Birra is the new wine | Le birre da invecchiamento

di Marco Pion

Ogni appassionato raggiunge una fase in cui comincia a domandarsi come potrebbe evolvere quello che ha nel bicchiere e i dubbi sul “troppo giovane”, “deve ancora virare”, “chissà tra un anno che bomba” diventano macigni sui cavatappi. È un po’ come ottenere un appuntamento con la più bella della scuola e poi scoprire che la sorella era meglio: allo stesso modo il futuro invecchiatore inizia ad accatastare bottiglie in cantina in attesa del D-Day in cui le stapperà per trovarvi un nettare paradisiaco. Per aspera ad astra quindi.

Ma quali birre ha davvero senso far invecchiare? In primis le fermentazioni spontanee: le geuze maturano e evolvono nelle nostre bottiglie per diventare farfalle sempre più splendide al momento dell’agognato stappo. Le Kriek, e comunque quelle con frutta, teoricamente con l’età dovrebbero invece perdere “i toni di frutta” e picchiare più verso l’acido. Ma ho bevuto esemplari di 25 anni e più che sconfessano questa teoria, alla grande, quindi perché no?

Anche le birre a forte gradazione alcolica (dai 10° circa) come le barley wine o le belgian strong ale accettano bene di essere dimenticate in cantina, ma non troppo. Per esperienza dopo i cinque anni tendono spesso a “spegnersi” lasciando il campo all’ossidazione che copre molte caratteristiche della birra originale.

E quali birre invece non ha senso lasciar invecchiare? Per grandi linee le birre a bassa gradazione (dai 7° in giù), come le Pils o le Blond, perché delicate e soprattutto perché giocano le loro carte sul tavolo della freschezza e degli aromi delicati.

Anche le birre fortemente luppolate, seppur di alta gradazione, andrebbero bevute giovani: già dopo qualche mese perdono freschezza e aromi che le rendono così particolari lasciando aperte le porte all’etilico, al dolce del malto e a un’ossidazione che proprio non ci sta.

Ultima nota: leggete bene le liste dei vintage che trovate nei pub. Potreste ordinare qualcosa che non è per nulla invecchiato bene, quindi occhio alle vecchie, non tutte sono MILF.

14 Commenti

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Romadabere

circa 9 anni fa - Link

Una Thomas Hardy's Ale dopo 5 anni continua ancora a migliorare, e così molte imperial stout. Diciamo che è un discorso molto ma molto generale... anche birre sotto i 7° possono reggere un invecchiamento, ad esempio certe sour ale.

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

Thomas Hardy's Ale 1977 resta una delle più grandi birre mai bevute. E non aveva neanche un filo di ossidazione! Lei, la Courage Imperial Stout, la Westvleteren 12 (ne ho ancora una di quando si chiamava Westvleteren Abt) se ben conservate reggono all'infinito, come le gueuze. Ma il discorso mi sembra centratissimo. A questo proposito, temo che quella Van de Keizer Blue 2000 abbia già iniziato la parabola discendente...

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Tyrser

circa 9 anni fa - Link

Le TH variano molto da bottiglia a bottiglia. Ricordo una 77 aperta al Macche e lavandinata perchè più salata del mar morto. Bevuta sua "sorella" mesi fa era invece molto meglio. Ma secondo me queste reliquie sono più da Indiana Jones che da bevitore consapevole.

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Scauca

circa 9 anni fa - Link

Bevuta a Capodanno 2010 una VDK Blue del 2000. Era già stanca di vivere allora. Stappa stappa...

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INDASTRIA

circa 9 anni fa - Link

Riguardo le IRS avrei dei dubbi. Se si prende la semplicistica formuala maggiore grado alcolico = maggiore invecchiamento possibile, la cosa sembrerebbe funzionare, ma in generale il decadimento dei sapori e l'ossidzaione sono dietro l'angolo anche dopo pochissimi anni. D'altronde ci sono ben poche persone che ci potrebbero dire con precisione che sapore avessero le Courage dei decenni passati. Le IRS correnti nella maggior parte dei casi hanno troppe poche annate alle spalle per comunicarci quanto possono sopravvivere al tempo. Per mia esperienza (che sembra condividere quella di Marco), posso dire che quasi mai guadagnano qualcosa. Al limite si assestano (come una Dark lord 2010 che aveva ancora bisogno di tempo) o "evolvono" che non sempre è uguale a "migliorare"

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Tyrser

circa 9 anni fa - Link

Quoto

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Romadabere

circa 9 anni fa - Link

INDASTRIA, confessa! Poche settimane fa ti sei bevuto una certa porter da 7.5 gradi, micropastorizzata, vecchia di 7 anni e l'hai trovata grandiosa. Di alcune IRS come la Good King Henry Special Reserva mi si dice che generalmente invecchiano bene.

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INDASTRIA

circa 9 anni fa - Link

:D Sicuramente lo era. Ma a detta di chi l'aveva bevuta fresca era peggiorata. Io purtroppo non posso fare il confronto.

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Romadabere

circa 9 anni fa - Link

Se una grande birra peggiora poco, resta pur sempre una grande birra ;)

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INDASTRIA

circa 9 anni fa - Link

Certo ma non era questo il punto. Non ha guadagnato nulla e nemmeno evoluta. Ha giusto perso carattere. Inoltre altri che hanno bevuto lo stesso batch nello stesso periodo l'hanno trovata piuttosto spenta.

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Romadabere

circa 9 anni fa - Link

Tra le Belgian Strong Ale, moltissime si prestano all'invecchiamento e migliorano sensibilmente, ma altre per nulla, almeno per la mia esperienza. Per le DIPA, sebbene a volte abbiano una gradazione alcolica attorno ai 10 gradi, non credo sia un bene invecchiarle perché si perderebbe il luppolo, anche se sarebbe curioso sperimentare cosa possono diventare. Qualcuno ha mai provato?

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INDASTRIA

circa 9 anni fa - Link

Sempre per esperienza personale le dipa diventano brodose. Molto amaro e poco aroma, se non molta erba secca. Solo alcune tendono ad avvicinarsi al BW ma di certo non diventano memorabili. Anche una 120min. vecchia, che già potrebbe sembrarlo un BW, invecchiata l'ho trovata peggiorata. Ed è un processo anche abbastanza veloce.

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sebb

circa 9 anni fa - Link

trovai una cassa di peroni gran riserva scaduta da un annno, rispetto alla gran riserva in commercio era decisamente meglio

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Rossano Ferrazzano

circa 9 anni fa - Link

Il tema mi stuzzica molto, le birre mi hanno sempre interessato ed in verità ho cominciato ad interessarmi alla birra ben prima che al vino. Però la capacità di resistere al tempo ed anzi di evolvere in complessità negli anni è solo uno dei fattori che distinguono il vino dalla birra counemente intesa. La differenza vera, che non credo colmabile, sta nel legame con il territorio. Il vino è e sarà sempre vincolato dal luogo in cui stanno le vigne, da cui si ottiene (legno e polverine a parte) il 100% della sua materia. La birra è in tutto e per tutto un prodotto di pura trasformazione, prodotto in un laboratorio artigianale o grande fabbrica che in ogni caso prendono le materie prime sul mercato. Oppure esistono anche birre "territoriali" in senso stretto, quello che vale nel vino?

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