Batteria clamorosa di top Champagne 1996 (e Giulio Ferrari 1993 in mezzo)

Batteria clamorosa di top Champagne 1996 (e Giulio Ferrari 1993 in mezzo)

di Redazione

Filibustiere, torinese, commercialista, mai banale, dal gennaio 2013 Nicola Barbato tiene nota delle sue bevute sul blog oldbastardmontrachet. Oggi lo trovate qui. Promosso?

“Non c’è niente che lo Champagne non possa redimere”
[Marco Ciriello]

Cosa resta di una serata di Champagne 1996, tutti di sboccatura non recente? Innanzitutto l’idea di cosa diventa [può diventare] lo Champagne quando è stato lasciato per anni a riposare in cantina, cercando di capire  se veramente quella fu un’annata mito [spoiler: fu] e se era il caso di aspettare quasi ventidue anni [ri-spoiler: sì, ma anche no]. E poi tanto, tanto piacere dei sensi.

Frequento spesso bevitori che amano gli Champagne evoluti ed anche a me piacciono molto. In verità mi piacciono molto anche quelli poco evoluti e persino quelli non evoluti per niente. Mi piacciono molto gli Champagne.

Tra i nove in lista, reperiti nelle cantine private degli otto presenti alla cena o acquistati sul mercato e bevuti rigorosamente alla cieca, il buontempone organizzatore ha infilato di nascosto una decima bottiglia. Non francese: italiana. Di seguito, in ordine di apparizione nei calici, qualche breve nota mia.

1. Bruno Paillard
Colore dorato luminoso [la verità, erano così quasi tutti]. naso all’inizio fungino, poi ingentilito da miele di tiglio, classica crosta di pane e fiori freschi, in particolare fiore di gelsomino all’imbrunire di un quattordici giugno qualsiasi. Rimane un po’ fermo a centro bocca, strettino. è sapido e di bella persistenza. Lo penalizza anche una effervescenza sotto le aspettative. [88]

2. Dom Ruinart
Di colore più chiaro del precedente, a guardarlo negli occhi è quello della batteria che porta meglio gli anni. Grande effervescenza, profumi di fiori bianchi e mandorla dolce, con spunti vegetali come se fosse di maggiorana. Netto il fiore di gelsomino all’imbrunire. Anche qui gusto molto centrato ma ben più dinamico del campione precedente. Freschezza corroborante. [90]

3. Krug
Dorato intenso. Frutta candita, panettone, cassapanca di mia nonna zeppa di lenzuola di lino, funghi freschi, funghi secchi e tipiche note di fiore di gelsomino all’imbrunire. In bocca esplode in tutte le direzioni con ciccia, miniera di sale e acidità. Senza dubbio difetta in precisione, ma è tale la goduria che me ne stracatafotto. [97]

4. Jacquesson
Buccia di pesca, mela grattugiata, croissant, un accenno di fiore di gelsomino all’imbrunire. Bocca esuberante nella progressione del gusto, come al galoppo, aiutata dalle numerosissime bolle che però [ohibò] costituiscono anche il limite di questa bottiglia. ritrovo la buccia di pesca sulla lingua: velluto ma senza i pelucchi. [92]

5. Ferrari – Giulio Ferrari 1993
L’intruso. Frutta tropicale, fresca e candita, croissant, burro salato, fiore di gelsomino fresco per la brezza dell’imbrunire. Minerale. grassezza anche in bocca, in equilibrio grazie alla grandissima freschezza. Dio salvi lo chardonnay. [97]

Giulio 1993

6. Louis Roederer – Cristal
Tappo, mannaggia a o’Vesuvio.

7. Dom Perignon
Naso finissimo di mandarino e lime, con spunti di erbe aromatiche e fiore di gelsomino non esposto al sole, come se fosse all’imbrunire. Bel sorso, composto, elegante e pure ciccetto. Mi piacerebbe tenerlo un po’ di più nel bicchiere, ma è già finito. [96]

8. Bollinger – R.D.
Bolle piccine e molto numerose. Annusando percepisco una sensazione come di freschezza e dolcezza assieme. Evolve clamorosamente nel calice: pasticceria fresca, mentuccia tritata, zucchero di canna, brioche, burro, iodio e giusto un accenno di fiore di gelsomino all’imbrunire. In bocca ha tensione e morbidezza insieme, come preannunciato dal naso. Maturo, tra tutti è forse quello che ha fatto più strada quanto ad evoluzione, eppure è delizioso. [98]

Bollinger

9. Francoise Bedel, Robert Winer
Anche qui bolle a mitraglia. crema pasticcera, mollica di pane, canditi, spezie, fiori bianchi di gelsomino resi freschi dall’imbrunire. in bocca è cremoso e sapido a un tempo. Biodinamico, per quanto ne so questa è stata l’unica annata prodotta: è una cuvée dedicata ad un amico. [93]

10. Pol Roger – Cuvée Winston Churchill
Pandoro, zafferano, note fungine, nocciola tostata, pasta di pane e fiore di gelsomino della mezzanotte, ché si è fatta una certa. bocca generosa che procede, sulle note di una fanfara, sottobraccio alla freschezza. [94]

 

La parziale disamina dice almeno due cose.
La prima già si sapeva: gli Champagne buoni invecchiano bene, quando non benissimo. Chi dice che vanno bevuti entro due massimo tre anni dalla sboccatura sostiene una sciocchezza. Persino una comune Vedova con sei o sette anni sul groppone potrebbe sorprendervi. Perciò, se scovate una vecchia bolla impolverata in qualche anfratto della cantina, non buttatela e non usatela per cucinare. Sbattetela invece in frigo.

La seconda cosa è che l’annata presunta mitica è stata effettivamente tale. Le bottiglie, intoppo di tappo a parte, erano tutte buonissime. È stato interessante verificare come ogni bottiglia abbia reagito diversamente dalle altre al passare del tempo. Alcune sembravano avere raggiunto la maturità [R.D.], altre dovevano ancora distendersi completamente [Krug]. Le differenze possono certamente dipendere da pratiche di cantina, periodo di vendemmia, terreni, permanenza sui lieviti, conservazione, uve utilizzate. Per me rileva sopratutto il fatto che esistono Champagne che dopo quasi ventidue anni dalla vendemmia mostrano ancora incoraggianti segni di crescita.
Ma alla fine, nelle classifiche sciocchine di fine serata, chi ha vinto?

La mia classifica, come da punteggi indicati, è: 8 (Bollinger) – 3 (Krug) – 5 (Giulio Ferrari) – 7 – 10 – 9 – 4 – 2 – 1. Primo Bollinger, sia pure per un pelo.
La classifica complessiva, invece, quella che ha mediato i voti di tutti e otto i presenti, dice: 5 (Giulio Ferrari) – 7 (Dom Perignon) – 2 (Dom Ruinart) – 3 – 9 – 8 – 1 – 10 – 4 – 6.
Ha vinto, quindi, Giulio Ferrari, l’intruso. Non è la prima volta: mi era già capitato, in degustazioni alla cieca con un Giulio infilato di contrabbando, che quest’ultimo “battesse” gli Champagne. Cosa mai successa invece con altri vini di bolla, italiani oppure spagnoli. Giulio è unico e fa eccezione anche contro i mostri. Giulio è er cavaliere nero.

[PS: se mai vi venisse in mente di degustare dei vini all’aperto nel mese di giugno, vi suggerisco di fare in modo di non avere una siepe di gelsomino in fiore alle vostre spalle]

Nicola Barbato

6 Commenti

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Lanegano

circa 3 anni fa - Link

Mi è capitato di recente a casa di un amico assai generoso che festeggiava i 50 anni di assaggiare un Pol Roger 1998 (niente di speciale...), due Krug 2004 (buonissimi), due Egly Ouriet 2002 (buonissimi) e soprattutto un Dom Perignon magnum 1992 che ha sbaragliato di otto incollature tutti gli altri. Non avevamo gelsomini intorno e ce la siamo goduta assai. So che qualcuno inorridirà a questa affermazione ma devo confessare : dopo tre ore lo champagne mi stufa...a meta' di questa ordalia di bollicine ho stappato una Ribolla gialla macerata del Carpino riserva 2008 bella ferma e macerata sulle bucce e me la sono stragoduta.....

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Gigi

circa 3 anni fa - Link

Grande post, che suscita una smisurata invidia in chi lo legge, e che finisce con un duplice botto: il primo posto di Giulio, cosa che personalmente non mi sorprende, e il geniale post scriptum di chiusura. Applausi

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vocativo

circa 3 anni fa - Link

Voto la siepe di gelsomino, costa assai meno e profuma ininterrottamente per qualche mese... E pazienza se non si beve...

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Maurizio

circa 3 anni fa - Link

Certo grandi intenditori di sicuro .... paragonare un Giulio Ferrari ( bevuto) o una ribolla gialla. Meglio di alcuni campagne elencati mi lascia perplesso ... il primo in bocca e una macedonia .... niente a che vedere con gli champagne il secondo non c’è metro di paragone con gli stessi. Di cosa. Parliamo ... forse dietro c’è business... auguri

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Lanegano

circa 3 anni fa - Link

Lungi da me qualsivoglia polemica soprattutto in tema di gusti di vino....ognuno degusta quel che preferisce e ne trae le conclusioni e il piacere che vuole. Ma, per precisare, la Ribolla macerata del Carpino viene da Oslavia uno dei migliori terroir del globo. E' equiparabile alla Ribolla di Gravner o di Radikon. Un grande vino a tutti gli effetti. E a me lo Champagne piace assai ma una lunga degustazione seppure eccellente dopo un po' arriva a stufarmi. Lo so che tanti inorridiranno ma le bolle dopo tre ore mi escono dalle orecchie e mi viene voglia di bere vino fermo....Poi, certo, se fosse sempre Krug di annata o Dom Perignon 1992 sarebbe diverso ma dovrai occuparmi di rapinare furgoni blindati nel tempo libero per potermelo permettere....Il Pol Roger Winston Churchill comunque era diversi gradini sotto le altre bottiglie. magari era semplicemente invecchiato male o non conservato a modo. Sul Ferrari ho anch'io le mie riserve. Saluti.

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Alvaro pavan

circa 3 anni fa - Link

Difatti penso anch'io che il giulio ferrari ha poco a che fare con lo champagne...ciò non toglie che possa piacere molti intenditori...

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