Chi critica Report sul Prosecco somiglia un po’ a quella cosa dello sciocco, il dito e la luna

Chi critica Report sul Prosecco somiglia un po’ a quella cosa dello sciocco, il dito e la luna

di Alessandro Morichetti

Ho appena visto qui e non in tv “La Frazione di Prosecco” di Bernardo Iovene – puntata di ieri sera di Report su Rai Tre – e l’ho trovata molto molto interessante. Devo dire che sono partito prevenuto poiché quasi il 100% delle persone del vino che conosco ieri sera ne ha parlato schifata e questo era già un ottimo indice per pensare che ci fosse un 60 – 80% di cose vere dette crude. Seconda premessa: chi scrive è un fan del Prosecco buono e viene spernacchiato in quanto tale dagli enosnob che se non è Champagne nemmeno si bagnano le labbra.

Partiamo dall’apice della trasmissione, cioè tabellone turistico che invita i turisti a visitare le colline meravigliose del Prosecco MA non tutto l’anno. Si sconsiglia infatti la visita da aprile a giugno per via dei trattamenti fitosanitari. Niente male come contraddizione, eh? Cioè, quando la vigna è in vegetazione e lo spettacolo è più bello, statevi alle case vostre.

Ho in mente alcuni flash non ordinati della trasmissione, i punti collegateli voi.

Prosecco – Prosek è una frazione di Trieste, Venezia-Giulia più che Friuli, a ridosso dell’altopiano carsico, dove la gente beve l’uvaggio carsolino, bianco e fermo. Le bollicine non sanno nemmeno dove stanno di casa, lì. Eppure il Prosecco come lo conosciamo noi è salvo proprio per questa città, che in cambio non ha avuto praticamente niente. Soldi, nada.

Fabio Padovan del Comitato Colli Puri Conegliano afferma: “a casa mia non posso quasi mangiare perché ho fatto le analisi sul mio terreno, mia moglie si sta ammalando e in ogni casa che lei visita c’è una patologia legata ai pesticidi. Ogni pezzetto di terra è sfruttato perché è oro questo qui”.

Le uve di glera valgono da 1,45 a 2,50 euro al kg per il Cartizze. Tanta roba specie per denominazioni dalla resa non proprio microscopica, che arriva anche oltre i 200 quintali per ettaro (il Barbaresco docg ad esempio ha resa 80 q.li/ha).

Luciano Bortolamiol, ingegnere, lamenta l’assenza anche di una minima siepe tra vigne e scuole: vive nel comune di Vidor “tappato in casa e con aria filtrata”. In un borghetto a Farra di Soligo, ormai disabitato, su sei famiglie due morti di tumore alle ovaie, due con endometriosi e un Parkinson, per non parlare di un paese dove su un paese di 480 abitanti ci sono 3 bambini con la leucemia.

Corrado Giacomini, Confcooperative Veneto – Presidente settore vitivinicolo, derubrica a cazzate l’idea che qualcuno stia chiuso in casa. Altro punto saliente è quando Sandro Cinquetti, Direttore prevenzione ULSS 7 Conegliano, certifica come l’incidenza dei tumori sul territorio sia “significativamente inferiore rispetto alla media veneta e nazionale”, e qui trovate la documentazione relativa. Il notevole uso di prodotti fitosanitari nella ULSS non ha comportato un aumento di patologie, insomma. E la Gabanelli, da studio, lo invita provocatoriamente a starsene lui in mezzo a quelle vigne con le finestre aperte.

A rappresentare qualcuno di più coscienzioso c’è stato Massimo Collavo, produttore bio. Su 3.000 viticultori della Docg solo una decina fa biologico, servono commenti?

Scrive Giovanni Corazzol: “La faccenda pesticidi è nota e ridicolo girarci attorno o fare distinguo. Io gli elicotteri li ho visti fin da bocia. E questo lo sappiamo tutti. Noi che ci interessiamo di vino. Ma la ggente non sa e deve sapere. Non so se la ggente guarda Report, ma inutile sottilizzare sul linguaggio o sulle inesattezze. La sostanza è quella roba lì. Altro paio di maniche quando parte la tiritera, la raccomandazione: il bio-distretto. Puttanate paternalistiche. Ad uno sguardo cinico come il mio la cosa veramente triste è l’atteggiamento rivendicativo e da questua dei carsolini. Alla fine chiedono schei. Come tutti. Disboscamento e trattamenti. Che passino per buoni no.”

La situazione non è più sostenibile in questi termini, e sappiamo anche, come ricorda il mio padre prosecchista Gianpi Giacobbo, “che esiste anche un altro mondo del Prosecco, fatto di persone che si spaccano la schiena e che agiscono con estremo rispetto della vigna, e della gente”. Iniziamo da quelle e non chiudiamoci gli occhi con una pagliuzza per poi fare le verginelle guardando Report.

[Immagine – crediti]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

37 Commenti

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Vinocondiviso

circa 3 anni fa - Link

Concordo al 100%. Peraltro, e non è un "mal comune mezzo gaudio", anche a Bordeaux c'è questo problema, ed i vignaioli sono le prime vittime dei veleni in vigna: https://vinocondiviso.wordpress.com/2016/04/13/pesticidi-in-vigna-i-produttori-sono-le-prime-vittime/

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Mammamsterdam

circa 3 anni fa - Link

Il mese scorso ero in Franciacorta e gli amici che ci vivono mi hanno raccontato che succede esattamente la stessa cosa.

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Giulio

circa 3 anni fa - Link

con la piccola differenza che il 55% della superficie vitata in Franciacorta è gestita in regime BIO.

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roberto

circa 3 anni fa - Link

Il futuro è e deve essere BIO.

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MaX

circa 3 anni fa - Link

Beh la puntatat di Report che parlava di Bio è stata devastante. troppe truffe anche li con controlli fittizzi fatti da società fondate dagli stessi consorzi che devono controllare. Un' enorme magna magna.

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roberto

circa 3 anni fa - Link

eh si, ho visto. rettifico: Il futuro è e deve essere BIO con più controlli!! :)

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MAURIZIO GILY

circa 3 anni fa - Link

Anche chi "si spacca la schiena" i trattamenti deve farli, se vuole raccogliere l'uva. Anche chi fa BIO i trattamenti deve farli, fare BIO non vuol dire non trattare e non è nemmeno detto che i prodotti autorizzati in BIO siano sempre a minore impatto su ambiente e salute. E se fai bio nel clima del Nordest devi aumentare il numero di trattamenti per avere lo stesso risultato. A parte le semplificazioni televisive e quel po' di food terrorism che piace sempre alla ggente e a Report, indubbiamente il problema della convivenza, in territori ad alta pressione viticola, esiste. Trovo un po' strano che se ne parli quasi sempre relativamente al prosecco o al Trentino (dove tra l'altro vige un protocollo molto attento alla salute, quest'anno da molti messo in discussione per scarsa efficacia fitoiatrica) e non si parli mai ad esempio di Piemonte o di Toscana, come se i problemi fossero molto diversi. Il motivo non lo so. In ogni caso ci sono soluzioni a lungo termine (impiego di prodotti sempre meno pericolosi, già molto si è fatto, oppure la genetica di ultima generazione) e a termine più breve: aumentare le distanze tra vigneti e abitati, imporre l'obbligo di siepi o reti (brutte però), uso di macchine a recupero (ma molto costose e impossibili da usare in forte pendenza) o almeno di ugelli antideriva. e di macchine ben regolate perchè non facciano nuvole Quello che non si può fare è pretendere di bere prosecco e nello stesso tempo pretendere che i vignaioli rinuncino a coltivarlo.

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Manuele Priolo

circa 3 anni fa - Link

La risposta più sensata che ho sentito in merito alla questione! Complimenti!

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Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

Allargamento della DOC su due intere regioni con 500 milioni di bottiglie e l'obiettivo di arrivare al miliardo. L'impressione da fuori (magari errata) è la necessità in quella zona di spingere sull'acceleratore della produttività e del guadagno come se non ci fosse un domani. Il prosecco oggi porta benessere a tanta gente ma quanto può durare? Nel BIO ci sono limitazioni sui trattamenti. Più di un tot non puoi fare. Nel convenzionale il limite è stabilito dalle centraline dell'ARPA Veneto?

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MAURIZIO GILY

circa 3 anni fa - Link

preciso, io sono altamente favorevole al biologico, sono trent'anni che ci lavoro intorno. Proprio per questo dico che il biologico va bene, è un passo sulla strada giusta, ma non pensiamo che con il biologico è tutto risolto e la partita è chiusa, perché non è vero, è una semplificazione televisiva.

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Il tuo pragmatismo e la tua conoscenza pratica sono sempre preziosi e ti giro i complimenti per il tuo intervento da parte di un noto produttore di Prosecco, Primo Franco, con cui sono stato al telefono fino ad ora per parlare di questa questione da vari punti di vista.

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Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

E allora pragmaticamente che si parta dal BIO proprio in queste zone dove pare essere quasi sconosciuto in modo da mettere almeno qualche paletto. L'improvement è assicurato. E si prosegua per step.

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Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

Sotto questo aspetto, nella pur non lontanissima Franciacorta mi pare (l'unica cosa che coltivo sono i dubbi) che si sia optato per una politica ben più lungimirante. Il prosecco si gioca tutto sui grandi numeri, con tutto ciò che comporta.

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Giovanni P

circa 3 anni fa - Link

Gentile sig Gily,se si punta sempre il Veneto e mai regioni molto piu' ideologicamente rosse il motivo a me pare chiaro,chiarissimo!Inoltre lo staff di Report ,che spero qualcuno trascini in tribunale,ha pure mandato in onda la puntata con un timing che definire ''ad orologeria'' è un eufemismo,considerando che le spedizioni del periodo piu' caldo dell'anno partono proprio da metà novembre in poi....chissà perchè non han trasmesso la puntata a gennaio ,neh?

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F. Saverio

circa 3 anni fa - Link

Da spernacchiato come te (anche) perché bevo ed apprezzo molti Prosecco, sono pienamente d'accordo. Disamina più che equilibrata.

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Adriano Aiello

circa 3 anni fa - Link

La prima parte mi sembra centrata e piuttosto ineccepibile, poi quando si mette a parlare di glera e prosecco pesta qualche sterco.

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sergio

circa 3 anni fa - Link

Chi ha un po'(o tanta) cultura tecnica sui trattamenti fitosanitari sa che nelle parole di M Gily ci sono molte verità che sgonfiano alcune mitologie create negli ultimi decenni. Anche le soluzioni sono le più ragionevoli. Quanto ai controlli è una storia vecchia.

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

A ha molto colpito anche il discorso monocoltura vs. biodiversità; l'avevo letto proprio su Intravino tempo fa, mi pare in un'intervista a Dettori. Mi pare che le "tue" Langhe non siano certo ai livelli del Prosecco, giusto?

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Francesco Galgani

circa 3 anni fa - Link

Criticare il Bio perché può esserci chi fa il furbetto ė come criticare i limiti di velocità perché c'ė chi non li rispetta. In biologico non si possono avere quelle rese così alte ed uve sane unite ad una quasi totale meccanizzazione. Il problema ė di questo sistema produttivo (Prosecco da milioni di bottiglie), di come ė impostato; l'obiettivo ė produrre tanto a basso costo e con poca manodopera. La tutela dell'ambiente e della salute non sono contemplate. Chi vuol fare l'ipocrita racconti pure cosa vuole...

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lorenzo

circa 3 anni fa - Link

Dov'è la novità ?
E soprattutto, pensate che il problema esista solo per l'UVA ?
Dovremmo smettere di mangiare frutta in generale... e non è una frase buttata lì, andatevi a vedere che macchina da guerra è la mosca della frutta!
L'unica cosa che possiamo fare, da consumatori, è scegliere prodotti biologici certificati (_CERTIFICATI_ non le markette naturali senza controlli alcuni e tante chiacchiere). Solo in questo modo spingeremo i produttori ad aderire a normative, controlli e, soprattutto a fare dell'agricoltura più salutare.
Per chi dice che i controlli nel biologico etc. etc. Certo, si fanno anche lì, ma io tra lo zolfo ramato ed il fosetil-alluminio preferisco sempre il primo.

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Maurizio Gily

circa 3 anni fa - Link

Ho una brutta notizia, lo zolfo ramato è una porcheria solenne. Perché il rame in forma polverulenta si respira e si ferma nei polmoni. Il rame è un metallo pesante. Ottimo esempio di biologico pessimo.

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Lorenzl

circa 3 anni fa - Link

Hai ragione, ma dato che noto che sei uno scienziato del settore, respirati il fosetil alluminio e suggerisci una soluzione me o tossica allo zolfo ramato. :-)

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Nic Marsél

circa 3 anni fa - Link

Tranquillo che molti convenzionali, oltre ai trattamenti con i fitofarmaci, per non farsi mancare nulla usano anche rame e zolfo come difesa complementare integrativa che tanto sono BIO e non fanno male.

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pot

circa 3 anni fa - Link

Scusate la franchezza - ma a parte BIO o non BIO, qualcuno è andato a vedere i numeri pubblicati dall'ASL? No perchè, secondo quelli (lato tumori) è tutto OK, e dovreste preoccuparvi di più se foste a Belluno.
Quindi ci sono tre ipotesi: 1) lo studio è manipolato e tutti dicono fandonie, la gente muore come mosche (e.g. il paese affianco è stato sterminato dallo streptococco del Glera resistente alle scie kimike)
2) Lo studio è veritiero ma non tiene conto di altre malattie. Possibile, ma allora al posto di discutere di BIO vs. non BIO cercherei di andare a capire che cosa c'è che non va, anche perchè non è detto che BIO sia per forza meglio di non BIO
3) lo studio è giusto e le lamentele sono le solite "boiate" di quartiere.
In linea di massima, senza i numeri (statisticamente significativi allo 0.05) io non mi azzarderei a trarre le conclusioni che ha fatto Report (mi ha detto che zia giuseppina ha un unghia incarnita per colpa delle scie KIMIKE)- ma naturalmente report non è una divulgazione scentifica, può dire una fregnata al giorno 1 e il contrario al giorno 2 che tanto è lo stesso.
Poi qua si fa vino naturale ... ma questa è una filosofia personale, niente a che vedere con i tumori.

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Lorenzl

circa 3 anni fa - Link

Non sono un oncologo, ma penso che per parlare di tumori ed effetti sull'uomo sia ancora troppo presto... ahimé.

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Federica

circa 3 anni fa - Link

Ciao a tutti, scusate se mi intrometto. Rispondo perché mi sto interessando della questione per il gruppo no pesticidi e posso dirvi che i dati sono di quasi 8 anni fa. Stiamo cercando di capire se ci sono dati più recenti, dobbiamo sentire una persona che ha dichiarato che le incidenze tumorali crescono di un numero che oscilla tra il 5 e il 7 per cento ogni anno. Questo il link della pagina della ULSS 7, a pagine 15 troverete che i dati sono del 2008-2009. https://www.ulss7.it/documents/10181/90936/Studio+tumori/6d6a29c6-b3a4-480c-adbd-fe405ee2b82a

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alessio

circa 3 anni fa - Link

macchine a recupero obbligatorie a ridosso delle abitazioni . punto

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Vignaiolo

circa 3 anni fa - Link

Nel 2008 ho ereditato una piccola vigna di prosecco che mi garantisce un'apprezzata integrazione di reddito rispetto ad un lavoro principale alternativo. Liberi di crederci o no, nel corso di questi anni i quantitativi di prodotti fitosanitari impiegati sono circa sempre stati gli stessi. Nel tempo sono state vietate alcune sostanze e si é imposta una rotazione dei prodotti impiegati. I diserbanti sono impiegati in modo molto marginale. Si preferisce sempre più lo sfalcio dell'erba. Non sono chiacchiere: il risultato é la concentrazione di pesticidi nel vino all 1% dei valori limite ammessi. Tanto che a mio personale parere i limiti di legge dovrebbero essere ridotti di almeno dieci o venti volte. Quindi qui siamo con la coscienza a posto.
Il problema é la deriva di prodotto durante i trattamenti. É ragionevole che in futuro si imporranno maggiori distanze di sicurezza tra abitati, scuole e vigne e verrá imposto l'impiego di irroratrici a recupero attualmente difficili però da impiegare in collina perchè ingombranti e a rischio ribaltamento. Anche su questo fronte è stato fatto comunque qualcosa imponendo manutenzione obbligatoria delli irroratrici con verifica della taratura degli ugelli.
In sintesi, da quanto ho appreso quindi i morti per tumore sulle colline sono in calo e le tracce di veleni in bottiglia sono a livelli paragonabili o inferiori a quelli di qualsiasi altro prodotto agricolo italiano .... Quindi? Tiriamo su le vigne perché guadagnarci troppo non è moralmente accettabile? Farò del mio meglio per migliorare ulteriormente per minimizzare l'impatto ambientale, ma finchè siamo " a norma " la vigna se mi consentite al momento la lascerei dove sta. Grazie

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Federica

circa 3 anni fa - Link

Purtroppo in questo ragionamento non si tiene conto dell'accumulo di pesticidi nel terreno e nelle falde. Ti scrivo dall'Emilia Romagna che, assieme a Veneto e Lombardia hanno le falde superficiali già contaminate per il 60% (circa 30% quelle sotterranee). Purtroppo dobbiamo trovare soluzioni alternative, la legge non è lungimirante. Se andiamo avanti così i nostri figli non sapranno cosa bere... a parte il prosecco naturalmente.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Wow, Moricchia, quanta gente che è d'accordo con te! Occhio che rischi di montarti la testa! Per aiutarti ti scrivo una (modesta) contestazione. L'idea che il Comune di Prosecco abbia a che fare con la Denominazione è da non addetti ai lavori, che la faccia la Gabbanelli passi, ma tu non puoi. Prosecco è un termine che deriva da un aggettivo, come Brunello, e non da un luogo. Infatti esiste un Comune di Brunello in Provincia di Varese, ma non è mai venuto in mente a nessuno di chiedere royalties sul nostro vino. Quanto al discorso dei fitofarmaci, etichettarli tutti come pesticidi come fa Padovan è come dichiarare che tutto ciò che non è bio è brutto e cattivo a prescindere, questa è una dichiarazione di Fede con l'F maiuscola e non una analisi seria del fenomeno. Non è giusto fare di tutta l'erba un fascio e condannare tutti i viticoltori non bio in questo modo. Quanto al punto indicato da Giacomini, non è così da buttare o da eliminare con sufficienza; se è vero (e pare lo sia) che nell'areale del Prosecco il tasso di tumori è davvero più basso della media nazionale, allora non è che quella è una landa popolata da viticoltori avvelenatori con i denti aguzzi, pronti a godere dei cancri altrui. Occhio alle crociate, pareva giusta e santa anche quella di Goffredo di Buglione e poi si è visto che le cose mica stavano proprio in quel modo.

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Federica Prandini

circa 3 anni fa - Link

Ciao Stefano, i dati della ASL 7, che ho già inviato, sono vecchi, risalgono al 2003, a prima che ci fosse questa estensione di vigneti nel territorio anche vicino alle case. Vedremo i dati in futuro. Resta comunque sempre e invariato il problema delle falde inquinate e dopo un solo anno l'ISPRA ha visto un aumento considerevole dell'inquinamento di falda. Su questo dati dobbiamo riflettere. Non credo ci siano viticoltori cattivi ma inconsapevoli delle conseguenze si.

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Capex

circa 3 anni fa - Link

Non serve la solita battaglia bio o non bio, il problema è che nel nome del Dio denaro hanno piazzato vigne dove evidentemente non dovevano stare. E l'hanno pure ammesso con l'avviso agli enoturisti.

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Comitato per il Prosekar

circa 3 anni fa - Link

Ringraziamo innanzitutto la trasmissione Report ed il suo staff per l’ottimo servizio sul Prosecco doc e docg che ha saputo informare il pubblico sulle problematiche legate all’industrializzazione di un prodotto quale il Prosecco. Il Prosecco coltivato nel suo territorio ed in modo coscienzioso può essere ed è un ottimo prodotto, purtroppo alcuni hanno approfittato di questo business. La trasmissione non ha potuto in un paio di minuti essere completa e vorremmo solo aggiungere alcune precisazioni. Il Prosecco (Prosekar in sloveno) è nato e viene tuttora prodotto nelle vicinanze del paese Prosecco in provincia di Trieste. E’ un vino spumante dolce nonché uvaggio di tre vitigni: vitovska, malvasia e glera. Su questo c’è una notevole documentazione storica. Era conosciuto alla corte degli Asburgo, fino al Cinquecento veniva chiamato Ribolla (nulla a che fare con la Ribolla gialla), ma già dal 1548 c’è la prima testimonianza del “vino di Prosecco”, contenuta nell’opera di Pier Andrea Mattioli. Poi ci sono Volfango Lazio (1551), le poesie in friulano di Ermes di Colloredo (1622-1692), l’opera dello sloveno J.W.Valvasor (1689) in cui parla di “Prosegker” e “Prosekar”, in “Clima goritiense” di Antonio Musnig (1781), si parla del vino “Prosecco” e pure nelle “Coscrizioni del vino prodotto a Trieste”, che vanno dal 1775 a fine ‘700, primo premio assegnato a Marino Luxa di Prosecco per il suo vino Prosekar a Bolzano nella categoria vini spumanti nel 1886, nella Fiera dei vini tenutasi a Trieste del 1888 tre produttori di Prosecco e Grignano portarono in degustazione “Prosecco bianco” e “Prosecco spumante”. Ulteriore precisazione va fatta sul vitigno glera, dal quale si produce il Prosecco. Il vitigno glera è originario della provincia di Trieste. Le notevoli difficoltà legate al lavoro lungo il costone carsico hanno portato ad un lento abbandono dello stesso, cosa accaduta anche nel territorio ligure delle Cinque Terre. Altro punto da evidenziare sono le tutele imposte dalla legge Natura 2000 che non permettono uno sviluppo agricolo là dove l’agricoltura c’è sempre stata. L’abbandono dei terrazzamenti è cosa già nota a tutti, da altre parti sono riusciti a continuare il lavoro lungo i terrazzamenti grazie alla creazione di strade e infrastrutture come la monorotaia, cose che vorremmo venissero fatte anche da noi. Va sottolineato che la posizione ed il clima del costone carsico permettono una viticoltura più orientata al biologico senza il bisogno di continui trattamenti chimici e vanta una storia millenaria in fatto di produzione vitivinicola, da noi si produceva il famoso vino pucino, decantato nel Naturalis Historiae da Plinio il Vecchio nel 77 D.C. I veneti e i friulani si sono appropriati sia del nostro vitigno che del nostro nome ma non potranno mai appropriarsi della nostra storia!

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Federico

circa 3 anni fa - Link

Si è dimenticato di dire che nel 77DC, come nel 1781... non esistevano:
1) oidio
2) peronospora
3) varie muffe causanti marciumi
4) fitoresistenza delle stesse

Quindi cerchiamo di essere un pò più oggettivi dai...

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Comitato per il Prosekar

circa 3 anni fa - Link

Mi dispiace ma ha frainteso quello che volevamo dire e cioé che esistono zone più adatte alla coltivazione della vite, una fra queste il costone carsico triestino affacciato sul mare e l'altra sottolineare la storia del Prosekar che si vorrebbe continuare a produrre. Produrre Prosekar per la grande distibuzione è al momento impossibile causa la non facile accessibilità delle terrazze e causa i vincoli Natura 2000. Rovi tutelati su terrazze abbandonate da 20 anni. I muri a secco stanno crollando. 6 anni fa, quando è stato firmato il protocollo per la DOC interregionale ci sono state fatte delle promesse dall'ex Ministro Zaia e dalla Regione FVG in cambio del nostro nome!

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Marco Felicani

circa 3 anni fa - Link

Perchè il biologico non usa rame (dannoso per la biosfera e per l'uomo), zolfo, piretroidi, prodotti vari ed usava neurotossine (anche per l'uomo) come il rotenone?

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sergio

circa 3 anni fa - Link

E già, è proprio una bella domanda.

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