Pensavo fosse amore e invece era un malessere

Pensavo fosse amore e invece era un malessere

di Sara Boriosi

Mi annoio.

Do un’occhiata a Facebook, e tra lo status della signora agée che si fa il pediluvio con champagne esclusivi e quello dell’hipster di ritorno che mette in mostra foto di bocce altisonanti dichiarando con falsa modestia che qualcosa dovrà pur bere, vengo folgorata sulla via di Damasco dal post di un’amica: la foto di un Nobile di Montepulciano stappato e nella didascalia la considerazione che alcuni vini sono come gli ex; a cosa si pensava quando sono stati scelti da noi?

Porca vacca, ha ragione!

La maggior parte delle bottiglie che ho in casa non mi rappresentano più, acquistate sulla scia di qualche entusiasmo alcolico che spesso corrispondeva al friccicore provato per l’occasionale compagno di bevute. Immediatamente ho sentito l’urgenza di rivolgere la domanda ad alcuni amici che come me hanno avuto una vita sentimentale, come dire, esuberante.

Il ristoratore istrione e belloccio, quello che negli anni ha collezionato centinaia di tappi, vuoti a perdere e sequele di reggiseni regalati da amanti generose, mi ha rassicurata sul fatto che la sua educazione al vino nasce nel peggiore dei modi ovvero dentro la paludosa provincia sperduta, dove spesso l’unico ristorante disponibile funge anche da bar/circolo ARCI e bocciofila. Serate intere passate a sfinirsi di bianchetto amabile o rosso zuccheroso provenienti dalla cantina sociale. Sapori facili e immediatamente assimilabili soprattutto da chi non è avvezzo a bere: un po’ come le bellone del paese, dalla procacità incontenibile; il sogno erotico di ogni ragazzo che deve fare pratica nella complicata arte del corteggiamento a scopo copulativo. Buono questo bianchetto, come va giù! Senti, ma stasera me la dai? Poi il mio amico ristoratore istrione e belloccio, crescendo, è diventato un po’ pirata e un po’ signore, ma soprattutto è un severo sostenitore dei vini naturali e mai si sognerebbe di tenere nel suo locale una bottiglia di bianco amabile.

Non del tutto soddisfatta dell’indagine, ho posto la domanda all’amico importatore dal passato maudit; il genere di uomo che in degustazione è capace di parlare con commozione e lirismo dei varietali declamando il valore del terroir intervallando ruspanti esclamazioni di viva ammirazione per il vicino di tavolo, attempato e sovrappeso, in compagnia della solita bionda caramellata. Questo eroe dei tempi moderni è riuscito a sorprendermi elencando vini bevuti in gioventù che io, alla sua età, nemmeno sapevo esistessero. Vini pieni di tecnica, perfetti come certe compagne di studio guardate di sottecchi, poi passate di livello come fidanzate di rappresentanza (cioè approvate dalla mamma). Ha liquidato la questione sentenziando che il carbone è dappertutto mentre i diamanti si trovano in pochi, pochissimi posti al mondo. E così ho capito che le bottiglie che si concede adesso sono fuori budget per me, e a questo punto spero che la sua compagna abbia poche pretese o questo mio amico dovrà lavorare di brutto per permettersi di sbicchierare diamanti.

L’amica che temo, severa docente AIS dal naso infallibile e dotata di un rigore marziale, in un momento di debolezza mi ha confessato che da ragazza impazziva per un vino bianco tutto muscoli e forza, e che riusciva a berlo pure senza l’accompagnamento di un piatto a sostegno di tanto vigore, ma erano gli ultimi colpi di coda del grunge e certi vini piacevano un po’ così, ciabattoni con i capelli lunghi e la camicia di flanella; una roba che fa arrossire al solo pensiero.

Analisi convincente, ma incompleta. Ora tocca a me, come mai in cantina ho bottiglie che non mi so spiegare?

Inutile girarci intorno, il motivo è  solo uno, e sono sicura che vale per tutti: si vede che quando le ho prese ero felice.

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Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

9 Commenti

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Barbara

circa 3 mesi fa - Link

No, ma se devi fare spazio dimmelo, mando mio fratello con il furgone a ripulirti tutto, tanto poi so io cosa farne (e domani vado a far danno al Wine Professional e so dirti meglio)

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sara

circa 3 mesi fa - Link

Se sse, digli lo aspetto.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

... interessante spunto di riflessione, perché aiuta a guardarsi allo specchio con spirito critico, senza, necessariamente , abiurare un passato apparentemente di imbarazzo . L'anagrafica predispone a questo processo ( deprime , a seconda del numerino riportato sulla carta d'identità relativo alla data di nascita) . Sta di fatto che certe bottiglie occultate nei meandri delle cantinette personali, oggi raramente vengono riportati alla luce, quasi fossero figli illegittimi e frutto di poco amore ma di fuggevole passione. Le serate con gli amici di bevute "vintage" si trasformano , con ondivaga sequenza, in attimi di divertimento, nostalgia, imbarazzo, in alcuni casi vergogna (leggera , via...) . In realtà sono come album di vecchie fotografie , quando l'attenzione non è calamitata dalla muscolatura più tonica o dalla pelle più levigata , dai seni più turgidi o dalla cellulite meno invadente ... quanto da un abbigliamento o "mise" oggi quasi ridicoli perché lontani dall'orientamento stilistico corrente ( o della naturale evoluzione dell'estetica del gusto) , anche se accondiscendente per filtro nostalgico ed evocativo di energia positiva di momenti passati ...

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sara

circa 3 mesi fa - Link

L'album delle foto dove veniamo ritratti con il mullet e le spalline, per dire.

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Nelle Nuvole

circa 3 mesi fa - Link

La domanda è: Come mai non le hai bevute quando eri felice in quel modo lì? Ora sei felice in un altro modo e bevi di conseguenza. Le bottiglie di un tempo che fu, che ora non ci piacciono più, vanno regalate col sistema del riciclo come certi imbarazzanti regali natalizi. Bentornata Sara!

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Mattia Grazioli

circa 3 mesi fa - Link

io trovo che l'approccio al vino tenda molto a variare col tempo, ma poi c'è una cosa molto figa, che si chiama curiosità e ci porta a valutare con occhi nuovi cose che pensavamo date come certezza; l'importante è la voglia di cercare di stupirsi.

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Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Ti è mai capitato con qualcosa che hai scritto qui o altrove?

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Sara

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Denis, Mi capita di continuo. Appena pubblicato, nascondo gli occhi con le mani perché ODDIODDIO che ho fatto, è illeggibile, gli errori, gli orrori, la peste e l'ebola.

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Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Mi consoli! :)

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