Firma anche tu la petizione dei 100 vignaioli contro i dazi di Trump

Firma anche tu la petizione dei 100 vignaioli contro i dazi di Trump

di Michele Antonio Fino

È partita da poche ore la campagna mediatica dei vignaioli italiani contro il minacciato aumento dei dazi USA sui vini (e su molti altri prodotti europei).

Mentre scrivo, sono già 120 i produttori del Belpaese che, in modo del tutto spontaneo e dal basso, hanno dato vita a una petizione che ha due destinatari: la ministra Bellanova e il nuovo commissario UE all’agricoltura Janusz Wojciechowski.

Che cosa temono i vignaioli?

Due sono le azioni prospettate, che andranno definite negli USA il prossimo 14 gennaio: un inasprimento dei dazi decisi ad ottobre per l’affaire Boeing /Airbus (gli US introdussero un dazio su prodotti europei perché il WTO riconobbe che Airbus aveva ricevuto un indebito aiuto pubblico; ora che lo stesso è stato riscontrato per Boeing e gli Europei hanno deciso dazi di ritorsione, siamo all’escalation) e un dazio nuovo di zecca per punire la Francia, rea di una fuga in avanti (per ragioni evidenti di politica interna) tassando le web company USA, per gli affari fatti Oltralpe.

Dove sta il problema nuovo?

La minaccia sono dazi fino al 100% sul prezzo dichiarato in dogana e l’eliminazione di ogni immissione negli USA di merce gratis (le dichiarazioni riguardanti i campioni, per esempio, non saranno più accettate).

Un raddoppio del prezzo al porto significa una moltiplicazione geometrica su tutta la filiera con conseguenze enormi per tutto il mercato US, gli importatori, i distributori e i consumatori, ovviamente.

Ma non è solo questione di comprare pinot dall’Oregon invece che dall’Alto Adige perché diventato troppo costoso.

Per gli Italiani significa un mercato del vino che si restringe enormemente, con il massimo del danno per vini in bottiglia ma dal prezzo accattivante, almeno fino a metà gennaio. E naturalmente tutto il prodotto che non sarà più assorbito negli USA perché diventato troppo caro dovrà cercare altre strade, terremotare altri mercati, provocare oscillazioni di prezzo senza precedenti.

Non si salverà da questo terremoto nemmeno chi oggi pensa di dormire tranquillo perché tanto negli USA non esporta. Si troverà milioni di ettolitri di concorrenza sconosciuta fino ad ora, a prezzi che per certe tipologie diventeranno certamente di realizzo.

In tutto ciò la politica cosa fa?

Se lo chiedono i vignaioli che hanno firmato una petizione che adesso chiunque può sostenere su CHANGE.ORG.

E a chi dice che questi sforzi supportano indirettamente la decisione di Trump, evidentemente nel giusto avendo deciso di colpire il vino europeo perché questo duole assai, rispondono: e allora? Chi ha deciso che la carne da cannone sia l’agroalimentare europeo con quale prospettiva lo ha fatto? Con quale trasparenza di decisioni? Con quale legittimazione?

Se amate il vino a qualsiasi titolo, dovreste dare un’occhiata e, a mio giudizio, mettere un firma prima di condividere.

12 Commenti

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Aurora N

circa 10 mesi fa - Link

Quello che scrivi ma non fa una piega, ma, il contesto rimane quello di imprese che si fanno concorrenza per spartirsi quote del mercato mondiale del vino. Grandi, medie e piccole. " È il capitalismo bellezza" Non si può mai stare tranquilli. E i venti di guerra lo testimoniano. Aggiungerei l'utilizzo da parte dei grandi marchi internazionali dell'uso strumentale della questione ambientale per accattivarsi fette di consumatori più sensibili.

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Sancho P

circa 10 mesi fa - Link

Il protezionismo non lo ha inventato Trump. È vecchio quanto il capitalismo. È vero che all' interno del duopolio euroatlantico, da anni si consuma una guerra commerciale che vede gli USA contestare gli aiuti indiretti che la UE, fornisce ai gruppi europei. L'interesse americano è quello di trovare uno sbocco per i prodotti della propria agricoltura,(in crisi di sovrapproduzione) anche in un mercato come quello europeo(già saturo).Interesse contrastato dai gruppi europei. Qui l'oggetto è il profitto, non la ritorsione fine a se stessa. Dopo l'autorizzazione del WTO, per la questione citata nell'articolo, ci si meraviglia che il mercato del vino ne sia coinvolto? Be' allora c'è da essere degli ingenui. Su Repubblica di oggi, c'è un articolo che invita a rileggere Marx. Qualcuno caduto dal pero farebbe bene a come cominciare a sfogliare i libri di Don Carlo, che rimangono nel 2020, la lettura, anzi lo studio, più scientificamente utile che si possa fare per comprendere il mare nel quale nuotiamo. E Mi taccio. E vado a sentire come sta il Basarin 2013 di Luigi Voghera stappato 2 ore fa. Simone.

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Lanegano

circa 10 mesi fa - Link

Eh, il buon Carletto....Mai come oggi i suoi testi sarebbero da rileggere e in molti casi applicare...

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Aurora N

circa 10 mesi fa - Link

Contenta che ci si ritrova su intravino.

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Mauro

circa 10 mesi fa - Link

Si, firmiamola tutti quanti!

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Rossano

circa 10 mesi fa - Link

Ho firmato anche io la petizione, contro queste idee incredibli di Trump

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Mark

circa 10 mesi fa - Link

Trump non sa più cosa inventarsi. Firmiamo!

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Lanegano

circa 10 mesi fa - Link

Firmata petizione innanzitutto perchè condivido in toto la vertenza, anche se temo che servirà a poco vista l'indole tetragona del Donald e poi perchè se la promuovi tu, Michele, non posso dir di no....Saluti carissimi da Parma.

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Michele Antonio Fino

circa 10 mesi fa - Link

Grande Tomaso! Un bacio alla Simona!

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Antony Bombace

circa 10 mesi fa - Link

Ormai i comunisti li trovi solo su intravino. Ma non sarebbe stato meglio crearsi un solido retroterra sul mercato nazionale anziché piangersi addosso adesso?

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Michele Antonio Fino

circa 10 mesi fa - Link

Grazie del prezioso suggerimento macroeconomico!

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Sancho P

circa 10 mesi fa - Link

Genio. Ti riconosco la statura economico-sociale di un Mario Giordano.

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