Ruinart e la luce dello chardonnay: vecchio, nuovo o nuovissimo mondo

Ruinart e la luce dello chardonnay: vecchio, nuovo o nuovissimo mondo

di Andrea Gori

Se c’è una maison che ha saputo legarsi anima e core allo chardonnay in Champagne, tanto da riuscire a sdoganare il Blanc de Blancs presso il grande pubblico, quella è Ruinart. La più antica maison di Champagne (1729!) è anche la proprietaria dei chilometri più suggestivi e affascinanti nel sottosuolo di Reims, e paradossalmente quella che si è più allontanata dalle coltivazioni storiche di uva rossa per sposare una causa difficile, come appunto quella del miglior chardonnay, l’uva più rara e costosa della regione.

Certo non si tratta di normali blanc de blancs ma assemblaggi variegati e complessi, che uniscono ogni anno le migliori parcelle della Montagne de Reims (per il “Dom” dai grand cru Sillery e Puisieulx e molti premier cru per le altre cuvée) a quelle ben più famose della Côte des Blancs. Una scelta che ha le sue radici storiche nella localizzazione della cantina a Reims, ma che si è rivelata un atout formidabile per avere “in casa” un bagaglio di uva bianca da caratteristiche vicine a quelle rosse degli stessi villaggi, con più corpo, agrumi e frutto rispetto alle altre.

Stavolta l’appuntamento voluto dallo chef de cave Frédéric Panaïotis verteva sulla “luce” dello chardonnay e di come quest’uva diffusissima sia, in tanti territori, in grado di dar vita a vini difficilmente dimenticabili. Se si eccettuano i vini dolci (solo Kracher in Austria riesce a produrre qualcosa di interessante) la sua versatilità è leggendaria, tanto che anche se non è la varietà bianca più coltivata, di certo è quella presente ovunque ci sia vino nel mondo.

Abbinati agli stimolanti e francesizzanti piatti di Luigi Taglienti (preparatevi all’apertura a breve del suo nuovo locale a Milano…) la degustazione è stata condotta bendata per tre round, ciascuno caratterizzato da uno Champagne Ruinart blanc de blancs diverso, uno chardonnay del nuovo mondo e uno del “vecchio” mondo, Italia inclusa.

Su Caldo-freddo di fegato d’oca sedano e mela verde il primo tris:

Ruinart Magnum BdB (base 2011 più vini dalla 2010 e 2009, uve da circa 20 cru diversi). Rappresenta un salto triplo in avanti rispetto alla bottiglia da 0,75: esplosione floreale e carnosa di canditi miele e zenzero, arancio giallo, pepe bianco che si prolungano al palato in un gusto intenso di frutti, mentre la sapidità, il sale e la freschezza limonosa caratterizzano il finale pronto e accattivante senza mollezze. 90

Jermann Were Dreams 2011 Collio. Ha note di orzo e fieno, legno, miele e zenzero caldo e zona centrale del naso panciuta e burroso con legno in evidenza. Bocca tagliente con ossidazioni piacevoli, piccante e lungo il finale di mela golden e pepe, ma con poco brio e allungo. 88

Ridge Vineyards 2012 Montebello – Santa Cruz Mountains. È quasi didascalico all’inizio, con burro, noci e legno americano molto presente. Bocca di vaniglia e lime, caffè e cacao bianco, corpo e struttura, lunghezza e dolcezza che si accompagnano ma una bocca che alla fine esce sapida e fa dimenticare la dolcezza, rilanciando in gusto e lunghezza. 92

Arriva in tavola il Raviolo alla cipolla con brodo di crosta di pane, denso e saporito con rimandi al pane tostato che si affacciano al palato in maniera sorprendente.

Dom Ruinart 2004 (69% chardonnay Côte des Blancs con Choully, Avize e Le-Mesnil, più 31% chardonnay dalla Montagne con Sillery e Puisieulx, dosato 5,5 gr/l). Vino incredibilmente scattante, immediato e affilato ma anche con un lato avvolgente e coccoloso di noci e arachidi, senape, zenzero, mandorla. Bocca di corpo ma sinuosa e guizzante, grintoso e soffuso, lungo in note agrumate e lime con ritorni floreali. Sempre più buono ad ogni assaggio, ora che ha raggiunto una discreta maturità post-sboccatura e non accenna a smettere di migliorare. 95

Corton Charlemagne Olivier Bernstein 2011. Tra i più territoriali e meno varietali tra i vini della serata, si presenta subito sapido e sottile ma con una misurata potenza, che non abbandona mai naso e sorso, profumi eterei e balsamici poi talco, in un profilo minerale sottilissimo che ricorda lo stile Daguenau: vino salato e ghiaioso, dalla bocca d’impatto che amplifica il naso e che va verso un finale iodato e salino, in cui emerge un tocco di burrosità leggera, giovanile. 93

Hawkes Bay Craggy Range 2009 Les Beau Cailloux. Non è difficile da collocare nel nuovo mondo, con profilo originale di senape e frutta esotica, fiori bianchi, lime e sale che in bocca si svela persistente con un profilo roccioso, con buccia di cedro grattugiata sulla ghiaia: gusto esotico che rimane a lungo per un sorso ricercato salino e insinuante, fino a scolpire un alchechengi esemplare e succo ace, vino lungo e sottile ma molto azzeccato. 90

Gran finale con Pollo di Bresse alle alghe marine, lattuga e spugnole servito con:

Dom Ruinart 1998 (66% chardonnay Côte, 34% Montagne de Reims dosato 7,5 g/l). Impatto incredibile al naso per un vino in stato di forma smagliante, sa di sole e sapidità, luce intensa e canditi, note di senape, alchechengi, zafferano. Gran corpo arricchito nelle sfumature da lieve ossidazione, che trasforma l’uva in pepe nero e caffè brasiliano. Gusto che rimane roccioso e acido, bocca dal grip devastante, lunghissima e saporita, opulenta e grandeur ma che graffia e spinge come avesse dieci anni di meno. 96

Kongsgaard Napa Valley 2007. Note curiose con evoluzione che lo distinguono in maniera originale per uno chardonnay: floreale passito, fico maturo, senape e miele di eucalipto, confettura di arancio. In bocca ha mollezza e dolcezza, continuando nel suo viaggio gustativo personale e originale, ma con una pesantezza che penalizza il palato alla distanza. 86

Puligny Montrachet 2006 1er Cru Referts Marc Morey. Vino affilato e teso, immediatamente collocabile in Borgogna e in questo village dal nome famosissimo. Ci mette un po’ ad aprirsi nel bicchiere, ma dopo qualche minuto si rivela già dal naso piccante, teso, con una nota minerale di zolfino e balsamico che lo caratterizza, su cui si stagliano agrumi, menta, fiori bianchi e note citrine intense. La bocca è pepata, ancora tesa e croccante, con un frutto integro giallo e maturo e un gran finale tra balsamico, menta, rosmarino e senape. 90

Il dolce-non dolce di Luigi permette di dire ancora le ultime parole grazie alle Fragole, invidia e meringa al pepe nero che finiscono di sottolineare come la piccantezza dello chardonnay della Champagne rimanga forse un aspetto di quest’uva irraggiungibile altrove, mentre altre caratteristiche come le note agrumate e il carattere floreale invitante sono elementi praticamente sempre presenti.

Ipotizzare quindi una cena con abbinamento solo chardonnay non limita la scelta di ingredienti, consistenze, e strutture nei piatti: sottolinea quanto questa uva sia capace di dar vita a vini molto diversi tra loro, a seconda del territorio e grazie al lavoro dell’uomo che riesce a utilizzarla in maniera specifica. E in questo, l’arte dell’assemblaggio champenoise rende la bollicina francese quella maggiormente capace di gestire più situazione diverse, perché la combinazione di millesimi, differenti cru e metodo di vinificazione (malolattica sì/no, legno e altro) allargano a dismisura le già rilevanti potenzialità espressive del vitigno.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

avatar

Francesco Garzon

circa 5 mesi fa - Link

Ho trovato particolare che la degustazione sia stata svolta in abbinamento a dei piatti. E' vero che non verteva in modo specifico su Ruinart, ma sullo chardonnay..... Personalmente ritengo che, a parte casi isolati, una degustazione sia più completa quando c'è avere un momento di abbinamento ad un piatto. Ma mi sembra che questo non sia poi cosi frequente o mi sbaglio?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

la degustazione era nei giorni di identità golose quindi in tema anche con il cibo... in genere le degustazioni più tecniche si svolgono senza la componente cibo per non disturbare percezioni e analisi dei vini ma in questo caso la capacità dello chardonnay di legarsi al cibo era un aspetto importante da sottolineare. Ma è anche vero che una degustazione con abbinamento richiede molto più sforzo sia economico che di preparazione. Avere ai fornelli il talento di Luigi aiuta certo ma comunque richiede un certo lavoro di concetto prima della serata a partire dalla scelta delle portate e loro ritmo di servizio.

Rispondi
avatar

amedeo

circa 5 mesi fa - Link

Andrea, mannaggia...sono in ipersalivazione come un San Bernardo...

Rispondi
avatar

Fabrizio

circa 5 mesi fa - Link

Ma si trattava di una degustazione aperta al pubblico? Chiedo scusa se la domanda può suonare banale, ma non capisco dove e come è possibile partecipare a queste degustazioni. Grazie.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Ciao Fabrizio, purtroppo era solo per la stampa... In Inghilterra Ruinart ha fatto qualcosa di simile per il pubblico, in Italia ancora no. Ma sulla traccia di questa degustazione e con l'aiuto di una buona enoteca è replicabile senza troppe difficoltà (eccetto il Dom Ruinart 1998) anche a casa

Rispondi
avatar

Fabrizio

circa 5 mesi fa - Link

Grazie per la replica molto cortese. Capisco il vantaggio per chi scrive di trovarsi invitato gratis a queste degustazioni, ma temo mi sfugga che vantaggio ne hanno le aziende/organizzatori se è poi così esclusiva questa cosa. Forse sarebbe più interessante aprirle al pubblico, certo a pagamento. Baste vedere i pochissimi post raccolti qui per capire che forse sono un pò autoreferenziali queste cose, non crede?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Fabrizio invitano "gratis" giornalisti e comunicatori che sappiano riportare l'esperienza al di fuori e fare da cassa di risonanza al progetto/prodotto in questione. Questo tipo di articoli in realtà ha una vita molto lunga e il fatto che raccolga pochi commenti spesso non significa che non venga letto o che non sia influente ma semplicemente che chi lo legge ha poco da aggiungere al testo perchè appunto non era presente alla serata.

Rispondi
avatar

Fabrizio

circa 5 mesi fa - Link

Certo, Andrea, questo è giusto che lo scriva giacchè parte in causa. In questo dicevo che era autoreferenziale. Dubito fortemente, per essere molto più preciso, che l'organizzatore riesca a vendere più bottiglie di questi vini così, perchè penso che nulla vi è di meglio di una cassa di risonanza generata da chi assaggia sul serio i vini di persona e ne parla ai propri conoscenti. Mi lasci dubitare sulla sovrastima di queste cose postate così online (nulla di personale, ovviamente). Sicuramente chi conosce lei personalmente ne terrà gran conto, ma temo che si ormai passato il tempo in cui si debba parlare di coloro che 'influenzano' le opinioni altrui. Se è invece di questo che si parla, non ho nulla da commentare perchè semplicemente la figura di colui che 'influenza' la trovo alquanto inappropriata in questa sede. Avrei, tornando alla ragione fondamentale della mia perplessità, ritenuto molto più efficace l'apertura al pubblico, visto che lo scopo è la diffusione di una giusta cultura. Come è possibile essere arrivati ad un mondo dove uno solo mangia certe cose e beve certe cose e gli altri, secondo qualcuno, lo seguono come caproni? Davvero c'è qualcuno che invita altri a eventi 'gratis' con questo scopo? Mi dica qualcosa di veramente sconvolgente, almeno un un blog come questo.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 5 mesi fa - Link

Fabrizio tutta la stampa funziona così! Qualcuno viene invitato a provare qualcosa e lo racconta ad altri che valuteranno se è interessante... Nessuna voglia o intenzione di influenzare, solo di far conoscere alcuni aspetti che difficilmente vengono colti. Ti pare che per vendere un auto bisogna farla provare a un milione di persone? O spesso basta farla provare ad un giornalista di motori?

Rispondi
avatar

Fabrizio

circa 5 mesi fa - Link

Si, certo, avevo capito il senso e va bene che risponda così. Non credo sia una cassa di risonanza più di quanto lo potrebbe essere aprire la degustazione a più persone. Forse perchè non credo affatto a queste figure un pò autoreferenziali degli 'influenzatori'. Chi dovrebbe influenzare un pezzo come questo (intendo in sè, nulla di personale ovviamente)? Forse l'unica cosa che invita è a bere Chardonnay, ma chi aprirebbe un Ruinart senza averlo assaggiato almeno da qualche parte, visto il prezzo che ha? Lo dovrebbe comprare sulla base di un pezzo influente su una serata a cui chi partecipava non pagava? Grazie.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.