gras e caffé equo-solidale.
      Saluti.

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