L’Amarone ha cinquant’anni. Verticale storica 1958-2008 da Bertani

L’Amarone ha cinquant’anni. Verticale storica 1958-2008 da Bertani

di Andrea Gori

Alcuni vini sembra che siano sempre esistiti. Invece la loro persistenza nel tempo è più limitata, a volte solo pochi decenni. Decenni (cinque) in cui l’Amarone della Valpolicella ha scalato ogni classifica mondiale, della critica e del pubblico, arrivando in maniera sorprendente ad un blasone di livello vicino a Barolo e Brunello (per tacere dei numeri “monstre” di 12 milioni di bottiglie di Amarone e 32 di Ripasso vendute ogni anno). Protagonista defilato ma fondamentale di questo primo cinquantennio di vita è stato certamente l’Amarone di Bertani, l’azienda che per prima teorizzò un “Reciotto” secco, da far uscire con questo nome, rivelatosi una geniale mossa di marketing per tutta la Valpolicella.

Emilio Pedron, nel presentare la verticale storica con alcune delle annate più rappresentative di questa etichetta, sottolinea quanto in questo processo sia stata custode la famiglia Bertani (poi Bertani Domains, in seguito alla fusione-acquisizione da parte di Tenimenti Angelini), non avendo avuto nessuna capacità particolare se non quella di mantenere quanto trovato in cantina e in vigna. Il criterio di realizzazione del vino è stato sempre lo stesso, fin dalla sua nascita, e ha in effetti resistito ad ogni moda passeggera di barrique e dolcezze. Se si pensa a quanti cambiamenti il vino italiano ha fatto in cinquant’anni, dai vini beverini ai vini corposi, tannici e barricati, e via fino ad oggi, tanti sono stati i tentativi per cercare di vendere di più, questi spesso hanno fatto perdere originalità e riferimenti ai vini italiani, al vitigno e al territorio.

Luciano Ferraro presenta la degustazione e rievoca la storia, e i successi, del vino e della famiglia Bertani, compresa la leggenda che vede nascere l’Amarone in altre cantine, negli anni ’30, con alcune botti “scappate” di recioto.

Bertani nasce nel 1857, ben prima dell’Unità d’Italia, e pescando negli archivi del Corriere della Sera se ne parla nel 1922, quando si racconta di una serata di gala a Milano, al ristorante Carminali (senza indirizzo né altro riferimento, probabilmente famosissimo all’epoca): per 45 lire Reciotto e Soave Bertani. C’erano all’epoca in azienda Giovan Battista e Gaetano Bertani, che in Francia dal professor Guyot avevano imparato tecniche di viticoltura avanzata. Nel 1923 arriva il brevetto della Real Casa, il Soave viene versato alla cena di insediamento del re Giorgio VI, il re balbuziente d’Inghilterra del film “Il discorso del Re”. I Bertani erano signori veronesi che bevevano vino secco francese, ma il loro vino più importante era il Reciotto (con due ti, inflessione dialettale) mentre l’Amarone nasce come prodotto definito nel 1968, con la presentazione ufficiale dell’annata 1958 Reciotto da Amarone, e raggiunge un certo successo negli anni successivi, grazie all’opera dell’enologo piemontese Ernesto Barbero, eccezionale testimone del tempo, presente alla serata.

Per la verità nei primi anni l’Amarone non vende così bene, molte bottiglie (per nostra fortuna) restano nel caveau aziendale. Nel 1980 cambia il gusto, e si comincia a venderlo, su un mercato già maturo per vini italiani di un certo pregio con Barolo e Brunello che hanno aperto le vie. Nel 1995 arriva la parkerizzazione, e l’Amarone diviene più robusto e concentrato, ma Bertani non segue la moda e continua a produrlo come sempre. La famiglia benestante accumula in cantina le bottiglie, Guglielmo muore nel 1981 e lascia 27 eredi tra nipoti e pronipoti, non avendo figli. Manca il leader, ma la famiglia prosegue. Nel 1999 Emilio Pedron, allora ancora in GIV, viene chiamato dalla famiglia Bertani a fare una stima per la Popolare di Verona: i periti di quella banca li ritenevano vini da stappare, e non da tenere. Pedron non la pensa così, e nemmeno Veronelli che ne canta spesso le lodi, e si arriva dopo un’estenuante trattativa nel 2011 ai Tenimenti Angelini che la rileva, facendo nascere Bertani Domains. Nonostante i passaggi di mano la formula rimane la stessa, con 150 giorni di appassimento, 7 anni di botte più un anno di bottiglia dopo macerazione robusta. Un Amarone sempre elegante e fine, si sente l’annata e il clima, non la tecnica, per un vino veronese con metodi naturali, appassimento con finestre aperte e non in locali moderni.

Un privilegio emozionante è stato ascoltare da Ernesto Barbero, enologo, la storia e quei primi momenti.

«Arrivato in cantina avevo molto entusiasmo ma anche tanti problemi da risolvere, Guglielmo Bertani era pignolo e visionario, era lui che voleva l’Amarone in questo modo, secco come i vini francesi che amava. Io ero piemontese, conoscevo i vini e il loro invecchiamento mentre in Valpolicella c’era solo prodotto da osteria, di beva corrente e veloce. Guglielmo aveva appena comprato la nuova tenuta, e voleva il giudizio spassionato di piemontese. La cantina era abbastanza sana, 135 botti di legno ben tenute, ma ognuna con suo odore e caratteristica. Serviva la riorganizzazione di tutto, compresa la tecnica di lavorazione. Più che la 1958, lavorazione durata sette anni in cui erano presenti ancora molti zuccheri e vini “reciotto”, il mio lavoro ha cominciato a sentirsi dalla 1959, cui sono molto affezionato. Si raccoglievano campioni di vino giudicati “guasti”, “amari” dal consumatore locale e usati come taglio per altri, l’Amarone all’epoca era sinonimo di difettato. Fu un lavoro enorme la catalogazione dei vini in cantina, per assemblare la 1958. Per la 1959 lavorammo invece con assaggiatori e degustatori che il Recioto di annata lo bevevano da sempre, ricordando che all’epoca non veniva invecchiato, o solo pochissimo: entro la primavera veniva consumato, perché alcune bottiglie rifermentavano e scoppiavano. È stata una dura lotta perché il ’58 non era del tutto secco, in base al gusto locale, ma nel 1959 potevo fare quello che volevo e fu un grande risultato, di cui sono fiero tuttora».

1958

Assaggiamo dunque con la guida competente di Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains, aspirante Master of Wine e uno dei manager italiani del vino più competenti in assoluto dal punto di vista degustativo.

Reciotto Secco Amarone 1958 Vino della Valpolicella
Annata calda: inverno e primavera regolari, estate calda e soleggiata, vendemmia asciutta e soleggiata, uve con gradazioni zuccherine molto elevate. Imbottigliamento ad aprile 1980. C’è ancora un legame forte col “Reciotto” e i vini dolci, la produzione è da perfezionare: 1,5 gr di zucchero in più di altri, si sente nella nota di sherry che ricorda anche altri vini fortificati. Il colore è acceso, vivo, e ancora con tracce rubino. Elegantissimo e piccante, amarene e ciliegie sotto spirito, marasca e tartufo, musk, fichi maturi, sottobosco e zenzero, tabacco dolce, caffè, pepe nero, note di marsala e di sherry con una frutta secca che ricorda la tipologia palo cortado. Bocca fresca, ariosa, con un corpo ancora presente e gustoso, suscita golosità e piacere a vari livelli, ha lunghezza di frutto e acidità con un equilibrio straordinario, un vino piacevolissimo che affronterebbe qualsiasi tavola e piatto senza timore. Un po’ fuori categoria, visto i toni zuccherini, ma avercene. 95

Recioto della Valpolicella Amarone 1967 Classico Superiore
Un’annata valutata 5 stelle, molto calda: primavera fresca e ricca di piogge, estate molto calda e asciutta, vendemmia asciutta e di quelle classiche per i grandi vini da invecchiamento. Si considera “vino del Cinquantenario” perché oggi ha effettivamente 50 anni dalla vendemmia, il profilo organolettico è più classico per annate invecchiate, meno toni da vino fortificato, tanta frutta rossa e nera sotto spirito, cannella, vaniglia, spezie dolci, china, tamarindo. Gusto beverino e asciutto, vitale, un vino benissimo integrato, completamente secco ma con dolcezza che non consente alcuna spigolosità, retrolfatto con Amarone che in genere scalda il palato che qui non c’è affatto, è quieto ed elegante, boscoso, sapido profumando al contempo di ginepro, timo, sottobosco. Bevuta dinamica mai doma, tanto che si arriva a fine bicchiere senza sputarne un singolo sorso, vino con sensazioni dolci ma del tutto secco, la “sucrositè san sucre” di Dubourdie messa in pratica da un vino piacevole e sapido, dall’integrità eccezionale ed evoluzione perfetta. 97

Recioto della Valpolicella Amarone 1975 Classico Superiore
Annata da 3 stelle fresca e piovosa: estate breve e calda, sole a cavallo tra agosto e settembre. Vendemmia sotto qualche pioggia. Scelto per questa verticale perché i primi anni ’70 non erano quasi mai aperti, ma da qualche anno si sono rivelati notevoli, con la 1976 sempre la migliore a danni della 1975 che invece oggi è in forma splendida. Ciliegia, spezie, mallo di noce, pepe, affumicato, frutta ancora fresca, macis, mirtillo, corpo, lunghezza. gusto e sapidità che torna più volte, anche se il calore si avverte sulla finezza del vino, da tavola più che da meditazione, ancora pulsante e vitale con freschezza ed equilibrio sorprendenti. 90

Recioto della Valpolicella Amarone 1986 Classico Superiore
Annata con valutazione 4 stelle: estate molto piovosa, condizioni climatiche regolari in vendemmia. Nacque in un momento storico non ottimale per il vino italiano, tra il metanolo e una annata fredda in Valpolicella – come tutti anni ’80. Ricordiamo che le annate calde avvantaggiano l’Amarone in gioventù, ma quelle fredde assicurano meno ossidazioni e gli conferiscono vita ancora più lunga. Oggi è in gran forma, con complessità superiore ad altre, più balsamico e pepe che frutto, menta e freschezza, musk, cardamomo e cumino, pepe verde, caffè. Sorso ampio, ricco e mentolato, con dolcezza nemmeno suggerita e secchezza da vino molto classico, che asciuga il palato e lo predispone al boccone successivo anche se cede, rispetto alle altre, in materia di complessità aromatica. 91

Amarone della Valpolicella DOCG 2008
Annata da 5 stelle: primavera fresca e piovosa, estate calda, vendemmia soleggiata e asciutta. Un’annata che risente meno di invecchiamento e affinamento come tutte quelle calde, un vino che rimane fermo per molti anni, se c’è il caldo in finale di vendemmia le uve si pre-ossidano sugli aromi, e lo stile del vino Bertani si adegua benissimo. Belle note di ciliegie, fico passito, pepe nero, speziatura classica di Fumane, Negrar e Valpantena che hanno sbocco a Nord, nota alcolica ben presente ma non fastidiosa, c’è somiglianza ideale con la 1958 ancora più evidente con il passare del tempo. Concentrazione e bilanciamento ottimali, freschezza di fragole e lamponi, semplicità degustativa che sorprende, gusto placido piccante con bella tenuta del tannino e del sorso, che rivela sapidità e struttura senza esagerazione. 94

Amarone della Valpolicella DOCG 2009
Annata da 5 stelle: regolare nella seconda parte dell’anno, inverno freddo, primavera precoce, estate calda e asciutta, vendemmia sotto forti escursione termiche. Un vino che, secondo Andrea, “suona come un violino”. In effetti ha messo d’accordo tutte le guide, vino futuribile benché semplice, nato dopo degustazioni precise e accurate. Grande piacevolezza, completezza, molto semplice quanto a tecnica: fermentazioni e rimontaggi classici di anni fa, maniacale scelta delle uve, danno belle note di amarena, frutta in confettura. Oggi è comunque possibile con la tecnica fare vini semplici e intriganti, l’opulenza non c’è, prevalgono gusto e piacere, freschezza e note balsamiche, vivacità di ciliegia, marasca. Dolcezza ben presente e ricchezza notevole, sorso più deciso e marcato, tannino preciso e ben scandito, acidità che tiene il passo della struttura, eleganza complessiva che lotta con l’esuberanza e la tiene davvero a freno, in maniera egregia. 93

nota

Al termine dell’incontro ci si rende conto che l’Amarone e il suo invecchiamento sono argomenti assai poco coperti dalla stampa, e nelle degustazioni di appassionati. Del resto non molte sono le cantine come Bertani che, per vari motivi, sono arrivate ad avere un fenomenale stock di 120 mila bottiglie ripartite sulle 50 vendemmie prodotte nel corso dei decenni. L’impressione è che l’ovvia ossidazione del processo di appassimento preservi in maniera egregia il vino dall’invecchiamento, e che lo renda molto resiliente al passaggio del tempo con evoluzioni molto lente, spesso sorprendenti, che risentono però dell’imprinting iniziale delle vendemmie e delle sue condizioni, soprattutto le condizioni climatiche di settembre in epoca di raccolta delle uve.

Il successo commerciale travolgente della tipologia ha fatto bruciare molte tappe, ma il passo successivo dovrà essere quello di dimostrare ai critici, sempre piuttosto prevenuti su questa denominazione,  che l’Amarone è vino da invecchiamento in cui è possibile riconoscere il terroir, e le significative differenze tra annate, e non è solo un duello di stili aziendali e brand. Per tacere delle guerre tra bande, famiglie e consorzio (nelle quale Bertani è rimasta sempre neutrale) che hanno stancato, e impedito non poco di affezionarsi alla denominazione negli ultimi anni.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

avatar

Davide

circa 6 giorni fa - Link

Articolo magistrale: i miei complimenti...

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 6 giorni fa - Link

Grazie Davide! li giro all'organizzazione e alla Bertani che hanno messo insieme davvero un bel momento di riflessione e non solo di degustazione

Rispondi
avatar

Montosoli

circa 6 giorni fa - Link

Grazie...molto istruttivo. Manca la 1997....bevuta 6 anni fa era eccellente!

Rispondi
avatar

Tom

circa 6 giorni fa - Link

Complimenti Andrea, i tuoi articoli sono sempre chiarissimi e molto interessanti. Anni fa ho lasciato in cantina un Amarone della Valpolicella DOCG 2006 ... pensi sia il momento di tirarlo fuori per l'imminente pranzo di Natale? Se non lo hai menzionato, ho un po' paura che non sia all'altezza delle 2008-2009... come lo hai trovato?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 6 giorni fa - Link

In teoria annata calda e comunque di alto livello, sicuramente sarà all'altezza almeno della 2009 ma in realtà se ti vuoi divertire puoi lasciarlo ancora là... L'ideale ovviamente sarebbe procurarsene un'altra e bere questo 2006 a Natale, sarà sicuramente una goduria

Rispondi
avatar

Tom

circa 6 giorni fa - Link

Grazie per la dritta! Penso che non resisterò alla tentazione di farmi un regalo per Natale :D

Rispondi
avatar

Giuseppe

circa 5 giorni fa - Link

mi accodo ai complimenti per questo e tanti altri articoli che scrivi con competenza e passione. Una curiosita` sul primo vino, il piu` "vecchio" . . . Reciotto Secco Amarone 1958 Vino della Valpolicella Annata calda: inverno e primavera regolari, estate calda e soleggiata, vendemmia asciutta e soleggiata, uve con gradazioni zuccherine molto elevate. Imbottigliamento ad aprile 1980. . . . Inbottigliato 22 anni dopo la vendemmia? Nel senso che ha visto il "suo primo vetro" dopo 22 anni passati in altro materiale? Grazie saluti a tutti

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 5 giorni fa - Link

si esatto, è parte di una botte lasciata colma e imbottigliata molto tempo dopo. Tieni comunque presente che ì'Amarone Bertani nasce come idea come vino in uscita 10 anni dopo la vendemmia e così è stato almeno fino a vent'anni fa.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.