Chi beve buona birra non guarda la pubblicità

di Marco Pion

L’estate sta finendo, si ripongono le griglie in cantina e si portano avanti gli sci e l’albero di Natale. E come sempre, anche le pubblicità birrarie si diradano e cadono come foglie secche alle porte dell’inverno. Le uniche sempreverdi sono quelle in prossimità degli eventi sportivi televisivi. Ma che messaggi ci danno queste pubblicità? E, soprattutto, ci dobbiamo credere? Vediamoli, ecco un elenco dei messaggi principali con tanto di mio giudizio.

Bere a canna | Ormai si beve solo così: from the neck, come i personaggi delle nostre serie tv preferite. Ma è davvero credibile una che va in tailleur bianco (firmato) e sandali sulla scena del crimine o uno che insegue criminali 18 ore al giorno ma ha un fisico da culturista che fa gli straordinari in palestra? E dopo aver salvato il mondo si ritrovano tutti quanti al bar a fare cin cin con una bottiglia di birra che lava via tutto, meglio del Dixan.
Responso: scomodo, e non fa neanche macho. Meglio evitare.

La birra cruda | Il copy che ha unito sostantivo e aggettivo per creare questo slogan non sapeva di aver appena contribuito alla nascita a una delle piaghe d’Egitto del mondo birrario. Ma cosa vuol dire “birra cruda”? Semplicemente che la birra non è pastorizzata. Buono? Mica tanto: le birre crude sono microfiltrate (male!) per eliminare tutte le “impurità” e renderle pressoché “sterili”. Una sorta di pastorizzazione a freddo quindi che, ovviamente, non garantisce qualità a priori ma gioca sul fatto di potersi definire “non pastorizzata”.
Responso: definizione subdola, che genera più confusione dei tori a Pamplona.

La bottiglia verde | C’è chi si vanta di averla usata per prima e ormai tutte le lager cool sono in bottiglia verde. Ma il vetro verde per una birra vera è un nemico: non ferma la luce blu che interagisce con la birra e le dona quel particolare aroma di cartone bagnato o puzzola che è segno distintivo delle birre messicane.
Responso: fashion ma falso, come una moneta da tre euro.

Vecchio = buono | “Facciamo birra da più di cent’anni”. E non avete ancora imparato a farla buona? Non è l’età che fa la bontà, e parlare di metodi tradizionali per aziende che sono multinazionali e hanno cambiato proprietà 3 volte negli ultimi 10 anni è quasi offensivo per il consumatore. Ma il richiamo della birra che beveva il nonno è forte, mettiamo i tappi di cera e passiamo oltre.
Responso: nostalgia canaglia e coda di paglia.

La birra è socializzante | C’è più gusto con una birra. Vabbè, non era birra ma è lo stesso. La tv ci mostra gruppi di amici, feste e momenti conviviali incorniciati da birre fresche e da sorrisi leggeri. Per una volta è la verità: la birra è il social network del genere umano da qualche centinaio di anni, con buona pace di Facebook.
Responso: vero, ma se anche la birra è vera è meglio…

La birra fa cuccare | Ma dai. Ci credi davvero? Reputi che se stappi un birrino coi denti la bionda mozzafiato ti degnerà di uno sguardo? Per le donne c’è il tipo della coca zero, ma forse una light e una canottiera sudata vanno bene uguale come paragone. Non farti fregare, una birra, ma buona, compiacerà la persona più vicina che hai: tu.
Responso: falso ma ci piace crederci, anche solo per avere una scusa.

La birra artigianale | Il messaggio più subdolo che esista è proprio questo: usato e abusato un po’ da tutti e che vuol dire tutto e vuol dire nulla. Va affrontato con spirito critico, perché non è importante che sia buona ma che piaccia, e che si sappia il perché.
Responso: stuzzica le celluline grigie e i sensi da ragno.

Ovviamente i messaggi subliminali e non che i media ci propinano sono molti altri ma io mi lancio in una previsione: il prossimo sarà quello della birra maturata su legno (magari di rovere). Cosa vuol dire? Diamo tempo al tempo: il legno comunica qualità, tradizione ed artigianalità servite con un galante savoir-faire mediatico. Birra, e non sai cosa bevi.

NdA: Questo pezzo è ispirato dalla lettura del libro Tasting Beer di Randy Mosher. Uno dei libri che avrei voluto scrivere, bello ed illuminante. E con una grafica accattivante, così guardando anche solo le figure si impara qualcosa.

14 Commenti

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INDASTRIA

circa 8 anni fa - Link

nemmeno la coca cola si beve a canna :D cmq: la microfiltrazione è un altro tabù italico. Tanti "micro" americani la usano e ottengono prodotti superiori alla maggior parte dei birrifici italiani. Imparare a fare una buona cotta di base dovrebbe essere la priorità. Il resto è conseguenza; la bottiglia verde è un'arma a doppio taglio, tanti ottimmi birrifici belgi la usano per la bottiglia da 75 (suscitando commenti risibili dei raters d'oltreoceano). Non ne fare una questione di principio ma non me ne vanterei nemmeno di utilizzarla. Io aggiungerei "la birra non fa ingrassare". E via con i paragoni con le soda per supportare questa stramba teoria. Ma in quale dieta o quale medico prescrive di bere fanta o coca cola? :D

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

La birra fa sudare come maiali. Il vino no.

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anonimo

circa 8 anni fa - Link

fa sudare i ciccioni come te, i ciccioni come me, che bevono a canna e ruttano come verri dopo, invece no

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

Mi spiace prendere le distanze dalla tua massa adiposa, ma io faccio 1,90 per 82 chilogrammi. Praticamente un figurino.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Ecco bravo, semina indizi, prima o poi si scoprira' chi sei.

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

Chissà se sono indizi veri. In questi giorni mi sento molto 1,70 per 90

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anonimo

circa 8 anni fa - Link

per una boccia di ben ryè potrei spifferare tutto. tenete presente che ho accesso ad archivi informatici di primordine e che potrei fare ricerche su marossi dal 1980 in poi. potrei conoscere: situazione finanziaria,sentimentale,lavorativa,sociale.

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

Politica no?

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krom

circa 8 anni fa - Link

sacrosante verità

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donatella

circa 8 anni fa - Link

Sono d'accordo sul fatto che artiginalità o birra cruda non siano di per se, sinonimi di qualità e bontà. Ci sono birre artigianali mediocri e con evidenti difetti. Ma è altrettanto vero che in Italia, oggi come oggi, c'è una vasta produzione di birre artigianali di eccelsa qualità, in produzione da più di 10 anni, che sono fantastiche!!! Provate a bere una di queste birre e non riuscirete più, dico proprio più, anche solo ad avvicinare una birra industriale, perchè scoprirete che queste ultime con la vera birra hanno proprio poco a che vedere. Certo, poi avrete vita dura perchè abituarsi alle cose buone, veramente buone ha un costo (economico, intendo)...

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Paolo

circa 8 anni fa - Link

E dopo il passo "birre artigianali" purtroppo nasce la tentazione di ragionare sul loro prezzo. Specie dopo che hai fatto una settimana in Baviera e hai trovato una birreria in ogni sperduto villaggio, e hai bevuto e goduto dei loro ottimi prodotti. Per questo, e non solo, finisce che ti metti alla prova, e con pazienza cominci a intraprendere la strada del domozimurgo. Attenzione, cautela, rilettura 4 volte delle istruzioni, oltre a maniacale cura della sanificazione del sistema. E il risultato va cosi' oltre le tue migliori aspettative, che davvero smetti di comperare la birra in offerta, e di bere quella alla spina in pizzeria: o hanno una ragionevole carta di birre (italiane ed estere), o acqua! Paolo

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anonimo

circa 8 anni fa - Link

Non ho nulla contro la birra ma com'è possibile che il Mito vince un prestigioso trofeo e qui si banalizzi il galeteo del birrofilo? Ziliani, as usual, vi ha bagnato il naso. dal duo sito lemillebolleblog leggo questo articolo : Andrea Gori vince la selezione italiana del Concours Européen des Ambassadeurs du Champagne sapevo che questo tragazzo aveva i numeri!

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Pietro Caputo

circa 8 anni fa - Link

occhio devi aver lasciato dei tappi di birra sulla tastiera

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La Linea (Mauro)

circa 8 anni fa - Link

o ma quella del vetro verde e' proprio una pirlata !!!

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