Terrazzi Alti, Alfio Mozzi, Boffalora: gli artigiani del vino fanno squadra in Valtellina

Terrazzi Alti, Alfio Mozzi, Boffalora: gli artigiani del vino fanno squadra in Valtellina

di Graziano Nani

Sassella, interno giorno. Un vignaiolo mostra a un altro come funziona una di quelle torce elettriche con la fascia elastica da piazzare in testa. “Vedi, se premi una volta la luce è leggera, se premi due volte è intensa, e se premi la terza lampeggia, così le puoi spaventare”. Con una risata interrompe di botto la spiegazione. Lui è Alfio, sta mostrando a Siro come usare la luce per la caccia alle nottue. Questi animaletti infami, in primavera, danneggiano le gemme sui tralci, e per combatterli bisogna muoversi la notte, mi spiega Giuseppe.

C’è fermento tra gli artigiani del vino in Valtellina e loro sono tre dei produttori dietro questa nuova ondata. Alfio Mozzi, con l’azienda agricola che porta il suo nome, Siro Buzzetti di Terrazzi Alti e Giuseppe Guglielmo di Boffalora. È divertente osservare come da un lato la forza di questi tre personaggi stia nella loro capacità di stare insieme e condividere, e dall’altro in quella di avere un rapporto speciale con la solitudine.

sassi

Siro mi racconta il suo piacere di stare solo mentre mi guida fra i terrazzi che, come un mosaico, compongono l’ettaro di terra da cui nasce la sua unica, strepitosa etichetta, Terrazzi Alti. “Qui tra le vigne passo un sacco di tempo da solo, la mente viaggia, mi vengono sempre nuove idee”, racconta. È davvero impossibile spiegare a parole quanto siano scoscesi questi terrazzamenti, così tanto che sulle scalette mi devo aggrappare ai ciuffi d’erba che sbucano tra le pietre per salire. E io ci sono nato, in salita. Vedo un pezzo di vigneto e mi si apre il cuore perché più che un terrazzamento è un terrazzino, grande quanto quello di una casa, pietra su pietra, muretti e gradini scolpiti chissà quando nei secoli per un balconcino che accoglie sì e no una decina di piante, commovente.

Alfio la sua solitudine la vive di corsa. Lui è un campione di skyrunning, una disciplina che ti stanchi solo a parlarne. Tecnicamente si tratta di corsa in montagna su sentieri, rocce e neve, con quote che possono superare i 3.000 metri. Per lui arrampicarsi sui suoi terrazzamenti, che occupano circa tre ettari della Sassella, è poco più che una passeggiata. È lì nascono le sue splendide etichette: Grisone, Grisone Riserva e Sforzato.

Anche Giuseppe quando non fa vino spesso se ne sta per i fatti suoi, ma non è mai solo fino in fondo perché ci sono sempre le sue api con lui. Ha iniziato proprio come apicoltore e ancora oggi, che è passato alla viticoltura, conserva diverse arnie proprio sopra i vigneti. Anche perché le api non danneggiano l’uva ma al contrario, quando vespe e calabroni fanno danni, asciugano l’acino evitando problemi di marciume. Oggi, alle porte della Sassella, coltiva circa tre ettari, da cui ricava i tre vini che difficilmente si possono dimenticare una volta assaggiati. Pietrisco è il Valtellina Superiore DOCG, Umo è il Rosso di Valtellina e Runco di Onego è lo Sforzato.

terrazze

Immaginate di guardare dall’alto questi terreni sminuzzati in mille tasselli, riscaldati da quel calore buono di un pomeriggio di primavera, con tre uomini come puntini in tre angoli diversi che scendono a valle saltellando sulle scalette di pietra e salutando la solitudine per confluire in un unico punto verso il fondo valle. Si incontrano, si accolgono con un cenno, parlano delle ultime difficoltà e si scambiano pareri su come affrontarle insieme in questo spazio di collaborazione totale. È il loro laboratorio collettivo, la cantina dove condividono attrezzature, tentativi, successi. Botti a parte, naturalmente, ciascuno ha le proprie, quelle di Alfio si trovano nella sua cantina poco distante.

“Questa è la nostra Ferrari”, mi dice orgoglioso Siro mostrandomi la pompa peristaltica che hanno acquistato insieme. “È una macchina davvero all’avanguardia, e nessuno di noi da solo se la sarebbe potuta permettere”. Alfio in segno di conferma alza un sopracciglio sopra lo sguardo profondo e silenzioso che ritrovo spesso tra i miei paesani. Giuseppe apre un sorriso che in un secondo racconta tutta la soddisfazione dell’aver lasciato un lavoro che amava, quello del carrozziere, per abbracciarne uno nuovo che ama ancora di più. Il giro continua tra le botti, i tini d’acciaio i racconti e i mille dettagli, e più loro parlano e più capisco perché i vini che fanno sono così buoni e perché il tutto vale sempre più della somma delle parti.

panorama

Li saluto con la certezza che il loro legame li porterà in alto. Siro mi riaccompagna in auto, in tasca ha la torcia elettrica di Alfio e niente lo può fermare. Gli chiedo se qualcuno dei figli gli farà compagnia, quella notte, tra i terrazzamenti difficili da percorrere persino in pieno giorno. “Due sono via, li vedo solo ogni tanto”, mi racconta pacifico, “e il terzo ha molto di meglio da fare il sabato sera”, aggiunge con una risata. Non sembra preoccupato, al contrario pare quasi pregustarsi la nottata in solitudine che passerà lassù. Tra scalette e terrazze impossibili, una lucina che vaga nel buio lungo sentieri che conosce a memoria.

Ecco i tre loro vini che in assoluto, nelle mie varie scorribande in Valtellina, mi sono più rimasti nel cuore.

TERRAZZI ALTI 2011
Sontuoso, elegante. Un capolavoro di raffinatezza e tipicità dove la viola e i piccoli frutti rossi aprono la strada a terziari vari tra cui spezie, cuoio e tocchi eterei, con tutta la beva che hanno i vini di casa mia e che qui viene fuori all’ennesima potenza.

GRISONE 2012, ALFIO MOZZI
Enigmatico, originale. Nell’arco di un pranzo succede di tutto nel bicchiere, si parte da un frutto succoso per arrivare al pepe, poi all’anice e dopo ancora a sentori carnosi che ricordano la bresaola.

PIETRISCO 2013, BOFFALORA
Complesso, intrigante. Un’esperienza multilivello dove ogni sentore, una volta raggiunto, come nei livelli di Supermario sblocca quello successivo. Si parte dal ribes, che porta al melograno, che porta alla polvere di caffè, che porta alla liquirizia, che porta quasi a un Boero.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

7 Commenti

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amadio ruggeri

circa 3 mesi fa - Link

Il problema, caro Graziano, è poi trovarli questi vini...non credo che arrivino a Roma, o forse sì? Proprio ieri sera ho stappato un Olè di Dirupi, e non mi dispiacerebbe assaggiare i vini di questi bei tre signori...

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graziano

circa 3 mesi fa - Link

ciao Amadio, puoi provare qua, dovresti riuscire a trovarne almeno alcuni: www.enolora.it

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Piero

circa 3 mesi fa - Link

Se possibile mi permetto di segnalare anche: http://www.cantineinnocenti.net/it/index.php http://shop.enotecadallavalle.it/it/ http://www.agricolturavaltellina.com/it/index.php

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nello

circa 3 mesi fa - Link

ma è affidabile quell'enoteca online?? mmmm ha dei prezzi strani

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Piero

circa 3 mesi fa - Link

Complimenti per il bell'articolo, tre vini assolutamente deliziosi, casualmente i miei tre preferiti di Valtellina nella loro fascia di prezzo, scoperti piuttosto di recente dopo aver per anni avuto come riferimento, anche a causa di una più facile reperibilità, i rossi di Arpepe. Comunque non sono vini introvabili, non ho provato in cantina ma basta cercare un pò sul web tra le enoteche della Valtellina e si trovano facilmente

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graziano

circa 3 mesi fa - Link

grazie Piero!

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gp

circa 3 mesi fa - Link

L'articolo è abbastanza chiaro, ma l'elenco finale dei tre vini potrebbe far pensare che si tratti di IGT, dato che omette le usuali specificazioni: sono invece tutti e tre DOCG (Valtellina Superiore) e i primi due hanno anche l'indicazione di sottozona (Sassella).

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