Fra i monti e la ricerca del vino naturale

Fra i monti e la ricerca del vino naturale

di Federica Benazizi

Fra i monti è dove sono stata oggi.

Immaginate la vista di un paesino minuscolo, abbarbicato sul costone di una montagna. L’aria si fa più leggera mentre salite i tornanti da cui scorgete una vista mozzafiato. Improvvisamente vi ritrovate ad attraversare un castagneto monumentale decorato da un frastagliato ricamo di felci.

“Ma guarda quelle marroni quanto sono grosse!”

“Le pelusèlle sono buone da mangiare anche crude!”

“Ok. Ferma la macchina.”

“Dai, andiamo, non è stagione!”.

In effetti la sagra delle castagne a Terelle, sul monte Cairo (1669 msl.) è a novembre e noi siamo qui per assaggiare il vino. Non ci ha mandato nessuno stavolta. Siamo qui per puro caso.

Ai tempi dell’università mi capitò di conoscere Francesco Leone, per semplicità Leone, perché nella casa in cui abitava c’era già un Francesco. Ci eravamo lasciati che lui si era trasferito a Empoli per studiare Urbanistica, io stavo preparando fra mille difficoltà, soprattutto di autostima, la tesi in Scienze Politiche.

Circa 3 anni dopo nessuno di noi due è più vegetariano, io sono sommelier, appassionata di vino nonché cameriera e lui che mi accoglie a casa sua, dove si trova la cantina della sua azienda agricola appena nata.

Ho dimenticato un po’ di persone e animali: noi siamo io, Antonio, il Rasta e Mezzapinta.

Loro sono Leone, suo fratello Benedetto, Rocco Toti e una coppia di visitatori composta da Massimo Giletti e consorte. (ok, non sono loro, però dopo un paio di bottiglie la somiglianza era ineccepibile).

E forse nel momento esatto in cui ci incontriamo, tutti stiamo pensando la stessa cosa: “perché non siamo andati al mare??”

Poi dopo la line-up di qui sotto, tutti un po’ ebbri, qualcuno che si riprende da un gavettone, una merenda di arrosticini di pecora, formaggi, nduja e viennetta (qualcuno mi può spiegare perché la viennetta di oggi è 1/3 di quella di una volta?), a tutti viene un po’ di tristezza al momento dei saluti.

Schermata 2019-08-17 alle 17.22.05

Fra i Monti abbiamo bevuto dell’ottimo vino naturale* e seppur questa giovane azienda sia alla prima vendemmia, siamo sicuri che ne berrete delle belle.

À La Volée
Il loro rifermentato, 80% sémillon e 20% maturano. La prima vigna di sémillon in zona fu piantata nell’800 da una nobile famiglia locale che aveva trascorso un periodo a Bordeaux, cosiccome vigne di Merlot e Cabernet. È una bolla molto graziosa, seppur un po’ gracilina. Si sente un Sémillon surmaturo e quindi una parte aromatica e lievemente zuccherina sul finale ma vi sorprenderete della piacevolezza della sua beva.

Sempre in due
Il loro bianco vinificato in anfora, 100% maturano, poca sosta sulle bucce. Ci piaccioni le macerazioni ma ci piacciono altrettanto i vini ben fatti e questo è uno di quelli. Bianco di buona struttura con un finale molto sapido.

Bianco di Civita
Blend di maturano e fiano non ancora sul mercato, per ora sta affinando in bottiglia fino a Dicembre. E a Dicembre lo riassageremo.

Ma questa visita, aldilà del divertimento, mi ha spinto a riflettere sul significato che, soggettivamente, attribuisco al vino naturale*.

Premetto che ho sempre odiato le categorie. Le categorie, come le etichette, sono uno strumento utile a qualcuno che ha paura di non essere in grado di orientarsi. Per superare la polarizzazione che si è creata con l’entrata in scena di nuove forme di vino, alcune per la verità non proprio così nuove: Cabernet che non sanno più di Cabernet, Cataratti che ci sembrano Trebbiani, Prosecchini non così trasparenti ma molto più godibili alla beva, vini bianchi non più bianchi e Champagne ossidativi.

Dobbiamo soltando fare un passo avanti e andare, sempre che ci interessi, al cuore della questione: da chi il vino lo fa ma anche da chi può insegnarci qualcosa a riguardo.

Il vino naturale mi piace perché fa muovere le persone.
Non parliamo solo delle guide all’enoturismo, ma di Leone che torna a Terelle per fare vino e io, e gli altri amici bencapitati, compreso il mio cane che è un gran gourmet dei terreni inerbiti, che ci muoviamo dalla città per andare a visitare paesini dai nomi sconosciuti.

Ma anche di Rocco Toti che cerca disperatamente di incontrare Walter Viberti, vignaiolo a La Morra. Walter ogni volta fa finta di non essere a casa e Rocco lo stana lasciandogli sopra alla macchina due buste di mozzarella di bufala che si è portato da giù.

Il vino naturale mi piace perché non è un nome.
Apprezzare un vino vedendo il luogo che lo ha generato, ascoltando le persone che l’hanno aiutato a venire al mondo, le loro storie, i loro dubbi e i loro sogni, condividendo il vino e momenti di riflessione e di spensieratezza ha tutto un altro sapore.

In questo senso la naturalità di un vino non è data solo da un auto-certificato rispetto della terra, da una filosofia produttiva tesa a eliminare le intromissioni superflue e a far venire fuori il vino dall’uva come un maieuta fa partorire le idee.

La naturalità non è data solo, da analisi chimico-fisiche dei mosti che dimostrino una certa composizione particolare scevra da sostanze dannose o quantomeno superflue per l’individuo.

Non è data solo da un certo profilo aromatico o gustativo che io, bevitore, percepisco come piacevole e salutare.

In mezzo c’è il luogo e il vino deve avere il volto del luogo. Nella mia memoria conservo quel volto insieme ai loro.

15 Commenti

avatar

Renato

circa 2 mesi fa - Link

Il vino ? Vino chimico. Il vino buono e genuino è quello del contadino.Si consuma entro un anno.Il resto solo un mezzo per fare soldi.

Rispondi
avatar

NAN

circa 2 mesi fa - Link

Dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, dal Trebbiano Spoletino al Greco di Tufo , qualunque sia il vitigno o la regione, bianchi macerati e anfore spuntano come funghi. E non dite che non è una moda o che questo settore non abbia aperto fette di mercato significative che più di qualche produttore si sta affrettando ad inseguire. Ma i bianchi verticali, minerali e di territorio, non piacciono più a nessuno?

Rispondi
avatar

Federica

circa 2 mesi fa - Link

Per NAN, bianchi minerali e di territorio ne esistono anche in anfora! Il loRo bianco é uno di questi. Non é mica obbligatorio fare lunghe macerazioni se usi l'anfora! Però aldi della moda giudicherei piuttosto il risultato :) per Renato si il vino che non regali é un mezzo per fare soldi. Torniamo al baratto!!

Rispondi
avatar

Aurora N

circa 2 mesi fa - Link

Tra parvenu furbetti e qualche volpone fulminato sulla via della terracotta, è la tendenza del momento. Dal bellone allo zibibbo ci si vinifica di tutto. il punto a mio avviso è che lo strumento è parente stretto delle macerazioni in bianco. Più o meno lunghe, producono un bagaglio aromatico tipico e omologante: cera d'api, frutta candita, ruggine, miele, zafferano ecc. Ogni legame coi varietali e con il territorio è penalizzato dall'invasività della tecnica di vinificazione. Il consiglio è degustarli alla cieca e provare a capire cosa si sta bevendo. Ma Se vi emozionano questi vini , fate bene a raccontarli. Per me , che sono una tipa da Calvarino di Pieropan, rimangono vini noiosi . Affascina più il racconto che c'è dietro che il vino in sè.

Rispondi
avatar

Simone

circa 2 mesi fa - Link

Filippo Antonelli che dal rosso di Montefalco al Chiusa di Pannone, porduce vini che lasciano sempre il segno,ci ha azzeccato anche con un trebbiano spoletino in anfora. Una produzione limitata, ma che oltre all'immancabile bagaglio aromatico tipico della tipologia, riesce a far venir fuori il vitigno mantenendo una verticalitá , una pulizia di esecuzione ed una eleganza rara. Alza il livello della tipologia.

Rispondi
avatar

Carlo

circa 2 mesi fa - Link

Emozioni...potresti indicarmene due o tre? Nostalgia?

Rispondi
avatar

Rocco TOTI

circa 2 mesi fa - Link

Hai detto bene!!se si fanno vini puzzoni e 100 giorni di macerazione si standardizza tutto e diventa molto monotono..certo anche bere vini filtrati sterili senza malolattica svolta, pieni di bombe, non e' sto gran carnevale di rio!!! Ti abbraccio

Rispondi
avatar

Snigerals

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Federica, dal tuo articolo sembra che sia stata veramente una piacevole esperienza, sia degustativa che sociale (che poi sono quelle migliori). Sono d’accordo con te quando dici che la naturalità del vino è data non solo dai metodi di produzione, ma anche dalle caratteristiche del luogo che il vino porta in sè. . La definizione di vino naturale è ancora non del tutto chiara per me, ma la tua accezione è sicuramente una delle più interessanti in cui mi sono imbattuto.

Rispondi
avatar

Federica

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Snigerals, anche se la definizione esatta non verrà mai formulata questo fenomeno sta dando vita a un dibattito che rigenera il mondo del vino. Il dibattito, spesso anche teso e connotato a livello quasi ideologico a cui ha dato origine é sicuramente più importante di qualsiasi definizione.

Rispondi
avatar

Patrick Jane

circa 2 mesi fa - Link

"Apprezzare un vino vedendo il luogo che lo ha generato, ascoltando le persone che l’hanno aiutato a venire al mondo, le loro storie, i loro dubbi e i loro sogni, condividendo il vino e momenti di riflessione e di spensieratezza ha tutto un altro sapore." Una bella visita da Roberto Conterno no, eh?

Rispondi
avatar

Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Questa e' fantastica!!!! Standing ovation! E senza ironia! Veramente!

Rispondi
avatar

Federica

circa 2 mesi fa - Link

Grazie per il consiglio Patrick :) lo metto in agenda!

Rispondi
avatar

Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Io mi permetto di darti un'altro consiglio. Credo che una gitarella a Pian dell' orino a parlare un paio di ore con Jan ed assaggiare i suoi vini chiarirebbe sicuramente nn solo a te alcuni concetti basici sul rapporto fra vini " naturali,, e i difetti che sono molte volte associati ad essi. Secondo me sarebbe molto istruttivo! E se proprio questo nn bastasse anche una breve sosta in quel di Cortona da quell' impunito di Stefano amerighi potrebbe essere di rinforzo.....

Rispondi
avatar

Federica

circa 2 mesi fa - Link

Grazie mille littlewood, pian dell'orin non lo conosco :) dei vini di Amerighi sono già fan. Per quanto riguarda i 'difetti' penso che vadano considerati nell'insieme dell'esperienza gustativa. Se il difetto copre assolutamente qualsiasi altra espressione del vino in questione il risultato non può essere che una cattiva bevuta.

Rispondi
avatar

Littlewood

circa 2 mesi fa - Link

Ahi! Ahi! Nn conosci il miglior Brunello attualmente di Montalcino ora che nn c"e' piu' soldera? Male! Molto male!😀

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.