Live blogging da Fornovo: il vino naturale a dibattito

di Fiorenzo Sartore

Ore 8,30 circa. Siamo lietamente schierati a Fornovo, al dibattito «La difficoltà di essere “avanguardia”. Il “vino naturale” alla prova di maturità, sintesi e prospettive». Grande dispendio di virgolette e termini scivolosi, primo tra tutti quel vino naturale che soffrire ci fa. Per capire meglio di che si parla, in attesa di livebloggare, può essere utile rileggere questo, perché il topic è anticipato lì. Noi intanto si sistema il cablaggio e altri dettagli geek-logistici. Refreshate la pagina per aggiornamenti. (Cioè ricaricate la pagina, insomma fate F5. Ve l’ho detto, siamo geek).

Ore 8,40. Siamo in ritardo. Tutti, quindi prendetevela comoda. Che poi, tutti. Io sarei puntuale, eh.

Ore 8,55. Con calma, la gente arriva. Si connettono gli ultimi device e qualcuno combatte con Power Point. Beh, tanto che si aspetta potremmo dire della fiera di Fornovo? Ieri grande successo, tantissima gente, e insomma faceva quasi caldo nell’area espositiva. Come una vecchia zia, posso dare qualche consiglio a chi viene oggi: non copritevi troppo, vestitevi a strati, il tempo è coperto/nebbioso, fuori è umido e fresco. Guidate con prudenza.

Ore 9,30. Siete in ritardo? Tranquilli, anche noi. Ma con quell’oretta molto naturale di relax adesso si pensa davvero di cominciare. Deve essere proprio una cosa connessa alla natura, che ha i suoi tempi, eccetera eccetera. La prima difficoltà è che questo è un congresso bilingue, in francese e in italiano. Ma le cose facili, tzé, non ci piacciono.

Ore 9,35. Marie-Christine Marzani (organizzatrice dell’evento) annuncia: in questi dibattiti parliamo di cose che interessano i viticoltori. (Ma interessano pure noi, mi sentirei di dire). Samuel Cogliati avvia i lavori. Il tema oggi, si ripete, “è la difficoltà di essere avanguardia”.

Ore 9,50. Per Samuel Cogliati (moderatore del dibattito) l’aspetto comunicativo legato al termine naturale è affiancato (e in parte superato) da un fatto nuovo, l’arrivo del termine biologico. Che è termine chiaro e univoco. Questo, mentre spiegare cosa sia un vino naturale appare difficilissimo, avendo come fine la sintesi. Mentre biologico in una parola riesce a dire tutto. Il vino naturale soffre la possibilità di comunicare cosa sia, quindi, dal momento che il vino biologico, almeno nell’aspetto comunicativo, è un concorrente del vino naturale.

Ore 10.00. Marie-Christine riassume il lavoro fatto su cosa sia vino naturale, nel corso delle ultime rassegne che ha organizzato in Italia. E’ un elenco di problemi, massimamente: “non esiste un disciplinare” per consentire un’etichettatura chiara e univoca, per citarne uno abbastanza conclusivo. Gianpaolo Di Gangi, tra gli autori di Servabo, elenca ora un po’ di slide con i contenuti del testo che ha curato. Nuovamente, rimando all’intervista già pubblicata per approfondire.

Ore 10,12. Questa potrebbe piacervi: l’intera produzione naturale italiana è uguale alla sola produzione di Zonin. (E già che ci siamo, ecco un’immagine della sala ora).

Ore 10,30. Alla fine delle slide, date le diverse fonti (oggi sono almeno 15, tra fiere di settore, associazioni, utenti, addetti ai lavori), viene fuori che il vino naturale non è un dato univoco, ma esistono perlomeno tre differenti gruppi “familiari”. Più sono le fonti, più diversi saranno i profili descrittivi. Insomma, si stava meglio quando si stava peggio, quando Fornovo era il solo a portare avanti il discorso, nel 2002. Ma a quel tempo gli espositori erano quasi solo francesi. Gli italiani erano quattro. Il vino naturale è uguale per tutti? I dati dicono di no.

Ore 10,40. Il rischio di autoreferenzialità: l’autocertificazione, o l’elencazione dei (molto) diversi approcci nei confronti della tecnologia, in capo alle molte famiglie naturali, aumentano la difficoltà comunicativa. Alla fine della presentazione condotta da Di Gangi le domande sono chiare a tutti, le risposte meno (e in effetti sarebbero l’oggetto del dibattito). L’avanguardia è matura per la rivoluzione? Ovvero: è disposta a rinunce, pur di creare un fronte univoco?

Ore 10,50. Bernard Belhassen (associazione AVN) parla della sua associazione, e di come questa si sia data strumenti per comunicare in modo univoco il lavoro dei loro associati. Gli associati accettano le regole di AVN, e si impegnano ad applicare le procedure, che sono di tipo biologico o biodinamico. La vendemmia è manuale, i lieviti sono indigeni, senza alcun intervento come osmosi, pastorizzazione, uso di additivi. I solfiti sono tollerati in misure molto ristrette. L’intervento appare tutto sommato semplice: serve darsi regole comuni.

Ore 11,00. Comincia il dibattito con una domanda di Angiolino Maule: AVN riesce a controllare e verificare gli associati? Questo, in quanto l’associazione di Maule ha aumentato la sua credibilità appunto svolgendo un controllo sugli associati. In effetti, risponde AVN, il controllo “di tutto ciò che è apportato in ogni bottiglia” si sta già facendo. Il dibattito si avvia quasi subito sulle regole da definire.

Ore 11,20. Affiora anche un’idea contraria, volta a respingere il progetto di un disciplinare comune. Anche perché le regole comuni finora viste sono sul tipo della legge europea sul biologico, che appare deludente. Emerge, in definitiva, l’anima conflittuale di un gruppo eterogeneo nei comportamenti, che peraltro fa uso, in modo indistinto, del termine vino naturale.

Ore 11.25. Il dibattito si fa complesso e purtroppo pure un po’ difficile. Un vignaiolo rileva la necessità che il vino naturale si insegni già nella scuola (immagino nelle scuole di enologia). Vaste programme, direi, visto che siamo francofoni oggi. Un altro vigneron lamenta l’eccessivo campanilismo italico. Dato l’argomento il suo accento toscano appare due volte delizioso.

Ore 11,30. Marzio, di Voltumna, rileva la necessità di aprire la comunicazione e l’informazione in ambiti allargati, rispetto a quello degli addetti ai lavori. (Modestamente: eccoci). Marie-Cristine individua questi ambiti anche nelle scuole alberghiere (niente male come idea, ecco). Nicoletta Bocca evoca Farinetti (argh): se avesse chiamato “naturale” il suo vino libero, sarebbe rientrato nei computi contenuti in Servabo? Gianpaolo Di Gangi risponde: sì, perché siamo laici di parte. Di Gangi efficacemente rilancia la palla (passatemi la metafora) individuando proprio nei produttori di vino naturale, con il loro numero eccessivo di sottofamiglie, l’incapacità di detenere quel termine con efficacia.

Ore 11,40. Nel citare i numeri, su cui Servabo ha costruito gran parte del suo lavoro, esce fuori che il consumatore (sondaggio) cerca il prodotto naturale come effetto della crisi, immaginandolo più conveniente.

Ore 11,50. Mentre il dibattito si avvia alla fine, e le proposte concrete faticano ad arrivare, serpeggia un pensiero: quanto ha fatturato Zonin in queste tre ore, e quanto i produttori di vini naturali tutti assieme, chiunque essi siano. Ite, missa est. Le divisioni ci sono tutte, l’elemento unificatore forse arriverà. Ma lo spirito anarchico e individualista che si respira in questo mondo, a mio modo di vedere, non si riesce a rinchiudere.

Arrivederci al prossimo dibattito.

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Immagine principale: Acquabuona

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

3 Commenti

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

lo sapete che sono quasi "contro" a prescindere...ma iniziare con 1h di ritardo non è "naturale", eh non che la puntualità sia la norma in Italia ma sarebbe già all'avanguardia iniziare puntuali!

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Francesco Annibali

circa 8 anni fa - Link

burde dimentichi che il narcisismo è una delle piaghe della sx italica...

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Sospensione dì ricreativo, inizia a principiare il curturale. http://www.youtube.com/watch?v=KPOEIbkqyIA

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