Nebbiolo Prima 2016 | Barolo 2012: i nostri migliori assaggi di un’annata complicata

Nebbiolo Prima 2016 | Barolo 2012: i nostri migliori assaggi di un’annata complicata

di Francesco Oddenino

Dopo gli assaggi dei Barbaresco e Roero 2012, anche per i Barolo 2012 l’annata si conferma complicata, con (alcuni) alti e (tanti) bassi. L’andamento climatico irregolare ha dato origine a vini particolari: le etichette migliori hanno una buona concentrazione, frutto vivo, buona acidità corredata da note vegetali; i vini peggiori hanno tanta maturazione al naso, qualche nota alcolica, diluizione in bocca e tannini verdi (in contraddizione con il naso).

Probabilmente non sarà un’annata da vini memorabili ma qualcosa di buono c’è e di seguito cito i vini che mi hanno colpito di più, assaggiati tutti rigorosamente alla cieca e con alcuni riassaggi, senza maquillage da post-produzione.

Barolo Parafada 2012, Palladino: azienda in crescita esponenziale, sono già tre o quattro anni che risulta sempre tra le migliori di Serralunga d’Alba, anche in rapporto a prezzi più che ottimi vista la qualità. Il Parafada 2012 profuma di fiori, bagnasciuga e fruttini piccoli. In bocca è caldo, di buona presenza tattile, seppur non concentratissimo. Manca magari l’allungo finale che sarebbe lecito attendersi in una grande annata, ma rimane un classico Barolo di Serralunga. Anche l’Ornato 2012 è ottimo come il Parafada, giocato su toni più fumè e fruttati.

Barolo Ravera 2012, Reva: nuova azienda con sede a Novello (prima annata prodotta la 2010). Naso discreto, non esplosivo ma cesellato su note classiche di fiori e spezie nobili. Qualche scodata alcolica in bocca, ma tannino presente e molta acidità. Scorre bene e allunga pieno di sapore. Azienda da seguire, alla presentazione del lunedì mi era piaciuto molto il Barolo 2010. Vedremo in futuro.

Barolo 2012, Bartolo Mascarello: amo i Barolo di Maria Teresa ma quest’anno il vino assaggiato a Nebbiolo Prima non è al livello delle uscite precedenti. Il naso non è pulitissimo, un po’ di acetica lo sporca ulteriormente. La bocca invece è al solito molto succosa, saporita, con un tannino presente e dolce, equilibratissimo. Dovessi basarmi sulla bocca starebbe tra i migliori, ma il naso in questa fase non va. Un secondo assaggio da diversa bottiglia me lo ha confermato, aspetterò dopo l’estate per rivederlo.

Barolo Mantoetto 2012, Umberto Fracassi: unica vigna di Cherasco, piuttosto complicato da trovare, non viene mai citato perché poco assaggiato e poco presente in commercio. Non ha la potenza delle grandi vigne ma risulta essere un nebbiolo ben fatto, con naso con note idrocarburiche abbastanza tipiche della vigna, fiori secchi, un minimo di alcool e qualche scodata speziata. Bocca dritta, definita, acida e di lunghezza coerente.

Barolo Sant’Anna 2012, Tenuta l’Illuminata: impostazione meno classica basata su note vegetali, di erboristeria, fiori secchi e qualche accenno tropicale buono. Ma anche geranio, spezie dolci, frutta macerata, liquirizia. In bocca è caldo, dotato di una buona sfericità, un’acidità pulente ed un tannino perfettamente estratto. Non lunghissimo e alla fine risulta più tendente al moderno ma rimane veramente ben fatto e già a puntino ora.

Barolo Dardi le Rose 2012, Poderi Colla: il vino che vorresti avere sempre in una giornata invernale a tavola con gli amici, magari in una bella trattoria tipica di Langa: al naso è caldo, dolce, profumato di fiori secchi, cenere, liquirizia, camino, scorze di arancia. Ultra classico. Bocca non troppo tannica, lunga ma non invadente, con una acidità giusta che ne garantisce la beva. Vino invernale appunto, selvatico e affascinante come solo i grandi Barolo classici sanno essere. “Wine of the vintage” direbbero gli americani.

Barolo 2012, Josetta Saffirio: anche qui un Barolo classico ma fatto con maggior precisione tecnica di cantina. Il naso è classico ma ancora in divenire, frutta macerata, salino, financo alcolico. La bocca è tannica, piena di frutta, lunga e acida. Completo in bocca e grintoso, manca ancora di quell’ampiezza al naso che secondo me arriverà con un po’ di bottiglia.

Barolo San Giovanni 2012, Gianfranco Alessandria: naso dolce, con fiori bianchi, gelsomino, caprifoglio, geranio, accenni vegetali, molto pulito con frutta chiara e note di lavanda. Preciso ed ampio. Bocca tannica, non lunghissima ma completa e in equilibrio. Tecnicamente perfetto, pulito, chiaro, goloso, ampio. Un paradigma del grande Barolo fatto con impostazione moderna.

Barolo Gramolere 2012, Fratelli Alessandria: ascetico come il produttore, speziato, dritto, pieno di note fresche vegetali, di lavanda, minerale, argilloso, di radici amare e di spezie piccanti. Bocca con un tannino perfetto, copioso ma dolce, non spinge tantissimo in chiusura ma rimane goloso. Migliore degli altri suoi “fratelli” di Verduno, amo questa vigna di Monforte.

Barolo Bricco delle Viole 2012, Vajra: naso pulito, fresco, chiaro e pieno di lampone, ribes rosso, un accenno di zucchero a velo, note vegetali fresche. Bocca meno femminile, piena, ancora dura ed in divenire ma piena di energia, lunga e larga. Uno dei vini più prospettici, difficile battezzarlo come figlio di un’annata difficile.

Barolo Brunate 2012, Rinaldi: come per la cugina Mascarello anche qui un naso non preciso, un minimo di brett, acetica, frutta matura forse troppo dolce. Riduzioni varie e mancanza di definizione. Bocca stratosferica in intensità e persistenza, minerale, molto tannica, molto acida, piena e lunghissima. Che dire? Capita spesso con i vini di Marta e di Carlotta. Loro sono così, possono piacere o non piacere ma non sono mai banali e hanno sempre una personalità debordante.

Barolo Cannubi 2012, Burlotto: qui il naso è l’emblema di pulizia e definizione. Cesellato, chiaro, minerale calcareo, idrocarburo, vegetale, pepe bianco, note “verdunesche”. Tannino perfetto, né troppo, né troppo poco, acido lungo, non carico d’alcool come spesso sono diventati i Cannubi attualmente. Fabio Alessandria è da anni uno dei migliori vinificatori di Langa, e anche nel 2012 non ha sbagliato.

Barolo Costa di Rose 2012, Bric Cenciurio: i fratelli Pittatore sono cari amici, e quindi mi trovo in difficoltà a segnalarlo tra i migliori assaggi, ma in quest’annata sono riusciti a fare un grande Barolo classico, con meno barocchismi di qualche annata passata: il naso è floreale, sa di rosa, idrocarburo, intenso di pepe bianco, geranio, origano. Più minerale che fruttato al naso. Bocca tannica e acida, abbastanza lunga, chiude con un ritorno di floreale.

Ci sta che in Langa ogni tanto capiti un’annata al di sotto dello standard qualitativo a cui siamo abituati: negli ultimi vent’anni, i millesimi da dimenticare sono veramente pochi e le annate qualitativamente inferiori sono comunque una piccola parte.

Diciamocelo con chiarezza e serenità: il 2012 è un’annata inferiore agli standard e rimane “pizzicata” tra due buone/ottime annate: 2011 e 2013. Questo non significa che non ci siano vini di livello, però a differenza delle annate vicine bisogna assaggiare prima di acquistare, visto che da produttore a produttore c’è molta variabilità.

Detto questo, spero solo di non trovarmi tra due anni con la serie completa di Barolo Riserva 2012, visto che da “riservare”, in questa annata, non ci sarà moltissimo.

[Foto: Anders Levander]

18 Commenti

avatar

Sergio

circa 3 anni fa - Link

Scusa Francesco, in base alla tua esperienza il naso così sgradevole in vini come M;ascarello e Rinaldi è destinato a scomparire? grazie

Rispondi
avatar

cernilli

circa 3 anni fa - Link

C'è una bella differenza fra i "nasi" dei Barolo di Maria Teresa Mascarello e dei due di Beppe Rinaldi nel 2012. Nel primo le note più che acetiche mi sembrano alcoliche, un po' penetranti, e secondo me possono essere facilmente integrate nel profilo olfattivo in un paio d'anni, come è logico che sia. In entrambi i 2012 di Rinaldi la rusticità e le note volatili sono più evidenti e ne compromettono in parte il valore organolettico. Bocca fantastica e grintosa, poi, ma è un peccato che non venga curata di più l'integrità olfattiva. Sarebbe facile e non ne capisco il motivo.

Rispondi
avatar

Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

Ringrazio Daniele Cernilli per aver condiviso la sua prospettiva. Concordo anche io sul fatto che il vino di Maria Teresa (Bartolo) abbia decisamente più possibilità di recuperare con un po' di bottiglia la mancanza di precisione che abbiamo sentito al naso (alcool, molto probabile, ma un po' di acetica nel mio bicchiere l'ho trovata). I vini dei Rinaldi oramai sono così, mi sa che ce ne dobbiamo fare una ragione: un mesetto fa a cena con Marta e Carlotta ne discutevamo, loro ne sono consapevoli e il vino gli piace così. il Nebbiolo 2012, pur non essendo un vino memorabile uscito dalla loro cantina, aveva comunque molta piu' definizione e pulizia quando era uscito un paio di anni fa. Vedremo con i 13...

Rispondi
avatar

cernilli

circa 3 anni fa - Link

A me era piaciuta molto la versione di Barolo Brunate del 2011 di Rinaldi, e tutto sommato anche il Tre Tine. Mi erano sembrati più integri del solito. Rispetto il loro punto di vista, ma mi chiedo perché non fare più attenzione nella fase di macerazione. Sarebbe un gioco da ragazzi evitare limiti olfattivi, e non inficierebbe affatto le loro convinzioni sulla "naturalità" dei vini. Beppe Rinaldi è molto amico di Josko Gravner, che fa vini lungamente macerati ma non volatili. Non sarebbe male che ne parlasse con lui di questi aspetti, secondo me. Mi fa comunque piacere essere sostanzialmente d'accordo con la sua precisazione.

Rispondi
avatar

Montosoli

circa 3 anni fa - Link

Finalmente qualcuno parla chiaro sui vini di Rinaldi..... Grazie

Rispondi
avatar

Ruben

circa 3 anni fa - Link

Qualche nota sul Rocche dell'Annunziata di Aurelio Settimo e sul Ginestra 2012 di Diego Conterno?

Rispondi
avatar

Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

i 2012 mi sono piaciuti meno che in altre annate, caldi al naso, un pelo diluiti e con tannino ancora duro. Anche qui bisogna vedere dove andranno dopo l'estate, potrebbe valere la pena riassaggiarli, anche se, da consumatore, mi sentirei piu' tranquillo a dirottare l'acquisto sui 2011

Rispondi
avatar

cernili

circa 3 anni fa - Link

Peraltro, caro Oddenino, concordo anche alla virgola con la sua lettura dei vini di Palladino, la vera cantina emergente nel panorama di Serralunga

Rispondi
avatar

Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

Consideri Cernilli che ho un assaggio di Barolo Riserva Vigneto San Bernardo 1971 di Palladino che risulto' abbondantemente tra i migliori vini di un orizzontale tenuta un paio di anni fa qui in Langa con tutti i migliori 71 (Monfortino, Monprivato, Granbussia compresi). Poi forse meno precisione e piu' tecnica negli anni 90/00 In cantina da loro si sente un'aria piu' giovane negli ultimi tempi, e nei vini si percepisce, anche se forse si sono ""ritradizionalizzati""

Rispondi
avatar

cernili

circa 3 anni fa - Link

Avrei dovuto definirla, ri-emergente, infatti, inoltre sul discorso del binomio moderno-tradizionale talvolta le differenze stanno in pochi giorni di macerazione in più o in meno e nell'uso di tonneau da 5 hl o di botti da 10 hl. Sempre più difficile distinguere, tranne casi eclatanti, come Altare da una parte e Roagna o Roberto Conterno dall'altra. Ma in quel caso siamo di fronte a capiscuola.

Rispondi
avatar

Johan1974

circa 3 anni fa - Link

Sempre molto piacevole seguire questi scambi di opinioni tra persone competenti... Qualche nota su Fenocchio?

Rispondi
avatar

Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

PIaciuti molto anche loro, nel quadro di un'annata difficile. Soprattutto il Villero.

Rispondi
avatar

Rossano

circa 3 anni fa - Link

Curiosità sul vino di Josetta Saffirio, che io non assaggio da molto: viene definito classico, devo intendere che non vede più legno piccolo?

Rispondi
avatar

Francesco Oddenino

circa 3 anni fa - Link

Rossano intendo classico nel senso di impostazione olfattiva e gustativa. Non so se il 2012 abbia fatto legno piccolo vecchio o legno grande, ma il legno non era una componente presente nel vino

Rispondi
avatar

Rossano

circa 3 anni fa - Link

Quindi saresti propenso ad escludere il passaggio in legno di primo o secondo passaggio. Parliamo del Barolo base immagino, visto che non c'è indicazione di cru o riserva, se lo incrocio gli do un'annusata.

Rispondi
avatar

Sam

circa 3 anni fa - Link

Ho visitato la cantina la scorsa estate, a ricordi mi sembra che in barrique passasse solo il riserva

Rispondi
avatar

Vinogodi

circa 3 anni fa - Link

... forse perché non ancora imbottigliati , ma l'assaggio di Cerretta e Francia 2012 mi ha dato una piccola scossa emotiva . PS: Palladino è formidabile, lodiamolo "il giusto" perché esploderà a breve e , come al solito, ci sarà la corsa al rialzo inesorabile ... PPS: I Barolo di Rinaldi 2012 mi hanno convinto pochissimo , pensavo fosse dovuto ad uno stadio di assestamento e una fase troppo preliminare rispetto alla lunga vita a cui sono destinati , ma mi state dando solo conferme e il dubbio aumenta...

Rispondi
avatar

Marco Vercesi

circa 3 anni fa - Link

Il Barolo Brunate di Giuseppe Rinaldi resta sempre una "garanzia". Anche nelle annate meno favorevoli non smette di stupirmi per personalità, sfaccettature, bevibilità.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.