Abbinamenti lisergici tra 12 vini e altro che cibo non è (da Eastwood a Joyce passando per Kubrick)

Abbinamenti lisergici tra 12 vini e altro che cibo non è (da Eastwood a Joyce passando per Kubrick)

di Gianluca Rossetti

Gli abbinamenti per concordanza e contrapposizione sono ormai archiviati tra i reperti storici della sommellerie. Eppure vivono ancora oggi, agghindati da prontuario cui far ricorso nell’orientare propri e altrui intrecci enogastronomici. Fatta eccezione – s’intende – per le abbuffate compulsive da Gigi il Troione, ottimamente sostenute con magnum di antigelo, e per la somministrazione di soluzione fisiologica, godibilissima in lisergica combine con 0,8 metri cubi di aria propanata. Trascurando gli aspetti di dettaglio, puntualizzati da ciascuna scuola di formazione, si tende a concordare quantomeno su pochi quanto granitici divieti generali che segnalo in ordine rigorosamente casuale:

  1. Monfortino – gelato fritto;

  2. Villa Bucci Riserva – insalata di limoni;

  3. G. Ferrari Riserva del Fondatore – marshmallow arrosto;

  4. Laphroaig – gallette di riso bio.

Ciò detto, le visioni, in tema di matrimonio cibo-vino, sono definite sul crinale dell’interpretazione letterale come di quella analogica. Mi permetto di variare almeno uno dei termini del confronto. E, in anteprima assoluta, senza che se ne sia mai discettato, fingendo che esperimenti come “Vini e vinili” svelino solo un calembour cacofonico, mi accingo a un compito nobilissimo quanto arduo: abbinare vini ad altro che cibo non è. Il valore aggiunto è dato dalla mancanza di qualsiasi criterio nella scelta se non il gusto del sottoscritto; valore appena scalfito dal dettaglio che il pianeta gusto non occupa il mio orizzonte neanche alla lontana:

La metamorfosi” – F. Kafka / Pithos Bianco 2014 di Cos
Per il continuo movimento circolare e per la presenza di una dominante che convoglia la lettura come il sorso e che, nel caso del vino, è bullonata direttamente su un metro cubo di sale.

Murders in the Rue Morgue” – E. A. Poe / Cabernet Franc 2014 di Ferlat
Vino cazzuto, racconto cazzutissimo e ciò basterebbe se non fosse per la spiacevole questione della causa per plagio intentata dagli Iron Maiden.

On the road” – J. Kerouac / Fontanasanta Nosiola 2013 di Foradori
Peccato e redenzione, dinamica, cambi continui di registro nella scrittura di Kerouck come nella lettura del vino, sospeso tra anfore, macerazioni, e prassi biodinamiche. Purgatorio cui sfugge con uno scatto in direzione del piacere purissimo.

Gran Torino” – C. Eastwood / Luvaira 2014 di Maccario-Dringenberg
Per la stratificata ossessione: visiva nel film, gusto-olfattiva nel vino; e per l’intarsio psicologico: che diventa attenzione a ogni singolo frammento dell’anima. Un Rossese da brividi.

Concerto grosso” – New Trolls / Barrosu di G. Montisci, qualsiasi annata
Per la forza espressa in crescendo e per l’antitesi classico-moderno che vino e album esternano in modo sorprendentemente simile. Culto devozionale per le radici, apertura polifonica a ciò che sarà. Incontrati oggi sembrano avanguardia.

Ore 10 calma piatta” – N. Jordan / Tauma Rosato 2015 di G. Pettinella
Un incedere lento, denso, aggrappante. Ossessione visionaria e perversa nel film; rosato che ti lega le ossa, di una forza e precisione che non danno scampo.

PRS Custom 24” – Paul Reed Smith / Vigna del Generale Riserva 2013 di Nicolucci
La più bella chitarra elettrica mai disegnata da liutaio dell’orbe terraqueo vs un sangiovese di bontà imbarazzante, scovato in “out of Tuscany” mode.

458 Italia” di Ferrari – Dettori 2005 di A. Dettori
Non aggiungo altro. La creatura più fulgida, feroce e sensuale partorita da Maranello negli ultimi trent’anni. E l’unico cannonau che, in souplesse, ne sa replicare i toni rabbiosi ed eleganti, segnandoti a vita;

Gente di Dublino” – J. Joyce / Clos Cristal 2011 – E. Dubois
Cupi, freddi entrambi. Li amo forse per questo incondizionatamente. Perché io odio l’estate. Raccontano ma senza guardarti mai negli occhi. Il vigneto meriterebbe la visita solo per come è disegnato: una bellezza che va oltre la bontà del vino;

Before sunset” – Richard Linklater / Orchis Mascula 2013 – N. Ferrand
Per la quantità di parole dette e mai a sproposito. Film parlato – impressionante il numero di battute nell’unità di tempo – e girato in una Parigi di luce e colore. Vino che a sua volta evoca la parola e ne sostiene il peso. Con leggerezza.

Barry Lyndon” – S. Kubrick / Wehelener Sonnenuhr Spätlese 2004 – J. J. Prüm
Per la ricchezza, lo splendore, il controllo, la capacità di avere tanto senza derive barocche. Epifania del genio entrambi. Potrei arrivare anche al punto di bere il film e guardare il vino in tv.

Firth of fifth” – Genesis / Monprivato 2011 – Giuseppe Mascarello
Perché il primo incontro è stato, con entrambi, una rivelazione. Anzitutto della mia inadeguatezza. E poi della mia totale sottomissione. Monumenti: del progressive il primo. Sul secondo non so dire molto se non che è passato qualche mese e in casa ne avverto ancora la presenza.

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10 Commenti

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

Faccio sempre fatica ad arrivare in fondo a questi post, e mi spiace... come ho scritto di un syrah poco fa "buona freschezza ma poco da supportare".
Però il concerto grosso e firth of fifth ti fanno meritare 10 e lode a prescindere da tutto il resto! :)

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BarberOne

circa 3 anni fa - Link

Vini e vinili giù esiste http://tornoaivinili.blogspot.it/2014/12/tra-le-tante-belle-recensioni-uscite.html

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Adriano Aiello

circa 3 anni fa - Link

Divertente. Una delle più grandi canzoni di sempre non può stonare accanto al Mascarello, però a caratteri siamo agli antipodi no? Barocchismo contro austerità. Io avrei messo Gran Torino con Monprivato, anzi Sentieri selvaggi:)

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Ahi ahi ahi...la deriva enofighetta astratta di Intravino...

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sergio

circa 3 anni fa - Link

Veramente l'enogastrofighettismo impera su tutti i food blog. Direi che è l'Anima di questo inizio di millennio.
Ma il millennio è lungo.
PS C'è qualcosa che collega i post di Nani a quelli di Rossetti(le considerazioni che seguono riguardano i primi due post di Rossetti)? Entrambi parlano di un vino in un modo nuovo rispetto alle recensioni classiche.che si possono leggere sui media.
E contengono, strutturalmente, due parti: una introduttiva e la seconda che parla, più specificamente, del vino da recensire. Ma mentre Rossetti. nella parte introduttiva, parla sempre di vino, affrontando argomenti legati a esso, Nani si allontana molto dal tema vino anche se tesse, nello svolgimento, dei collegamenti che sfoceranno nella recensione nella seconda ed ultima parte del discorso(più breve di quella di Rossetti). Nani mi ha convinto subito ed è molto più innovativo ed originale nella narrazione. Rossetti mi piace ma, forse, deve perfezionare il discorso, limandolo e collegando meglio la prima parte alla seconda. Ho trovato molto interessanti i temi trattati nella parte introduttiva dei primi due post di Rossetti.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

A me però pare, Amedeo, che il post di Gianluca sia quanto di più lontano dalla barba hipster posticcia, dal risvoltino alla me-s'è-allagata-casa, dall'enonismo, dalle varie ed eventuali d'ultimo grido. Oramai si affibbia l'etichetta di enofighettismo a qualsiasi scritto la cui comprensione richieda letture successive alla prima. Temo che il presunto enofighettismo del redattore sia una questione del tutto ipotetica e successiva alla oramai diffusa lego- e logo-festinazione del lettore.
L'enofilia è una brutta malattia e ha una buffa pretesa: quella di profondere fiumi di liquido senza poterne coagulare il senso. E' una variante alcolica dell'emofilia.

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sergio

circa 3 anni fa - Link

Il limite del tuo commento è che non non vedi il fiume di enogastrofighettismo nei post e nei commenti dei vari food blog.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Quello non è un limite, bensì una scelta: non vedo perché non leggo.,

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Certo Emanuele, sarei d'accordo con te se legassimo l'enofighettismo esclusivamente ai "barbuti che vendono formaggi puzzolenti", come chiamano a Brooklin quelli con i pantaloni alla saltafosso. Ma non è così. Purtroppo è una sorta di malattia che sta mietendo vittime inaspettate (e inconsapevoli mi verrebbe da dire). Sì d'accordo, troviamo nuove "narrazioni" sul vino, ma cerchiamo, nei limiti del possibile, di non essere caricaturali e autoreferenziali.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

In fin dei conti siamo d'accordo, solo che io uso i tuoi stessi argomenti in chiave ingenuamente antiproibizionista: lasciamo agli uni la libertà di esprimersi ed esporsi alle interpretazioni, agli altri quella di interpretare come gli è più comodo o consono.

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