Appunti girovaghi tra Cortona e la cantina di casa

Appunti girovaghi tra Cortona e la cantina di casa

di Emanuele Giannone

Ah, quest’estate 2018 col suo arrancare caotico-falotico, bruciante più di burn-out che d’estui litoranei. All’estro dell’Anima che la racconterà meglio di me tra qualche giorno si devono i lampi conviviali nel buio dei convenevoli lavorativi. Io mi limiterò ad appunti sparsi tra sugheri e ruderi di quiete serale. Appunti girovaghi: ché tra le mura domestiche, urbane o marittime o borghigiane che siano, ci si è fermati poco o nulla. Ma che ci importa? Per fortuna aderiamo fedeli al principio del dove c’è cantina, c’è casa. Perché noi snobbiamo sofà e stoviglie, ci fanno casa seau à glace e bottiglie.

AOC Alsace Pinot Noir Steinweg 2016 V. Fleith
Vino da compagnia e da veranda, soprattutto perché bevuto in allegra compagnia e sotto una rinomata veranda, fronte Piramide Cestia. Rinfrescante, dritto, sapido, ispirato a succosa, chiara e godibilissima varietà di piccoli frutti rossi, carezzevole e diffuso nella presa tattile, con tannini minuti e croccanti. 

IGT Venezia Giulia Vitovska 2016 Milič
Essenziale senza essere scarna. Buon nerbo e sostanza sottile, delicata e divertente nei ricordi vegetali e di frutta bianca, sapida e fresca, seria per portamento. Un vino dritto e di grande equilibrio, molto buono nella sua semplicità, facile a ricordarsi perché non urla. E perché si beve facile.

IGP Paestum Greco Calpazio 2016 Az. Agr. San Salvatore
La serie storica delle dritte del misconosciuto e prezioso Stefano Pollastrini – di lui avevo già scritto qui:  – annovera questo sobbollente, sostanzioso e succulento Greco, sale e creta, giallo di pompelmo e albicocca matura, persistente e sostanzioso, teso e con una cadenza da Forza del Destino.

AOC Vouvray 2015 Champalou
Da Lavinio a Zagarolo, seconda dritta e secondo misconosciuto e prezioso, qui Daniele delle Fratte, deus ex machina – anzi, deus ex coquina, o ex doliario – del Ristorante Il Giardino a Zagarolo, ribattezzabile nella fattispecie in giardino degli aranci, o anzi dei mandarini, per il riferimento più immediato di questo Vouvray di casa. Sotto la freschezza battente, salvia, curcuma, frutta gialla matura, pesca bianca e una traccia sapida trainante. Da Lavinio a Zagarolo, dalla sinfonia alla suite, dalla Forza del Destino al Mandarino Meraviglioso.

IGT Venezia Giulia Vitovska 2015 Skerlj
Potenziale e complessità. Elettrica ed eclettica. Un Vinho Verde do Carso. Ma anche giallo. Erbe e frutta. Una cosa fuori dal comune: non è potente ma sprizza vigore espressivo. Snella, impattante e piena. Una saetta. La snellezza dei suoi 11 gradi nulla toglie, anzi, è atleticamente decisiva.

Goriška Brda Jakot Medana 1. Classe – Villa de Mandan 2014 Klinec
Dopo una lonza leggera e presta molto, è d’obbligo il leone, testa alta e rabbiosa fame. Ora, se al liceo hai bigiato, sei spacciato: ti aspetti ancora il Friulano del Bignami, tondo e nocciolato, un caldo balocco mandorlato di calore e rotondità? Torna a settembre: il 2014 è fresco, teso, nervoso e acido, una Ribolla sotto mentite spoglie, complici le mani di Giove Pluvio e Aleks Klinec.

Chambolle-Musigny 2012 Domaine Amiot-Servelle
Buonissimo, lascio la parola all’Anima sopra citata, ne scriverà lei.

Gevrey-Chambertin V.V. 2011 Domaine Rossignol-Trapet
Come sopra.

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2010 Tiezzi
Un Brunello spesso osteggiato dalla velina del MinCulPop per la presunta ossidazione. Orbene: è noto che, dopo lo chardonnay, i Tiezzi abbiano piantato anche moscato. Che ai critici del MinCulPop sia stato servito per errore un gioco del Signor Tiezzi, un Fino de Montalcino o un Vin Jaune de Mont-Chêne-Vert, al posto del Brunello? Vigna Soccorso 2010 era ed è splendido: ampio e ricco senza alcuna ridondanza, sinuoso, col frutto più nero che in altre annate, più nervoso e succoso del solito, svariato di arancia rossa, rabarbaro e spezie dolci. Freschezza infiltrante e tannino esemplare. In attesa dell’ostrakon da parte del MinCulPop, faccio scorta per l’esilio.

Goriška Brda Rebula 2007 Klinec (magnum)
Il vino naturale invecchia male. Senza se e senza ma. E poi non esistono più le mezze stagioni. Di questo passo chissà dove andremo a finire. Ai tempi nostri ci si divertiva con poco. Si stava meglio quando si stava peggio. Tanto è tutto un magna-magna. E non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Invece le abbiamo messe nelle vigne degli sloveni per scoprire che il mondo del vino è strano e indulge a luoghi comuni abbacinanti. Questa Ribolla è un erbario figurato, dettagliata di erbe officinali e spezie bianche, vivacemente colorata, di presenza piena e carnosa, dotata di freschezza e tensione sorgive, immediate, un esempio di nettezza e sapidità. Magnifica.

Kras Teran 2006 Renčel
Varrebbe la replica di quanto detto sopra, cambierebbero invero tinte ed essenze: una mora fatta liquida, tante spezie scure, l’humus, un tannino morbido ed elegante, una nota quasi piccante. La corda acida è un bordone in alta frequenza, accompagna un coro di voci basse, sottobosco e terra. Centro-bocca di un’opulenza che cancella il cliché del Terrano segaligno, tutto presa e pienezza. Tannino presente, finale lungo e succoso con armelline, liquirizia, ginepro e china.

Morellino di Scansano Riserva 2000 Vigna i Botri
E con questo fanno tre di una silloge de vini naturalis bona evolutione. Il tempo l’ha lavorato fino all’essenza, rendendolo un compendio di finezze a cominciare dal colore: è un claret etrusco. Ciliegia, muschio, tabacco latakia, erbe officinali e tutto in filigrana, espresso in dettagli leggeri ma durevoli, coesi nell’insieme, effusi anche al gusto in un calore buono, discreto. Vino memorabile, di delicatezza struggente. Sangiovese (morellino) in maggioranza, saldo di prugnolo gentile, alicante e ciliegiolo.

Morellino di Scansano Riserva 2005 Vigna i Botri
È giusto che venga dopo, il gusto spiega perché: converge in prospettiva alla grazia del 2000 ma al confronto è ancora intenso, pieno ed energico. Grande stratificazione aromatica: di nuovo ciliegia, qui croccante; e cassis, rosmarino, alloro e tabacco. Asciutto, carnoso, con tannini minuti e vivaci. Bella e distesa la progressione con ricordi dolci di frutta matura regolati da vivace freschezza.

Cesanese del Piglio Romanico 2006 Coletti Conti (cesanese di Affile)
Petrolio, acquaragia, diluente nitro. Dal fondo di esteri e idrocarburi, occhieggia dimesso un rabarbaro. Liquido da non usare in prossimità di fiamme libere.

Cortona
Gli Etruschi l’hanno cinta di mura e chiamata Curtun, stessa origine di Garten, yard, hortus, kortteli, -grad, gård e -город. Al glossofeticista che è in me già basterebbe per innamorarsene. A parte il glosso-fetish, la città è di bellezza perspicua e strega infatti at first sight anche benestanti signore americane (uhm), che poi ne scrivono anche romanzi (help), dai quali vengono anche tratti film (inguardabili), che ispirano (ciò è invece bello e utile) sciami di entusiasti americani e non solo, generalmente ammirati, composti e silenti: risalgono in sciame da Rugapiana a Santa Margherita passando per Piazza della Pescaia (lovely) o facendo sosta (un incanto) al Museo Diocesano, vale a dire Beato Angelico, Luca Signorelli, Pietro Berrettini e Gino Severini. Immersi in blissful contemplation dei palazzi come dei pici all’aglione (l’aglione di Valdichiana, che bontà). Forse sciamano su e giù anche i fan di Lorenzo Cherubini, che è di qui. Non lo so, non scrivo romanzi, né canto ombelichi del mondo. Qui venni la prima volta nel 1986 e fui stregato. Vi ritorno ogni volta che posso e con rinnovato, immenso piacere. Poiché siamo su Intravino e non sul Baedeker, racconterò per sommi capi di un soggiorno felice al Parco Fiorito di Piazzano, di una Porta Bifora nelle Mura Etrusche, da cui si diparte Via Ghibellina, e per finire di Piazza Signorelli.

Parco Fiorito
Il vino di casa è un sincero e badiale Sangiovese con saldo (16%) di altre uve. La cucina è curata e coniuga tradizioni locali e familiari, il luogo silenzia i motorismi metropolitani e le loro psicotiche colonne sonore. Bellissimo. Qui, tra l’altro, siamo stati indirizzati verso il vino di una di quelle denominazioni che non fanno audience: il Colli del Trasimeno Bianco Scelto Rilè 2017 Az. Agr. Carini (grechetto e trebbiano). Buono, ordinato, ben costruito senza ricerca di effetti speciali, slanciato, semplice nei profumi (susina, pera, sedano) e avvolgente al palato. A imprimerlo nel ricordo ha contribuito anche l’abbinamento perfetto coi fiori di zucca fritti, ripieni di mozzarella e alici, e con quel diavolo di maccherone condito col fondo del maialino, cotto al latte attraverso molti e arditi passaggi e vari ingredienti, non ricordo più nulla, ero sazio e felice.

Porta Bifora. Via Ghibellina
La Bucaccia da Romano. Della tartare quintupla, la più buona degli ultimi anni – chianina, ça va sans dire – vorrei che parlasse la già evocata Anima, magari menzionando anche i due primi, quello lungo e quello ripieno. Io mi limito qui al Syrah Vestri 2016, morbido e sapido, succoso di mora e mirtillo, delicatamente speziato, ritmato nello sviluppo da tannini piccoli e infiltranti, buono tanto da far sfigurare il Syrah che è seguito, un figlio di premiato rinomato cantinone export international inc., che per tatto o connaturata ipocrisia non nominerò.

Piazza Signorelli. Taverna Pane e Vino
Chi è oste e al contempo vignaiolo meriterebbe secondo me un posto nella Hall of Fame, una pagina nell’Almanacco di Gotha, quanto meno un busto al Gianicolo. Alla Taverna Pane e Vino sono sempre stato bene e il suo vino mi è sempre piaciuto (parlo di quello che conoscevo, il Dodo). Qui ci si imbatte in una carta dei vini colta perché ampia e studiata. Della cucina, vale a dire di quello che l’Anima ha definito il piatto dell’anno e poi del piccione, dei pici all’aglione e alle molliche, scriverà lei. Io inizio con qualche vino, lei ne aggiungerà altri. La Cuvée dei Frati Brut Metodo Classico Ca’ dei Frati (turbiana, chardonnay), dalla bolla elegante e cremosa, profuma delicatamente di nocciola, croissant e mela golden, è avvolgente e fresca al palato, dissetante, appagante nel finale per la sensazione di nettezza e il gioco di corrispondenze con l’olfatto. Non l’avrei scelta mia sponte, quindi grazie all’oste.

Poi l’IGT Toscana Bianco Anatrino 2016 Tanganelli (trebbiano): negli ultimi anni avevo semplicemente dimenticato di berlo, il fratellino di Anatraso. Che peccato. Fresco, sapido, profuma di fiori e regina claudia verde, centrato e presente, un sonoro ceffone ai teorici del macerato-quindi-scomposto. Vince agile e solo di un’incollatura sul più celebrato IGT Veneto Sassaia 2016 (garganega, trebbiano) di Angiolino Maule, più complesso nel bouquet per le note terrose e tostate, più intenso e articolato al gusto ma appena meno spigliato del primo nella beva. All’insegna della spigliatezza è anche il passaggio ai rossi, con la scelta che cade sul più semplice dei due di casa, l’IGT Toscana Sella dell’Acuto 2015 Taverna Pane e Vino (sangiovese). Non l’avevo mai bevuto. Che peccato. Apertura invitante e golosa con ribes, lampone e melagrana, con loro l’ornato di viole e rose, erbe amare e allori che amplia il bouquet. Sorso di soddisfazione immediata per il frutto rosso croccante e la sua viva freschezza, prolungata nello sviluppo per la giusta sostanza, ben innervata, mobile e tesa, per il giusto contrappunto del tannino robusto e non asciugante, per il finale di slancio e pulizia. Giovane e forte.

That’s all, folks. È Baedeker ma è dovuto. Se passate a Cortona, non mancate di dedicare un’ora al Museo Diocesano. Per una volta, non fate gli italiani: imparate a riconoscervi per arte, oltreché per parte.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

7 Commenti

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Paolo A.

circa 2 mesi fa - Link

Ogni tanto un nebbiolo bevitelo, però.

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Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Touché. Ma è tra i prossimi, ovviamente entro il 21 p.v. :-)

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Ho scattato la stessa identica foto, giusto qualche giorno fa :-) Passato ripetutamente da Cortona snobbandola alla grande in favore del lago. Ad averlo saputo prima ...

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Marcovena

circa 2 mesi fa - Link

Se nebbiolo dev'essere....che almeno sia quello di Canonica!

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Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Ma che mi hai fatto ricordare! Canonica, in realtà, l'estate l'ha anticipata, quasi aperta: il Paiagallo bevuto alla tavolata di Castelnuovo dell'Abate, a Tutto in un Sorso di Francesca Padovani e Marco Arturi. Vino splendido in splendida e festosa parata, una serata felicissima.

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Francesco Bonfio

circa 2 mesi fa - Link

La foto mi sembra immortali l'entrone di Palazzo Pubblico, a Siena. Se così fosse. cosa c'entra con Cortona?

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Esattamente ;-)

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