Ci mancava solo il “vino parlante”

di Jacopo Cossater

vinoparlante

Quando acquisto un vino, che sia al supermercato, in enoteca o al ristorante, si presume che io abbia scelto quella specifica bottiglia per un motivo. Chissà, potrebbe essere la tipologia, il vitigno, la cantina o il prezzo. Dipende, è chiaro. In generale, poi, si potrebbe anche dire che io non sia un grande fan delle mille informazioni scritte in piccolo sulla retroetichetta. Nello specifico, non amo quelle che riportano la degustazione e gli abbinamenti, sono cose che mi piace scoprire da solo, dopo. Anzi, adesso che ci penso è anche piuttosto raro che io perda tempo a leggerle.

Grande stupore quindi, qualche settimana fa, nello scoprire i “vini parlanti“. Li conoscete? Si tratta di bottiglie con particolari retroetichette che, una volta aperte, racchiudono diverse pagine, piegate a soffietto, piene di informazioni sul vino appena scelto. Dal vitigno al territorio, dalla cantina alle classiche note di degustazione, dagli abbinamenti alla conservazione. Praticamente un depliant. L’impressione, subito, è stata quella di avere a che fare con una quantità di informazioni enorme, forse esagerata. Ed il pensiero, dopo, è corso veloce ad un discorso di costi. Cioè, non sembra una soluzione economica e, moltiplicata per decine di migliaia di bottiglie, potrebbe diventare un budget consistente da investire in eventi legati alla comunicazione del vino stesso. Non è un peccato spendere così tanto per una soluzione che nella maggior parte dei casi verrà cestinata o tutt’al più adocchiata di striscio? Fate la prova, mettetene in tavola una bottiglia e vedete cosa succede. Nel mio caso, tre tentativi con lo stesso deludente esito.

La sensazione è che, dopo avere scelto un vino, non sia necessario riempirsi di informazioni. Perché si dà il caso che le retroetichette parlanti siano consultabili solo a vino ormai comprato, non al momento della scelta. Quindi non possono sostituire un sommelier decentemente informato, al massimo evitano la ricerca di informazioni su Internet un minuto dopo l’acquisto. Le aziende che aderiscono al progetto non sono poche e la questione è rilevante. Faccio bene ad amare etichette minimaliste o, in fondo, qualche informazione in più può servire davvero? Voi che dite?

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

10 Commenti

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alessandro | PapilleClandestine,.it

circa 11 anni fa - Link

L'aspetto estetico di un'etichetta è, per me, importante. Sovraccaricarla di informazioni è certamente poco elegante. Ma dare informazioni al consumatore non è un fatto da disprezzare. L'idea di una retroetichetta "parlante", quindi, che non rovina l'impatto estetico ma informa può essere una buona soluzione. Quando trovo bottiglie che hanno, legato al collo, un piccolo pieghevole che racconta qualcosa di quel vino io non lo trascuro. E se uno ha paura di farsi influenzare la degustazione, basta leggerlo dopo: io faccio così anche per le introduzioni dei libri!

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RAMPAVIA

circa 11 anni fa - Link

Farei una distinzione. Mi trovo di fronte ad un grande vino o comunque ad vino dal quale mi aspetto molto; se ho notizie ed informazioni sul terroir, sul tipo di coltivazione, sulle condizioni climatiche di quella vendemmia ecc., le leggo con interesse e le trovo un utile complemento per meglio apprezzare il vino (sia leggendole prima sia leggendole dopo averlo bevuto). Se invece si tratta di vini, diciamo così, che non ambiscono al Gotha, queste informazioni rischiano di essere solo un inutile elemento del costo finale del vino. Sfogliando l'elenco delle aziende (per ora) aderenti al vino parlante, sono propenso a credere si tratti, principalmente, di una trovata commerciale per cercare di dare "importanza" alla bottiglia.

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martelun

circa 11 anni fa - Link

una bella etichetta mi colpisce l'occhio e subito l'immaginazione. mi mette allegria e dall'etichetta si potrebbe capire che lavoro c'è dietro. lo scorso anno ina una manifestazione nazionale di vini naturali, la mia compagna fu colpito da una etichetta, stupenda, un grappolo di uva rossa, ci siamo fermati, abbiamo parlato con il produttore, abbiamo degustato il suo vino, un ottimo sangiovese. l'etichetta era stata fatta dalla sua compagna di vita, oggi aspettano un figlio. mi colpisce anche la forma di una bottiglia. c'è una cantina laziale la cui bottiglia è bellissima, inusuale e al collo porta un piccolo pieghevole che dà delle informazioni complete ed interessanti. come si fa a non prenderla in mano girarla, parlarci e portarla a casa per degustarla?

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Pop

circa 11 anni fa - Link

Scelgo la maggior parte dei vini proprio in misura del fascino dell'etichetta. E dopo averli bevuti corro in rete ad informarmi. Il "Terre dei Volsci", di cui si parla sopra senza nominarlo, ha una etichetta di quelle che mi attraggono. E non si rimane delusi dall'assaggio, anzi, si scopre un vino dall'ottimo rapporto prezzo/qualità. Invece la bottiglia particolare, in questo caso dal collo storto, poteva essere per me solo un deterrente (che per fortuna non ha funzionato come tale): se il nettare rosso non è in una bordolese o una borgognona (o imitazioni) lo guardo sempre con sospetto, quasi fosse in brik...

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

io faccio un vino con questa etichetta. Conosco l'ideatore di Autoctono da moltissimi anni. Christian Fabrizio non ha fatto solo le etichette, ma da anni lavora nella promozione del vino, e da poco anche nella distribuzione. Le etichette sono molto apprezzate dal pubblico, proprio ieri sera ad una cena in Inghilterra ne ho avuta la dimostrazione. Purtroppo e' vero che c'e' un costo, che peraltro la mia azienda ha deciso di non passare sul prezzo del vino ma di assorbirlo, quindi grandi tirature e' difficile per me farle, pero' la gente normale, non gli esperti, lo trovano utile. Poi e' ovvio, dipende da cosa uno ci scrive, ma quello dipende dall'azienda.

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Jacopo Cossater

circa 11 anni fa - Link

Mi interessa molto Gianpaolo. Anche io ho sentito che è soluzione estremamente costosa. Non trovi che a parità di investimento possa essere interessante valutare altre forme di promozione? Quello che mi spaventa è che gran parte delle 'etichette parlanti' vadano perse senza essere neanche notate.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

non e' estremamente costosa, ma e' comunque costosa. Ho parlato tante volte a Cristian esortandolo a valutare strade piu' virtuali, che con nuova tecnologia superassero il costo della carta. So che lui si e' informato abbastanza approfonditamente, ma per ora non ci sono soluzioni semplici e economiche per far parlare le etichette in maniera virtuale, anche se presto immagino che con gli smartphone e il 3G si potra' fare di piu'.

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gp

circa 11 anni fa - Link

Le informazioni in più, come quelle dei “vini parlanti”, non fanno bene: fanno benissimo (e comunque nessuno è obbligato a ingurgitarle a forza, se non gli interessano). Il mondo del vino è circondato e infiltrato da un analfabetismo crescente, anche perché si dà per scontato, per il solo fatto di nascere in Italia, di nascere imparati in materia di vino. Oltre ai dati tecnici veri e propri, esistono poi i racconti intorno al vino: qualche notizia sulla zona da cui proviene corredata da una foto, per quanto piccola, informazioni sulla vendemmia, ecc. Tutto quello che può stare in 10 paginette non troppo fitte, insieme a qualche foto e alla traduzione inglese. E’ importante anche il testo bilingue italiano-inglese (per una volta, non maccheronico!): non solo per le bottiglie che vengono esportate, ma anche per quelle che vengono scelte in Italia dai turisti, dagli studenti stranieri ecc. Gente che spesso si informa meglio dei nostri concittadini, se appena può farlo, e che sembra avere più chiaro che “vino è cultura”, forse proprio perché lo vede dall’esterno. Da ultimo, non trascurerei la funzione di promemoria di queste etichette parlanti: tutti noi assistiamo alla classica scena della persona che entra in enoteca e chiede di un vino che ha bevuto di recente, ma non ha la più pallida idea di come si chiama. In questo caso, basta mettere la mano in tasca ed estrarre il piccolo pieghevole, e il gioco è fatto!

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paolo gregorat

circa 10 anni fa - Link

Noi abbiamo sviluppato due portali http://www.qrcodevini.com e http://www.cantinefvg.com che sfruttano la tecnologia dei qr code per allacciare la bottoglia di vino con la sua relativa scheda sul portale, il prodotto si sta rilevando molto interessante per le aziende vinicole, in pratica dagli smartphone/cellulari/palmari è possibile decodificare il codice a barre che identifica il link alla scheda del vino sul nostro portale. Tutto questo con sforzi economici molto ridotti e con poco impatto sulle retroetichette

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