La relazione segreta tra i Vini di Anna e l’Etna

La relazione segreta tra i Vini di Anna e l’Etna

di Redazione

Alessandra Corda è umanista di formazione (Laurea in storia del teatro). In un pezzo di vita londinese ha ottenuto il suo primo certificato enofilo (WSET). Alterna vicende di copywriter alla frequentazione di corsi AIS, si è diplomata sommelier nel 2016. Questo è il suo primo post per Intravino.

Moto
Gli spostamenti fisici che le creature umane fanno sul globo imprimono traiettorie non sempre lineari alle vite. Moti di spirito che si generano non si sa bene per quale combinazione. Ricerca di un continuo assestamento. Come quello geo morfologico della terra che ha accolto l’australiana Anna Martens, passata prima per la Francia e la Toscana dei grandi vini e che ora poggia i suoi piedi sui suoli neri alle pendici dell’Etna. Entrambe tendono verso l’energia. Anna la esprime nelle uve che alleva e spreme. Distruttiva a volte quella dell’Etna, ma felice nello stesso tempo. Proprio sul versante nord, al contrario di ogni regola consacrata al climat, il vulcano lascia esprimere superbi rossi. Valgono qui le parole di Bernard Pivot per la sua Borgogna:

“… Quand on parle d’un climat, on ne lève pas les yeux au ciel, on les baisse sur la terre”.

L’Etna su questo versante presenta protuberanze, coni secondari e colate laviche che lambiscono su un’unica linea Randazzo, Passopisciaro e Sollicchiata, dove Anna ha il suo vigneto. Visto dal cielo è un paesaggio primordiale che ricorda Alberto Burri e le sue “combustioni”, opere nate da fuoco e materia. Per me, con radici ben piantate su un’altra isola, immaginare una terra in perpetuo, imprevedibile moto genera un filo d’inquietudine: la Sardegna, cosi confortante con il suo assetto geologico ormai compiuto, dove suoli con una lontanissima memoria magmatica, partecipano alla finezza di stupende Malvasie di Bosa o tufolavici Carignano del Sulcis.

Suoli privi di moto se non nel disfacimento di vento, sole e acqua. Isola instabile la Sicilia invece, dove proprio Burri ha fissato per contrasto il grande Cretto a Gibellina, città distrutta dal sisma del ’68. Nel danno compiuto da propulsioni naturali, si deve all’arte la ricomposizione delle macerie in una straordinaria scultura monumento. La memoria è un segno ampio nel paesaggio cotto dal sole, come di argilla con le sue crepe.

Materia
La terra qui è cosa dinamica. Quella nera e quella rossa, stanno dentro la genesi e l’evoluzione dei Vini di Anna. Nel palmento, le vasca tradizionale per la pigiatura e nell’anfora si compiono scelte produttive apparentemente radicali, eppure radicate, dunque memoria. Il palmento accoglie l’acino ancora integro prima di diventare succo con l’energica pigiatura dei piedi, l’anfora ospita nel ventre buio e silenzioso il mosto che sarà vino. Piccoli moti, è solo questione di tempo e di finissimi scambi gassosi. Terra cotta che si fa pancia interrata sulla schiena della montagna, la giara di Anna è la qvevri georgiana. Al contenitore e al luogo il vino deve il suo nome, Qvevri Don Alfio (2014).

Alla stappatura un baleno affumicato di materia inorganica. Questo rubino liquido appena velato e siderurgico chiede lentezza, ma dopo l’attesa emerge una selvatica sensualità. More di rovo essiccate, scorbutiche bacche di mirto, ciocche di viole appassite, pepe nero e cuoio. Vibrante vena acida, forse un po’ oltre. Tannino che ancora intimidisce. Plutonico e difficile questo Nerello, come ‘a Muntagna dove è nato, eppure torno a versarne ancora, e ancora.

19 Commenti

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Bob

circa 5 mesi fa - Link

Diverse volte ho bevuto (eufemismo), forse meglio dire provato (realismo), i vini di Anna. Dapprima con entusiasmo e curiosità, poi con speranza ed infine con pregiudizio. Questo perché ho constatato una gran variabilità, caratteri umorali, bottiglie da aprire magari il giorno prima perché si pulissero, oppure bottiglie che non si sono mail pulite... Leggendo questo piacevole articolo, non posso però fare a meno di osservare che termini come: "un baleno affumicato di materia inorganica", ".. siderurgico chiede lentezza" , "selvatica sensualità", "vibrante vena acida, forse un po’ oltre", siano meri esercizi di stile per raccontare in maniera romanzata difetti del vino, che naso e palato di un tecnico non potrebbero che definire come tali. Magari mi sbaglio ma... la vedo così.

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Come nn quotarti....la signora e' simpatica , ma i vini.... Per favore finiamola di giustificare certi DIFETTI con la poesia e magari la "naturalita'" su quei terreni fantastici si puo' anzi si DEVE fare molto meglio!

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Albert

circa 5 mesi fa - Link

ma poi chi è che essicca le more di rovo? e perché mai le bacche di mirto sono scorbutiche?

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Roberto

circa 5 mesi fa - Link

Brava Ale ... Hai rievocato i bei ricordi della visita su quel versante dell’Etna giusto un anno fa. Vini non facili quei Nerello nati in quota. Ma difficili da dimenticare.

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Piero Careddu

circa 5 mesi fa - Link

Il racconto di Alessandra e i commenti a seguire, ripropongono in modo drammatico l'urgente necessità di rivedere i concetti di buono, piacevole ed equilibrato e la consapevolezza che, con vini come quello descritto, non ha alcun senso applicare i parametri della tecnica degustativa tradizionale.

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Ma qui nn si tratta di parametri gustativi o "assaggiativi,, diversi! Sono un produttore , sono convinto che le pratiche bio diano un plus ai vini rispettando al massimo la territoroalita' degli stessi. Ho avuto l' omore e la fortuna di lavorare per uno dei piu' bravi produttori biodinamici che io considero il mio maestro e mai egli avrebbe tollerato certi difetti nei suoi vini! MAI! Secondo me si tratta di conoscenza della materia di tecnica piu' o meno precisa in vigna e in cantina. La signora Martens vivemdo in un territorio dalle potenzialita' enormi avra' modo di farsi um po' come e' successo al buon Franck Cornellissen. Nessuno nasce imparato ma ora per favore nn parliamo di parametri diversi do valutazione.....

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Piero Careddu

circa 5 mesi fa - Link

Per l'amor del cielo, l'ultima cosa che voglio è urtare la tua sensibilità. Lasciami però dire, e chiudo qua, che mettersi davanti ad un vino di Anna Martens con gli stessi strumenti, con i quali assaggeresti un qualsiasi altro Cabernet prodotto con scorciatoie enologiche, è per me paradossale. Un vino lo puoi semplicemente bere e godertelo se ti fa godere (e son dell'idea che sia sempre la cosa migliore). Ma se sentiamo l'esigenza di parlarne e di scriverne non possiamo avere lo stesso approccio con categorie di vini che appartengono a galassie troppo lontane. In definitiva: quelli che per te possono essere difetti non è detto che lo siano per tutti quelli che si avvicinano a vini che hanno altro valore aggiunto come quelli di Anna. L'oggettività nel vino è la figlia prediletta dell'omologazione. Buon proseguimento a tutti.

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Ripeto se un vino e' brettato lo e' bio o no. Se e' scombinato feccioso e con le volatili che vanno x conto loro nn c'e' bio che tenga. E lo puo' aver fatto pure il Papa ma x me resta un vino con difetti che nn ha niente di piacevole. Nn centra niente l' omologazione o le " scorciatoie,, Si tratta di pura conoscenza della materia uva e vino!! E del territorio e di come e cosa un certo tipo di uva e vino possa dare! Tutti noi abbiamo dato un calcip al pallone magari da piccoli ma pochi arrivano a giocare in serie a e uno solo e' diventato Messi....

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Nelle Nuvole

circa 5 mesi fa - Link

Sì, però che palle! Da tempo si sta usando ed abusando del termine "omologazione" e da qui "scorciatoie enologiche" , "oggettività nel vino", ecc. ecc. Se è vero che quel che importa è il godimento, è però anche vero che tale godimento deve essere condiviso dalla maggioranza di chi si avvicina, o si riavvicina al vino. Io non conosco i vini prodotti da Anna Martens, per cui mi baso su quanto scritto nel post e sui commenti, mi sembra che il modo di porsi di tali vini sia ondivago, cioè vini che a volte sono godibili, identificabili e altre volte no, perché presentano spiacevoli impressioni. Allora perché non sollecitare la produttrice ad avere più cura nelle operazioni di vinificazione, affinamento ed imbottigliamento, in modo da offrire una gamma produttiva più rassicurante che confermi la qualità del suo lavoro, invece di giustificare dei difetti evidenti con l'appartenenza a "galassie troppo lontane"? Il vino si fa tutto sullo stesso pianeta e certi discorsi estremi non aiutano affatto la ricerca della verità e della purezza enologica.

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Un' enorme bacio signora 2 cognomi!!!

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Piero Careddu

circa 5 mesi fa - Link

Signora Nelle Nuvole, mi suona strano che tu intervenga in una discussione su vini che, per tua stessa ammissione, non hai mai bevuto. Ma non credo sia questo il problema. Il tuo "che palle" e la supponenza con la quale tu e Littlewood siete ancorati alle vostre granitiche certezze, sono ben rappresentati da una parola chiave che hai utilizzato: RASSICURANTE. Questa è la sintesi del vostro approccio ad una certa idea di vino. Da quello che si evince dalla vostre parole voi auspicate che si arrivi a produrre vini "naturali" perfettamente godibili, e quindi rassicuranti, a patto che il grado di piacevolezza sia riferito ai parametri "istituzionali". È talmente ovvio che un vino brettato e con una volatile altissima sia da buttare nel cesso che l'affermazione di Littlewood mi ha fatto cadere le braccia. Non ho mai pensato che i sentori di Brett siano piacevoli e non ho mai conosciuto nessuno che lo abbia dichiarato. Mi pare anche strano che il maestro di Biodinamica del nostro amico LW avesse l'ossessione della pulizia assoluta di aspetto e gusto. Pensavo che chi fa la scelta steineriana abbia ben altre priorità. Volevo semplicemente sottolineare , e lo ribadisco, che è demenziale bere determinate categorie di vini, utilizzando gli stessi parametri che si usano con un supertuscan o con un gewutrzbagnoschiuma. Questa considerazione non vuole assolutamente imporre l'idea che certi vini sono buoni sempre e comunque ma solo dare un contributo di chiarezza. Poi ognuno di noi beve quello che gli pare o che lo rassicura di più. (se non ti piace omologazione la potrei sostituire con appiattimento o uniformazione. Va meglio?).

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Lei parla di supponenza, ma ne usa altrettanta se non parecchia di più quando parla di Cabernet, Supertuscan o peggio di Gewurtzbagnoschiuma, tra l'altro tutti termini relativi ad uve e non a vini, lasciando intendere che ci siano uve di serie a e di serie b. Da un lato dice che è ovvio che il brett e una volatile alle stelle sono inequivocabilmente difetti e dall'altro afferma che i difetti sono opinabili, così come la portata di senso di un concetto quale "equilibrato". Se allora esiste tutto questo relativismo inutile parlare di vino, ognuno si beva quel che gli piace ed è finita lì, ma se ne vogliamo parlarne, che piaccia o meno, dei paletti di massima che valgano sempre vanno pure messi e accettati.

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Nelle Nuvole

circa 5 mesi fa - Link

Gentile Piero Careddu, ti ringrazio per esserti speso nel rispondere al mio commento. "Rassicurante" per me nel caso vuol dire assaggiare, ri-assaggiare, assaggiare ancora uno stesso vino, della stessa annata, che abbia sempre le stessa caratteristiche organolettiche, cioè che il colore, il profumo, e il sapore non si discostino fra bottiglia e bottiglia. Se questo non è, se ci sono spesso delle sorprese spiacevoli nell'assaggio- ripeto - dello stesso vino della stessa vendemmia, vuol dire che ci sono stati dei problemi di vinificazione-imbottigliamento-conservazione. Non si tratta di imparare a porsi in modo diverso di fronte ad un vino, bensì di imparare a farlo. Quanto ad appiattimento uniformante, questo si rischia anche nell'ostinarsi a produrre (o accompagnare se preferisci) vino nudo e crudo. Così nudo e così crudo che alla fine non si sa più se viene dallo Jura o dal Carso.

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Piero Careddu

circa 5 mesi fa - Link

Mi perdoni signor Riccardo, io non mi do arie ne da esperto ne da grande penna, ma non mi pare proprio che, in quello che ho scritto, si possa interpretare che per me esistono uve di seria a e b. Proprio l'ultima cosa che penso.

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Riccardo

circa 5 mesi fa - Link

Beh, io, come credo molti, ci ho letto un certo tono denigratorio quando ha scritto "un qualsiasi altro Cabernet , "supertuscan" e ancor peggio "Gewurtzbagnoschiuma". Mi fa piacere e La ringrazio che abbia chiarito a riguardo.

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Piero Careddu

circa 5 mesi fa - Link

Io denigro solo i vini progettati a tavolino e che provengono da un'agricoltura spregiudicata. Grazie comunque anche voi per aver ospitato e ascoltato un altro parere. Buon tutto a tutti.

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Da produttore ti dico che la prima priorita' di ogni produttore SERIO e professionalmente preparato bio o meno e' fare un vino tecnicamente corretto! Questo nel rispetto di chi caccia i soldi per comprare il frutto del nostro lavoro! Ora se per te corretto significa omologato beh! Credo tu stia prendemdo una cantonata mostruosa! Se bevo una ribolla di Gravner o un' amarone di Quintarelli o un brunello di Soldera o un syrah di Amerighi beh! Questi sono vini corretti ma nn sicuramente ,,omologati,, o banali! Su questo spero nn ci siano molte discussioni! Persone queste che conoacono la materia e anche magari da strade diverse esprimono sino nel profondo il loro territorio! Mi perdoni ma i vini della cara signora Martens son nn di un' altro pianeta ma di un' altra galassia qualitativa....

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Littlewood

circa 5 mesi fa - Link

Vorrei aggiungere un' altra cosa . Fare vino in modo bio, cioe' in modo pulito e rispettoso del territorio e' moolto difficile e qui parlo x esperienza personale! Bisogna stare sul pezzo 350 gg all' anno almeno stare attenti a mille variabili che possono inficiare il nostro lavoro. E' come camminare sul filo senza rete. Ma e' x me la strada maestra per mettere nei vini quella parola magica che e' terroir ossia riconoscibilita'! Ora in tanti fenomeni pare ormai passi la regola che x fare un grande vino nn serve andare in vigna nn serve farsi il mazzo in cantina nn serve niente di niente tanto il vino viene naturalmente.... Sta' cippa!!! O io e tanti che conosco siamo degli emeriti c...ni o forse la storia e' un po' diversa.....

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arnaldo

circa 5 mesi fa - Link

Carissima Alessandra....Lei è bravissima a scrivere, molto,tanto....tantissimo. Ma sul vino....la prego lasci perdere...anzi faccia una cosa.....Li assaggi realmente i vini di Anna maertens....e c erchi di capire invece di accarezzarle il palato....glielo limano in modo irreversibileLo faccia ...e poi ne parliamo assieme. Quando vuole. cordialmente,

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