Gravner, coltivare il vino. Intervista doppia a Stefano Caffarri e Mateja Gravner

di Alessandro Morichetti

È stato presentato il sabato prima del Vinitaly ma non sono ancora riuscito a prenderlo in mano: è Gravner. Coltivare il vino (Edizioni: Cucchiaio d’Argento), scritto da Stefano Caffarri, fotografato da Alvise Barsanti, coordinato da Mateja Gravner e fondamentalmente incentrato su un vignaiolo molto significativo dell’epoca contemporanea: Josko Gravner.

Vediamo di saperne di più. Scatta l’intervista doppia a Stefano e Mateja. Ho fatto ad entrambi le stesse domande e nessuno ha conosciuto le risposte dell’altro, fino ad ora.

Intravino: “Gravner. Coltivare il vino”: di che si tratta e come nasce l’idea di questo libro?
Stefano Caffarri: Una cosa un po’ incosciente: una chiacchierata, l’idea di un volumetto, una prima stesura con solo i titoli dei capitoli, e poi tutto il resto come un’onda di marea. Alla fine si tratta di una canzone: la canzone della terra e dell’uomo che la cammina.
Mateja: Nasce per caso, come spesso succede. Stefano era venuto in visita a Oslavia a fine luglio ed ha scritto, nel suo modo diretto ma mai scontato, un post su quella visita.
Io stavo iniziando a lavorare in azienda, dopo anni di lavoro in altre aziende del vino. Non mi capacitavo di una cosa che già da qualche mese mi capitava con sempre maggiore frequenza: incontravo persone che commentavano le etichette “Gravner” come “bellissima trovata di marketing, quale sarà la prossima?” Ecco, la percezione di non essere capiti – non ci siamo spiegati bene, probabilmente – e di dover quindi cercare di raccontare chi siamo è stata una delle prime necessità che ho vissuto in azienda.
Raccontare, non comunicare, perché quando si tratta di una vita, di un percorso di vita, si può non condividere, non capire, essere indifferenti o ammirare, ma si dovrebbe almeno rispettare. Perché, appunto, non è una scelta di marketing ma è il nostro modo di “stare al mondo”.

Un libro sull’eremita Gravner. Qual è stata la difficoltà maggiore?
S: Ad essere sinceri nessuna. A volerne trovare una, smettere di scrivere in tempo.
M: In realtà la difficoltà maggiore è stata tradurre i testi, oltre ai chilometri percorsi da Stefano e da me 😉

Cosa ti ha sorpreso partecipando alla stesura?
S: La cosa soprendente di Josko è la sua capacità di sintesi. Quando parla in italiano, che è la sua seconda lingua, riesce da dire cento cose in tre parole. Rispettare la sua micragna nell’usare le parole, ecco, questo è stato assai acchiappante. 
M: La facilità, la fluidità con cui il libro è nato ed è cresciuto. Solo le cose vere, spontanee, hanno una tale naturalezza di sviluppo.

Qual è il messaggio che Josko Gravner condivide con gli altri viticoltori?
S: Il vino è nel pensiero. Quindi pensiero di cosa fare e soprattutto cosa non-fare alla terra e ai suoi frutti, ed in ultima analisi, al vino.
M: L’amore per la terra, l’amore per la sua terra, che tutti i contadini hanno. In un momento di sempre maggiore confusione e difficoltà per i piccoli contadini, cercare di fare del proprio meglio un impegno quotidiano può sembrare scontato, ma è spesso una fatica immensa.

Una cosa davvero bella per cui vale la pena comprare e sfogliare questo libro.
S: Si tratta di un oggetto bello da tenere tra le mani: il progetto grafico è elegante e rarefatto, la realizzazione editoriale particolarmente curata senza essere patinata. E – certo – le foto di Alvise sono clamorose. Ma soprattutto c’è dentro l’essenza di un viaggio nel tempo: il tempo che Josko ha attraversato, nella buona e nella cattiva sorte, tornando indietro cinquemila anni e gettandosi a capofittto nel futuro, quando il futuro ancora doveva essere disegnato. 
M: Perché parla il nostro linguaggio: a volte spiccio, senza fronzoli, sempre diretto e, nella sua essenzialità, con i testi e le immagini, racconta tutto.

Gravner. Coltivare il vino [ediz. italiana, inglese, slovena]
di Caffari Stefano, Barsanti Alvise
Dati 2015, 64 p.
Editore: Cucchiaio d’Argento

[Foto: Stefano Caffarri e Filippo Polidori]

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

2 Commenti

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orazione

circa 5 anni fa - Link

I bevitori di vino vedono solo le etichette ed il prezzo, più costa più buono. Gli intenditori degustatori sentono tanti aromi e profumi, sicuramente tante persone non conoscono e magari non viene a loro divulgato il lavoro l'amore ed i sacrifici che i vignaioli mettono ogni giorno nella vigna e poi in cantina per produrre il VINO che sa di vino, poi magari si sentono dire, l'etichetta non mi piace. Con affetto Orazio

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nagajivček

circa 3 anni fa - Link

kje je cenik vina, da se človek ve odločit; ali je samo za tajkune ali pa tudi za normalne ljudi ?

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