Come eravamo. (Oppure: qualcuno era maroniano)

di Fiorenzo Sartore


Questa non l’avevate ancora sentita: il meglio dei blog sta nei commenti. E infatti il commento di Alessandro Dettori serve a innescare altri dibattiti. Per esempio: a volte penso che finiremo come nella canzone di Giorgio Gaber, “qualcuno era comunista“. Mi chiedo se un giorno balbetteremo imbarazzati  che qualcuno era maroniano¹. Oppure  che qualcuno era modernista, qualcuno addirittura turbomodernista. Il fatto è che più di qualcuno pure oggi è modernista, maroniano, eccetera.

Nel caso un lettore distratto fosse atterrato ora sul Pianeta Terra e non fosse aggiornato, ricordiamo che esistono molte idee, o correnti, o interpretazioni, riferibili al termine vino. In principio era modernisti contro tradizionalisti. Poi fu alternanza tra bio-viniveri e tecno-internazionalisti; questa non attiene solo allo stile produttivo, ma di fatto viene recepita come un’altra divisione tra scuole di pensiero.  Se guardiamo ai trend, se cerchiamo di capire dove stia andando il concetto vincente e modaiolo del vino, dobbiamo ammettere che la vitivinicoltura bio, naturale (i nomi sono molti) rappresenta la svolta più recente e, apparentemente, definitiva. Al punto che dichiararsi bio può considerarsi, ormai, un elemento di marketing – e l’ironia è notevole, perché i primi che iniziarono la svolta naturale erano i più lontani, direi i più inadatti, rispetto alle trovate markettare. Ora che la definizione anche solo vaga di vino naturale diventa un elemento potenziale (e nemmeno certo) per vendere, si attiva il meccanismo “saltare sul carro del vincitore” che incupisce certi produttori bio storici, duri e puri. Quelli che avevano scelto questa via, come si dice, “in tempi non sospetti”.

Roba che rende leggittima la domanda di Alessandro Dettori: ma dove sono finiti tutti gli adoratori del turbomodernismo? Quelli che vinificavano sciardonè baricc con due anni di legno nuovo, o i giornalisti che narravano le meravigliose sorti (scarsamente progressive) di questi vini, oggi dove sono? Verrebbe da rispondere: essi vivono. Sono tra noi, e all’ultimo Vinitaly ne abbiamo incrociati un bel po’. Per la verità, se usciamo dal nostro orticello di simpatici enosnobboni², là fuori c’è un mondo ancora fieramente popolato di tagli bordolesi in legno piccolo. Siamo noi, ora, che solleviamo il ciglio, un po’ sospettosi e un po’ dubitosi, quando un produttore ci comunica di aver piantato una vigna di merlot in Langa. Perché vedete, effettivamente, qualcuno tra noi era maroniano. Oggi boh, cosa volete che vi dica, sarà che stiamo invecchiando. Sarà che i produttori bio sono convincenti (o peggio, vincenti). Sarà che la tendenza vinoverista sta generando, sinceramente, vini di grandiosa personalità. Insomma, le cose stanno cambiando. Ma siccome la coltura della vite è un fatto che richiede anni e anni di preparazione per arrivare ad una produzione significativa, e siccome la svolta è tutt’altro che chiara, accade che le varie anime del vino coesistono. Convivono sotto lo stesso tetto, separati in casa.

Fabio Giavedoni, su Slowine, si augura che i prossimi Vinitaly non vedano più la separazione fisica delle kermesse espositive: “tutti assieme in un unico grande padiglione, poi magari all’interno divisi per associazioni o gruppi di appartenenza”.  In attesa di quel giorno, se mai arriverà, le diverse anime del vino coesistono sugli scaffali delle enoteche e nelle cantine dei ristoranti. A volte quando sorseggio un rosso rotomacerato e smaccatamente maroniano, un po’ mi vergogno, ma provo piacere. Chissà se verrà mai il momento in cui reciterò, come un mea culpa, “effettivamente, un tempo ero maroniano. Ma solo un po’”.
E voi? Voi eravate maroniani? Turbomodernisti? O siete nati porthosiani?

——

¹Dìcesi maroniano l’enofilo seguace delle teorie di Luca Maroni, che enfatizzano il frutto e la piacevolezza di beva, spesso (non sempre) a seguito di vinificazioni ultramoderniste.

²Dìcesi enosnob un enofilo avveduto ed autoironico. Soprattutto autoironico.

avatar

Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

59 Commenti

avatar

Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

"dove siano finiti i giornalisti che hanno pompato per anni questo modo di far vino che ha rovinato il parco vigneto Italia" lascio ad Intravino il compito, non difficile di accertarlo. Sarebbe simpatico venisse ricordato che ci sono stati giornalisti, non tanti ma ci sono stati, che a questo stato di cose si sono opposti e che di fare gli utili idioti di questo sistema si sono rifiutati. Dove siano finiti certi enologi, é molto semplice dirlo. Coinvolti, come registi non tanto occulti, in varie inchieste, non ultima quella dei Chianti fatti con... Montepulciano d'Abruzzo. Leggere a pagina 131 del libro di Andrea Scanzi Il vino degli altri per avere un'idea di qualche nome e cognome.

Rispondi
avatar

fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Che dire... ce ne sono molti che hanno semplicemente cambiato idea. Oggi come oggi chi pensa che buona parte, dei vini veri, naturali, puri, etici, buoni, corretti, siano vini estremi interessanti ma difettosi al limite dell'imbevibile si vergogna di dirlo. Sono anni che nel periodo vicino al natale facciamo una cena in una cinquantina di amici, ristoratori, giornalisti e appassionati, sempre più o meno gli stessi, ognuno porta una magnum di vino. Ho visto i vini lentamente cambiare. Voerzio, Altare, casanova di neri, dal forno, Antinori, Masciarelli, Palari, Quintarelli, Incisa dalla Rocchetta, sono spariti, ora ci sono, Maule, Cappellano, Vigneri, Le Coste, Massavecchia. Nell'ultima cena Pichon Longueville Comtesse de Lalande 1985 Magnum portata da una ragazza è stata quasi totalmente ignorata per mia fortuna. il vino migliore della serata??? Barbera 1998 di cappellano. Non per me. Non ignoro i vini naturli, ma non mi lascio trasportare da questa nuova moda, bevo solo quelli che sono edonisticamente buoni senza doversi fare pippe mentali per farseli piacere.

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Pichon Comtesse '85 ignorata? Sparito Incisa della Rocchetta? Complimenti, il Sassicaia 2006 è un vino leggendario l'85 del comtesse non ha bisogno di essere introdotto vista la storia che lo precede... Per fortuna che ci sono teste di pera, come i commensali della cena di cui parli, che fanno quello che dice loro la moda del momento, incapaci di giudicare un vino in sè. Non vedo citato nemmeno Gravner (forse è troppo datato...). Questo è proprio il mio timore: vede sputtanati i vini naturali da chi fino a l'altro ieri neanche sapeva cosa fossero. No, dico, davvero, con tutto l'amore, vogliamo mettere nell'olimpo delle ECCELLENZE massavecchia rosso (che per inteso è Cabernet Sauvignon e Merlot), l'intera produzione de "I Vigneri" sneza nemmeno un distinguo???? Aveva proprio ragione Flaiano quando parlava di noi Italiani "sempre pronti a correre in soccorso del vincitore"

Rispondi
avatar

Valter

circa 10 anni fa - Link

Bravo Fabrizio... Affidarsi ai sensi per bere il vino é senza dubbio più gratificante rispetto a chi ha un approccio puramente 'intelletivo'. Bene allora i vini ultramoderni, piacevoli, per chi li beve, e di riflesso per chi li produce.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

io non credo sia colpa di Chioccioli o Ferrini se il sistema del vino toscano è sotto processo in questi anni. Credo sia un "sistema" molto più complesso e sfaccettato che è connaturato al modo di fare vino in genere piuttosto che toscano e basta. In Francia tagliare vini del bordolese con mosti del Rodano era del tutto legale fino a pochi anni fa e molto probabilmente succede ancora senza che ci siano drammi e polemiche. Con gli investimenti che ci sono nel vino oggi, è impensabile non avere la medesima qualità ogni anno e quindi ecco che ogni sistema viene ritenuto purtroppo lecito pur di avere un prodotto all'altezza delle aspettative. Che queste poi siano state generate dai giornalisti di una o l'altra testata è ovviamente un altro discorso, e secondo me sono problemi da imputare maggiormente alla parkerizzazione del gusto che al Gambero o altri editori. Ricordiamoci che se fosse solo per vendere vino in Italia molte delle nostre aziende non vivrebbero! Qualche pagina prima Scanzi cita pure Intravino e Amerighi che mi pare spostino la discussione in luoghi più interessanti...

Rispondi
avatar

Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Gori, finché voi toscani continuerete a ragionare così, affermando, come se aveste le fette di finocchiona, anzi, un intero prosciutto, sugli occhi, che "non credo sia colpa di Chioccioli o Ferrini se il sistema del vino toscano è sotto processo in questi anni", quei personaggi continueranno a fare danni. E molte aziende toscane, e non solo, continueranno a pensare che ricorrere ai loro, ben remunerati, servigi sia la soluzione. Quei winemaker non sono gli unici colpevoli di un sistema che mostra clamorosamente i suoi limiti, ma negare le loro colpe é esercizio di un cerchiobottismo e di un ponziopilatismo che lascia basiti

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

pure eleonora, credo, la pensa come me... http://blog.gamberorosso.it/ladywine/2010/04/belzebu_e_i_produttori_riflessioni.html

Rispondi
avatar

Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Gori, é normale che lei, lavorando per di più per quella guida e quel gruppo editoriale, la pensi così. Non é spiegabile, a mio avviso, che tu sia pronto ad assolvere chi, insieme a produttori spregiudicati e senza dignità, ha rovinato la credibilità e l'immagine di larga parte dei vini toscani...

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Credo che il sistema toscana godrà ancora per molti anni di distinguo e che ancora per molti anni assisteremo a lungo scomposizioni del pensiero vino. Giusto riconsiderare zonazione e Terroir, ma non capisco il linciaggio delle uve internazionali. Oggi 5 tra le più interessanti aziende "Naturali" Toscane produciono Sirah. Io non mi dimentico che 10 anni fa la parola d'ordine dei ristoratoti era "morbido", quindi vendevi quelli o andavi a casa. Una cosa di cui sono certo, e che Chioccioli e Ferrini sono parte del Sistema ma non lo hanno fatto loro, l'esclusività dei prezzi dei vini fu data da un enorme operazione di Marketing Territoriale che garantì ampieremunerazioni, lqe quali ricadevano su ogni componete del sitema da Chioccioli, alla Monsanto, all'università di Pisa, agli enologi neolaureatin subito accomodanti.

Rispondi
avatar

VigneriManonPosso

circa 10 anni fa - Link

il gori lavora per il gambero???? e da quando ? oh and e non mi dici niente??

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

non hanno detto niente neanche a me in effetti ;-) credo che franco si riferisse ad Eleonora!!! Tornando seri, io non difendo il Gambero, dico che come spesso succede, i meriti sono superiori ai demeriti e che non sono più colpevoli di altri gruppi editoriali nell'aver tirato la volata ai vini parkerizzati. in un certo senso poi i vini naturali, biodinamici, veri non esisterebbero se non ci fossero stati i vini artificiali, soldodinamici e artefatti.

avatar

Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Andrea, parlando del Gambero affermi che "non sono più colpevoli di altri gruppi editoriali nell’aver tirato la volata ai vini parkerizzati". Bene, lasciando stare Wine Spectator e Parker, di cui non si sta parlando qui, mi spieghi gentilmente quali altri gruppi, qui in Italia, avrebbero tirato, più del Gambero, la volata a quei vini? Nomi, please...

avatar

Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

rispondo a Franco: innanzitutto Bibenda Duemilavini che spesso ricalca per valutazioni il Gambero e non ci dimentichiamo di Veronelli che specie con Thomases è stato il più grande fautore e sostenitore dei vini parkerizzati (e non a caso lavorava per Parker!)! Ero troppo piccolino per ricordarmi altri nomi ma mi pare che stiamo già parlando di almeno mezzo mondo della stampa enologica e guidarola italiana, se non di più.

avatar

Michi

circa 10 anni fa - Link

Io credo che parta tutto dalla stampa, dalle guide e da come il vino viene raccontato al consumatore. Quando un vino viene prodotto lavorandolo sempre allo stesso modo e cioè con un uso esasperato della botte piccola, alla lunga risulta molto simile a tanti altri xchè i profumi e i sentori principali sono quelli del legno. Questo ha portato ad un aumento del costo delle bottiglie e, data la crisi, ad un sempre maggiore numero di vino invenduto. A questo punto il ritorno alla normalità, ad un uso più corretto delle barriques e ad un ritorno a come si faceva il vino in passato, senza l'aggiunta di additivi e con costi meno sostenuti a sostegno di una buona bevibilità e a un livellamento qualitativo medio alto di tante aziende. E' vero che il vino è moda ma è anche vero che la gente non è più disposta a spendere certe cifre ed è pronta a sposare tecniche che fanno in qualche modo risparmiare bevendo comunque in modo soddisfacente. Questo l'hanno capito enologi, case vitivinicole e addetti stampa. Il mondo del vino ha virato un'altra volta. E tanti, per seguirlo e per stare sul pezzo, sventolano come bandiere dietro a questo carro. Un pò come in politica.

Rispondi
avatar

Fabio Cagnetti

circa 10 anni fa - Link

Da un lato, solo gli stupidi non cambiano mai idea. Dall'altro, il livello medio dei vini naturali, negli ultimi cinque anni, è cresciuto in modo nettissimo: ormai, alle fiere, di vini palesemente difettati quasi non se ne sentono, ma mi preme dire che non sempre è stato così. Da parte mia, sono sempre stato "tradizionalista", specie per quanto riguarda il lavoro in cantina, e ho imparato il valore aggiunto di determinate pratiche in vigna andandoci dentro.

Rispondi
avatar

fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

bisogna vedere cosa intendi per non difettati. Per fare una taratura. ho bevuto una sola volta su dieci un vino di cornelissen corretto, ma non più che corretto. Trovo i vini di massavecchia molto interessanti ma quasi sempre difettosi Il carbò di le Coste per me è un vino molto problematico. e il litrozzo lo considero un vino interessante che vale sotto i due euro il litro. Le ultime due annate di Maule anche. Il piemontese Grillo nelle ultime due uscite è, a parte il baccabianca orribile. Ciro picariello mi piace parecchio Pasquale lo adoro il cerasulo è il mio vino di elezione per l'agnello a scottadito i Vignieri mi piace molto Dettori mi piace ma non mi esalta ...

Rispondi
avatar

Eugenio Bucci

circa 10 anni fa - Link

Per uscire dal vicolo cieco di cui parla Dettori, ritariamoci tutti su ciò che è difettato oppure no. Solitamente si attribuisce alle volatili esagerate (che poi, in certi vini, basta aspettare un po' e scompare), ai sentori di stalla o puzze varie associabili (cioè, la 'stalla' è una puzza o no? e così il goudron è una puzza o no?), a carboniche incipienti (ma basta filtrare tutto se vi piace di più, con tutto quello che si perde da una filtrazione), a ossidazioni di ogni genere e grado (e c'è chi lavora scopertamente in riduzione come il sardo Gianfranco Manca e di ossidazione i suoi vini non ne hanno neanche il lontano ricordo). Sono d'accordo con Fabio Cagnetti che dice che molte cose sono cambiate negli ultimi anni e in tali fiere 'naturali' e sono cambiate in meglio. Radikon ha fatto i suoi più grandi prodotti dall'annata 2004 in poi. Cornellisen non mi pare che sia mai stato poco preciso nella nettezza degli odori e nella precisone; personalmente li ho sempre trovati un po' deboli nella sostanza, nella 'consistenza' (eccolo il maroniano che viene fuori). Il Carbò 2007 e 2008 de Le Coste mi sono sembrati buonissimi e di una precisione quasi da cotes du rhone, tutto frutto e fiori pur nelle differenze strutturali delle annate; per il Litrozzo non so che dire, mi pare un vino stupendo ed esplosivo, di una beva spaventosa e con 2 euro te ne puoi anche comprare un quartino. Zampaglione di tenuta Grillo ha fatto almeno due vini stupendi, il Fiano Don Chisciotte 2006 (sopratutto) e 2007 (appena sotto); Baccabianca mi piace meno perché con una nota ossidativa importante e una trama in bocca che tende a 'bucarsi', che ne frena la beva (limiti strutturali del Cortese?). Di Dettori mi sono piaciute alcune cose (ho già detto del Chimbanta 2004) ma i 2005 li ho trovati più interessanti che buoni.

Rispondi
avatar

fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Parto dal basso: -Zampaglione. io parlavo solo di tenute Grillo in piemonte, anche per me i suoi vini migliori sono i fiano. Ma a me interessava mettere l'accento sulla migliore riuscita del bianco rispetto ai rossi nella sua tenuta piemontese. i miei clienti in particolare hanno guardato con interesse al baccabianca, mentre credo che non ci sia bottiglia di pratoasciutto da me servita negli ultimi due anni che non mi sia stata rifiutata dal cliente. -Il Carbò 2008, il 2007 non lo ricordo, nei miei due assaggi riduzione coprente appena aperto che diminuisce e permane a sporcare lo spettro olfattivo . Per Il litrozzo ribadisco può essere interessante a due euro, assolutamente scomposto e con una volatile che in alcune bottiglie rasenta l'aceto, per il rosso in particolare. Altri suoi vini mi sono piaciuti mi viene in mente l'aleatico secco, ma anche il procanico. -Cornellisen, ribadisco bevuta una sola bottiglia a posto, nonostante il perfetto trasporto e conservazione delle bottiglie del posto dove le ho acquistate. E di soldi ce ne ho spesi, provata almeno dieci volte tutta la linea. Il Magma alcune volte rasentava la putrescina pura. -Radikon, mi piace moltissimo, come anche Gravner e Podversic. me li ero dimenticati. Per quanto riguarda i difetti, la volatile eccessiva per me deve avere un limite. Vedi litrozzo. Non sono infastidito dalla leggera carbonica, mentre sono molto infastidito dallo stallatico e dall'ossidazione quando non sono bene integrati nella struttura olfattiva del vino.

Rispondi
avatar

Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

Il Carbò 2007 a me è piaciuto moltissimo e non ho notato quei difetti (spero non compaiano quando aprirò la bottiglia che ancora tengo in cantina) Il Litrozzo bianco l'ho trovato molto migliore ad Agazzano che nelle fiere dello scorso anno. Nessuna volatile e una certa morbidezza forse dovuta ad un leggero residuo zuccherino. Il Baccabianca 2005 (niente legno stavolta se non ricordo male) è infinitamente più elegante del 2004. Mi piace anche il Don Chisciotte ma su entrambi i vini mi manca la riconducibilità al vitigno (Cortese e Fiano). Che sia dovuto alle lunghe macerazioni? Anche un amico mi ha segnalato problemi sui rossi delle tenute Grillo, che a questo punto vedrò di stappare prima possibile.

avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Premessa la mia non ostilità nei confronti di Cornelissen devo ammettere che il Magma rosso che ho bevuto mi ha letteralmente disgustato. Credo fermamente fosse una bottiglia difettosa, diversamente non saprei cosa pensare. Detto ciò l'aspetto che più mi ha colpito è che c'erano un paio di giornalisti a tavola... una dei due ha detto, bevendolo, "è il miglior vino del mondo!!!". Era in malafede? Non capisce un acca di vino? non so, aiutatemi a capire

Rispondi
avatar

Eugenio Bucci

circa 10 anni fa - Link

Leggo con sincero interesse questi pareri. Proprio perché, per alcune aziende, la mia esperienza con certi vini si basa su assaggi in fiera. Per altri, su frequentazioni in cantina e c'è la sua differenza. Ad esempio, i vini de Le Coste li ho scoperti l'anno scorso a ViniVeri e ribadisco che li ho trovati buonissimi e che sia Litrozzo Bianco 2008 che i due Carbò sono lontanissimi dalla tua descrizione; quest'anno ad Agazzano e poi a Cerea quello che mi ha più conquistato è stato Litrozzo Bianco 2009 (Litrozzo rosso come Carbò non c'erano) che di volatile non aveva ombra e che era un distillato d'uva con un filo di rusticità aromatica (per me non un difetto); gli altri vini buoni ma meno interessanti forse per uno sforzo di controllo maggiore sul prodotto; ma devo andarli a trovare e la cosa, dal mio punto di vista, merita di essere chiarita. su Zampaglione, d'accordissimo con te. Anche Cornellisen è una frequentazione da fiera e come tale lo prendo. A Villa Favorita c'erano i 2009 e lì, in quel momento, erano vini discreti, abbastanza flebili e con qualche odore 'animale' (cosa che a me non disturba) ma non malescenti o putridi, riconoscibili in quel tocco 'pinoneggiante+stalla'; stessa cosa mi successe coi 2008, ma su certi prodotti sono certo che avete più esperienza ed, effettivamente, sono curioso di prendere qualche bottigli dal Magma (mortacci se costa...) in giù e tararlo nel corso dei mesi. E io pago...

avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

purtroppo, anche io :-(

avatar

VigneriManonPosso

circa 10 anni fa - Link

confermo anche io. la beva del Magma a Villa Favorita era putrida

avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

A parte che sono Corrado Dottori e non Alessandro Dettori, ma il vicolo cieco cui ho accennato è che qui parlate tutti di vini naturali, biodinamici, veri. E però parlate solo di profumi, difetti, volatili, degustazioni. E, di nuovo, esattamente come prima, non si parla di agricoltura. Di vigneti. Di cultura. Di territorio. Siamo sempre lì, il vino come merce (naturale) e non come atto agricolo.

Rispondi
avatar

Eugenio Bucci

circa 10 anni fa - Link

Chiedo venia ma si viene da una serrata scazzottata amichevole col buon Dettori e, nella fretta, il tuo sembrava un intervento 'alla sarda'. Sono completamente d'accordo a metà con te. Si parla di vino e quello che ti porge nel bicchiere perché è lì che si finisce. Come appassionato un vino mi deve piacere innanzi tutto. Devo ritrovare sapori che, nel mio percorso degustativo, vadano ad incontrare il mio gusto e devo sapere spiegare il perché, usare una terminologia che sia in grado di comunicare agli altri (scusa, ma questa idea della nuova guida Slow Food mi pare zoppa). Come appassionato senza alcun coinvolgimento produttivo o commerciale, desidero sapere quanto più posso di un produttore e vorrei frequentare la sua cantina, vedere le sue vigne, sapere come lavora. Ed è logico che per chiunque lavori virtuosamente, si abbia quel quid in più di simpatia, di empatia morale. E che si cerchi di capire le sue logiche commerciali. Io frequento tutti i produttori 'virtuosi' della mia zona e conosco bene il loro lavoro, non li spio di notte in cantina ma centinaia di assaggi l'anno e un po' di esperienza quando si mette il naso nel bicchiere (ecco, il bicchiere spesso serve anche per capire la campagna) me li fanno apparire onesti e lineari. E quando si beve da loro ti chiedono "Com'è il vino?" perché, alla fine, anche loro vogliono fare il miglior vino possibile e, magari, venderlo per continuare a fare senza patemi il loro lavoro di contadini/viticoltori.

avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Ciao Corrado, credo che quelli che ne parlano, meritino più rispetto, in fondo sono quelli che li vendono e li promuovono. Giusto, come legittimamente fai, ricordare che esiste un'alternativa complessiva ad una agricoltura di tipo industriale, ma credo che dobbiamo ugualmente ringraziare tutti quelli che promuovono i prodotti naturali; non guadagnano di più e si accollano un lavoro non richiesto ed il più delle volte non remunerato. Verrà pure il tempo per una visione Olistica.

avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

La realtà per me è che la cosiddetta "critica" non sa più a che santo votarsi. Fino a dieci anni fa la narrazione enologica era abbastanza rodata e i "cavalli vincenti" erano grossomodo stabiliti "a prescindere". Questo status quo è stato protratto dai vari interpreti del genere letterario fino a tempi davvero recenti. In questo forse sta un errore di calcolo: sottovalutare la forza di impatto che una categoria di vini, come quella bio-qualcosa, avrebbe avuto sui consumatori più aggiornati e, di cascata, sul pubblico medio alto. Trovandosi inpreparati hanno cominciato una marcia di riconquista del terreno perduto rischiando clamorose figuracce con improbabili contorsionismi letterari: insomma, la rivoluzione (???) naturale non è partita da loro, ne è da loro controllata, eppure hanno bisogno di prenderne parte (ne va della sussitenza stessa). Per quanto mi riguarda sono stato maroniano, pentagrappolista, trebicchierista, parkerista, biodinamista, winespectatorista, espressista e lo sono tutt'ora senza flagellarmi se il vino che bevo non è bio o similia

Rispondi
avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

Ho paura che siamo entrati in un vicolo cieco.

Rispondi
avatar

Filippo Ronco

circa 10 anni fa - Link

Interessante ed inevitabilmente ciclico dibattito. La novità è che il mondo del vino oggi è più maturo rispetto a ieri. La mazzata post vini-comodino che ha letteralmente distrutto la bevibilità di migliaia di vini toscani e piemontesi (c'è stato un periodo lungo almeno un lustro in cui chi degustava vino per professione ha quasi pensato che il vino fosse veramente quella roba lì) ha drasticamente ridimensionato e ripulito il settore, costringendo le moltissime aziende serie (quelli che fanno vino e non i dentisti o gli architetti a zero solforosa) a cominciare a pensare con la propria testa. Se mi guardo indietro vedo un mondo vinicolo assolutamente più plastico e meno interessante rispetto a quello che vedo oggi. Oggi abbiamo le correnti a rompere ancora un filino i coglioni ma a furia di facciate contro i muri credo riusciremo a liberarci delle etichette per riconoscere solo la faccia del produttore e quello che troviamo nel bicchiere. Ciao, Fil.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Ieri sera Lupicaia 2000, avanti così finchè qualkcuno ha questi vini in cantina..

Rispondi
avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

Scusa Simone e Zeta, ma tutti voi dove eravate quando a Fornovo 6 o 7 anni fa eravamo solo 20 vignaioli e pochissimi visitatori? Dove erano tutti i giornalisti che ora incensano il "naturale". Dove erano tutti i vari commentatori che ora si fanno belli ad assaggiare certi vini? Se parli di rispetto, mi spiace, ma lo dovete voi a chi è stato coerente in questi ultimi anni, e non certo viceversa. La visione "olistica" non può venire "dopo", perché è parte integrante di una certa idea del vino. A me piacerebbe che si parlasse della scelta de Le Coste di piantare ad Alberello in Lazio, di produttori che tornano al piede franco, di qualità dei terreni, della possibilità di utilizzare dosi minimali di rame, più che degli aspetti olfattivi e degustativi. Il vino è il traguardo finale di un certo percorso che si continua a dimenticare o a lasciare nell'ombra. Che si parli di un Supertuscan "aia" o di un vino naturale estremo ci si continua a soffermarsi sul "bene", sul "prodotto finale", sul "manufatto". Ed il tuo post odierno sul marketing (su iovino) lo dimostra in modo tristissimo. L'agricoltura non è l'industria. Il cibo non è una merce.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

A me interessa solo che i produttori, stiano sul mercato ed abbiano la liquidità necessaria, per poter vivere serenamente e continuare a divulgare splendidi prodotti. Se poi credi che i vari Gori, Fabbretti, Mattei, Morichetti e tutti gli enotecari Italiani che credono in voi siano inutili.. Se poi nel proprio blog non si possono fare riflessioni commerciali al fine di aiutare alcuni produttori, beh allora anche nella tua visione olistica mancano dei pezzi...almeno che non si riduca tutto all'auto consumo. http://iovino.wordpress.com/2010/04/19/le-difficolta-dei-produttori-vinitaly-la-soluzione/

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

7 anni fa iniziavo il primo corso da sommelier e cominciavo a muovere i primi passi nella trattoria di famiglia dove si vende vino dal 1901. Permettimi ma il vino è una merce eccome, speciale quanto vuoi ma l'aspetto economico non può mai sparire del tutto, altrimenti torniamo al celacantiamocelasuoniamo di Cerea e di tante fiere simili. Bello, ma mi interessa fino ad un certo punto

Rispondi
avatar

fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Non so dove fosse Simone, io già vi seguivo, ma a Roma bevevo anche i vini in Aia che bevo tutt'ora. Con chi non beve e apprezza il Sassicaia 2006, ma anche altri super T in questa annata credo che sia meglio parlare di altro e non di vino. Credo abbia una visione distorta della realtà con cui è inutile confrontarsi. Il vino e' un prodotto, è una merce, che viene prodotta per essere venduta. Se nel fare vino avete altri scopi che non sia venderlo ditemeli, tanto per capire. Quando parlo con beaufort, Laval, leclapart nello champagne o con Landron in loira si parla sempre delle tecniche agricole e di cantina, naturali, ma in funzione della qualità organolettiche del vino, . Non il contrario. A me interessano i VINI naturali, non la NATURALEZZA dei vini. E sinceramente la visione, estremista, del produttore di vino naturale, che lo vede quasi come un sacerdote della terra e della tradizione mi sembra, per molti, una bellissima costruzione per vendere vini meglio o ad un prezzo più alto.

Rispondi
avatar

Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

Pur trovandomi dal lato di chi scrive e non di chi si fa il culo in vigna, non posso che dare ragione a Corrado. Fra l'altro, tornando al modo di parlare di vino, è già sbagliato giudicare sulla base di una degustazione in anteprima, con bottiglie spesso preparate per l'occasione, che hanno pure subito un viaggio, figuriamoci poi quando questi vini sono di quelli ottenuti senza chiarifiche né fitrazioni e magari pure senza solforosa. Come si fa a parlare di puzze e di vini difettati, sapendo come vengono fatti e in che condizioni vengono degustati? I vini di Lecoste. La prima volta li ho assaggiati proprio ad un evento di questi, mi pare tre anni fa. Ne ho avuto una brutta impressione, erano completamente scomposti e disarmonici, ma mi sono detto "come potrebbe essere altrimenti?". Infatti riassaggiando oggi gli stessi vini ho avuto una sensazione completamente diversa. E sono sicuro che se vado in cantina ad assaggiarli quando sono REALMENTE pronti, tutti questi "difetti" non li troverò. Siamo abituati male, pensiamo di poter mettere tutti i vini sullo stesso piano, senza neanche riflettere su chi e come li ha fatti. I vini naturali soffriranno sempre più degli altri dei trasporti, degli sbalzi di temperatura, sono quelli che hanno più necessità di riposare in bottiglia. Io ho assaggiato il Litrozzo, era in buone condizioni a Cerea, nonostante il trasporto, l'ho anche bevuto con piacere, e ho avuto la netta sensazione di poterne bere un litrozzo intero senza conseguenze.

Rispondi
avatar

Renaissance

circa 10 anni fa - Link

Non so dove stava Morosi (Simone e Zeta) qualche anno fa. Però so dove sarà tra qualche anno: dove tirerà il vento. "rapito dai vini bio". Puah. E quanti come lui.

Rispondi
avatar

Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Dai Simone, non prendertela, ora il tiro al bersaglio tocca a te, porta pazienza, so' ragazzi...

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Dai ragazzi Che ce la potete fare! Continuate a restare arroccati sulle vostre torri di avorio e poi lamentatevi di un mercato che non vi recepisce. 5 anni fa i vini Biodinamici erano spesso caratterizzati da sentori imbarazznti. Oggi decisamente molto meno.... Secondo me dovreste fare un ritorno ai buoni tempi andati, in barba alle logiche plutocratiche e consumistiche di un mercato bifolco e intelletualmente vuoto.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

@ Francesco, a ben vedere Corrado Dettori dice una verità. Noi 7 anni fa a Fornovo non ci eravamo, inutile mediare...è vero. Allo stesso modo oggi Fornovo è pieno di visitatori, proprio perche ci siamo andati noi, e lo abbiamo divulgato, inutile mediare...è così. PS: se ti pagassero il tempo che spendi assaggiando vini naturali sai che 730 ?

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

già se mi risarcissero i soldi...

Rispondi
avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

Il vicolo cieco è sempre più cieco. Auguri.

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

Leggevo queste pagine, queste querelle... mi è saltato in mente un colpo di genio, un'idea rivoluzionaria: esiste il vino buono e il vino cattivo ;-)... esiste un nettare meraviglioso che canta nel bicchiere e in questo e poi nel perfezionamento in bocca, giù lungo il palato e poi l'esofago, fino all'intestino e poi ancora... compie il suo corso e il suo metabolismo, non in fastidiosi sciacquettii e gargarismi, per poi venire sputato come fosse veleno da esperti soloni, il segreto è che il vino nasce per essere bevuto, goduto e metabolizzato... Insomma esiste il buon vino, lo si può trovare nei luoghi più impensabili, antiche terracotte georgiane, vasche di cemento, tecnologici vinificatori d'acciao, fascinosi vascelli di garbellotto, piccole botti di Allier. Può provenire da vigne gestite a pergola o cordone o alberello, potate e cerettate al millimetro o lasciate a se stesse secondo natura... Insomma dai medesimi luoghi in cui si trova il vino cattivo ;-) Non ne posso veramente più di questa via Pal continua, come si direbbe a casa Vianello (buonanima ;-)) Che barba che noia... Possibile che non si impara niente dal passato: sono abbastanza vecchio da ricordare quando se non si amava uno chardonnay meridionale legnoso come San Giuseppe, non si era nessuno: a me non piaceva per niente, quel sentore di legno era per i miei gusti difficile da digerire come oggi è altrettanto difficile quello di certi muscolari nuovi borgogna bianchi, ma non era giusto spiegarmi allora che sbagliavo, esattamente come non è giusto l'opposto. Il bello, il fascino del vino è che ci sia posto nel mio Pantheon personale per un trebbiano Valentini 74 come per un Vintage Tunina 90 (bevuti pochi gg fa e impressi indelebilmente nella mia memoria), per un barolo Scarpa 71 come per il citato all'inizio Baron 85... Vive la difference, ma tutte le differenze! Essere laici significa non avere un giusto e uno sbagliato precostituito... Dio solo sa quanto bisogno di laicismo c'è bisogno in questo mondo ed in questo paese ;-) Ciao A

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

domandine della sera: secondo voi quanti di quelli che discettano di vini biodinamici hanno mai girato per le mani, non dico letto sarebbe troppo, fertilità della terra di Pfeiffer, il grande violinista prestato all'agricoltura? Quanti di quanti discettano in queste ore di Steiner e biodinamica sanno che per diventare un maestro e accedere agli ultimi gradini di conoscenza del Goetharium bisogna abbandonare completamente il vino, perchè confliggendo con il liquor interno prodotto dall'organismo è dannoso per l'uomo secondo la teosofia e la scienza di Steiner? Vedete quanto bisogni di laicità ci sia in questo mondo. Laicità e conoscenza... ciao A

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 10 anni fa - Link

rispostina della sera. ale, ma secondo te, senza aver letto steiner e pfeiffer che si fa, non si puo' discettare in santa pace? nemmeno stappare? eddai. poi uno dice che ce la tiriamo.

Rispondi
avatar

Alessandro Bocchetti

circa 10 anni fa - Link

Mah, vedi Fiorenzo me la tirerò (e me ne scuso), ma la differenza per come la vedo io, è che si può fare tutto e stappare e discettare allegramente, figurati difenderò sempre chi stappa. Ma per diventare difensori di un pensiero unico, spesso in contrapposizione con un'altro, sarebbe bene sapere dettagliatamente cosa si difende e come... Ma se sa sono un originale scassapalle :-P ora torno al Dettori badde nicolosuche oggi ho deciso di bere, magari domani se lo trovo aprirò uno chardonnay di vecchia annata di ca del bosco... Ciao A ps cmq le mie domandine della sera andavano lette in correlazione con il mio post sopra, forse mi sono spiegato male...

Rispondi
avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

Intanto non esiste alcun Goetharium. Semmai è il Goethenaum. E poi non è teosofia ma antroposofia. In terzo luogo per fare una moderna biodinamica (cfr ad esempio Alex Podolinsky) non è necessario alcun pellegrinaggio al Goethenaum e nemmeno la purificazione dall'alcool. Questo giusto perché si sono richieste a gran voce laicità e conoscenza. Ah, per la cronaca, ho bevuto Sassicaia 1997 (molto buono) e Pichon Longueville Comtesse de Lalande 1998 (così, così). Strano? Direi di no, amo il vino. Tralascio tutta la serie di fastidiosi commenti sul mercato, sulle torri d'avorio e sull'auto-consumo. Che il vino sia fatto per essere venduto è laconicamente lapalissiano. Ciò non significa che debba essere considerato automaticamente una merce. Anche i dipinti o le sculture o i dischi vengono venduti ma non sono "merci", sono "opere d'arte" o "produzione culturale". I miei complimenti, invece, all'autore del post che ha posto in modo critico il problema del "riposizionamento" di certi settori del Mondo-vino.

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

se è per questo non è neanche "goethenaum" ma Goetheanum, giusto per dire come sono facili i refusi soprattutto quando si scrive con un iphone ;-), per quanto riguarda la Teosofia mi riferivo al saggio di Rudolf Steiner, Teosofia - Una introduzione alla conoscenza soprasensibile... Poi che sia antroposofia siamo tutti d'accordo Cmq il punto non è quello ma semmai quello che ho scritto sulla necessità di un approccio più laico al vino... Nei congressi della società biodinamica si continua molto a parlare (e giustamente per me) di Steiner e antroposofia. Ciao A

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

Io ho iniziato a fare vino nel 1997, e i vini che io consideravo buoni in quel periodo avevano una grande estrazione e concentrazione, tanto frutto e legno nuovo. Lo chardonnay di Planeta era uno dei miei bianchi preferiti. Ero nuovo di questo mondo e quelli erano vini "facili" per chi si avvicina al vino. Dopo i gusti sono cambiati, e pur essendo in una terra dove certi vini vengono anche troppo facilmente, il mio ideale di vino e' cambiato e penso che piano piano lo si vedra'. Piano perche' il vino e' un prodotto agricolo e i cambiamenti hanno sempre tempi lunghi. In piu'io ho sempre il terrore di seguire le mode, pensa che anche se mi piacevano non ho mai comprato i Camperos (qualcuno si ricordera'...). Trovo il mio percorso del tutto naturale, perche' a forza di bere si impara, si affina il gusto. Non ci vedo nulla di strano in aziende che prima producevano vinoni con i grandi enologi e oggi si trasformano in modo radicale, anzi ho avuto modo di parlare con tanti produttori, alcuni molto noti, e tutti hanno avuto i momenti di crisi nei quali il tuo vino non ti piace piu', non ti rassomiglia e non lo vedi piu' tuo. In un certo senso e' una cosa che si deve accettare, se pensi che oggi sei fuori con un vino concepito e prodotto 3 anni fa come minimo.

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

Giampaolo, chapeau! Ciao A

Rispondi
avatar

Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

"il mio ideale di vino e’ cambiato e penso che piano piano lo si vedra’" e come faciamo a verificarlo? :-)

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

corri alla tuo enoteca e ordina una piccola campionatura, diciamo 6 cartoni di ogni annata. Tra 7/8 anni li commentiamo :)

Rispondi
avatar

Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

Questo vale pure per chi giudica i vini, si cresce insieme, l'importante è avere un po' di modestia, ammettere la propria ingenuità o un'esperienza che deve ancora forgiarsi. non si nasce vignaioli esperti e non si esce dai corsi AIS esperti. Si impara, sempre. Planeta non mi ha mai entusiasmato con i vini che le guide premiavano, non so perché io preferivo il nero d'Avola che invece non vinceva mai nulla. Però il Fiano mi piacque subito, perché era diverso, si sentiva che era siciliano e non irpino, anche se l'enologia è sempre stata molto marcante. Ma erano altri tempi, gli italiani si sa, vogliono fare le cose in fretta, e spesso esagerano.

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

tra qualche anno, diciamo 4-5, si scoprira' che certi supertuscans, merlot/cabernet ecc., cosi' male non erano e che in fin dei conti se erano diventati famosi un motivo c'era: perche' piacevano alla gente. Bisogna sempre stare attenti alle prese di posizione massimaliste, perche' per fortuna il vino puo' essere declinato in molti modi.

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

così come ricorderemo che il San Leonardo è uno dei vini più deliziosi ed eleganti dello stivale... Ciao A

Rispondi
avatar

Bante

circa 8 anni fa - Link

Paglia ha ragione, però questa cosa di cambiare nel tempo diventa difficile in modo direttamente proporzionale alla grandezza dell'azienda che hai. In fondo questa cosa dei vini naturali è servita anche a valorizzare questa cosa delle aziende di piccole dimensioni e dato energia a molti giovani vignaioli, i quali hanno pensato che, insomma, 'si può fare' anche con la vecchia vigna del nonno, magari appena due ettari (basso, chitarra e batteria). Mi sembra un bene. E' che siamo passati da una fase bordeaux ad una fase borgogna (guardare quante borgognone sono venute fuori, anche per imbottigliare il sangiovese), e le grandi cantine sono un po' nel panico, quando farebbero meglio a restare ferme e ad essere quello che sono, che quando si saranno riconvertite sarà cambiato tutto di nuovo.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Ve lo dico io dove era Simone in quegli anni: partecipava allegramente alla degustazione di tutti e cinque i BORDEAUX PREMIERE GRAND CRU CLASSÉ annata 1996 presso la Viniteca il chianti di Andrea Formigli e sempre li si è fatto tutti i vini di Domanine ROMANeE-CONTI. Questo ho ricavato dalla mia vecchia agenda. Ma che schifo tutta quella roba Industriale....;-) meno male mi sono rifatto con i Pinot noir

Rispondi
avatar

alessandro bocchetti

circa 10 anni fa - Link

come se Romanee non fosse un pinot nero e un vino biodinamico, ma ssshh, nun diciamolo a nessuno... :-P Ciao A

Rispondi
avatar

corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

"La maggioranza dei vini, quasi tutti i liquori, e la totalità delle birre di cui ho evocato qui la memoria, hanno oggi completamente perduto il loro gusto, prima sul mercato mondiale, poi localmente: con i progressi dell’industria, come col movimento di sparizione o rieducazione economica delle classi sociali che erano rimaste a lungo indipendenti dalla grande produzione industriale; e dunque anche per il gioco delle diverse legislazioni statali che vietano ormai quasi tutto ciò che non è fabbricato industrialmente. Le bottiglie, per continuare a vendersi, hanno fedelmente conservato le loro etichette, e questa esattezza garantisce che le si possono fotografare com’erano; non berle. Né io né coloro che hanno bevuto con me ci siamo mai sentiti imbarazzati per i nostri eccessi. “Al banchetto della vita”, almeno là buoni commensali, ci eravamo seduti senza aver pensato un solo istante che tutto quello che bevevamo con tale prodigalità potesse non essere poi rimpiazzato per quelli che sarebbero venuti dopo. A memoria di ubriaco, non si era mai immaginato che si potesse vedere il beveraggio sparire dal mondo prima del bevitore". Guy Debord, Panegirico

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.