Portare il Tavernello alla Fiera dei Vini Veri per vedere l’effetto che fa. Perché lo fa, eh

Portare il Tavernello alla Fiera dei Vini Veri per vedere l’effetto che fa. Perché lo fa, eh

di Alessandro Morichetti

Sabato 6 aprile, Cerea. Sono appena entrato alla manifestazione dei Vini Veri e mi avvicino al banchetto di un produttore di Barolo che conosco. Alla cieca, mi serve un vino da sotto al tavolo e qui inizia la riflessione che caratterizzerà i miei 4 giorni di fiere. “Buon profumino, diretto e nitido, molto scorrevole, sorso leggero, finale sottilmente tannico. Si beve bene, lo comprerei. Potrebbe essere un Bourgogne base”. Il produttore sorride, mi fa vedere di cosa si tratta e io dissimulo astutamente ogni forma di sofferenza interiore, voglia di autoflagellazione e istinto suicida. Faccio buon viso a cattivo gioco e mi ergo immediatamente a sociologo della fruizione. Allungo il bicchiere, mi faccio versare una bella quantità e poi parto deciso in spedizione col mio campione di assaggio alla cieca che più cieca non si puo’.

Non metterò in difficoltà le persone incontrate sul cammino, non sarebbe giusto: Christian Bucci, Gianpi Giacobbo, Fabio Cagnetti, Maurizio Valeriani e altri che ora dimentico, hanno tutti una reputazione da difendere. E tutti, dico TUTTI, trovano nel mio bicchiere un qualche elemento di interesse, così come qualcosa che manca: chi un po’ di odore, chi il corpo, chi profondità. Solite speculazioni fra strippati, insomma. I giudizi, nella media, si attestano in un range quantificabile intorno ai 78-80 punti. Contemporaneamente, da furbo qual sono, faccio assaggiare il “mio” vino anche a un tot di produttori veri, artigiani, quelli che l’industria la riconoscono a occhi chiusi e narici turate. Idem con patate: tutti trovano qualche elemento di sincera piacevolezza e qualche assenza, ma nessuno usa vocaboli tipo: “chimico”, “industriale”, “falso”, “banale”, “omologato”. Nessuno.

Ebbene. Passa la giornata di assaggi e alla fine torno dal produttore di Barolo, incredulo. O c’è qualcosa che non torna, o siamo tutti rincoglioniti, o abbiamo schemi in testa che andrebbero registrati. Perché da un certo punto in poi ho iniziato a pensare che quel vino non fosse quel che mi era stato detto ma solo un abile gioco di travasi. Il produttore di Barolo, effettivamente, è un burlone e da lui me lo aspetterei pure. Cambiare le carte per vedere l’effetto che fa. No, niente.

Alle 17:45 arriva, senza appello, il responso. Ho effettivamente portato a spasso per la fiera di Cerea un bicchiere di Tavernello Rosso, quello dei brik da litro. Ebbene: ci fosse uno che se n’è accorto. Non dico tanti, dico uno, produttore o assaggiatore. Il produttore è sconvolto quanto me, non si aspettava un responso simile. Sono un mediocre degustatore alla cieca ma, solitamente, dopo aver visto l’etichetta, divento intelligente e arguto anche io. Diffido da sempre di quelli – e sono tanti, troppi – che nelle note di degustazione distinguono nitidamente il 70-30 di pinot e chardonnay in uno Champagne, la marna-kimmeridgiana dal calcareo-portlandiano in uno Chablis e l’evidente fragrante durezza di un giovane Barolo di Serralunga. Diffido di quelli che, a etichetta scoperta, scrivono minchiate che non penserebbero neanche ad etichetta coperta. Vade retro. E’ una questione di ecologia mentale.

Insomma, se un Tavernello Rosso qualsiasi lascia tutti con un palmo di naso, è proprio un bel problema.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vendo vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vivo nelle Langhe. Amo tutti gli animali e qualche umano.

158 Commenti

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Max Cochetti

circa 5 anni fa - Link

Ormai saranno 6 o 7 anni che infiliamo il tavernello alla cieca ai corsi base. I primi anni i giudizi erano veramente pessimi. Negli ultimi due in deciso rialzo. Ma c'è sempre qualche neofita, che libero da preconcetti, dice che è proprio orribile ;)

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Francesco Cannizzaro

circa 5 anni fa - Link

Sarebbe interessante scoprire se lo stesso neofita diventa, col tempo, un eccellente degustatore :-)

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alessandro

circa 5 anni fa - Link

Articolo interessante. E non stento a credere a cio' che hai scritto. Non so pero' se c è piu da ridere o da piangere :-I

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enrico

circa 5 anni fa - Link

Il produttore di barolo è un genio e chi ha scritto questo articolo ha tutta la mia stima.. dovrebbero leggerlo tutti quei caproni che a cerea girovagavano con aria competente chiedendo se l'anfora fosse spagnola o georgiana. ma che [bip] dite?!!! Credo che nel vino si siano raggiunti gli estremi per l'applicazione dell'art 643 del codice penale. libera nos a malo. [il suo commento era finito in moderazione perche' ha detto la parolina del gatto. Ci perdoni, abbiamo una versione di Wordpress boy-scout. F.]

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luigi fracchia

circa 5 anni fa - Link

Sai che il tuo esperimento ha scarso valore scientifico perchè eri in un contesto di alta qualità dei vini (nessuno si aspetta che gli venga proposto una bibita) e poi eri tu a proporre l'assaggio e malgrado io non capisca come mai tu hai una reputazione molto alta e quindi, nessuno si aspettava una bufala. Però bisogna pensarci su lo stesso.

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enrico

circa 5 anni fa - Link

Il produttore di barolo è un genio e chi ha scritto questo articolo ha tutta la mia stima.. dovrebbero leggerlo tutti coloro che a cerea girovagavano con aria competente chiedendo se l’anfora fosse spagnola o georgiana. imparate a bere e imparate a fare i vini più buoni del tavernello! libera nos a malo.

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graziano

circa 3 anni fa - Link

anche per me il produttore di barolo è un genio e chi ha scritto l'articolo ha fatto bene, invece non concordo con L. F. proprio perché era in quel contesto dovevano essere più attenti e in guardia, questo conferma che vi preparate all'evento e non ai prodotti. PS. non penso abbia voluto fare un esperimento scientifico. grazie per averlo fatto.

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Andrea

circa 5 anni fa - Link

Al contrario, ha dimostrato ampiamente che il contesto conta più dell'effettiva analisi organolettica nella valutazione organolettica nel vino. A me sembra scientificamente ineccepibile. Non era una bufala. Era vino, assaggiato in quello che in gergo noi ricercatori definiamo "in singolo cieco", ma non avendo dato indicazioni che portassero a pregiudizi, al momento della somministrazione, vale quasi quanto un "doppio cieco".

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Adriano Aiello

circa 5 anni fa - Link

Per fortuna che non c'ero!:) Cmq dovresti inoltrare il post alle riviste di psicologia sociale: potrebbe essere un ottimo esempio di acquiescenza da contesto

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Alessandro Bandini

circa 5 anni fa - Link

Corso AIS Roma 2004, più o meno, stesso vino in degustazione coperta: il docente, non ricordo di preciso chi, chiama "alla lavagna" il sapientone della scolaresca. Il risultato è un'ode sperticata con tanto di 92 finale, un'eccellenza (alla Formigoni). Mi ricordo qualcuno che azzarda "è un pinot nero" e il mio 77 generoso.

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Gianluca Zucco

circa 5 anni fa - Link

Idem 7 anni dopo, con la differenza che la docente si è limitata ad un sondaggio per alzata di mano, nel quale il grosso si è distribuito nelle fasce di punti 81-85 e 86-90 (la "maggioranza"), con rare eccezioni sotto gli 80, così come sopra i 90. Difficile dimenticare i mugugni sdegnati di alcuni "compagni di banco", dinanzi al mio voto under 80, così come le mie risate a crepapelle quando fu svelato l'inganno! Ricordo l'uscita di scuola di quella sera come la più mesta e veloce di tutto il corso in assoluto ...

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Lorenzo

circa 5 anni fa - Link

Stesso anno, stesso corso Ais, turno serale, degustazione alla cieca del vino Rosso, Daniela Scrobogna era la docente. Degustammo, alla cieca, Tavernello Rosso, che portò a casa la media del 70. Il prodotto è quello, vino pastorizzato, non ha questi gran slanci organolettici, per il resto, è tecnicamente perfetto.

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vincenz

circa 5 anni fa - Link

Complimenti.Un articolo da meditazione.

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bruno

circa 5 anni fa - Link

Vi posso raccontare un episodio simile che la dice lunga sulle degustazioni alla cieca. Anni fa ero alla guida di un azienda (che praticava agricoltura ed enologia convenzionale) alla disperata ricerca di un partner commerciale e il proprietario dell'azienda, imprenditore con mille conoscenze, non so come riuscì a trascinare in cantina i guru del bioqualchecosa ( non posso e non voglio fare nomi ) tre persone ed una specie di uomo del monte che io conoscevo benissimo per aver fatto i primi Vinitaly insieme. Quando ci incontrammo l'uomo del monte mi disse : ......ma tu lavori sempre con Pinco (enologo) ? Alla mia risposta affermativa uno degli altri tre sentendo il nome del famoso enologo mi guardò e disse : ....ahi, ahi quello fa vini tutti uguali ! E questo prima ancora di assaggiare i vini ! Con me c'era un giovane enologo che di lì a breve mi avrebbe sostituito alla guida dell'azienda. Parte la degustazione dei vini fatti dal sottoscritto secondo le sue regole, utilizzo di lieviti indigeni, poche solfitazioni, poche filtrazioni e in alcuni casi neanche quelle, men che mai chiarifiche. Vini che non avendo uno sbocco commerciale immediato alla lunga potevano avere dei problemi di depositi, di riduzione, etc.,etc., Il responso fu vini troppo perfetti derivati da uve troppo "assistite". Al che uno dei tre pensando erroneamente che il giovane enologo avesse sostituito in tutto e per il "famoso" enologo che fa vini tutti uguali, gli chiese : "fammi assaggiare i vini che hai fatto te". Premetto che il sottoscritto visto che il primo commerciale che avevamo trovato si era lamentato che i vini facevano troppo fondo ed erano troppo "spessi", aveva autorizzato il giovane enologo a pratiche enologiche "più spinte" del tipo filtrazioni più strette, chiarifiche, stabilizzazioni a freddo etc., etc.,. pur rimanedo le pratiche agricole IMMUTATE. Per farla breve il responso fu che quei vini erano vivi, che si sentiva che le uve "avevano visto la luce..." e giù fare elogi nella convinzione che il famoso enologo non avesse avuto nulla a che fare con quei vini e che anche l'agronomo che di solito lo affiancava non avesse, anche lui, più nulla a che fare con i vigneti, e questo prima che io riuscissi a dir loro che non era cambiato niente se non le pratiche enologiche....!? Io ed il giovane enologo ci guardammo negli occhi senza dire nulla e dopo i commenti di rito e le solite frasi banali sul bioqualchecosa ci congedammo salutando con grande costernazione il ghota del ................... !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

Bravo Morichetti ho sentito qualcosa ma pensavo fosse leggenda invece eri tu che hai combinato tutto sto casino. Per questo motivo i degustatori guidaroli Rizzari, Gariglio e la triade del Gambero Business Ltd, degustano ad etichette scoperte. Già non ci capiscono con le etichette scoperte figurati blindate...o forse ci capiscono bene ma....l'editore impone! Bravo Alessandro Morichettone, perche' intravinus non organizza corsi di degustazione alla cieca?

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Giancarlo Gariglio

circa 5 anni fa - Link

Caro il mio A.F.I. io degusto alla cieca quando lavoro alla guida, questo è certo se vuoi tu invito ad assistere alle degustazioni, così magari impari anche qualcosa. Piccolo problema per te, dovrai buttare giù la maschera e far vedere chi veramente sei... A me l'editore non impone proprio nulla, se invece hai esempi concreti e nomi da tirare in ballo falli, sono curioso di sentirli, giuro e stragiuro che io non querelo nessuno 8non ho i soldi da spendere per un avvocato :). Non ne ho bisogno, ho le spalle larghe e sono convinto della bontà del mio lavoro. Sono aperto a un confronto franco, con tanto di nomi.

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

Ricordi in redazione alla riunione per la realizzazione della penultima edizione? Hai avuto uno scontro durissimo con Carlo Petrini. Chi ha vinto alla fine? Giancarlo sei libero sino ad un certo punto. Si vede bene leggendola slowine, non è molto diversa nei vini premiati al gambero. dove sta allora la filosofia slow? non si vede. PSquando smetterai di essere troppo palato cunese dipendente degusterai con me. lo hai fatto comunque ;-)

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Giancarlo Gariglio

circa 5 anni fa - Link

Ma che cavolo scrivi? Alle riunioni di redazione di Slow Wine Carlo Petrini non partecipa e non ha mai partecipato. Non perché non lo vogliamo, ma perché ha cose più importanti a cui star dietro. Questo è poco ma sicuro. Io con lui non ho mai avuto scontri e meno che mai durissimi. L'unica cosa che ci ha chiesto è di essere più chiari possibile sul criterio di assegnazione delle Chiocciole e di non privilegiare la poesia rispetto alla chiara percezione del lavoro dei vignaioli. Sono contento che abbiamo degustato insieme e allora sai benissimo che facciamo tutto alla cieca, se affermi di aver assaggiato con me e poi dici che le nostre modalità sono differenti sei chiaramente un bugiardo. Continui a non fare nomi, sparando nella mischia con la solita frase siete tutti uguali! balle se vuoi ti faccio almeno 30 nomi di aziende che noi non premiamo e il gambero si e sarà chiaro a tutti dove sta la differenza. Comincia a entrare nel merito, invece di fare il qualunquista nascosto dietro l'anonimato. Infine, non ho per nulla un palato cuneese. Ho sposato una chiantigiana, questo dovrebbe bastare. :)

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francesca ciancio

circa 5 anni fa - Link

la triade del gambero degusta a etichette coperte

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carlo piasentin

circa 5 anni fa - Link

nessuno che possa pensare che il Tavernello sia fatto bene? bene, dico, almeno tanto quanto molti altri vini che producono cantine di ogni blasone? bene, dico, da piacere a molte persone e da venderne un fottìo? e poi le uve dovranno pur prenderle da qualche parte...

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

Ecco questa robbetta qui volevo scrivere anche io poi la voglia di dire quel che penso su Strizzari e compagni.... Il Tavernello signori e signori è fatto benissimo, molto meglio di tante schifezze convenzionali e naturali. Tanti vini dal Friuli alla Sicilia che paghiamo soldoni : vedi Planeta ad esempio dovrebbero costare molto meno...perché non è che il tavernello costa poco sono gli altri che costano spropositatamente di piu' e ti raccontano la storiella della qualità che non c'è. Tavernello viene fatto allo stesso modo di tanti supertuscan. Siccome Rizzari è amico mio e ci voglio bene, sii più garbato. E' un mondo ingiusto? Sì. Eddai. [F.]

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

F. chi? Chi sei? hai ragione devo essere piu' garbato ma nei confronti di chiunque non solo degli amici tuoi. Io sarò garbato, promesso :-) ma sempre molto duro molto duro, diro' quello che tanti hanno voglia di dire ma non si posso permettere. Tu pero' signor F. ti supplico garantisci la liberta' d'oponione. A.F.I. PS Begli amici hai :-)

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Fiorenzo Sartore

circa 5 anni fa - Link

Effe sta per Fiorenzo (Sartore). Che sono io, il ragazzo delle pulizie, qui. Tu invece sei? E' interessante il fenomeno di un commentatore (legittimamente) anonimo che mi chiede di qualificarmi. Ecco fatto. "Garantisco" libertà di opinione nei limiti del buon gusto, e, purtroppo, ammetto, tali limiti sono più chiari quando si tratta di persone che conosco e stimo. Nuovamente, si tratta di un mondo imperfetto, spero vorrai perdonarmi. Buona permanenza su Intra, nel frattempo.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Tavernello costa quello che costa perché è fatto come è fatto. Un vino prodotto da vigne con rese più basse, su scala (e relative diseconomie) enormemente minore, con tecniche e cure assai diverse non può assolutamente costare come un vino in brick prodotto in volumi capaci di riempire la Basilica di San Pietro. Di più, il prezzo del vino non è legato al costo sostenuto per produrlo, ma alla sua qualità. Un vino molto costoso da produrre può non valere nemmeno la metà del prezzo di vendita operatore senza IVA, come i vini più cari del pianeta, Romanée-Conti e Petrus, non costano a produrli più di tanti altri vini che vengono venduti a 15-20 € sugli scaffali delle enoteche di tutto il mondo. Il che non dimostra che la qualità non c'è, ma l'esatto contrario. Certo bisogna prima intendersi su una distinzione essenziale, c'è chi considera il vino una commodity, come è il Tavernello, e si aspetta solo un certo tipo di caratteristiche. C'è chi considera il vino un prodotto di valenza anche culturale, come è ad esempio il vino "di territorio", e si aspetta caratteristiche molto diverse, che vengono fruite (quindi valorizzate nel prezzo di acquisto) con lo stesso approccio con cui si vede un film, si ascolta una canzone, si sceglie un abito. C'è poi chi considera il vino un prodotto di lusso, come è il vino "di brand", e si aspetta che la gente intorno a lui dimostri di sapere che si tratta di bottiglie famose e costose.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Rossano, concordo con te ma (purtroppo per me) le canzoni hanno tutte lo stesso prezzo di mercato indipendentemente dalla loro qualità.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Questo dipende dal fatto che le canzoni che vengono considerate migliori possono essere prodotte in quanti pezzi si vuole, garantendo così la giusta remunerazione al cantante più bravo. Nel vino invece è legge pressoché universale che al crescere della qualità la quantità sia non necessariamente piccola, ma limitata. Quindi scarsa, per cui non potendo aumentare la quantità, si deve aumentare il prezzo.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

Parti dal presupposto che è il successo di pubblico a determinare la qualità...

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

qualità percepita, quella che influenza le vendite ed il prezzo se vogliamo parlare di qualità secondo misura critica e/o privata (quella che per il mio sentire conta) dobbiamo allora/però smettere radicalmente di parlare di prezzi, o di altre quantità a scopo di misura

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Francesco Cannizzaro

circa 5 anni fa - Link

Gentile Rossano, lei afferma che il prezzo di un vino è legato alla qualità dello stesso e non ai costi sostenuti per produrlo. Allora mi chiedo qual è il metro della qualità e chi lo possiede, perché ancorché soggettivamente, mi capita sovente (per fortuna) di bere vini che allo scaffale costano cinque o dieci euro e risultano di gran lunga più gradevoli di altri prodotti decisamente più cari. La sua affermazione tuttavia mi fa propendere per una soluzione salomonica: il prezzo di un vino potrebbe dipendere da entrambi fattori, combinati tra loro (costo e qualità)?

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mc100

circa 5 anni fa - Link

E' ovvio che il prezzo di un vino (come di ogni altro bene in vendita) sia determinato solo parzialmente dai costi di produzione, e ancor meno dalla sua qualità; la formazione del prezzo è, banalmente, l'incontro tra domanda e offerta.

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GianMarco Viano

circa 5 anni fa - Link

Non facciamo disinformazione... affermare (esempio ) che un vino fatto con un ettaro di vigna coltivata in maniera non convenzionale, abbia lo stesso costo a bottiglia di un vino fatto in 40000 pezzi da uve convenzionali, è una follia. Non si può affermare che i costi per produrre i due vini siano gli stessi.

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sabri

circa 5 anni fa - Link

per la mia opinione, questa è una provocazione che aiuta, ad avvicinarsi alla verità, a stare un po' tutti tranquilli, a pontificare meno... ah.. relativamente al commento qui sopra, non è vero che le commissioni degustano ad etichetta scoperta. Le vedo tutti gli anni, da circa 12, a volte ho la fortuna di potervi anche partecipare.

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

Non è vero? Ti assicuro che Fabrio Rizzari, Gariglio e Sabellico degustano in finale moltissime volte senza blindare l'etichetta. Sai quante volte alle finale tre bicchieri o espresso si accorgono che manca qualche bottiglia di qualche produttore e la fanno inviare espresso? Tu sabri forse parli delle degustazioni per plebei quelle iniziali regionali. Alle finali cambia tutto.

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Giancarlo Gariglio

circa 5 anni fa - Link

Ripeto, io degusto alla cieca, anche se non sono un difensore talebano della cieca. Diciamo che è il metro migliore per non farsi ingannare dai preconcetti. Trovo che la degustazione alla cieca alla fine aiuti molto a sviluppare le percezioni olfattive e gustative. Però non è un totem a cui inchinarci. Il nostro lavoro è fatto da tanto altro. la prima cosa che ci può aiutare è l'umiltà e la curiosità, condita dal dubbio. Le sicurezze granitiche e la superbia non fanno di noi dei bravi degustatori, e forse nemmeno delle persone simpatiche e a modo.

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Caro A.F.I., al prossimo messaggio trasversale finisci in moderazione perenne. Se hai qualcosa da dire a qualcuno chiamalo al cellulare. E con i commenti a questo post per oggi hai già dato ampiamente. [ale]

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Giancarlo Gariglio

circa 5 anni fa - Link

Ringrazio Alessandro, ma come ho detto non ho bisogno di avvocati! quindi ribatti pure anche da anonimo, non ho scheletri nell'armadio e quindi fai pure. Voglio i nomi che fanno di noi una guida uguale alle altre... Non l'ho fatto per te ma per il piacere di chi legge e si annoia di deviazioni così, illuso ;-). [a]

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Il fenomeno è stranoto in letteratura, le distorsioni cognitive esistono ovviamente anche quando si tratta di vino. Celebre l'esperimento condotto all'Università di Bordeaux, che un giornalista del Corriere della Sera evidentemente digiuno tanto di scienze sociali quanto di vino può usare per concludere che quelli del vino dicono solo frescacce. ( http://archiviostorico.corriere.it/2002/febbraio/17/Bordeaux_degustatori_beffati_rosso_falso_co_0_0202178840.shtml ) Io ad esempio ricordo spesso che quando si fanno degustazioni alla cieca non si dovrebbe sapere una cosa che di norma invece si dice sempre: chi ha portato il vino che si sta assaggiando. Ho potuto verificare tante volte, su me stesso e sugli altri, quanto distorsiva possa essere questa informazione apparentemente innocua. Non credo di svelare segreti se dico che, differentemente da quanto è scritto sull'articolo del Corriere della Sera, tutti i buoni degustatori ad un certo punto del loro percorso cominciano a trovare aromi di frutti rossi e neri nei vini bianchi, e aromi di frutti bianchi e gialli nei vini rossi. Ugualmente, se si mette alla cieca un bicchiere di Tavernello in una degustazione dove non è irragionevole aspettarsi che ci possa essere anche un bicchiere di Tavernello, la maggior parte degli assaggiatori lo collocherà opportunamente nelle valutazioni. La capacità "tecnica" di degustazione e la propensione a non farsi incastrare dal c.d. framing cognitivo non sono la stessa cosa. O forse sì, ed è una delle più grandi opportunità di educazione ai sensi, alla mente ed alla relazione che offra il vino. p.s. : lo so che più o meno lo stesso concetto lo ha già espresso Luigi Fracchia, con un decimo delle battute che ho usato io, ma io ahivoi non mi chiamo Luigi... :-D

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Paolo Ianna

circa 5 anni fa - Link

La penso un po' come Carlo Piasentin. Sembra che non sia giusto che il Tavernello sia migliorato e che possa essere confuso con i vini "sacri" di Cerea...La stragrande maggioranza dei corsi di avvicinamento al vino si picca di dare gli strumenti per riconoscere i vini "buoni" da quelli che non lo sono. Una bella impresa, no?

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Francesco

circa 5 anni fa - Link

Luigi Fracchia ha detto bene, ma oltre a questo c'è anche da smontare, giustamente, la troppa supponenza nel momdo del vino. E il tavernello dal canto suo sarà forse migliorato, io lo uso per cucinare, lo assaggerò. E comunque chi non ha fatto mai degustazioni con amici con bottiglie coperte? Vengono fuori immancabilmente degli stroppioni indicibili, solo un paio di persone di mia conoscenza mi hanno veramente sbalordito per la loro capcità di individuare etichetta e annata, tutti gli altri, io compreso, abbiamo sparato delle stupidaggini da vergogna, anzi, io più degli altri visto che non ho riconosciuto neppure i vini che avevo portato io e che conoscevo!

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Sir Panzy

circa 5 anni fa - Link

I vini come il tavernello vengono prodotti con la tecnologia, non con la chimica. Il risultato è un vino corretto, senza infamia e senza lode. Ancora un altro esempio che dimostra quanto sia inutile apporre gli ingredienti in etichetta, a meno che non si voglia dare una grossa mano ad aziende come quella oggetto del dibattito. Non solo, dividersi in naturali, bio, talebani e convenzionali peggiora la situazione. Vini buoni, basta biofuffa.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Io credo che i vini in brick facciano discreto ricorso alla "chimica", che peraltro bisognerebbe riuscire a capire dove diavolo fissi il confine con la "non chimica", ma rischia di essere discorso ozioso e verboso. Certo non si useranno i tanti costosissimi ritrovati da boutique enologica che contribuiscono a far lievitare i prezzi di produzione di quel certo tipo di vini "dell'enologo", ma dubito che i produttori di vini pastorizzati si precludano le aggiunte più comuni ed economicamente accessibili, che non sono per questo meno "chimiche" delle mannoproteine più fini o dei tannini liquidi più elitari. Anche per questo a me piacerebbe invece leggere gli ingredienti in etichetta. Forse all'inizio l'informazione può essere destabilizzante, ma più informazione chiede più conoscenza, e sarebbe finalmente l'ora di svecchiare ed innalzare di livello la formazione e la comunicazione del mondo vino.

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Sir Panzy

circa 5 anni fa - Link

Rossano, ok il confine tra chimico e non chimico e con me sfondi una porta aperta. Ma le membrane di oggi fanno miracoli. Fidati che di chimico dentro quei vini c'è ben poco, alla pari di un qualsiasi buon produttore. Per fare un vino che DEVE essere magro e beverino non serve aggiungere nulla.

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Simone Laghi

circa 5 anni fa - Link

Scusate se mi intrometto. La "Chimica" costa. Se per usare il Tavernello utilizzassero più "chimica", il prezzo si alzerebbe. I Supertuscan Americani sono stracolmi di chimica, come anche quelli Australiani. Quanta gente rifiuta un vino bianco perchè "ci sono i solfiti che mi danno alla testa"? Purtroppo, ahinoi, i solfiti sono nel 90% dei vini (e anche negli alimenti). Il Tavernello costa poco perché viene prodotto secondo le leggi della economia di scala, in modo standard e al 99% sicuro, perché qualora venissero trovate modificazioni o lievi trasgressioni il produttore dovrebbe chiudere da un giorno all'altro (vedi: pandemia per l'influenza aviaria e la suina). Il Tavernello è una sintesi tecnologicamente avanzata dei 300 qli per ettaro della pergoletta romagnola, che fino a 20 annni fa era la normalità in una regione vocata alla produzione di vini da tavola. Come disse il Preside del mio corso di Laurea al primo giorno di lezioni di Enologia: "Produrre un vino può costare al massimo 4-5 € al litro, se usi tappi da 50 centesimi ed etichette dorate. Una bottiglia, per valere più di 20 €, ti deve far vedere la Madonna quando la bevi". Tutto quello che si paga in più son chiacchiere, moda e leggi di domanda/offerta.

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Francesco

circa 5 anni fa - Link

Vero, 5 €/lt è già un bel costo di produzione, la maggior parte sta sotto, come sa chiunque lavori nel settore. fatte salve poche eccezioni di viticultura eroica o in condizioni diffcili i costi sono questi.

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Ennò. Tutto quello che si paga in più sono "chiacchiere, moda" e va bene, ma fra quello che è l'essenza delle "leggi di domanda/offerta" c'è anche la qualità VERA del vino BUONO, cioè del vino che oltre ad una valenza meramente alimentare e tecnologica ha una valenza culturale e sociale. Cioè, il motivo per cui TUTTI noi abbiamo un motivo decente per stare a spendere tempo ad esprimere le nostre opinioni qui sopra, ed in ogni altro luogo si parli di vino. Non si sputi, prego, nel piatto in cui si mangia, non si seghi, peffavore, il ramo su cui si siede. Cazzarola.

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massimiliano

circa 4 anni fa - Link

Hai ragione Simone. Sopra i trenta quaranta euro si paga il nome. A Natale mi è stato regalato un supersupertuscan che so costare una follia. Ebbene, ha respirato qualche ora in decanter, lo abbiamo degustato con la lepre e alla fine sì, ho bevuto un ottimo vino, ma a quel prezzo ne compravo cinque della stessa, se non superiore, qualità. Un vino non può costare 400 euro.

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camillako

circa 3 anni fa - Link

Scusate ma dire che un vino non puo costare 400 euro é una boiata pazzesca e dimostrabilmente falsa. Se poi per una persona non li possono valere, questo é un altro discorso molto diverso.

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simona

circa 5 anni fa - Link

sono d'accordo in toto!!!

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Pietro Stara

circa 5 anni fa - Link

Innanzitutto mi complimento con l'articolo: non è banale da diversi punti di vista. Perché mette in gioco l'autore; perché mette in gioco il contesto; perché non banalizza certe pratiche consolidate. Da parte mia, se posso dare un contributo, lo faccio non in termini sensoriali (pur degustando come molti di voi, ma forse molto meno e con molta minor esperienza), ma dal punto di vista che mi compete maggiormente, ovvero quello sociologico e vi rimando di getto ad un grande sociologo francese, Pierre Bourdieu, che prima di molti altri si è occupato del 'gusto' come problema sociale: "Nella teoria dell’azione che io propongo (con la nozione di habitus), la maggior parte delle azioni umane ha come principio qualcosa di completamente altro dall’intenzione: delle disposizioni acquisite in virtù delle quali l’azione può e deve essere interpretata come orientata verso questo o quel fine senza che per questo si possa dire che ha avuto come principio il perseguimento consapevole di quel fine (e qui il “tutto succede come se” diventa importantissimo). Il miglior esempio di disposizione è senza dubbio il senso del gioco: il giocatore che ha profondamente interiorizzato le regolarità di un gioco fa quello che va fatto nel mondo in cui va fatto e non ha bisogno di porsi esplicitamente come fine quello che c’è da fare. Non gli occorre sapere consapevolmente quello che fa per farlo, e tanto meno (tranne che in certe situazioni critiche) porsi esplicitamente il problema di sapere esplicitamente che cosa gli altri possono fare in risposta, come lascia intendere la visione da giocatori di scacchi o di bridge che certi economisti attribuiscono agli agenti (specialmente quando ricorrono alla teoria dei giochi). In Raisons pratiques. Sur la théorie de l’action. Paris: Seuil. Tr. it. Bologna, il Mulino, 1995." E poi ancora: "L’ideologia del gusto naturale trae le sue parvenze e la sua efficacia dal fatto che, come tutte le strategie ideologiche che si sviluppano nella lotta quotidiana tra le classi, naturalizza le differenze reali, trasformando in differenze di natura delle diversità che derivano invece dai modi di acquisizione della cultura e dando un riconoscimento di legittimità solo a quel rapporto con la cultura (o con il linguaggio) che presenta meno tracce visibili della sua genesi; che non avendo nulla di “imparato”, di “già preparato”, di “affettato”, di “studiato”, di “scolastico” o di “libresco”, manifesta con disinvoltura e naturalezza il fatto che la vera cultura è natura, rinnovato mistero dell’Immacolata concezione” La Distinction. Critique sociale du jugement. Paris: Minuit. Tr. it. Bologna: il Mulino, 1983 Sarebbe lungo dilungarsi ulteriormente, ma credo che ci si possa soffermare un attimo sull'atto della degustazione non come puro atto individuale, ma come pratica sociale, socialmente condivisa, che ha delle regole esplicite ed implicite, che si svolge all'interno di contesi dati (campi), che si forma attraverso l'acquisizione di habitus e di capitali culturali spesso inconsapevoli e che non è, in alcun misura, un fatto 'naturale', ovvero non è pura espressione estetica. Quindi il Tavernello, a Cerea, ma anche chi lo degustava, portava addosso un vestito importante e assai ingombrante, quello dei vini naturali (non virgolettato).

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Pietro, ti dico solo che la mia tesi di laurea in Sociologia dei Processi Culturali si intitolava esattamente "Il campo culturale della cucina: un'analisi della ristorazione nelle Marche". La griglia interpretativa era proprio il concetto di campo di Pierre Bourdieu. Quanto dici mi ha reso molto felice, non ho speso soldi del tutto invano.

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

Il piacere di bere un vino è solo al 50% fisico e per il resto mentale La degustazione alla cieca è la cosa più sopravvalutata al mondo dopo il sesso

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Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Opinioni entrambe legittime, ma solo se le si pratica con regolarità e piena soddisfazione... ;-)

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A.F.I.

circa 5 anni fa - Link

ecco un uomo con grandi attributi. Viva la sincerità.

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mc100

circa 5 anni fa - Link

[Gori]Il piacere di bere un vino è solo al 50% fisico e per il resto mentale La degustazione alla cieca è la cosa più sopravvalutata al mondo dopo il sesso Questa cosa della cieca sopravvalutata la hai già scritta in passato. A parte che è troppo facile sciorinare giudizi e descrittori e fare dotte considerazioni a etichetta scoperta, il punto vero è che, se basta la suggestione a fare di un vino *QUEL* vino, a cosa servono tutte le dotte disquisizioni su cui ci incaponiamo (il terreno scistoso, il lievito selezionato, la malolattica, il legno di terzo passaggio, l'annata piovosa... e via straparlando)? E ancora, la storia del "piacere mentale" la trovo di una tristezza infinita. Sono sicuro di cascarci anche io, ma mi sento davvero imbarazzato con me stesso se e quando mi accorgo che *mi sto facendo piacere* una cosa solo perché ha un costo o un blasone importanti. Vorrei anzi liberarmi il più possibile di queste sovrastrutture, ma temo paradossalmente che più si tenta di conoscere il mondo del vino, più si rischia di restare involontariamente impegolati in pregiudizi. Purtroppo la spontaneità totale di valutazione di un neofita viene aggiustata in parte in maniera positiva dall'esperienza, ma ho paura che venga anche mascherata, e in modo sensibile, dai condizionamenti preconcetti.

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Lpittalis

circa 5 anni fa - Link

La nostra valutazione, sia del sesso che del vino, è sensoriale nel momento in cui stimola dei neurorecettori che, come tutti sanno, possono e sono condizionati e condizionabili da una serie di stimoli non del tutto legati al senso principale. Per cui gusto, vista (del vino, non dell'etichetta) e olfatto sono completati inevitabilmente dal contesto in cui mi trovo (stanza silenziosa o VInitaly non sono la stessa cosa, per dire...) e se aggiungo ciò che mi evoca l'etichetta, è INEVITABILE un condizionamento. Allo stesso modo per il sesso, non riesco a considerare pertinente un aggettivo come "sopravvalutato" dato che perseguire il piacere, con il sesso come per il vino, è una faccenda che non può che essere soggettiva e legata a scelte che servono, eccome, a "sopravvalutare" ciò che in quel momento gustiamo, grazie ad ambiente, suoni, compagnia e complesso di ricordi. Assaggiare il vino alla cieca impone di ridurre al massimo le "sopravvalutazioni". Non è sufficiente ad escludere tutto il resto, ma di sicuro evita almeno la sinestesia dell'associazione di ricordi (positivi o non) ad etichette o, peggio, brick quasi mai associati a qualità.

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

Apparte che è 'na vigliaccata!!! Ad una fiera di vini ottimi, un 'opinion leader' del mondo del vino, che ti si presenta di fronte ti dice "assaggia questo" presumibilmente non ti rifila il Tavernello -> visto che siamo fatti di cuore e di carne e non solo di bit oggettivi, ci può stare che nessuno abbia beccato il Satanico vino... ;)

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Giuseppe

circa 5 anni fa - Link

perchè vigliaccata? perchè? perchè non puoi fare lo sborone millantando "retrogusti fruttati e sentoridi spezie"? Ma porca paletta!!!! E vivaddio che il Tavernello sarà pure migliorato.

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

Ue ue ue! calma con i !!! e i ???? Na vigliaccata col sorriso nel senso che dato il contesto era prevedibile far cadere gente nel tranello. punto. però fa pensare comunque. Nel mio piccolo quando mi son laureato mi hanno fatto uno scherzo simile, bendandomi e facendomi bere di tutto con l'obbligo di dire cosa fosse:ho bevuto intrugli, vinacci ossidati, aceti, e anche brickettoni; beh devo dire che son caduto solo sul Bianco della Coop mentre per gli altri avevo intuito provenissero dall'area trash di un supermarket :)

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Alessandro Bandini

circa 5 anni fa - Link

Ma non c'è un moderatore? "Opinion leader" detto di Morichetti è degno di censura istantanea ;-)

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

LOL :)

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Daniele

circa 5 anni fa - Link

E comunque se il Tavernello è da 78, il bianco della Coop in bric vola tranquillamente sopra gli 80 :)

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claudia

circa 5 anni fa - Link

In attesa di leggere il post sulla degustazione alla cieca del Tavernello Rosato Frizzante mi vengono un pò di considerazioni 1- Perche' chi scrive di vino, opinon leader, giornalista, blogger che sia non chiama Caviro o una qualunque azienda produttrrice di brik per fare una visita guidata, così per chiarire le idee a tutti su che cos'è un processo tecnologico e prova a dare una definizione seria di vino chimico. 2- Mi piacerebbe conoscere la serie dei descrittori che riconducono ad un vino chimico, dal momento che, come si legge dal post nessun degustatore ha riconosciuto il grande imputato come un vino chimico 3- Un plauso ed un monumento a chi ha avuto l'idea della degustazione ed ai miei colleghi di Caviro. 4- Alla fine della fiera ha sempre ragione il mio amico Solaroli che ha coniato la definizione della degustazione 'con dolo'. saluti a tutti claudia

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pietro

circa 5 anni fa - Link

Il successo di Tavernello fa parlare. Mai selling line fu più azzeccata :) Morichetti hai le palle non c'è dubbio. Interessante perchè proposto in modo non banale. Gori, intendevi la cosa più sopravvalutata dopo il sesso alla cieca vero? O al sesso che rende ciechi?

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Andrea Gori

circa 5 anni fa - Link

ti devo rispondere alla Woody Allen o da par mio?

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Sir Panzy

circa 5 anni fa - Link

Se non sbaglio Fiorenzo aveva fatto un post degustazione sul tavernello.

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simona

circa 5 anni fa - Link

L'articolo è interessante e traduce a parole quello che vado facendo oramai da anni: servire tavernello rigorosamente alla cieca durante i corsi di degustazioni. Le sorprese sono sempre tantissime. Spesso il tavernello supera di gran lunga vini di rinomate DOC del FVG del costo di 6/12 la bottiglia in cui si può trovare o sentore di ridotto, o tappo, o straccio bagnato, ecc... Il tavernello è un grande vino nella fascia di mercato in cui si trova. Mai un difetto, sempre pulito, onesto, con un buon rapporto qualità prezzo. Insomma mica stiamo dicendo che occorre pasteggiare a tavernello e ostriche, ma tanti presunti degustatori o saputelli dovrebbero effettivamente prima conoscere il lavoro che sta dietro la produzione del vino in assoluto più venduto. E molti lo disdegnano senza averlo mai assaggiato prima.

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Francesco

circa 5 anni fa - Link

Io non sono favorevolissimo a questo tipo di TEST. Dovremmo forse tutti noi fare lo sforzo di educare l'opinione pubblica a capire le peculiarità delle figure professioneli del vino. Sopratutto... il sommelier non è un giocoliere del vino che "indovina" prodotto, annata, umidità in vendemmia, lieviti autoctoni o selezionati e altre cose assurde annusando il bicchiere...(quella capacità la hanno i cani antidroga forse...). Il sommelier abbina, serve, sceglie il vino e ha competenze di gestione della cantina. Ricordo il programma Sarabanda in cui con poche note i giocatori dovevano indovinare le canzoni... Un gioco... Ma non credo che siano queste le prove per verificare la competenza di una figura professionale. Altrimenti prima di portare l'auto dal meccanico gli dovremmo portare un CD con 10 rumori di 10 motori diversi e se li indovina tutti ci fidiamo di lui... Poi... Il Tavernello non è "chimico"... In Italia ci sono norme severe e limiti per l'utilizzo di addittivi nel vino. Il tavernello è un vino che costa poco per grandi rese e mancanza di selezione delle uve, e subisce un surriscaldamento per ottenere la stabilizzazione del prodotto perdendo ovviamente molti profumi. Il tavernello è un vino almeno quanto la tanta bevuta beks è una birra.

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michele

circa 5 anni fa - Link

Niente di nuovo sotto il sole....Questi sono prodotti industriali senza difetti, nessuno può dire che siano cattivi o difettosi, perchè non lo sono.Per fortuna la qualità è tutt'altra cosa e chi ha frequentato i corsi AIS , sa di cosa parlo ;)

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simona

circa 5 anni fa - Link

mi permetto di aggiungere che non solamente AIS "insegna" determinate cose. Mi posso permettere una provocazione?? Cosa intendete per qualità?Cosa significa per voi "vino di qualità"??

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vincenz

circa 5 anni fa - Link

@ Simona ,una domanda focale.Michele è andato a rileggersi le regole della qualità. @Claudia ,come non condividere. Ma sono tanti i commenti che mi hanno colpito.

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michele

circa 5 anni fa - Link

Lascio il simpatico lorenz il compito di rileggersi la definizione di qualità ( che per altro non conosco ). Per me un vino di qualità è un vino che ha carattere, nel senso che è riconoscibile.Un vino rosso da tavola è e sarà sempre solo un vino rosso da tavola.

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simona

circa 5 anni fa - Link

Sa Michele che alle volte per "esigenze" di cantina i vini vengono declassati?? Questo vuol dire che una doc o un igt si fregiano del semplicissimo "vino da tavola" solo perchè normativamente non esistevano i presupposti per le IGT o DOC. Ma sa quante DOC mi tocca assaggiare in CCIAA lontanissime dal "mio" concetto di qualità? Secondo me il discorso è troppo ampio...e nella sua categoria il tavernello rimane un vino di qualità perché risponde alle aspettative che promette. Se scelgo tavernello so di non poter poetizzare su nulla ne raccontarmela più di tanto, so quello che devo aspettarmi...e se un vino rispecchia le aspettative del consumatore nel suo rapporto qualità/prezzo...ha fatto bingo

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ViniEtici

circa 5 anni fa - Link

Come ben sappiamo tutti, la degustazione alla cieca non sempre può essere esaustiva, basta pensare al gioco del vino bianco o rosso bendando la persona e non il bicchiere. Oltretutto credo che, come sempre, siano i vini buoni e godibili a vincere, a prescindere da tutto! E forse, una cantina di conferitori fa meglio al territorio di tante realtà spezzettate...

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Ida

circa 5 anni fa - Link

I problemi sono due: - In quanti ne sanno davvero di vino, delle sue proprietà (o peculiarità) e quante invece le capre che girano affermando frasi ascoltate altrove? Io ne vedo davvero troppe ogni volta! - Gli opinion leader, o come li vogliamo chiamare, invece di sentenziare sarebbe meglio contribuissero in prima persona alla diffusione di una giusta - e dico giusta - cultura del vino. Esiste poi un terzo imprescindibile elemento: il gusto personale. Su quello non esiste opinion leader che tenga! A me queste prove comunque divertono troppo. Alla prossima mi piacerebbe essere presente! :D

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massimo

circa 5 anni fa - Link

Bell'articolo! Complimenti per l'analisi sociologica Provo a dare anche io il mio contributo di operatore e di appassionato assaggiatore. Il Tavernello è passato da potabile a gradevole da qualche anno, non si spiegherebbe altrimenti l'enorme successo commerciale di cui gode. Ciò riguarda a mio parere più in generale il settore, cioè a dire, che sia decisamente più difficile trovare "vini cattivi" "industriali" "chimici". Io non sono particolarmente vecchio ma ho memoria del "mitico Folonari", quello certamente si, stereotipo del peggiore qualità, la cui controetichetta recitava "...dalle ridenti colline di Trescore Cremasco" (NB Cremona è l'unica prov. italiana che non produce vino e le colline altro nn erano che il cavalcavia della stazione dove arrivavano le cisterne x l'imbottigliamento!). Da circa 30 anni oltre alla attività di enoteca, organizzaimo corsi di introduzione alla degustazione e questo forse ci consente una visuale privilegiata della tumultuosa evoluzione. Sinceramente non credo ci sia da meravigliarsi che alcune aziende, pur con grandi produzioni, possano mantenere una qualità accettabile. Arrivo ad azzardare che Tavernello da un punto di vita "tecnico" è praticamente perfetto, ma è qui che sta il punto, un conto è fare correttamente il vino, un altro è emozionare. Sempre più chi si approccia al bere bene desidera provare emozione, un vino anzi viene reso unico proprio, e/o anche atrraverso le sue imperfezioni. In questi casi mi piace fare il paragone con l'editoria, ci sono edizioni commerciali dove possono scrivere bravi autori, che tranquillamente convivono con gli emergenti, quelli di genere, i grandi classici..., il Tavernello è un pò come un Harmony, se chiedi a q.cuno a cui piace leggere se ne hai mai letto uno 9 su 10 ti risponde un no inorridito! Ma a mio parere è solo un bene che anche i "vini ordinari" siano diventati "più buoni", proprio perchè servono da stimolo per produrre vini, come anticipavo prima, emozionali. Niente paura quindi e vanti con l'evoluzione del bere bene! PS Nel nostro mondo l'unica cosa di cui bisogna diffidare sono esperti! Forse l'unica vera regola è scoprire cosa più piace, facendosi venire il gomito dell'assaggiatore, senza dogmi e pregiudizi.

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Alberto Cantarello

circa 5 anni fa - Link

1) Bellissimo articolo! Grande coraggio e trasparenza, complimenti! Soprattutto in un periodo del genere (vedasi vini naturali indecenti, puzzoni, spacciati per buoni per moda/marketing) fa piacere una franchezza del genere! 2) Temo che per figheria e marketing abbiamo smesso di valutare un vino sulla base del "buono o cattivo", che è la cosa alla fine più importante, e ci abbiamo costruito sopra una serie di sovrastrutture di cui peraltro molte senza alcun fondamento scientifico (vedasi caratteristiche organolettiche derivanti dalla natura dei terreni) 3) La degustazione rigorosamente alla cieca è l'unica che garantisca reale trasparenza ed obiettività: a bottiglia scoperta a mio avviso alimenta unicamente il narcisismo di chi la conduce 4) La componente "gusto personale" potrebbe essere molto più influente di quanto inconsciamente si creda 5) Di Bettane ne nasce uno al secolo, quindi rassegnamoci serenamente a poter "sbagliare"

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Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

Da quando in qua dire che un vino "è buono", punto a basta, è contro la reputazione?

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Alessandro Morichetti

circa 5 anni fa - Link

Franz, era una battuta, visto che son stato io il primo ad essere sorpreso e "fregato" dall'esperimento. Per questo, non sono stato a specificare chi ha detto cosa, mi sembrava chiaro :).

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Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

Mi ha sorpreso, ma non mi ha "fregato", come dici tu. Ho detto "è buono". Punto. Chiuso.

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marcolino

circa 5 anni fa - Link

Non ho assaggiato ultimamente il tavernello rosso, ho assaggiato il tavernello bianco e devo dire che non è male... Penso che le degustazioni alla cieca in presenza del tavernello servano a far capire che molto spesso troppi vini di troppi produttori sono sopravvalutati. Sono solito dire che il vino costa sempre un euro al litro, il resto è marketing. In quanto al produttore burlone (solo burlone? mah!) mi è capitato di andare a degustazioni (gratuite, ma non l'avevo chiesto io) in cui era evidente che il vino imbottigliato non era quello che recitava l'etichetta. L'ultima un mese fa a Castiglione Falletto: cerco di farmi largo tra un nugolo di gente alticcia e sorridente e chiedo al produttore di farmi assaggiare un vino qualsiasi, "non mi interessano i cru", gli ho spiegato. Mi ha servito un barbaresco 2007 che non mi aspettavo di assaggiare, fresco, non alcolico, gli ho chiesto spiegazioni su questo vino così diverso dalle caratteristiche dell'annata e questo mi risponde: sai, le nostre viti hanno le radici che scendono venti (VENTI) metri sotto terra, e quindi non hanno bisogno di irrigazioni estive anche in annate calde come il 2007. "Questi raccolgono l'uva dalle metasequoie" ho pensato. Un'altra situazione del genere mi è capitata al vinitaly, serata di promozione di due aziende vinicole (una piemontese e l'altra marchigiana) con ingresso ad inviti, e i vini di nuovo non erano quelli che raccontavano le etichette. Un'altra volta ho fatto un'improvvisata in un'azienda vinicola del basso monferrato: mi hanno fatto assaggiare delle schifezze imbevibili. A casa vado a leggere i commenti sulle guide e trovo lodi sperticate...

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sir panzy

circa 5 anni fa - Link

scusa ma venti metri sotto terra non è un numero assurdo. Soprattutto in langa e con il nebbiolo. magari non è collegato alla "freschezza" di quel vino ma questo è un altro discorso. Per i signori sopra che affermano che fare un vino costa pochi euri al litro (e tutto il resto è fuffa) vorrei ricordare che la vigna, e di conseguenza le uve che ne derivano, hanno un prezzo ben definito. 1 ettaro nei Cannubi a Barolo vale 700\800 mila euro, lo stesso ettaro a Clos Vougeot passa i 2 milioni.. Senza scomodare le più esclusive appellazioni oggi una vigna in posizione e denominazione adeguata per produrre un grande vino costa MOLTI soldi. Quanto andrà ad incidere sui costi di produzione? Perchè fino a prova contraria bisogna avere la vigna per fare il vino :)

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TanninoME

circa 5 anni fa - Link

concordo con sir panzy, ci sono di mezzo investimenti anche molto onerosi, per non parlare degli addetti ai lavori, di ettari che vanno coccolati durante l'intera stagione con l'apporto, di tutte le spese di amministrazione, vendemmia etc. Inoltre esistono produttori che utilizzano tappi che costano 1 euro, poi ci sono bottiglia, capsula, etichetta, spese per farsi pubblicità, poi ci sono i macchinari, macchine per imbottigliare il vino che costano moltissimi soldi. Produttori che per scelta ogni anno utilizzano barrique nuove dal costo di 800 euro l'una. Insomma io farei il discorso contrario... cosa c'è nel vino che paghiamo 2 euro al supermercato se consideriamo anche spese minime per tutta la baracca? Detto ciò io, sono curioso, corro a comprare un tavernello lol :D

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marcolino

circa 5 anni fa - Link

Sottolineo il fatto che ho parlato di marketing, non di fuffa... Lei sta parlando di prezzi di terrreni, non di costi di produzione. Volendo possiamo alzare il prezzo di un vino chiedendo al sultano del Brunei di venire a vendemmiare al posto di un manovale pagato con il ticket, resta il fatto che se non scomodiamo barriques, enologi consulenti e via discorrendo, un buon vino si può produrre ad un prezzo competitivo. Con tutto ciò qualche giorno fa mi sono bevuto un'ottima bottiglia di Cristal 2002. Non mi sono chiesto se il prezzo era opportuno. Ma l'oggetto del contendere era diverso. Sulla profondità delle radici della vite, beh, s'immagini un palazzo di sei piani...

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GianMarco Viano

circa 5 anni fa - Link

1 euro al litro... ma di che vini stiamo parlando. Di quali aziende.

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marcolino

circa 5 anni fa - Link

Prezzi all'ingrosso, mi sembrava ovvio. I famosi conferitori. Quelle aziende che se compri 36 bottiglie miste ti regalano la bicicletta (ma voci di corridoio dicono anche aziende con un blasone) vanno a svuotare le cantine sociali e non a 0,80 euri al litro. Ma qui si stava parlando del confronto tra il vituperatissimo Tavernello e i vini che noi tutti siamo portati ad osannare. Senza il riferimento dell'etichetta oppure al contrario, come qualcuno ha spiegato, mettendo i grandi vini nel brik i nostri riferimenti e le nostre certezze vanno a farsi fottere. Studi medici hanno dimostrato che noi "impariamo" a parlare di vino, e se qualcuno cambia l'etichetta o si usa il bicchiere nero ne vengono fuori delle belle... E quindi se il produttore di vino si ritrova un'orda di ubriaconi che si definiscono intenditori (oppure intenditori che negano di essere degli ubriaconi) e che vogliono scolarsi gratis o quasi le sue bottiglie da 50 euri, allora la prova del Tavernello è sempre ben accetta.

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Nic Marsél

circa 5 anni fa - Link

La prossima volta chiederò a Cappellano di farmi assaggiare il suo tanto blasonato tavernello :-)

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Marco

circa 5 anni fa - Link

In Italia siamo tutti esperti di tutto, siamo allenatori, assaggiatori e chi più ne ha più ne metta.......appunto .......ma va' bene così

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bruno

circa 5 anni fa - Link

quanto hai ragione ......

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Fausto

circa 5 anni fa - Link

ciao a tutti noi e' da almeni 10 anni che ci beviamo bottiglie di ogni tipo straiamo la capsula ormai con tanta maestria, rimbottigliamo con Tavernello, Castellino e Zerotrenta girando il tappo e riposizionando la capsula in maniera altrettanto magistrale e le propiniamo a esperti, semi esperti, pseudo esperti e assolutamente inesperti e vi assicuro che nessuno mai si e' accorto di nulla ... anzi ne sono successe di tutti i colori, tanto che organizziamo delle cene a tema per divertirci alle spalle dei nostri amici/conoscenti sommelier e non ... ne scriveremo un libro ! a presto ciao e attenzione al terzo retrogusto e' quello che frega sempre !

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Alessandro Bocchetti

circa 5 anni fa - Link

Divertente! La degustazione alla cieca è un mezzo, mai un fine. Un mezzo utile per cercare di oggettivizzare il soggettivo con tutti i limiti del caso. Da sola non basta. Ma aiuta... Per quanto riguarda il. Caso specifico, mai sentito parlare di effetto placebo? :D Ciao A

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Filippo

circa 5 anni fa - Link

Non capisco lo stupore, a me a volte è parso buono pure il Veuve Cliquot alla cieca. :D

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antonio f.

circa 5 anni fa - Link

il tavernello, nella sua zona di mercato, è un buon vino onesto, inappuntabilmente ben fatto. molto più di tante docg prodotte da produttori blasonati che parlano di stile e territorio con l'85% di uve non di proprietà oppure che ti fanno sentire il "finissimo" peperone verde dell'uva acerba [tanto poi arriva il mosto concentrato a risollevar lo spirito]. un po piu di onestà nell'approccio al calice non guasta mai. bell'articolo, onesto anch'esso

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Alessandro84

circa 5 anni fa - Link

"Buon profumino, diretto e nitido, molto scorrevole, sorso leggero, finale sottilmente tannico." Effettivamente il tavernello rosso è proprio così. Lo trovo gradevole e poco impegnativo. Il bianco, invece, è davvero malsano.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 anni fa - Link

Complimenti a Tomacelli /Andersen, il re è nudo! E allora? Scusate tanto, sbaglio o ci siamo detti tutti mille volte che il vino è poesia, storia, cultura e tante altre cose simili? Se qualcuno mi spiega come si fa a tirare fuori tutte queste bellissime cose da una degustazione alla cieca gli faccio un monumento. La degustazione alla cieca è uno dei parametri per valutare un vino, ma è solo uno di tanti ed è ridicolo farne un idolo. Ha ragione il Gori, vammi a spiegare il prezzo di un Latour (ed il successo di vendite) con i punteggi dati alla cieca e poi ne riparliamo.

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vincenz

circa 5 anni fa - Link

Io vorrei un rapporto con il vino più "laico" . Che uscissimo dalle mistiche. Che non ci siano pulpiti e sacerdoti del vino.Che quel 50% di degustazione mentale nascesse da noi e non "travasato" dall'esterno. E' difficile,ma leggere questo dibattito è incoraggiante.

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Davide Gallia

circa 5 anni fa - Link

comunque ai corsi facciamo bere pure noi il Tavernello alla cieca e prende sempre 76-78 punti quindi direi che i produttori di cerea hanno dato esattamente il punteggio di quel vino .Per i non esperti del settore un vino che prende 76-78 e' un vino di scarsa qualità. Non vedo tutto lo stupore dato da questo articolo

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mc100

circa 5 anni fa - Link

Bah... se 76-78 è sinonimo di scarsa qualità mi domando a cosa serva tutta la scala da 0 a 76. Oltretutto un vino da 80 punti secondo AIS è di buon livello.

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Davide Gallia

circa 5 anni fa - Link

bene . se per AIS 80 è un buon punteggio , prova ad andare da un produttore qualsiasi a dirgli che il suo vino vale 80 punti e poi senti quanti insulti ti tira dietro.

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Spanzosa

circa 5 anni fa - Link

Cerea, un produttore porta il Tavernello. Volevano bere qualcosa di buono ;)

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Davide Gallia

circa 5 anni fa - Link

hehehe! beh dai a cerea ci sono produttori di altissimo livello tipo "la castellada", "defermo" ed tanti altri

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Alberto G. Tricolore

circa 5 anni fa - Link

Vuoi dire non ci fosse nulla di buono?

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Davide Gallia

circa 5 anni fa - Link

assolutamente no! anzi ho detto il contrario. a cerea secondo me ci sono ottimi produttori con ottimi vini

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Riccardo Margheri

circa 5 anni fa - Link

L'avessero dato a me, mi sarei rallegrato che è migliorato, e l'avrei presa per l'ennesima lezione di umiltà, che è il regalo migliore che il mondo del vino mi ha fatto e continua a farmi, ogni volta che ho un bicchiere davanti.

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Manila

circa 5 anni fa - Link

Chapeau!

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Renata

circa 5 anni fa - Link

Conferma cio' che penso da anni del cosideto esperto! Renata

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gianpaolo

circa 5 anni fa - Link

Intanto bisogna dire che dietro al Tavernello ci sono se non sbaglio 20.000 agricoltori, che spesso sono piu' agricoltori veri di tanti che hanno sentito il richiamo bucolico della natura in tempi recenti, magari proveniendo da professioni lucrative assai (N. Joly lavorava per Morgan Stanley a New York) o coi soldi di mamma'. Quando ne sento parlare in tono denigratorio o irridente penso a quelle facce rubizze della pianura emiliana, e mi viene quasi voglia comprarlo.

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

Arrivo ultimo. Forse. Io, che con il Tavernello ci giocavo a nascondino da piccolo, non mi sarei certo fatto ingannare. E' per questo che Ale si è guardato bene dal farmelo sentire ed ha preferito sottoporlo ad altri. Evabbè. Ora, a parte il dispiacere per i colpi inflitti all'ego dei malcapitati, la questione a mio avviso sulla quale riflettere riguarda il processo di omologazione del gusto in atto. Se nemmeno degustatori avvezzi all'assaggio quotidiano, con dunque un gusto che si ritiene complesso e frutto di un lungo percorso evolutivo, riescono a individuare un prodotto fatto per il mass market da un altro più identitario e magari anche "territoriale", vuole dire che l'industria ha fatto passi da gigante e sta lentamente comprimendo tutti noi in un universo fatto di merendine, bibitine, burgerini vari. Di questo si dovrebbe discutere, cercando di portare contributi utili e non scagliandosi contro altri con commenti stupidi quanto inutili. Da ultimo: mi piace l'ultimo commento di Gianpaolo.

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mc100

circa 5 anni fa - Link

Sicuramente l'industria ha fatto passi da gigante, ma siamo altrettanto sicuri che molti dei prodotti "di qualità", "artigianali" ecc., che vengono spacciati come tali, siano davvero così identitari o territoriali? Oppure, più prosaicamente, ci vengono presentati e commercializzati così, e noi ce la beviamo?

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maurizio gily

circa 5 anni fa - Link

Ben fatto, Alessandro. Ogni volta che i luoghi comuni prendono mazzate, io godo.

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Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Bel post sincero, Moricchia al suo meglio. Anche A.F.I. è al suo meglio, cioé peggio. Mancava da tempo un abitué zizzaniologo da queste parti. Costui lo fa molto bene e quasi, quasi, gli si può credere. Quasi E comunque, chissenefrega se uno degusta alla cieca o meno. Se uno si fida di alcuni critici e degustatori, si fida. La professionalità, l'esperienza e l'onestà si misurano ancora di più quando un vino che deve essere giudicato viene assaggiato sapendo cos'è. Se non ti fidi di loro a priori, non vale neanche la pena di farti cambiare idea. Mi dispiace solo per il Gori. Forse intendeva dire che è sempre meglio copulare guardando negli occhi con chi hai a che fare. In questo caso sono d'accordo. Il sesso al buio va bene una volta o due, poi ti stufi. E comunque l'esperienza di Moricchia & company a Cerea non è niente in confronto a quella di far assaggiare ad espertoni e/o enofighetti il contenuto di una bottiglia di Chambolle Musigny Les Amoreuses travasato in un cartone di Tavernello. Ho riportato un esempio francese per amore di patria. Mica mi chiamo A.F.I. :)

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Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Mi permetto di aggiungere una spiegazione, nel caso che la frase da me scritta nel commento precedente: "Costui lo fa molto bene e quasi, quasi, gli si può credere. Quasi." possa essere male interpretata. Da queste parti a volte l'ironia è talmente sottile che svanisce al primo rutto maleducato di alcuni commentatori. Intendevo che basta scrivere in tono convinto ed assertivo certe dichiarazioni, che queste sembrano vere e inconfutabili. Almeno ad una parte dei lettori. Ecco perché il "quasi". Invece mi sembra che nelle affermazioni al limite della diffamazione di A.F.I. nei confronti di alcuni critici professionisti ci sia soltanto acredine e nessuna verità.

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giuseppebarretta

circa 5 anni fa - Link

La prima prima cosa che mi è venuta in mente è che fosse un nuovo modo di fare marketing sponsorizzato dalla Tavernello, perchè tutto sommato il suo nome ne esce bene. (Se non ) giusto, è sicuramente giustificato che ne esca bene, ogni prodotto vino o bibita che sia ha il suo consumatore o motivi soggettivi ed oggettivi per essere "costretto" ad esserlo. Proprio per questa imparzialita all'emozioni, per la sua ingegneristica costruzione, per il suo essere fra le righe (e non sopra o sotto) il Tavernello se non ha pregi, sicuramente non ha colpe (sue). Tanto "onesto" ieri, oggi e domani, che è stato utilizzato per prove comparative tra legni diversi (botti) per una tesi-ricerca enologica. Ma tornando a "Cera -Vini Veri- tavernello" se ne son bevute diverse di cosucce, personalmente credo di aver bevuto molto meglio, ma in alcuni casi anche tanto peggio del tavernello, grandissime cose e cosucce che avrebbero fatto arricciare anche le insalate.

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Primo Oratore

circa 5 anni fa - Link

Post interessante che mi ha risvegliato un ricordo: sul Porthos 29 (del 2007) c'è questo dialogo fra Sangiorgi e Remiglio Bordini (che io ahimè non so chi sia) (Bordini) Il grande valore della Romagna è la socialità. Tavernello & company sono fenomeni importantissimi. (Sangiorgi) In che senso? (B) Tuttora dà soddisfazione economica alla viticoltura di Romagna e dà una motivazione forte a queste terre. Penso che Tavernello se ne producano trenta milioni di pezzi. Poi l'intervista continua e di fronte ad un forte disfavore di Sangiorgi per questo vino, e qui viene il "bello" dato che Bordini risponde: (B) Il Tavernello è semplicissimo ma privo di difetti Ora, non so chi sia Bordini, Sangiorgi invece si, ma anche su Porthos si era parlato di questo. E la conclusione era la stessa. Probabilmente dunque, questo vino tanto vituperato nella communis opinio, in realtà per il consumo che se ne deve fare va benissimo, ed ha inoltre una funzione di smitizzazione del vino a cui sarebbe bene -secondo me- che nel mondo quantomeno in certe fasce di prodotto sarebbe bene si tornasse.

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Primo Oratore

circa 5 anni fa - Link

Sorry: la frase di chiusura voleva essere: [...] smitizzazione del vino a cui -secondo me- sarebbe bene si tornasse quantomeno in certe fasce di prodotto.

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Giovanni Solaroli

circa 5 anni fa - Link

Remigio Bordini è un agronomo di chiara fama. Attivo in Romagna e non solo.

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Primo Oratore

circa 5 anni fa - Link

Grazie della precisazione. Io avevo letto a suo tempo l'intervista e l'avevo trovata in effetti veramente bella e concreta; e anche se non siamo più nell'epoca dell'Ipse Dixit dovrebbe pur valere qualcosa la sua opinione. Ancora grazie.

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Alberto G. Tricolore

circa 5 anni fa - Link

Questo e' uno dei casi, in cui si evidenzia quanto conti la componente psicologica e le aspettative che si hanno verso un vino. Al calice offerto da persona di fiducia, in un ambito anche selettivo essendo una manifetsazione sui vini naturali, le difese dei poveri degustatori incappati nel "test" saranno state quasi nulle tra un saluto e l'altro. Certo che si fanno sempre le migliori figure di me... quando si degusta cosi. Certo che mio zio che vive da una vita in Piemonte sti scherzi li faceva sempre a tutti quelli che gli dicevano che i Taver faceva schifo, adesso non lo fanno avvicinare con bottiglie sconosciute.

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Luca

circa 5 anni fa - Link

Esiste un macchinario fantastico che fa una cosa che si chiama "ELETTRODIALISI".... et voilà! Il vino è servito!!!

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marco

circa 5 anni fa - Link

personalmente credo che nessuno dei presenti abbia mai assaggiato il tavernello o vini simili; di conseguenza credo che tutti hanno provato a trovare qualcosa di positivo nel bicchiere servito. poi c'è da dire che gioca molto il fattore psicologico, chi tra quelli che hanno assaggiato avrebbe mai potuto sospettare uno scherzo così? e poi scusate potrebbe mai Morichetti servirti un tavernello in una fiera come vinatur?! :) Personalmente credo che per evitare di prendere queste inculate bisogna assaggiare anche il vino nel cartone, giusto per memorizzarlo, farsi un idea tutto li.

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Andrea Pagliantini

circa 5 anni fa - Link

Ho molto più rispetto per una realtà come quella del Tavernello che produce vino popolare dietro cui sta una miriade di piccoli produttori che delle tante scarpe a punta che popolano il mondo del vino bio poco logico e fanno i talebani con il favino nei filari di viti appena piantate o si inerpicano in preparazioni empiriche sulla cimatura della chioma, i preparatori atletici dell'uva o l'analisi sensoriale della guazza del mattino.

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A.v.

circa 5 anni fa - Link

Chissà chi è il produttore che fa questi scherzi ...

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Lalas

circa 5 anni fa - Link

Penso che in questa "sperimentazione" ci sia un po' di tutto quello scritto fino ad ora, sia in modo positivo (scherzo/vedere l'effetto che fa) che negativo (mettere nella palta noti conoscitori di vino). Siamo esseri umani, vivaddio abbiamo emozioni, e l'ambiente esterno condiziona molte delle nostre reazioni allo stesso. Qualcuno ha scritto sulle degustazioni alla cieca che è importante non sapere chi porta la bottiglia : VERISSIMO! Capitato di recente fra amici, degustazione alla cieca, ognuno porta una bottiglia stagnolata. Un amico, grande conoscitore di vini di Borgogna nonché venditore di tali vini, porta una borgognotta bianca. Tutti (tranne lui ovviamente) messo il vino al naso esclamano : Meursault o giù di lì....beh, era un Lugana con qualche anno sulle spalle! Se l'avesse portata qualcun altro forse saremmo stati più cauti nel giudizio. Tornando al Tavernello, comunque, stiamo sempre parlando di un vino da 78/80 punti. Secondo voi sono tanti per un vino corretto? Sono il giusto punteggio. Però non si schioderà mai da lì, come la Coca-Cola.... Vi è mai capitato di dare allo stesso vino in annate diverse punteggi con differenze di oltre 10 punti? A me sì, anche su vini blasonati e, diciamo, "non costruiti a tavolino". Bottiglia sfigata? Annata sfigata? Questo però è il bello del vino e quello che cerco in un vino, che a volta può deludere, e tanto! Ed è per questo che per me il Tavernello è una bevanda alcolica, non un vino...

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vincenz

circa 5 anni fa - Link

"Ed è per questo che per me il Tavernello è una bevanda alcolica".E' vero! E tante altre cose.Ma. . .prima di "tutto" è una bevanda alcolica psicoattiva. E' per questo,princilalmente,gli uomini di ogni tempo l'hanno cercata.Poi l'uomo contemporaneo ha voluto vederci altro,un territorio,una storia.E mentre beve ,s'illude. Si,il tavernello è una bevanda alcolica. . . e,per questo, è un vino.

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Lalas

circa 5 anni fa - Link

Sai che non ho capito il tuo intervento? Nel Tavernello quali sono le "tante altre cose" che ci trovi? Quando bevi un Barolo di Serralunga ti illudi su che cosa, ad esempio? Grazie e scusa i miei limiti

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Giusy Moretti

circa 5 anni fa - Link

Lo scorso dicembre alla città del gusto di roma il gambero rosso organizzò una degustazione alla cieca fra cui era imbucato il tavernello bianco. Fui la prima a cui venne chiesto "cosa ne pensa?" lo misi al naso e dissi "non so che roba è ma è un vino strano" Sò brava via!

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Marco

circa 5 anni fa - Link

Articolo sicuramente interessante, io comunque ho fatto lo stesso esperimento 2 volte in cene con bottiglie coperte insieme ad amici sommelier, debbo dire che il risultato è stato opposto a quello descritto. Non credo che noi siamo dei fenomeni come sommelier ma tutti hanno commentato che il vino era si corretto ma per niente interessante pochi profumi e per niente sapore. Credo che quello che più ha avuto effetto sul risultato è stata "l'educazione" e il rispetto per l'amico che faceva assaggiare il vino. Spesso mi capita di assaggiare dei vini in presenza dei produttori o dei contadini che li hanno fatti e non sarò molto sincero ma se il vino non è buono o ha difetti non lo dico diretto e chiaro davanti a loro, cerco di fare dei giro di parole ma non mi sembra rispettoso fare osservazioni negative su un prodotto che è costato tanta fatica. Presumo che qualcosa di simile sia successa anche in questo caso.

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marco

circa 5 anni fa - Link

non riconoscere che un tavernello è un vino mediocre ha due giustificazioni: o bevete troppo alle degustazioni, oppure dovreste smettere di frequentarle.. comprare tavernello e vivere felici, risparmiando soldi è ciò che accade anche nel mondo del cibo.. quanti riconoscono una vera mozzarella di bufala? del vero pesce fresco? sempre l'1% massimo della popolazione (a stare larghi). quindi il 99% di chi frequenta qualsiasi manifestazione, potrebbe benissimo starsene a casa ciao ciao

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Antonio Geretto

circa 5 anni fa - Link

Gentile Alessandro Morichetti, avrei una curiosità per valutare ancora meglio il risultato del Suo "sondaggio alla cieca" sul Tavernello. Mi piacrebbe sapere: - tutte le persone alle quali ha chiesto di assaggiare il vino dal Suo bicchiere la conoscono personalmente e sanno di cosa Lei si occupa? - come (con quali parole) proponeva loro di assaggiare il vino? che so, un semplice "cosa ne pensi di questo?" Se ha voglia e tempo risponda alle mie domande perchè penso possano essere decisive per farsi un'idea completa di quanto accaduto, al di fuori di polemiche e fallaci conclusioni. Grazie per l'attenzione Antonio Geretto

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Alessandro Morichetti

circa 4 anni fa - Link

Ho sottoposto il vino a persone che conosco, colleghi, esattamente chiedendo "Cosa ne pensi di questo?".

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renato

circa 5 anni fa - Link

E' capitato a tutti di assistere alle cantonate prese, anche dai guru della degustazione ( ma ne esistono in Italia ? ) quando l'etichetta è bene coperta ! Ricordo una intervista di qualche anno fà, ad un enologo di nome Tachis Giacomo, il quale affermava che nessun vino al mondo può valere piu' di 20/30 euro, per quanto contenuto nella bottiglia. Detto questo segnalo che il vino piu' venduto in Italia è il Freschello, costo 1,30/bott., discreto e potabile, il tavernello credo si piazzi al 2° o 3° posto ! L'esperimento del produttore piemontese ha dimostrato quanto sia difficile degustare seriamente il vino, ed ancora di piu' scriverne in ogni dove sul web, siti e blog. Purtroppo leggiamo quotidianamente delle emerite c@@@@e , da parte soprattutto di professorini dell'ultima ora, che per il solo fatto di tenere serate a tema per 10/15 neofiti dell'ultima ora si sentono come il Prof. Denis Duburdieu, mentre altro non sono che dei semplici venditori ( con tutto il rispetto per quelli bravi ed onesti ) costretti a cambiare ogni due anni datore di lavoro, perchè cacciati a pedate in c@@o, vista la loro supponenza ed arroganza.

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massimiliano

circa 4 anni fa - Link

Scusate: il Freschello costa 1,30 euro. Allora: quanto costa la bottiglia vuota? Quanto costa il tappo? Quanto costa l'etichetta? E la distribuzione? C'è da che preoccuparsi no?

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pasquale

circa 5 anni fa - Link

Non è che forse tutti questi eccellenti degustatori, giornalisti, addetti ai lavori, sommelier sono abituati a bere vino pessimo e standardizzato?

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riccardo

circa 4 anni fa - Link

genio assoluto per sempre.

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v

circa 4 anni fa - Link

arrivo per caso, spero il tuo blog permetta commenti al volo. Grandissimo il tuo amico del barolo, plis portagli i miei complimenti, e grandissimo tu che l'hai scritto: bravò :)

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ibirro

circa 4 anni fa - Link

L'esperimento descritto non ha tutti i crismi della scientificità, ma non per questo è da sottovalutare. Qualche anno fa Dario Bressanini scrisse un articolo su un esperimento simile: http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/28/neurogastronomia-il-vino-costoso-e-piu-buono/.

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FABER

circa 4 anni fa - Link

ciao a tutti,bello ''scherzo'' il tavernello al posto di.....comunque preferisco una COCACOLA A UN TAVERNELLO. Rimango perplesso quando sento parlare di bio,il non poter trattare con determinati prodotti in annate difficili come questa potrebbe compromettere il raccolto e di conseguenza il lavoro di un anno. Sara' che la poesia stia prendendo il sopravvento?

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Andrea

circa 4 anni fa - Link

Leggendovi capisco che il mondo del vino è simile a tanti altri, per esempio a quello dell'arte contemporanea. Se sei un buon mercante, o anche un intenditore stimato, puoi provare a proporre di tutto, e con buone probabilità ci saranno consensi. Magari alcuni dissentiranno, ma difficilmente troverai chi ti darà pienamente contro e verrà a scoprire "l'inganno".

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asbesto

circa 4 anni fa - Link

...io bevo cocacola!

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Venanzio

circa 4 anni fa - Link

Il tavernello é l'unico vino che mi piace in brick di quelli economici, secondo me ë migliorato tanto negli ultimi 4/5 anni. Sono gli altri vini di medesima fascia che non Riesco a bere. Io lo bevo come vino da tavola poiché l'acqua non mi piace. 20 anni fa se ne sarebbero accorti tutti che era uno schifo di vino in confronto coi vini buoni imbottigliati, ora:si fa fatica a sputtanarlo ,non siamo in pochi a riconoscere che non é da buttare. Anzi ho visto che la gente non lo compra più come prima perché si fa i conti in tasca e opta per le altre brick che costano meno si ma per Mme valgono meno assai.

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Giorgio

circa 4 anni fa - Link

Incuriosito, ho cominciato a leggere la riflessione di Alessandro Morichetti sul Tavernello e ho trovato intreressantissimo il dibattito che ne è scaturito. Sono tutt'altro che un esperto di vini: ne sono soltanto un estimatore e non ho mai assaggiato il Tavernello o altri vini in brick. Ho sempre provato un leggero senso di repulsione vedendoli negli scaffali dei negozi, ma ritengo sia sempre valido l'aforisma (non ricordo di chi sia) secondo cui un contadino qualsiasi, con uve ottime, riesce a produrre un vino pessimo, mentre un enologo, partendo da uve normalissime, riesce a produrre un vino più che buono (forse, mi permetto di aggiungere io, anche ottimo, ma non eccellente). Pur convinto che i vini in brick non siano poi meno bevibili di alcuni - e non pochi - altri, senz'anima, venduti in bottiglia, ritengo che potrei acquistarne soltanto in caso di estrema necessità: in fondo, anche l'acqua va bene.

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Paz

circa 3 anni fa - Link

(Luca) Gardini lo avrebbe tanato. Punto.

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stefano

circa 3 anni fa - Link

avete sbagliato test/prova : se ne bevano una boccia intera e gli fate la stessa domanda la mattina dopo vedrete che si sbagliano meno....

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Hakluyt

circa 3 anni fa - Link

Forse non vi rendete conto che questo esperimento segna la fine di tutti voi "esperti" di vino, con i vostri "sentori di cuoio bagnato", coi vostri "tannini morbidi", con le vostre "acidità" e "mineralitá"...

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Fiorenzo Sartore

circa 3 anni fa - Link

[img]http://www.reactiongifs.com/wp-content/uploads/2011/09/Weird_Science_Facepalm_01.gif[/img]

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Hakluyt

circa 3 anni fa - Link

Con che criterio io adesso dovrei fidarmi dei giudizi dei vari personaggi citati dall'articolista, personaggi che decantano (in entrambi i sensi) vini da decine e decine di euro e non sono in grado di riconoscere un banale Tavernello ?

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graziano

circa 3 anni fa - Link

Hakluyt : perché ti devi preoccupare, di questi esperimenti /prove ne sono state fatte a centinaia in privato e anche in sede di corsi (AIS incl. ). è scientificamente provato che al buio, ma non solo la bottiglia, ma con benda nera su occhi e buio in sala il riconoscimento diventa difficile anche fra bianchi e rossi, se barricati poi peggio ancora. Se inoltre si considera che vi sono sul mercato più degustatori che bottiglie di vino.

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Hakluyt

circa 3 anni fa - Link

graziano scrive: "Se inoltre si considera che vi sono sul mercato più degustatori che bottiglie di vino". 'nnamo bbene... (come dicono dalle mie parti)

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Ristorante ai campi - Monfalcone

circa 3 anni fa - Link

Ma magari non si dice che è una porcheria merdosa, solo per rispetto e per non umiliare il produttore o chi te lo offre cercando in te una conferma ai suoi entusiasmi. Sapete a volte le persone sono educate.

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Ristorante ai campi - Monfalcone

circa 3 anni fa - Link

E poi diciamolo: il Tavernello è buonissimissimo!

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Alessandro

circa 3 anni fa - Link

Caro Hakluyt complimenti e una bella strettona di mano. Anche io faccio spesso il test di Tavernello alle cene e ogni volta si ascoltano dei sentori di bosco o dei fruttati o dei retrogusti al ciclamino o altro (!!!) meravigliosi. Da quel momento in poi per me quando vedo quei signori che fanno tutti quei magheggi con i bicchierini in tv o in radio, è solo un'occasione di ghiotte risate. Sarebbe molto piu' onesto se le persone dicessero "mi piace" e "non mi piace" senza coprirsi di ridicolo con giudizi proporzionali in enfasi a seconda del prezzo e della nobiltà

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uqbal

circa 2 anni fa - Link

Possibile che molti fossero educati e non volessero dirti in faccia che portavi in giro una schifezza di vino? Un po' come quando leggi le poesie dei bambini...chi si sognerebbe di dirgli che sono brutte e banali?

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Antonio

circa 2 anni fa - Link

Se il vino fosse stato di un discount sarebbe stato lo stesso. Una volta il vino si faceva con le cartine. Ora anche. Uva, cartine, solfiti ed etichetta. Il solfito purtroppo copre tutto. Quel poco di differenza la fanno le cartine e l'etichetta indipendentemente dal prezzo.

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Marco farinetti

circa 9 mesi fa - Link

Da buon Enologo vi dico che forse voi degustatori avete dimenticato che la degustazione di un vino , qualunque esso sia , va sempre fatta in maniera oggettiva , senza mai leggere l etichetta, troppe volte avete esaltato, premiato è consigliato vini solo perché etichetta ve lo ha imposto....Viva la sincerità....

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lorenzo righi

circa 6 mesi fa - Link

Complimenti bell'articolo! Indubbiamente il vino va smitizzato da un lato (siamo tutti troppo fenomeni!), e va mitizzato dall'altro: perchè ci campiamo sopra, e ci sa regalare emozioni uniche. Quando degusto alla cieca cerco di partire dai fondamentali: questo vino mi piace o no?, e se mi piace, perchè? E in fondo, come dice il mio maestro Massimo Sagna, il posto migliore dove conservare il vino , è la pancia, e se lo dice lui che vende Romaneè e Cristal!!

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Valentino

circa 6 mesi fa - Link

Scendiamo tutti dal pero è ricordiamoci che il miglior degustatore al mondo è il consumatore. Lui decide quanto vale un vino ed al posto di scrivere parole vuote, mette la mano in tasca e compra. Se il degustatore professionista è lontano da lui, può tranquillamente cambiare lavoro.

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