Benvenuto Brunello 2021: i miei preferiti in una 2017 “Comfort Vintage”

Benvenuto Brunello 2021: i miei preferiti in una 2017 “Comfort Vintage”

di Emanuele Giannone

Si prova un certo straniamento ripensando al Benvenuto Brunello 2021 passato da poco mentre si va per mari lontani. Texas e Yucatan, che non sono propriamente terre care a Bacco, corroborano questo straniamento che, tuttavia, insieme all’attesa diviene un modo tanto obbligato, quanto fruttuoso per derogare all’esigenza di commentare e postare prima, durante e subito dopo la più insigne delle anteprime per il più insigne rosso italiano (qui parla il gusto personale, per carità, niente argomenti incontrovertibili o pretese di obiettività).

A noi di Intravino i 2017 erano subito sembrati generalmente molto buoni. Il molto buono riconosceva il merito di chi aveva impiegato tecnica, realismo e senso di adattamento per amministrare un’annata non proprio ideale – calda, siccitosa, con le piogge di settembre a lenire in extremis lo stress idrico  – e ne aveva tratto il meglio: una comfort vintage molto godibile con pochi pesi massimi, molti medi, distensione e agilità di beva ricorrenti; caratteri, quindi, fuori dall’ordinario per vini che, in annate meno falotiche, non lesinano in gioventù portamenti austeri, durezze, concentrazioni da svolgere, composure al limite dell’arcigno.

Nella 2017 sono frequenti, invece, i bouquet distesi, definiti e intensi, il frutto maturo e il tannino già acquietato, caratterizzato da una rotonda pienezza di tono più che dagli spigoli. Poche stonature: alcolicità prorompente, asprezza e ruvidità dei tannini, note di conserve e glutammato, ma in casi veramente sparuti e che non guastano il sorriso generale. Oltretutto non sono mancati neanche questa volta i vini di registro più classico, con corpo e poise statuari, dotati di un’energia di là da svolgersi; oppure caratterizzati da grazia e finezza diffuse, potenza senza peso, tensione e dirittura. Neanche stavolta, insomma, è mancato il genio multiforme di un luogo che è unico anche per riunire sotto la stessa denominazione una caleidoscopica varietà espressiva.

A limitare temporaneamente l’estensione del sorriso è stata tutt’al più qualche assenza di peso: senza neanche considerare le aziende che abitualmente non inviano campioni all’Anteprima, quest’anno non abbiamo trovato, tra gli altri, Le Ragnaie, Le Potazzine, Gianni Brunelli, Corte dei Venti, Baricci, Il Marroneto Delusione? Un po’, ma stimola a programmare altri giorni e altre visite a produttrici e produttori di riguardo.

A far prontamente recuperare la massima estensione del sorriso sono bastati pochi sorsi di Riserva 2016. Alla 2016 potremmo tutti innalzare peana ed epinici. Non andrebbe bene, però, usarla per confronti con la 2017. I confronti sono scivolosi, oziosi e stucchevoli. Posto questo, il mio vino preferito della rassegna è stata effettivamente una Riserva ma non una 2016: si tratta della 2012 Dieci Anni delle Chiuse.

Appena uscito da S. Agostino ardii di riassumere e raccontarmi un preferito tra i preferiti della 2017 e fu San Polino. Poi gliene affiancai numerosi altri, tutti commentati di seguito insieme a quello. Al racconto delle preferenze antepongo una nota sull’organizzazione e la comunicazione: ci è piaciuta molto la nuova formula articolata in dieci giorni di degustazioni tra stampa, operatori dell’alta ristorazione, Master of Wine, amanti & amatori. Ha ampliato la copertura, moltiplicato le voci, diffuso un’eco che è durata più a lungo del solito, mai più del dovuto e in un coro versicolore e mai stonato. L’anteprima 2021 è stata evidentemente preparata con cura, le novità hanno funzionato, lo stile e i contenuti della comunicazione ci hanno pienamente convinto.

Le Preferenze

Altesino Montosoli
Sono un abitudinario. Lo sono anche loro, per fortuna. Molta eleganza e molte sfumature, spezie e terra, fiori amari e frutto scuro in secondo piano. Bocca tutta energia e tensione, polposa e succosa, dai tannini traccianti. Guarda al futuro con l’usuale serietà.

Armilla
Piccoli frutti rossi maturi, più sotto un lindo sottobosco, su tutto un soffio buono di terra, timo, amarena, melagrana. Ficcante e croccante al sorso, apre in freschezza e graffio, procede in dolcezza e slancio, è giustamente concentrato e spicca per succulenza e luminosa chiarezza delle note di frutta.

Banfi – Vigna Marrucheto
Sono un abitudinario e invece surprise, surprise. Pieno di frutta rossa croccante fino a pulsarne, fiori ed erbe fini, ornato di un’elegante nota balsamica, di consistente struttura e mole ma teso e fresco. Tanta polpa, tanto nervo, zero grassi. Mea culpa.

Barbi Vigna del Fiore
La grazia non è mai imponente. In tanto è autentica e penetrante, in quanto non assomma in sé più qualità di quelle essenziali. È concisa. Secondo Edouard Manet la concisione è necessità, significa eleganza. Humus, iris, fumo, ciliegia e bacche scure. Secondo J.-P. Sartre l’eleganza è la qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell’essere in apparire. Al palato è preciso, misurato, nettante, conciso, ciò che appare sotto la forma di frutto scuro suadente, viola, spezie scure. Di Manet disse un altro pittore che emana gaiezza: una gaiezza comunicativa, come tutta la sua serena filosofia. Così l’ho visto io. Un’anima soleggiata, che amo.

Canalicchio di Sopra Vigna La Casaccia
C’è molto in potenza e in atto sono disponibili spunti sufficienti per i nostri vagheggiamenti di gioie a venire. Bouquet complesso, denso e terso, che accenna appena a ciliegia, sottobosco, ferro. Sorso di grande concentrazione, droiture e precisione rimarchevoli, pieno e ficcante, fine nei richiami al frutto, fresco e dal radioso, lunghissimo finale nel segno di frutta rossa, arancia sanguinella, alloro e radici.

Capanna
Una sicurezza. Mi è sempre piaciuto anche nella sua età giovanile, quella in cui, chiuso e ritroso, non dichiara o campisce ma accenna, lumeggia, ombreggia. In quest’annata di maggiori aperture, i cenni di piccoli frutti rossi, fiori ed erbe fini, la vena amaricante e la visciola sono più espliciti ma il vino conserva i tratti abituali di equilibrio e austera eleganza.

Caprili
Bello il bouquet, arioso e misurato nei riferimenti a frutta rossa, salvia, melagrana e spezie. Bellissima la sensazione globale al palato con tannini ben temperati, richiami al frutto e succulenza aperti e invitanti ma senza leziosità. Solare, coinvolgente, dissetante.

Casanova di Neri
Elegante, succulento, dinamico. Essenziale e nitido nel frutto (lampone, fragola), arioso nelle note floreali, profondo in quelle speziate e rugginose in chiusura. Tutto al posto giusto e l’acuto di una progressione agile e sottile che non cede in continuità, perché piacevole non fa rima con fievole.

Ciacci Piccolomini d’Aragona Pianrosso
Spessore, pienezza e stratificazione aromatica. Olfatto già ampio e disteso: spiccano ciliegia matura, melagrana, carruba e un ricco corredo speziato. Sorso concentrato, denso e quieto ma appassionante per profondità. Il vino è rinserrato nell’equilibrio originario tra tannini pronunciati, materia opulenta e morbida, freschezza e sapidità. Il vino per chi ha pazienza.

Fattoi
Tra i più lontani dalle piacevolezze capziose, quindi tra i più piaciuti. Serio, compassato e misurato nell’espressione olfattiva, pieno e teso al sorso che si apre con la presa vigorosa dei tannini e sapidità ingente, si svolge su frutti scuri, spezie, humus e cenni di resina ed erbe amare, offre freschezza e un finale lungo e coinvolgente per coralità ed equilibrio dei delicati richiami al frutto, alla terra e alle erbe.   

Il Paradiso di Manfredi
Una gioia che si articola nella definizione, nella sana maturità, nella dolcezza e nella pienezza del frutto rosso finemente contornato di mandorla, rosmarino, elicriso, curcuma e china. Una gioia anche al sorso per la freschezza e, ancor più rimarchevole, l’ingente sapidità. Tocco esemplare, energico e marcante, sviluppo in agilità e snellezza, in equilibrio tra dolcezze, sapidità, venature d’amaro e il pizzico invitante del tannino.

Le Chiuse
La sottile nota di noce e torrefazione è un inganno breve. Pochi istanti e parte la colorata pirotecnia di piccoli frutti e pan di spezie, ardesia e alloro, peonia e garofani; pirotecnia sì, ma ordinata, niente festa di paese, piuttosto la Feuerwerksmusik. Ma anche questo è un inganno perché il sorso esprime tannini poderosi e gradualità, o ritrosa lentezza, nello sviluppo, sensazione di composta eleganza e densità che si svolge in un finale lungo, arabescato, finissimo.

Pietroso
Soave, succoso, carnoso. All’olfatto amarena, ribes rosso, arancia, garofano e pepe rosa come in un fine tratteggio; tratteggio che si infittisce al palato per la diffusione e la vivacità dei tannini puntiformi, cesellati, per sapidità e freschezza infuse, per succulenza e persistenza dei piccoli frutti rossi. Una delizia

Poggio di Sotto
Il solito soave, brioso ma ordinatissimo dispositivo pangeusico che assiema anguria e menta, ibisco e legno di rosa, ciliegia e tè al gelsomino, bosco e macchia marina, sole e sale. Inafferrabile al naso per ricorsiva mutevolezza, al sorso sfodera, tagliato in tessuto più leggero del solito, il suo double face di immediata e incontenibile piacevolezza da un verso e, dall’altro, presa, profondità e persistenza che ne calibrano la reale statura e le prospettive di evoluzione.

Salvioni
Prima voce dagli appunti: “Pow!”. Il rispetto per il produttore impone di provare ad articolar meglio. Ci provo. Arancia sanguinella, ribes, pepe rosa e amarena incorniciati in mirto, lentisco, muschio e olivo. Seconda voce dagli appunti: “Bocca come mi piace”. Ci riprovo. Concentrato, balioso, sostanzioso, fitto di trama e vigoroso nei tannini traccianti, croccanti e gustosi.

San Polino
Apre aereo, slanciato e leggiadro: petricore, a seguire una sublime nota floreale (viola, verbena) e il soffio balsamico di resina, eucalipto, ginepro e anice stellato che precedono l’intensità dei frutti di bosco, della china, del mirto e la nota di fondo di foglie d’edera e humus. Complesso e originale. Bocca deliziosa, aperta e ritmata da tannini decisi e diffusi, puntiformi e “piccanti”, prende il largo in succulenza acidula di piccoli frutti rossi e con una freschezza ingente, durevole e dissetante. Ad arricchire sapore e tensione, una vivida nota sapida. Di primo acchito pensai: il migliore.

SanLorenzo
È sempre un concerto grosso. Luciano Ciolfi non è, che io sappia, un emulo di Corelli, Bach, Haendel o magari dei New Trolls. Del suo Brunello colpisce e convince, anno dopo anno, il dialogo tra i soli – tensione, tannini, integrità del frutto – e i tutti – il variegato corredo aromatico che, di anno in anno, si svolge ora nelle forme aeree e solari, ora in quelle terragne e autunnali. Quel che non varia è l’esecuzione nella quale severità e accuratezza del direttore d’orchestra prevalgono su flosculi, solipsismi, piacionismi etc.; quasi Luciano si ispirasse, più che ai compositori sopra menzionati, a George Szell (1). Il vino è profondo, ombroso, più che disporsi all’olfatto si rinserra e accenna, giusto al fondo, visciola e una vena amara. Il sorso regala maggior distensione e un frutto polposo, rotondo e svariato d’erbe amare, ma soprattutto un tannino dalla gagliardia d’annate celebrate. Una sicurezza.

Tenute Silvio Nardi – Vigneto Poggio Doria
Con cotanto volume e simile intensità dei profumi, per di più decisamente virati su garrigue, frutta scura matura e note balsamiche, sarebbe facile prefigurare un badiale vinone colorista e acchiappa-likes. Nulla di tutto questo: serio, meglio misurabile col voltmetro che col vinometro, infuso di tannini foderanti e gustosi, non coprenti, generoso nello svolgimento aromatico con cenni di tè, spezie, incenso, ginepro, patchouli e lacca come figure ben rilevate su un fondo campito di visciola.

Tiezzi – Vigna Soccorso
Restiamo tra direttori d’orchestra. Sottobosco, fogliame e l’ormai familiare – me la concedo, lo bevo sovente – nota articolata, sottile, conturbante, vaporosa e variegata di spezie, viola, benzoino, terra, bosso, amarena, cenere. Altra voce dagli appunti: “Bocca col botto”. Vale a dire che freschezza vibrante, tannini fendenti, coinvolgente progressione e diffusa sensazione di energia orchestrano quattro movimenti ad altissima intensità e sorprendono con il lento, elegante svolgimento del finale, sulla cui partitura il Maestro Tiezzi ha iscritto i segni d’espressione dim. e sotto voce. Quattro più uno fanno cinque movimenti, come la Quinta di Mahler o la Tempesta di Shakespeare. Un vino filarmonico di Vienna ad honorem.

Le selezioni di Corte Pavone
Se esistesse il concorso a squadre, per me vincerebbe questa con confortevole distacco. Campo Marzio regola in armonia le note aeree e quelle mature e terragne che distinguono gli altri due. Al naso, frutto eminente e classico (ciliegia, ribes rosso), maturo e integro; al palato ha dinamica avvolgente, tannini di grande finezza, struttura solida, succulenza e freschezza vivaci, una chiara e appagante nota sapida. Fior di Meliloto ha un ventaglio espressivo improntato a finezza, misura e soavità: arancia, ciliegia, lavanda e verbena suadenti, a seguire un sorso lineare e profondo, con presa e struttura più leggere, freschezza e sapidità ad accompagnare la delicatezza dello sviluppo aromatico, filigranato anche nelle note più “basse” (spezie, terra). Fiore del Vento ispira bosco, fiori amari, gemme di pino e frutta scura matura, è pieno e compìto al sorso, segna una progressione più graduale e marcata dalle note di terra, more di gelso, confettura di lamponi, ravvivata da grande freschezza e tannini acuti e maturi.

 

(1) Espressi già anni fa la mia ammirazione per un viticultore di Montalcino, paragonandone scrupolo e accuratezza a quelli del grande direttore magiaro naturalizzato statunitense. Si trattava di Francesco Leanza, all’epoca deus ex machina del Podere Salicutti.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

5 Commenti

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Alessio

circa 1 mese fa - Link

Come darti torto sui tuoi preferiti? Per caso, hai avuto modo di assaggiare i vini di Stella di Campalto? A me negli anni scorsi erano piaciuti parecchio, non so come sono queste ultime vendemmie...

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Emanuele

circa 1 mese fa - Link

Ciao Alessio, no. Non bevo, ahimé, vini di Stella di Campalto addirittura dal tardo 2019. Devo senz'altro aggiungerli alla lista dei desideri, che è semplicemente quella dei vini che non si possono gustare al BB; lista, tra l'altro, quest'anno ancor più nutrita per il motivo che ho spiegato nel post.

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Vignadelmar

circa 1 mese fa - Link

Ciao Emanuele, pochi giorni fa sono stato incautamente invitato a partecipare ad una degustazione comparativa fra 36 brunello 2016 e 36 brunello 2017, organizzata a Roma da Maurizio Valeriani per "Vino da bere". Fra i campioni provati non c'erano Riserva. Eravamo 25 bevitori, dove ognuno ha bevuto alla cieca tutti e 72 i campioni, naturalmente coperti e mischiati fra di loro. Sapevamo cioè solamente che stavamo bevendo un brunello del 2016 o del 2017. Ad ogni campione, ciascuno di noi ha dato un voto espresso in centesimi. Una volta raccolti i voti di tutti noi, fatte le somme di tutti i campioni bevuti, divise per annata, i brunelli 2017 hanno complessivamente superato di un soffio i brunelli del 2016. In pratica un pari e patta. Senza vincitori né vinti. Un risultato che un po' mi ha sorpreso, ma non più di tanto. Perchè poche settimane fa, proprio a Benvenuto Brunello, molti 2017 mi avevano colpito per freschezza e fragranza. Le motivazioni? Parlandone allora a Montalcino e poi fra di noi a Roma, forse bisognerebbe iniziassimo a pensare che a Montalcino il riscaldamento climatico ha fatto un gran bene (basti guardare la impressionante serie di annate da buone ad ottime degli ultimi anni), probabilmente anche la legittima pratica del raffrescamento ha giocato un ruolo importante e ultimo ma non ultimo, i Produttori di Montalcino diventano anno dopo anno più bravi. Ciao .

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Emanuele

circa 1 mese fa - Link

Ciao Luciano, Sono molto d'accordo con te. PS: Maurizio Valeriani organizza da anni questa bella iniziativa che, cosa alquanto singolare, resta di fatto l'unica rassegna romana di ampio respiro dedicata al Brunello. Bravo.

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Littlewood

circa 1 mese fa - Link

Io penso che la 017 sia un' annata più pronta da bere...chi ha gestito bene l' alcool ne' ha avuto vantaggi e sicuramente la zona nord esce svantaggiata in quest' annata le chiuse valdicava Baricci fattoria del pino han fatto bellissimi Brunelli molto speziati ..e in un confronto ora con la 016 possono anche prevalere perché ora la 016 nn si deve proprio toccare ma aspettare in quanto ancora forse al 50% del potenziale. Nn pensare che il riscaldamento abbia fatto bene....per aver vini più pronti si ma per grandi vini da invecchiamento a lunga gittata proprio no! Più bravi?? Hai! Vedo ancora cose da mettersi le mani nei capelli e la fortuna e' che quel luogo e' uno dei più bei posti al mondo x fare vino....Per cuanto riguarda i vini di Stella...beh...e' una carissima amica ma resta il rosso il suo miglior vino....quello che e' moooolto peggiorato e' il prezzo ..e a parità di quello mi prendo tutta la vita pian dell' orino ..

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