I terroir del montepulciano visti da Giampaolo Gravina

di Alessandro Morichetti

Dici montepulciano e in Italia pensi 3 cose diverse: la città omonima, il vino da imbottigliare – in purezza o meno – tra Marche e Abruzzo, l’uva da farti mandare se hai poco colore e corpo nella tua. Da visitare la prima, rigorosamente da evitare la terza (a meno che tuo zio non sia Perry Mason), qui parleremo con piacere della seconda. Montepulciano in purezza, 3 le zone d’elezione individuate (Abruzzo, Piceno e Conero), 6 i vini “campione” – dell’annata 2004, soddisfacente su tutti e 3 i fronti – assaggiati alla cieca, una la guida spirituale scelta per l’occasione. Della serie, avessimo conosciuto prima the dark side of Giampaolo Gravina, col cavolo che…

"Se questo è un degustatore affaticato" (di Giampaolo Gravina)

L’equazione di un buon laboratorio è presto detta:
Successo del laboratorio = Qualità del relatore × Qualità dei vini × Interesse del pubblico.
Vediamo i 3 fattori. Giampaolo Gravina collabora con la guida ai vini dell’Espresso, è degustatore di lungo corso nonché poliedrico universitario col pallino dell’estetica (consiglio la lettura di “Il vino è arte?“, prima di diventare astemi). Noto nell’ambiente per favella sciolta ed eloquio forbito, è assaggiatore equilibrato, diretto eppur pacifico e riflessivo. Una garanzia. Il pubblico è stato numeroso e interessato ma timido, 5 i produttori presenti, purtroppo poco il tempo a disposizione per la chiacchierata post-assaggio. Questa la batteria dei vini serviti, da destra verso sinistra.

Da destra verso sinistra, la batteria di vini del laboratorio "I terroir del Montepulciano"

I vini scelti per un rapido viaggio tra i terroir d'elezione del Montepulciano

Qualche nota di degustazione su questi 2004, altrimenti parliamo di aria fritta. Dunque:

1) Montepulciano d’Abruzzo, Emidio Pepe | Granato scarico, il colore lo distingue nitidamente dagli altri campioni. Naso sottile di cuoio, carne e cenere, poi frutto. Corpo equilibrato, leggero e agile, si concede senza remore perdendo slancio nel finale. A lungo nel bicchiere emerge una nota di lupini. Non un fondista ma dalla beva irresistibile.

2) Montepulciano d’Abruzzo Cocciapazza, Torre dei Beati | Granato scuro, inizialmente dominato da note tostate poi agrumato e balsamico con un emergente odore di prugna. Invita a tornare nel bicchiere, il sorso è sapido e convincente, pieno e articolato. Il tannino è serrato e il calore alcolico nei ranghi. Molto convincente nella sua fisionomia stilistica.

3) Erasmo Castelli, Maria Pia Castelli | Scuro, apertura boisé di cioccolato e cacao amaro, cupo, difficile da leggere nei profumi. “La bocca disvela quello che il naso nasconde”, nel bicchiere evolve quasi prodigiosamente e convince con un’ottima progressione. Da assaggiare con attenzione.

4) Conero Riserva Dorico, Moroder | Poco espressivo, difficile da leggere, a bottiglia scoperta risulta diverso da come molti lo ricordavano. Ben confezionato e ancora integro ma forse tradito da un tappo imperfetto o da una partita non ottimale. Sofferente, peccato.

5) Conero Riserva Sassi Neri, Fattoria Le Terrazze | Anche per questa etichetta una prova al di sotto delle aspettative. Finale non irraggiante ed espressione aromatica che non ricorda il Sassi Neri dei giorni migliori. Assaggiato pochi giorni prima in verticale aveva fornito una prova assolutamente convincente e con margini di crescita nel tempo. In questa batteria non riesce ad affermare il valore che tutti gli riconoscono.

6) Kurni, Oasi degli Angeli | Il vino più concentrato del Piceno non tradisce le aspettative. Chiude col botto ridestando dal torpore anche l’assaggiatore più distratto. Rubino scurissimo, ventaglio olfattivo ampio dalla frutta in confettura alle spezie (per gli altri 20 e più descrittori olfattivi rimandiamo a Duemilavini), bocca grassa ma godibile, profonda e più equilibrata che in altre versioni. Lunghezza in quantità, molto apprezzato.

Questi i vini, molteplici e difficilmente sintetizzabili le chiavi di lettura possibili. Eccone alcune.
– Quali i vini più apprezzati? I piceni – Kurni a furor di popolo ed Erasmo Castelli per lo sviluppo nel bicchiere – e Cocciapazza. Purtroppo al di sotto delle aspettative i Conero; riconoscibile, “da scolo” e fuori dal coro il Montepulciano di Pepe.
– 3 terroir per un vitigno, quale il filo conduttore? Tecnicamente, boh. Pepe (Torano Nuovo, Abruzzo al confine con le Marche) e l’Oasi degli Angeli (Cupramarittima) distano 30 km ma ben di più in termini di impostazione agronomica, affinamento e stile. Montepulciano vecchia maniera il primo, scarico e carnoso, Amarone-style, come dicono gli anglosassoni, il secondo – cupo, ricchissimo e travolgente.
– Il campione di soli 6 vini, 2 per ciascuna zona, non è rappresentativo. Vero. Un campione più ampio avrebbe dato lo stesso esito? Verosimile, secondo me. Convengo con Gravina quando dice che in questa occasione la personalità dei produttori emerge all’assaggio più della zona di origine.

Una grande batteria ma una triste conclusione: io la tipicità del Montepulciano non l’ho mica ancora afferrata del tutto. So solo che quando sono buoni, sò boni forte e pure sorprendenti. Qualcuno – Marco Casolanetti di Oasi degli Angeli, per non far nomi – suggerisce longevità impressionanti, anche al di là di vitigni più blasonati. Chi vivrà, vedrà? Ecco, ora potete picchiarmi a suon di assiomi.

PS: Nel caso delle ultime annate, il range dei prezzi in enoteca va dai 15/20 euro del Cocciapazza ai 6o/70 del Kurni.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

18 Commenti

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daniele

circa 11 anni fa - Link

Purtroppo, lo dico da marchigiano, in questi ultimi anni i diversi assaggi dei Conero Riserva raramente mi hanno entusismato. Non mi sembra che l'acquisizione della Docg per il momento abbia fatto fare un salto di qualità evidente. Nel piceno mi capita più frequentemente di trovare belle bottiglie.

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Giampaolo Gravina

circa 11 anni fa - Link

Anche la mia esperienza va in questa direzione, pur con le immancabili eccezioni alla regola. Ecco, ci tengo a sottolineare che Dorico 2004 mi era sempre apparso fin dai primi assaggi nell'estate 2008 come una di queste luminose eccezioni: succoso e vivo, dai tannini serrati e saporiti, un vino capace di riannodare il legame con le migliori versioni di questa etichetta, specie quelle di fine anni '80. E sopratutto capace di mettere la sanguigna ruvidezza di rosso contadino propria del montepulciano al servizio di un'indole non meno selvatica, ma nello stesso tempo aperta a una colloquialità tutta mediterranea, affabile e ospitale come raramente le versioni picene o abruzzesi sanno essere, pur conservandone intatta la pienezza e soprattutto la solidità tannica. Detto questo, però, le bottiglie aperte IN Ascoli l'altra sera erano tutte lontane parenti di quel 2004, rese inespressive e quasi ammutolite da problemi che in prima battuta mi sono sentito di poter ricondurre a un'infelice partita di tappi. Consultato a riguardo, Alessandro Moroder mi segnala di aver utilizzato per l'imbottigliamento del Dorico 2004 tappi di due diversi sugherifici, ma di non aver riscontrato fino a oggi significative differenze nell'evoluzione del vino. Resta comunque disponibile a un ulteriore supplemento di indagine, e ci ringrazia per la segnalazione.

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Rinaldo Marcaccio

circa 11 anni fa - Link

credo che la tipicità del vitigno sia fatta di sfumature tutt'altro che evidenti; forse lo sono di più, su vini di fascia intermedia, oggetto di scelte meno spinte. Infatti sugli abruzzesi, meno concentrati, si poteva percepire, (soprattutto sul 2) l'accenno floreale tipico del montepulciano d'abruzzo, che nel piceno non trovi mai. Il 3 mi è sembrato quello con continuità di struttura e caratteri gustolfattivi più equilibrato.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Rischio la fucilazione in piazza ma lo dico lo stesso: Valentini a parte, passi il Marina Cvetic e passi Pepe... il resto sopra i 10 euro ancora non l'ho capito (in sintonia con l'autore) e sinceramente neanche mi interessa più di tanto capirlo. Sotto i 10 euri mi piace tanto il montepulciano de "La Valentina" (ma siccome non sono un esperto del vitigno qualcuno mi dirà che è il meno tipico che potessi citare... pazienza)

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Rinaldo Marcaccio

circa 11 anni fa - Link

a me il Pepe di questa degustazione non ha convinto: troppo scarico, senza profumi, quasi un vino d'apertura. recentemente anche Marina Cvetic l'ho trovato troppo sbilanciato su una nota alcolica coprente nei confronti del frutto (il fatto che non ricordi l'annata è sintomatico). ritengo invece molto interessante il produttore di Loreto Aprutino; mi sa che ne sentiremo parlare di più; il suo Cocciapazza a 15 euri, mi sembra da podio per qualità prezzo.

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Francis Volvo Panama

circa 11 anni fa - Link

ahooo, aaaaa' Rinaldo, svegliaaa! il Cocciapazza e' conosciuto da anni e ha vari riconoscimenti per il q-p, il rapporto qualita' prezzo. fino almeno dall'annata 2003.

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Rinaldo Marcaccio

circa 11 anni fa - Link

..lo vedi però! io senza sapere dei riconoscimenti avuti, il podio gliel'ho dato di mio!..anzichennò!

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francesca ciancio

circa 11 anni fa - Link

il gravina è concentrato pure tra le mani sapienti della signorina......

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Antonio

circa 11 anni fa - Link

Il Gravina è Arte

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Mauro Mattei

circa 11 anni fa - Link

quoto. Sarebbe da tutelare, raccogliamo le firme?

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Paolo De Cristofaro

circa 11 anni fa - Link

Gravina è un grandissimo in tutti i sensi, staresti a leggerlo e sentirlo per ore. Anzi no, c'è un aspetto su cui ci attendiamo di più da lui: per mantenere il ruolo di punta centrale della nazionale assaggiatori, gli chiediamo più dinamismo e precisione in zona tiro.. La partita persa contro i produttori irpini grida ancora vendetta! :-))

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Giampaolo Gravina

circa 11 anni fa - Link

Hai ragione, caro Paolo: con la panza che mi ritrovo il dinamismo in campo non è propriamente la mia dote migliore. Resto tuttavia un centravanti di peso, come temo si accorgeranno ben presto i produttori piemontesi: se ho bene inteso le parole di Camillo Favaro, è prevista una sfida in Langa per la mattina di venerdì 21. Astenersi perditempo

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alessandro bocchetti

circa 11 anni fa - Link

la forza del montepulciano d'Abruzzo è proprio quella di non avere una tipicità marcata! detta così sembra una eresia ma se ragioniamo un poco apparirà chiaro: L'Abruzzo, si perchè di questo parliamo mi scuseranno i cugini di arche e puglia e di tutte le regioni in cui questo vitigno si è sviluppato, è una regione particolare, con una ricchezza di territori e di caratteristiche pedoclimatiche straordinarie. Si va dalle vigne dell'ortonese affacciate sull'adriatico, fino alle vigne dell'aquilano in altitudine e ai piedi del gran sasso. si va dai terreni grassi del chietino a quelli rocciosi d sapri della montagna. Tutte queste cose significano solo una cosa: profumi! L'uva montepulciano d'Abruzzo (perchè così si chiama) si è ambientata perfettamente in tutte queste realtà, mi è difficile individuare una zona in cui escano vini migliori in assoluto: è chiaro che saranno vini che pur mantenendo alcune caratteristiche comuni (come le acidità spiccate e un colore notevole, persino Pepe) avranno caratteristiche anche molto differenti. La verità è che il montepulciano d'Abuzzo è un grande vitigno (le cui doti migliorative sono note da decenni in tutto lo stivale ;-)) e che la qualità dei montepulciano vinificati in purezza in regione e anche (talvolta) fuori è molto cresciuta, sino a fare di questo un vino campione nella fascia qualità/prezzo, è difficile bere così bene sotto i 10€ come con questo vino, ma anche nelle fasce superiori... Ps. sono invidioso di Giampaolo per quel massaggio ;-) Ciao A

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Roberto Giuliani

circa 11 anni fa - Link

Ehm...l'uva si chiama semplicemente Montepulciano (nero), il d'Abruzzo designa la denominazione. Origini tuttora incerte del vitigno...

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Pierpaolo Rastelli

circa 11 anni fa - Link

Il montepulciano è un vitigno non semplice. Tanto facile ottenere alcol, abbondanza di tannini dolci, colore quanto difficile avere nitore aromatico immediato e definitivo, sfumature e chiaroscuri, eleganza più che generosità. Occorre tempo. In tutti i sensi. Sia per lasciar trovare ai produttori la propria cifra stilistica. Sia nel lasciare che le imperfezioni giovanili si tramutino nello splendore che vecchie bottiglie (bastano una decina d'anni, non secoli) di Valentini, Pepe, Moroder, Oasi degli Angeli, Garofoli, Masciarelli testimoniano. Qualcuno parla di attuale fase di crisi del Montepulciano, specie quello Conero. Vero. Diversi produttori stanno rivedendo la loro idea che bastava maturare allo stremo (nonostante la chiara attitudine del vitigno a maturare con la stessa lentezza che caratterizza nebbiolo o aglianico) e buttare in barrique per aver un vino importante. Con la richiesta di vini meno ingombranti c'è necessità di rivedere molte cose. Non sempre il cambiamento è un processo che si può gestire in tempi brevi.

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Roberto Giuliani

circa 11 anni fa - Link

La foto di Giampa sul lettino è straordinaria e la dice lunga sulla fatica a cui si sottopone da un po' di tempo a questa parte. Gliel'ho anche detto, troppi viaggi, sempre a zonzo e sempre a mangiare e bere. Non bisogna esagerare, il corpo a un certo punto potrebbe anche ribellarsi...

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Giampaolo Gravina

circa 11 anni fa - Link

Guarda Roberto che è proprio per assecondare i tuoi inviti al relax che mi sono sottoposto alle cure della signorina. Il problema è che purtroppo le sale stampa delle anteprime enologiche nostrane prevedono raramente un simile corredo di opzioni accessorie, che fanno per contro il vanto di eventi transalpini quali i Grands Jours de Bourgogne, teatro dello scatto in questione. Pare tuttavia che il buon Morichetti, che alterna le scorribande da proditorio paparazzo con più proficue intuizioni da ideatore di eventi, si stia attrezzando per accorciare le distanze tra pinot nero e montepulciano; e abbia già ingaggiato per la prossima edizione di Fritto Misto un pool di psicoterapeuti cui potranno finalmente rivolgersi per un rapido consulto i più esauriti tra noi. Cioè un po' tutti.

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