Una specie di trailer | La biodinamica funziona? A dicembre su Millevigne

Una specie di trailer | La biodinamica funziona? A dicembre su Millevigne

di Maurizio Gily

Nel prossimo numero di dicembre (4/2017) Millevigne pubblicherà, prima in Italia, la sintesi di una sperimentazione denominata INBIODYN, svolta in Germania presso la prestigiosa università di Geisenheim, diretta dal Prof. Hans Schultz . Il lavoro è del Prof. Kaurer e collaboratori. Vi si confrontano, in un apposito campo sperimentale e con rigoroso metodo scientifico, tre modelli di viticoltura: integrata, biologica e biodinamica.
La sperimentazione vanta già dieci anni di attuazione. Con la cautela che gli stessi autori dello studio raccomandano, alcuni dati che emergono parrebbero smentire la teoria per cui la biodinamica sarebbe soltanto “fuffa”. Un documento quindi che non mancherà di far discutere. 

A proposito di INBIODYN, sull’uso dei preparati dinamizzati il mio scetticismo, piuttosto caparbio, è costretto a cedere al dubbio, sulla base di quello che è stato riscontrato in una prova pressoché impeccabile sul piano del metodo: che non è quello della “palata di terra coi lombrichi mostrata al fotografo” ma di un campo sperimentale con parcelle, ripetizioni, analisi statistica accurata dei dati.

Dobbiamo però riconoscere che esiste un punto in cui la biodinamica e le acquisizioni scientifiche più recenti trovano in qualche modo un terreno comune, ed è quello della biostimolazione. Nella dottrina agronomica classica il ruolo della sostanza organica e dei composti umici nel suolo è principalmente duplice: fornire elementi nutritivi alla pianta in modo lento e progressivo grazie alla liberazione degli ioni minerali, legata all’attività metabolica dei microrganismi, e migliorare la struttura del suolo attraverso la formazione di piccoli aggregati grazie ai colloidi umici: ma sempre più importante appare oggi una terza attività, quella di condizionare lo sviluppo delle piante e la loro resistenza agli stress biotici e abiotici, attraverso meccanismi non del tutto chiari, legati alla produzione di fitormoni e composti ed enzimi di varia natura, nonché al condizionamento del “microbiota endofita” cioè la comunità di microrganismi che vive all’interno della pianta e a quelli della rizosfera, cioè l’area esplorata dalle radici. Le “forze sottili” di Steiner hanno a che fare con questi meccanismi? È quello che si ipotizza.

2 Commenti

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Maicol Rinaldini

circa 6 mesi fa - Link

Provare per credere!!!

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Pietro

circa 5 mesi fa - Link

Qualcuno abbonato alla rivista che sia così gentile da condividere l'articolo di cui si parla qui??

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