Vini di Vignaioli 2016 a Fornovo è in cima alla classifica delle mie fiere preferite

Vini di Vignaioli 2016 a Fornovo è in cima alla classifica delle mie fiere preferite

di Fiorenzo Sartore

Tornando da Fornovo mi accorgo che manca ancora una classifica all’elenco di tutte le classifiche che abbiamo compilato finora. Non trovo quella sul gradimento, o l’importanza, delle fiere del vino. Come mai ci siamo distratti su questo? Io quando compongo qualche hit parade uso una formula mobile e sfumata, nei termini. Per esempio: “in Italia tra le prime cinque rassegne sul vino, in ordine di rilevanza, c’è Vini di Vignaioli di Fornovo”.

Oppure, ancora meglio: “tra le prime tre”. Ecco, per la verità io dico che Fornovo è tra le prime tre.

Cos’ha Vini di Vignaioli in più, e meglio, di altre fiere? Un punto potrebbe essere la risalenza: è stata una fiera che molto presto ha indicato una precisa filiera (non mi riesce di definirla meglio) fatta di vigneron che hanno sensibilità per lo stile produttivo, quindi il vino naturale, e l’artigianalità della produzione. Certo assieme a Fornovo c’erano altri, c’era il network veronelliano: il movimento del vino naturale non nasce in provincia di Parma. Ma appunto Vini di Vignaioli col tempo s’è guadagnato un ruolo centrale, fino a divenire un rito quasi irrinunciabile per molti.

Perfino il dibattito del lunedì mattina (quest’anno sulle vegetazioni in vigna compatibili col vigneto naturale) mi sembrava attraente, pure con questo tema così squisitamente da addetti ai lavori – e parlo di lavori da contadino, quindi non il mio. Io che sono estraneo a quel lavoro seguivo con un notevole interesse, prima ancora che l’oggetto dell’incontro, la concentrazione con cui i vignaioli presenti nella sala interagivano col relatore, chiedevano, si informavano, cercavano di identificare ogni possibile aspetto di naturalità delle procedure, in modo da applicarle una volta tornati a casa.

Perché diavolo questi uomini, e donne, non se ne sono restati a dormire, lunedì mattina? Cosa li ha portati in una stanza a discutere di sovescio, di quali erbe lasciar crescere in vigna, e quali invece a seconda del terreno sono meno adatte? Qualcuno pensa che la scelta della conduzione naturale del vigneto sia uno schieramento di marketing. Oppure le cose stanno in un altro modo, cioè fondamentalmente è tutto vero: si fa vino naturale pensando che quel prodotto possa essere migliore. Non voglio dirvi come la penso, spero si capisca (è la numero due, dai).

Fatta questa premessa un po’ lunga potrei ora segnalarvi, com’è uso, qualche assaggio tra quelli davvero numerosi fatti in due giorni a Fornovo. Ma siccome non ero solo, nel team intravinico, è pure possibile che altri vorranno dire la loro. Quindi io proverò, su questo, a essere breve.

Il vino dimenticato/1
Carlo Tabarrini aveva queste bottiglie avvolte dalla polvere, anzi direi una specie di sottile strato di terra, tipo certi Vintage Port, se avete presente. Che roba è? Il suo primo rosso mai prodotto, del 2009, rimasto nascosto in un’altra cantina ed ora riesumato per gli amici. È un sangiovese intenso, complesso, con un finale morbido e un retro di cioccolato. Assaggio unico nel suo genere, beato chi lo ritrova – ma utile a capire il Rosso 2015 (quello contemporaneo, insomma) che è bizzoso quindi promette bene. Assieme a questo consiglio smodatamente il suo Trebbiano 2015, che gioca una partita perfetta tra consistenza e finezza.

tabarini

Fruit bomb ma sia detto senza offesa
Il Negramaro 2014 di Francesco Marra, va be’, come faccio a farmi perdonare? Mi piace per quella frutta gloriosa che ha. Però ci sarebbe da dire, anche, che i vini declinati in questa maniera, a Fornovo, non mollano mai la presa quanto a personalità. Non sono seduti, non si limitano a compiacere con la frutta, sono in grado di andare oltre, sono giocosi ma non banali – questo era uno di quelli, per me. In enoteca sta sui 22 euri. Peraltro comprato per casa il loro extravergine, meraviglioso.

E sempre a proposito di frutta
Non c’è gloria a parlare di Stefano Amerighi, siccome questo gentiluomo è ultranoto nello scenario di chi beve cose che generano felicità. Tuttavia solo nell’ipotesi che a qualcuno sia sfuggito, il Syrah 2013 era una bellezza di spezie e confetture accennate di frutta nera, scattante, ma col fisico bello tonico. In enoteca sta sui 23 euro.
(Alert: questo m’è piaciuto così tanto che l’ho comprato per la mia bottega, quindi conflitto di interesse detected).

Il vino dimenticato/2
Il signor Cerruti sa come farsi voler bene. Estrae furtivo una mezza del suo Sol, moscato passito, ma sopra c’è quell’adesivo con scritto 10. Dieci che? Euro? No ovviamente – è una barrique di Sol “dimenticata” per dieci anni, e poi ritrovata. Il contenuto s’era volatilizzato, ormai, per più della metà ma quel che restava (sorpresa, sorpresa) si rivela un assaggio epico tra frutta candita, miele di ogni varietà, e freschezza che ancora lascia senza parole. Rispetto al Sol “normale” costerà più dei consueti 28 euro (circa) la mezza, ma ce n’è pochissimo, e probabilmente si venderà solo in azienda. Siete avvisati.
(Ezio Cerruti non ha un sito quindi ecco i dati in old economy: Strada Comunale Balbi, 8 – 12053 Castiglione Tinella Cuneo. Telefono 0141 855240).

cerruti

Consigli dalla regia
In mancanza di fantasia arrivano i social network in soccorso. Via Facebook ricevo questa segnalazione di Alessio Pietrobattista, assaggiatore cult in forza a una certa guida, I Vini d’Italia 2017 de l’Espresso, di cui avrete sentito parlare. Alessio dice “Zibbo davvero interessante” e io prontamente cerco, e trovo. Consiglio doppiamente gradito visto il voluminoso cannonau prodotto da Cantina Canneddu, che si inserisce velocissimo nella mia lista “da comprare”. Che da queste parti, alla fine, resta un parametro non secondario.

zibbo

In questo articolo de La Nuova Sardegna un approfondimento sull’azienda di Mamoiada.

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

5 Commenti

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Dan

circa 2 anni fa - Link

Essenziale e chiaro. Bello (e buono...).

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Maura Firmani

circa 2 anni fa - Link

Ho acquistato solo due bottiglie a Fornovo: una di queste è il Negramaro di Francesco Marra, l'unico a me sconosicuto fra i vini secchi summenzionati...Questo per dire: concordo! :))

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Sergio

circa 2 anni fa - Link

però, quete storie di vini dimenticati... nons olo bottiglie, anche botti! curioso per dei piccoli produttori

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davide

circa 2 anni fa - Link

sulle bollicine cosa c'era di interessante e valido?

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Fiorenzo Sartore

circa 2 anni fa - Link

Tippi 2015 di Macchiarola: rosè frizzante da uva primitivo, non filtrato. Il mio vino da merenda durante i due giorni. Una specie di evocazione alcolica dell'arancia sanguinella anche nel colore.

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