Dogliani | Terroir o costruzione di un vino?

di Mauro Mattei

L’ambientazione è di quelle succose, un banco d’assaggio con tutto quello che vorresti ti offrisse l’area di Dogliani: annate vecchie e nuove a disposizione, un parterre umano vivo e variegato. Situazione ideale per poter snocciolare  interessanti contrapposizioni ed inaspettati tandem. Con estremo piacere si testa, ci si confronta, si beve a tavola. Noi, incuriositi come sempre, con gli occhi luccicanti, siamo pronti a rimboccarci le maniche (per il bene di Intravino, è ovvio) e da subito ci buttiamo a capofitto nel bicchiere. Amiamo giocare, è per questo che proviamo a distogliere lo sguardo dal protagonista. Ci soffermiamo a spulciare stili differenti, analizziamo interpretazioni del territorio e discettiamo riguardo doverose analogie varietali.
Insomma, cerchiamo costantemente di decentrare l’attenzione. Eppure nulla possiamo, poichè il fulcro della serata – il vero mattatore – è lui: il dolcetto. Impossibile contrastarlo.

Questa è un’uva a cui siamo affezionati, ci segue da sempre; la leghiamo a ricordi semplici, fatti di immediatezza. Ricordi di vini versati e bevuti giovani, senza troppe pretese riguardo la complessità o l’invecchiamento. Questa visione d’insieme, questo galleggiare nella memoria, è – però – vita passata e coincide con la frazione d’esistenza che precede il nostro “approdo” a Dogliani.

Infatti, qui nella langa doglianese, si ricalibra il senso del cultivar, ribadendone con forza il concetto attraverso il terroir. Qui, si ridefinisce uno stile, sottolineando come una varietà possa cambiare e sfumare in maniera differente se diverso è il territorio alla quale la si lega. Parliamoci chiaro: a Dogliani il dolcetto si scrolla di dosso la sua allure di vino quotidiano, trovando un’espressione autonoma e radicale. Idea che collima poco con la sensazione astratta di semplicità a cui siamo portati ad associarlo.
Diamine, qui i vini sono resi vigorosi da un toponimo d’eccezione!
La terra ha dei tratti ancora crudi e la vigna è meno pettinata. La monocoltura non è così evidente ed i filari spesso sono circondati da boschi, noccioleti ed altre coltivazioni. Insomma questo spicchio di Piemonte, dal carattere forte, genera liquidi  che gli sono del tutto simili: potenti e alcolici.
Uscite – dunque – dagli stereotipi, qui il dolcetto ha una marcia in più ed è in grado di raccontare il territorio con veemenza “romantica”.

Questa è la nostra lettura.
Quello che abbiamo pensato assaggiando, parlando con i produttori e guardandoci intorno.
Pensate che queste nostre impressioni siano frutto di un trasporto emozionale?
Noi, con il senno del poi, dovremmo essere portati a non escluderlo.
In particolare, se trovassimo necessario soppesare alcune maliziose interpretazioni che corrono di bocca in bocca (e di cru in cru) appena qualche blasonato metro più in là, di certo dovremmo riflettere a lungo. Basta – infatti – allontanarsi qualche chilometro da queste colline, per sentire parlare (a sproposito?) di intensità coatta. C’è chi, neanche troppo velatamente, sostiene che la forza e la muscolarità dei vini di Dogliani siano frutto di una pressione stilistica più che di una espressione territoriale sincera. Di una ricerca di mercato più che di un dialogo con la terra.
Bel punto interrogativo non c’è che dire. Non è affatto facile districarsi, d’altronde qui si discute riguardo la natura di un vitigno (mica bruscolini). Una cosa è certa: a Dogliani c’è chi il territorio lo sà raccontare. Fra gli altri, non possiamo evitare di citare i vini di San Fereolo. Conoscete i loro dolcetto? Cavoli, quelle sostanze nerastre sono capaci di arrivarvi nel ventre direttamente dal centro della terra. Ecco, versatevene un pò. Ora, con uno di quei vini nel bicchiere, provate a pensare a qualcosa di costruito. No, noi non saremmo mai in grado di scindere questi, ed altri vini di Dogliani, dal territorio stesso o di inquadrali come “fittizzi”.
Riassumendo: un ginepraio bello e buono quello che calpestiamo. Sulla stessa bilancia: impressioni, oggettività, lato emozionale, invidie.
Che fare quindi? Noi un arma da sfoderare ce l’abbiamo, per fugare dubbi e doppi sensi. Fermiamoci ad ascoltare il bicchiere lucidamente, senza remore. Tendiamo i sensi e torniamo a “sentire” il vino.
Tutto il resto verrà facilmente cancellato.

Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.

75 Commenti

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Dogliani è una zona che va sicuramente conosciuta e visitata... http://www.amicidivini.com/dblog/storico.asp?s=DOGLIANI+%2D+SPECIALE ho scoperto vini fantastici, interpretazioni diverse ma, con onestà, devo dire che il Dolcetto inteso come vino semplice, non è da paragonare a quello di Dogliani. Bell'articolo, bravo Mauro!

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

bellissimo terroir quello di Dogliani e forse la zona in assoluto più vocata per il Dolcetto di tutto il Piemonte. Peccato che qui qualcuno abbia cercato di trasformare il Dolcetto, che non é un vino semplice e banale, ma ha sempre avuto nella sua piacevolezza e facilità di beva il suo punto di forza, in un "vinone" potente e concentrato, in un "Dolcettone" di cui francamente molti consumatori non sentivano alcun bisogno... Quanti produttori di Dogliani stanno oggi rivendicando la Docg Dolcetto di Dogliani Superiore voluta da un gruppo ristretto di "illuminati"? Una ristretta minoranza rispetto a quelli che preferiscono continuare a produrre Dolcetto di Dogliani Doc. E questo dimostra come quel progetto, anzi quella forzatura, siano scarsamente sentiti da larga parte dei produttori doglianesi...

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Dunque Franco, mi sembra di capire che tu (pur schierandoti dalla parte del territorio al quale riconosci doti innate) sostenga la tesi per cui "il Dogliani" sia una creazione commerciale e non espressione "naturale" della zona in questione. Quindi ti rilancio in maniera diretta: terroir o costruzione di un vino? Risposta secca questa volta :-)

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Mauro io rispondo per quanto mi riguarda... Si tratta di territorio, credimi e non di costruzione di un vino!

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Ziliani, aspettavo con ansia il suo commento che non avevo dubbi, sarebbe stato scritto con ignoranza e supponenza. Se potesse girare per le 45 cantine circa di Dogliani, invece di parlare a vanvera, si renderebbe conto che il DOGLIANI (Ovvero dolcetto DOCG) lo producono più di una manciata di produttori!!! REVELLI ANNA MARIA ABBONA GALLO CANTINA DI CLAVESANA PODERE LE SURIE SECONDO FERRUA PG MASCARELLO BRICCO DEL CUCU ROMANA LA QUERCIOLA EINAUDI SCHELLINO COZZO ALDO MARENCO SAN ROMANO BOSCHIS SAN FEREOLO CA' NEUVA LA FUSINA TERRE DEL BAROLO RIBOTE LA BRUNA PECCHENINO ABBONA CASCINA CORTE... questi sono i primi che mi vengono in mente ma se vuole posso proseguire. Certo i suoi amici Giacolino Gillardi e Quinto Chionetti sono contrari ma, proprio per questo non mi stupisco siano amici suoi!

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Riccardo, mi dispiace intervenire solo ora. Voler moderare il discorso così a posteriori apparirà senza ombra di dubbio fuori luogo. Però ci tenevo a sottolineare quanto sarebbe bello riuscire a confrontarsi senza sfociare in qualcosa che assomigli ad un attacco personale. Tutti abbiamo le nostre idee e cerchiamo di motivarle. Con questo non intendo dire che Ziliani abbia ragione :-). Ma penso che se tu sia in grado di confutare i suoi argomenti lo possa fare anche senza per forza cambiare il tono della discussione. Odio gli spargimenti di sangue :-) Scusate l'intervento bacchettone, starò invecchiando?

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

il tuo intervento bacchettone mi pare fuori luogo nel momento in cui c'è qualcuno che continua a voler parlare di Dogliani senza conoscerlo... la mia lista di produttori è per specificare che quel "tizio" non sa nemmeno di cosa si stia parlando perciò ti inviterei a "bacchettare" chi dice certe cose solo per il gusto di dirle...

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

io non criticavo, intendiamoci bene, il tuo intervento dal punto di vista contenutistico. Mi sono permesso semplicemente di chiedere un confronto più sereno. Ho fatto male? :-)

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

ringrazio Mauro Mattei per aver ricordato a chi le aveva dimenticate (o non le conosce?) le più elementari norme di buona educazione. E' un gesto di grande civiltà che ho apprezzato molto

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

non mi sembra di aver offeso nessuno e anzi, ho difeso e chiarito certe cose che potrebbero ledere diversi produttori. Non mi pare d'essere incivile ricordando le sue amicizie!

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

@Ziliani @Riccardo: time out per noi! ehm, si parlava di dolcetto ;-)

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Mauro ripeto, non ho offeso nessuno ma solo SPECIFICATO che certe cose senza conoscenza non andrebbero scritte. Chiamarsi Ziliani e considerarsi autorevoli giornalisti dovrebbe spingere a scrivere la verità o quantomeno il proprio pensiero. NOn scrivere "Quanti produttori di Dogliani stanno oggi rivendicando la Docg Dolcetto di Dogliani Superiore voluta da un gruppo ristretto di “illuminati”? Una ristretta minoranza rispetto a quelli che preferiscono continuare a produrre Dolcetto di Dogliani Doc. E questo dimostra come quel progetto, anzi quella forzatura, siano scarsamente sentiti da larga parte dei produttori doglianesi…" perché come ho dimostrato, così non è... Punto e senza offesa alcuna!

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Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

Come sempre la verità sta nel mezzo. Il terroir c'è (sebbene, come in tutte le realtà, bisogna valutarne bene i confini), i produttori validi pure, quelli che approfittano (o meglio hanno aprrofittato, perché la maggior parte si sono ravveduti) di un momento in cui va (andava) un certo vino opulento pure (non avendo il nebbiolo da Barolo su cui lavorare, questo era l'unico strumento possibile), quelli che hanno creduto nell'idea di una Docg che si differenzi perché il terroir è realmente differente pure, quelli che hanno approfittato per proporre la docg di altri Dolcetto pure (rompendo il meccanismo della distinzione). E allora? Fa parte del mondo del vino e di tutti i mondi dove comunque c'è di mezzo un esigenza commerciale. Allora preferisco non demonizzare un territorio o un insieme di persone, sarebbe decisamente superficiale e poco utile. Bisogna andarci, conoscere le diverse realtà produttive, vedere come lavorano e ascoltare le loro idee, assaggiare i vini e sentire se rispecchiano quanto i produttori raccontano ecc. Personalmente sono straconvinto che Dogliani NON sia in grado e non gli competa di fare il Dolcetto di pronta beva e tradizionale consumo quotidiano. E' un'altra espressione del dolcetto, così come ci sono diverse espressioni del nebbiolo. E ci sono produttori che meritano. Poi, ovviamente, c'è il gusto personale ma questo esula dalla valutazione di un vino e di un territorio.

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ostedanilo

circa 10 anni fa - Link

Sono d'accordo. Come sempre la personalità di un produttore fa la differenza, soprattutto in Piemonte dove convivono parecchie linee di pensiero.Ma aldilà dell'approccio al concetto di terroir, forse la prova oggettiva della "sostanza" di un territorio, quale che sia, consiste nella buona performance di alcuni esempi di vini misurata almeno su un medio invecchiamento. Alla degustazione citata da Mauro abbiamo assaggiato un dolcetto di Pecchenino del 2001 (Mauro correggimi...) davvero bello e ancora vispissimo. E' chiaro: è difficile raggiungere il cugino famoso, ma è comprensibile che lo si voglia un po' emulare. Se non ci si fa prendere la mano, il risultato è una caratterizzazione più che fondata e non costruita. Dirò di più: se vediamo la questione dal punto di vista opposto qualcuno potrebbe sostenere che gli emulatori siano proprio i vicini produttori di nebbiolo, avendo scelto in gran maggioranza di produrre con le loro uve due tipi di dolcetto, uno più snello e da apprezzare giovane e un altro decisamente corposo, alcolico e ben strutturato.

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Come sempre la tua lettura (come quella di Giuliani peraltro) è lucidissima. Il problema non è la forma ma è la capacità di raccontare un territorio che ha della peculiarità ben precise. Io non sò dire se ci sia una (peraltro motivata suppongo) scelta commerciale dietro i vini di Dogliani, nè conosco le "faide" interne che citava Ziliani e che confutava Riccardo. Posso però basarmi su quello che ho avuto ed avrò nel bicchiere. E se non c'è voglia di strafare, ma di assecondare, il risultato può essere prezioso.

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

permettimi di specificare che non c'è NESSUNISSIMA faida interna e te lo posso assicurare dopo aver conosciuto personalmente TUTTI i produttori di Dogliani e assaggiato tutti i loro vini... anzi, c'è una buona parte di produttori molto unita con la chiara voglia di migliorarsi e di staccarsi da quel tipo di vino "Dolcetto" troppo spesso associato a semplicità e bevibilità che, però, non regge il confronto economico con quello d'Alba... come dire, loro hanno il Barolo e qui bisogna vivere di Dolcetto, perciò voler fare dei Dolcetti (Dogliani) veri, senza necessariamente svinare con ancora 6-7° alcolici per lasciare il vino fresco e poco tannico, essendo il Dolcetto un vino con una quantità di Tannini, Polifenoli ed Antociani enorme, ha portato a dei vini più "strong" ma questa è la sua peculiarità, una trasformazione totale dell'uva e non una costruzione di un vino giovane come è stato fatto anni addietro.. Che poi si parli di Superiore o Dogliani, cambia solo il nome ma il disciplinare non mi pare sia cambiato!

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Luca Cravanzola

circa 10 anni fa - Link

Lei dice: " una trasformazione totale dell’uva e non una costruzione di un vino giovane come è stato fatto anni addietro.." ma poco prima afferma: "non regge il confronto economico con quello d’Alba… come dire, loro hanno il Barolo e qui bisogna vivere di Dolcetto, perciò voler fare dei Dolcetti (Dogliani) veri, senza necessariamente svinare con ancora 6-7° alcolici per lasciare il vino fresco e poco tannico, essendo il Dolcetto un vino con una quantità di Tannini, Polifenoli ed Antociani enorme, ha portato a dei vini più “strong” ma questa è la sua peculiarità" In tutto ciò dove stà la trasformazione dell'uva?? E dove "non stà" la costruzione??

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Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

Sulle vecchie annate hai perfettamente ragione, ho avuto modo anche io di spingermi indietro, non solo con Pecchenino ma anche con San Fereolo, Chionetti, San Romano e qualcun altro che non ricordo e non ho trovato un solo vino stanco.

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Proprio nell'occasione che cita Danilo abbiamo assaggiato dei 2001 (san Fereolo, Pecchenino, Einaudi, Chionetti) e anche alcune annate più indietro (se non sbaglio un 97 di Pecchenino). Concordo con te. Una longevità ed una vitalità inaspettate. Per me è stata una rivelazione, una scintilla.

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Confermo....!

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

nel frattempo in maniera differente se ne parla anche qui: http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=116

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

@ Luca con ciò che ho scritto e non voglio entrare in diatribe ben più problematiche e profonde voglio dire che è difficile far capire ad un cliente "distratto" che il Dolcetto d'Alba, tipicamente venduto a prezzi molto contenuti, è assai differente da quello di Dogliani e, soprattutto, che non è ovviamente il vino di punta dei Barolisti mentre sotto Monforte, a Dogliani, il Dolcetto è l'unica vera ragione di vita. La trasformazione dell'uva c'è sempre stata, non sto dicendo il contrario ma, il fatto che in questa zona le macerazioni siano leggermente più lunghe e gli affinamenti anche, sono frutto di un vitigno e di un territorio... non di certo di una costruzione voluta per rendere i vini più "Dolcettoni" come qualcuno ha detto... e la forzatura scarsamente sentita da larga parte dei produttori doglianesi…è ovviamente una presa di posizione sciocca che andrebbe confutata e vista! anzi, sembra proprio che il vino piaccia http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=116

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Che Palle, ormai quando ve le date non ci sono più...sono più vecchio di Mattei ;-) Ciao a tutti!

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Umile commento di un bottegaio... pensate che darvele di santa ragione interessi qualcosa a chi, di Milano, Roma, Firenze, Napoli, Palermo (60% del consumo enologico italiano)va al ristorante o in un'enoteca a comprare una boccia di vino??? Come diceva Moretti? "continuiamo a farci del male..."

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Sinceramente non vedo tutto questo casino.... Ma continuate pure a vederlo voi! Magari al 60% di chi compra il vino interessa sapere la verità di una zona.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Caro Riccardo, il punto sta proprio qui, ti sembra che a valle di tutti questi interventi sia emersa una chiacchierata pacifica e rivelatrice? Hai letto un commento chiaro sintetico e incisivo capace di smuovere l'interesse di un fruitore comune di vino? Nonostante non sia esattamente un novellino io non ne ho trovato grandi esempi... magari è un mio problema di diottrie, ma pare che spesso gli articoli maggiormente commentati sono quelli in cui si accendono scaramucce (chiamiamole così) che finiscono con l'esulare dall'argomneto proposto dall'autore e ce nauseano molti consumatori p.s. quel famoso 60% prima della verità cerca vini piacevoli, equilibrati, correttamente abbinati e il più possibile "puliti"

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

sottoscrivo in toto questa affermazione, sacrosanta, di Fabbretti: "quel famoso 60% prima della verità cerca vini piacevoli, equilibrati, correttamente abbinati e il più possibile “puliti” ". La stragrande maggioranza dei consumatori che bevono un Dolcetto vogliono bere un Dolcetto e goderselo e se possibile vuotare, abbinandolo con estrema duttilità ai piatti, la bottiglia, non ricercare chissà quali nuove vie per questo vitigno ed i vini che ne sono espressione. Ieri sera mi sono stappato e goduto un Dolcetto d'Alba Trifolera 2008 di Giuseppe Cortese, ottimo produttore di Barbaresco. 12, 5 gradi, tutto il frutto che voglio, ampia struttura, grande ricchezza espressiva e personalità, un'espressione varietale nitida e una terrosità stupenda. Cosa chiedere di più, cosa ricercare di più in un Dolcetto?

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

Franco,diamo però a Cesare quel che è di Cesare. Anche fra i Dogliani (chiamiamoli super-dolcetti, per comodità)ci sono fior fiore di referenze che ti invogliano a bere non solo il secondo bicchiere, ma a spararti di slancio la bottiglia intera. Come in tutte le denominazioni ci sono produttori e prodotti che fanno dell'equilibrio e della piacevolezza (si può discutere sul fatto che sia immediata o meno immediata)la loro bandiera, ce ne sono altri per cui queste caratteristice non appaiono altro che una fastidiosa spada di damocle tesa proprio sulla loro noce del capocollo. Che la morfologia del vino cambi è assodato e se da i beneamati 12° si passa ai 14°, non significa, a mio avviso, che i vini non possano essere bevibili o tipici.

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

é vero Mauro, a Dogliani, per fortuna ci sono fior di Dolcetto che mantengono le caratteristiche che amo trovare in un Dolcetto. Cito i vini di Quinto Chionetti, insuperato portabandiera della denominazione, quelli di Giacolino Gillardi, oppure quelli di Cascina Minella, Eraldo Revelli, e direi anche quelli di Cascina Corte, per citare vini che mi piacciono senza se ne ma. Altri, dove fai fatica ad arrivare non al secondo, ma al primo bicchiere, gli lascio tutti agli aficionados del genere. Non fanno per me, non sono alla loro altezza, non li capisco e non sono nelle mie corde

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Chionetti e gillardi... Vedo che non ho sbagliato :-) e soprattutto mi sarei aspettato un suo commento alle 30 aziende che le ho citato. Per quanto riguarda Francesco mi chiedo se si è mai fatto un giro a Dogliani... Dove c'è tra l altro la più alta percentuale di produttori bio di tutta la langa. Ma tant è qui sono tutti professori! Masnaghetti, Falcone, Scanzi ed io forse non capiamo nulla....

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Dunque, vediamo un po', mi pare, caro Riccardo, di non essere ancora riuscito a spiegarmi, colpa mia. Se vuoi sei liberissimo di farmi una bella lezione sul territorio di Dogliani: permetteresti, per interposta persona, ai vari lettori (ben maggiori di 4 cristi come noi che di tanto in tanto intervengono) di formarsi un'idea sulla specificità della zona dal tuo punto di vista. Permettimi solo di aggiungere che "pulito" e "biodinamico" non sono la stessa cosa, visto che la pulizia del frutto dipende anche dagli stili di invecchiamento. Ad ogni buon conto, mi sono riletto attentamente tutti i tuoi interventi e (sorpresa!!!) hai continuato a rivendicare identità, verità, coerenza, concordia dei produttori ma, ahimè, non sei riuscito a scrivere due parole in croce su cosa sia (o dovrebbe essere), nella tua e in altrui menti illuminate, il concetto di Dolcetto che con tanta veemenza difendi. Insomma: di cosa stai parlando?

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Se avessi letto il mio blog penso che troveresti tutte le risposte che vuoi e cmq trovo triste che siano i giornalisti a dover dire come dev essereil vino.... Il vino è quello che il frutto o il vitigno permettono d'essere. Per tale motivo deduco che da un vitigno con cariche polifenoliche tanniche ed antocianiche molto elevate, non si possa pretendere di fare la parte di un agnellino. Detto ciò tu chiedo qual è la differenza tra un dolcetto di dogliani superiore ed un dogliani. A me risulta cambi il nome.... Ma lo stile sia il medesimo

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Meno male che si parlava di Dolcetto....se era Brunello altro che querele ;-)

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Va beh, prendiamo un curioso enonauta che prima di leggere quest'articolo conosce a malapena le caratteristiche organolettiche dell'uva dolcetto e, talvolte, teme che si possa trattare di un vino dolce (che lo vogliate o meno questa è la cultura media di un cliente medio in una zona benestante di Roma). Sareste in grado, senza polemica, di fare comunicazione efficace per lui, sintetizzando in poche righe cose è un "dolcetto" e in cosa si differenziano uno d'Alba da uno d'Asti da uno di Dogliani e da uno del Monferratto???

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Mauro Mattei

circa 10 anni fa - Link

vai Riccardo, scatenati! :-)

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stefano

circa 10 anni fa - Link

non mi direte che ora volete veramente parlare di vino?

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Anche se forse sarebbe il caso, mi sa che è troppo tardi. Ad ogni buon conto posso suggerire all'Oscuro Signore che sta dietro tutta questa bella novità di editoria web? Un forum perennemente in prima pagina dal titolo "nun te posso vede'!". Un luogo di incontro in cui tutti possano liberamente darsi dell'incompetente, caso umano, corrotto, ignorante, presuntuoso, partigiano, marchettaro, senza dover ogni volta usare come scusa un ragionamento sulle caratteristiche di un vino o di un terroir. Credo sarebbe l'argomento più seguito. L'unico limite è che per parteciparvi bisogna essere onesti fino in fondo e dirsi tutto, ma proprio tutto, quello che si cova nei confronti di uno o più colleghi di questo mondo. Un'ultima rchiesta potrebbe essere evitare il solito tiro al piccione "tanto per" verso "Gambero" "AIS" "Espresso" et similia... che ne pensate?

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Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

nel frattempo (per caso) ho assaggiato (e subito acquistato) il dolcetto di san fereolo ... bando alle ciance ... divino! ma eccezionale anche il loro riesling che col territorio ci azzecca poco

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

A me sembra di aver parlato di vino. Vinificazioni, diversità tra un dolcetto superiore ed un dogliani ( nessuna... Basta guardare cosa riportano le fascette rosa) e di aver linkato un blog in cui descrivevo tutti i vini di dogliani, poi, se uno vuole capre ciò che desidera pazienza ma, sinceramente mi sembra che nessuno abbia fatto meglio eccetto mauro e roberto che, forse, non sono così prevenuti su questo vino.

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Bravissimo niki il vino parla ... E quello di san Fereolo parla molto bene ;-) E non è nemmeno un 2008 ma ancor più vecchietto, giusto?

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Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

Valdibà 2007. L'ho trovato più elegante del "cru" 2006 San Fereolo. Non sono un appassionato di dolcetto ma mi sono sempre piaciuti molto Pecchenino, Chionetti, Einaudi. Avendo adesso scoperto San Fereolo rischio di diventare fan di Dogliani...

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

il valdibà 2007 è più pronto, mentre San Fereolo 2006 è ancora "giovane".... se ti capita di trovare il 2001 bhè penso tu possa veramente innamorarti!

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Provo a rispondere a Francesco cercando di spiegare anche la politica di un territorio perché, per comprendere i vini, bisogna anche conoscere la problematiche. Facciamo tutti presto a parlare di Francia, denominazioni, cru e terroir poi, però, nel momento in cui una denominazione (Dogliani in questo caso) cerca di mettersi in luce, non mancano le critiche (in primis quella di Ziliani). Converrai con me che le langhe sono note soprattutto per il Barolo nella cui zona, (Serralunga, Barolo, Monforte....) si possono produrre oltre al sopracitato vino anche il Langhe Nebbiolo, la Barbera d'Alba e il Dolcetto d'Alba che, ovviamente, sono spinti dall'importanza del vino di punta. Non ti nego di conoscere produttori che per ogni 2-3 cartoni di Barolo te ne regalano uno di Dolcetto d'Alba... Barbaresco gode della stessa fortuna. 5 Km più a sud di Monforte c'è Dogliani in cui però non si produce Barolo, il nebbiolo può essere solo Langhe e la Barbera non si può fregiare di un grande appellativo dovendosi etichettare come Barbera Piemonte!! Detto ciò, visto che i dolcetti sono numerosi nel territorio piemontese (Alba, d'Acqui, Ovada, Diano...) i 45-50 produttori hanno pensato che l'unica opportunità per distinguersi e riuscire a crearsi un proprio mercato, fosse cambiare il nome di Dolcetto di Dogliani Superiore in DOGLIANI DOCG per dare una certa importanza al vino e non doversi continuamente confrontare con quello d'Alba svenduto per i motivi spiegati. Qualcuno storce il naso ma, onestamente, non comprendo il motivo di questa perplessità. I vini non sono cambiati, soprattutto perché la zona è molto vocata per dare dei vini più strutturati e meno ferrosi di quelli di Diano e sicuramente più importanti di quelli d'Alba (anche perché qui il dolcetto è piantato in zone non proprio vocate per non togliere giustamente spazio al nebbiolo). Io, onestamente, comprendo molto bene la posizione dei produttori, la necessità di spingersi oltre e non di cercare soluzioni più semplici che non condivido assolutamente. Non arrivo proprio a capire come qualcuno (F.Z.) possa difendere Giacolino Gillardi che ha costruito il suo successo con un vino dal nome HARYS (Letto al contrario comprendete il vitigno) venduto a cifre simili al Barolo, in una zona storica come le langhe. Prefersico dei Dogliani, anche con qualche difetto, piuttosto che TOLREM o dei TENREBAC chiamati con nomi di fantasia, con etichette sgargianti che, magari, avrebbero portato più fortuna a questi produttori ma che avrebbero stravolto sicuramente una zona come è successo in diverse regioni d'Italia. Allora smettiamola di guardare alla Francia e poi sentenziare che vuole rendere una denominazione più importante donando il nome di un paese al vino. Questo è ciò che penso!

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Grazie per l'intervento. Il mio punto di vista è che la conformazione del tessuto scheletrico, il microclima et similia di dogliani siano "specifici" (non a caso esiste una denominazione DOC apposita), non "superiori" rispetto ai suoi "confratelli". Credo converrai con me che il terroir barolista sia, in senso assoluto, decisamente superiore. Pur essendo vero che in quel di Barolo o in quel di Neive e dintorni le zone migliori sono destinate al Nebbiolo non motiva ipso facto una superiorità del terroir di Dogliani. Detto in altre parole, se un produttore decidesse di impiantare dolcetto in uno splendido cru come quello di Bussia ( cosa, per altro fattibilissima ai sensi di legge: http://www.lavinium.com/mappe_doc/dolcalba.gif), siamo sicuri che non otterrebbe un prodotto "superiore" (uso le virgolette per spiegare con estrema cautela il mio punto di vista) rispetto all'epigono di Dogliani? Alla luce di tutto ciò, senza voler apparire per nulla polemico, come è possibile giustificare una denominazione DOCG per la zona in questione?

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enrico

circa 10 anni fa - Link

Tutto molto interessante, ma scusate un sempliciotto come me e per introdurre un po' di sano pragmatismo: se il prossimo weekend passo da Dogliani, quali cantine (2-3) devo visitare e magari comprarvi qualche bottiglia? salut

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Io te ne indico 5: PECCHENINO ANNA MARIA ABBONA BOSCHIS SAN FEREOLO CASCINA MINELLA poi vedi tu ... :-D

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Francesco come giustificare una DOCG per molti altri vitigni italiani??? Sei così sicuro che per quanto riguarda il dolcetto la zona di Barolo sia veramente migliore? Ha esposizioni migliori e pertanto più calde, tant'è che molti piantavano in versanti esposti a Nord. Il Dolcetto è un vitigno "stronzo" non perdona... poi sono tutte chiacchiere da Bar perché magari se piantassimo il dolcetto in Romagna magari si scopre che venga meglio ma, a parte questa battuta, invece di guardare la DOCG, prova ad assaggiare tutti i vini di Dogliani e poi i dolcetti d'Alba, poi ne riparliamo.

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nicoletta

circa 10 anni fa - Link

Francesco, cosa vuol dire che un terroir è migliore in senso assoluto? Assoluto per cosa? Che il terroir del barolo è superiore e che quindi per conseguenza, non solo il dolcetto, ma anche tutti gli altri vitigni del mondo verranno superiori? Vogliamo provare a dirlo ai produttori di Borgogna? Vogliamo mettere un po' di Pinot nero alle Brunate? Mi sembra un ragionamento un po' semplicistico, gerarchizzante, che non tiene conto del fatto che ogni vitigno ha il suo terroir di elezione e che per questo non tutto debba venire bene in un luogo eccellente per una cosa. La natura non si muove secondo quelle classifiche che noi facciamo per semplificarci la sua complessità, è fatta di sfumature che degli uomini passano una vita per comprendere vivendoci dentro ogni giorno. Detto questo, nel caso del dolcetto, e non solo, le componenti che contribuiscono alla definizione delle qualità dell' uva sono moltissime: le escursioni termiche, le aperture su montagne o pianure che determinano non solo le escursioni ma anche la ventilazione, quindi la possibilità di non marcire, di evaporare le rugiade. La luce, le pioggie. Il nebbiolo è un uva che ama le conche protette, il dolcetto niente affatto. Il dolcetto risente dell'eccessivo caldo come dell'eccessivo fresco che può portare a blocchi di maturazione, annate che per noi sono state fortunate lo sono state molto meno nell'albese dove il caldo ha seccato il rachide lasciando le uve dove erano arrivate. E' sensibilissimo alla varietà di terreno, alle componenti sabbiose o argillose. Favorevole ai terreni magri e alle creste più che il nebbiolo che ha diverse necessità idriche e diversa vigoria vegetativa. E poi certo, il nebbiolo è uno dei tre o quattro grandissimi vitigni del mondo per la sua evoluzione dei terziari nel tempo, nessuno lo nega. Corre da solo e non ci sono paragoni alla sua particolarità. Io non so se il dolcetto di Dogliani sia migliore di altri,( superiore è una definizione all'interno del disciplinare per distinguerlo dal DOC semplice, come dire riserva) però so che le sue caratteristiche sono quelle di un vino che riesce ad unire profumi e aspetti aromatici dati dalla qualità del clima a strutture molto importanti date dai terreni che gli permettono un medio invecchiamento. Quel vino li, proprio così, non si fa altrove. Vinificato come un vino di durata, dà risultati molto interessanti che noi cerchiamo di comprendere per il rispetto che portiamo a quest'uva che ci da da vivere, che deve sostenere un economia di territorio. E non so se nelle conche della Bussia debba necessariamente essere meglio. Ma naturalmente se i produttori di Barolo volessero togliere un po' di nebbiolo per metterci del dolcetto e magari contemporanemente dare a noi la possibilità di piantare il nebbiolo che tolgono si potrebbe anche farci un pensiero. O forse fare decisamente il contrario di quanto ho detto, lasciare solo il nebbiolo. Eliminare un' anomalia. Smettere di avere, per ragioni storiche, un vitigno che siccome nella loro economia è meno importante, deve essere meno importante tout court. Certo è un paradosso, ma non sono molte altre le situazioni e le regioni dove un vitigno è così schiacciante rispetto alle altre cultivar e rende difficile promuovere un immagine collettiva del territorio che non assomgli al podio di una competizione, un podio che purtroppo, come vedo, molti interiorizzano quale valore assoluto.

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yquem

circa 10 anni fa - Link

Solo una produttrrice sensibile poteva rispondere in modo cosi attento e profondo. Il resto sono chiacchiere da Bar è poco amore per il vino. Una sterile gara tra uomini che vogliono mostrare la propria virilità su "io ne so più di te". Il mio è più grande...Grazie per i tuoi meravigliosi vini Nicoletta.

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Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

Anche a me è piaciuto molto questo intervento...

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

@ Nicoletta: "naturalmente se i produttori di Barolo volessero togliere un po’ di nebbiolo per metterci del dolcetto e magari contemporanemente dare a noi la possibilità di piantare il nebbiolo che tolgono si potrebbe anche farci un pensiero"... ti sei risposta da sola (sarei proprio curioso di assaggiare un dolcetto da Brunate :-)). Il paradosso relativo al rapporto Borgogna-Langa è forzoso e serve solo a distrarre l'attenzione dal focus del poblema: lo scheletro di un qualsiasi terreno coltivabile ha delle cartteristiche più o meno ideali che sono comuni, arricchite con specificità che variano a seconda delle microzone. Da questo punto di vista la Texture di Borgogna e quella delle Langhe sono pressocchè identiche, sia come era di conformazione sia come composizione dei vari strati sotto il suolo, sia come capacità di drenaggio. Ad ogni modo, comprendo pienamente il tuo ragionamento, anche ciò che tra le righe intendi, ma per onestà con me stesso non posso condividerlo. @ Riccardo: Il ragionamento sulla DOCG relativo all'albana di Romagna contrapposta al Dolcetto di Dogliani, per quanto magari non troppo elegante nei confronti dei cugini del forlivese, è vero, quanto è vero che non avrei concesso la DOCG a quella zona così come a tante altre. Purtroppo quella della denominazione non fu una invenzione volta a esaltare la qualità specifica di un binomio Vitigno-Microzona e sarebbe bello vedere una battaglia inversa: rimuovere le DOCG di troppo! p.s. ricordo un paio di vini eccellenti che sono nati vini da tavola, attualmente sono divenuti rispettivamente DOC e IGT, uno viene dalla zona di Bolgheri, un'altro da quella del Chianti Classico, la cosa bella è che non devo nemmeno pronunciarne il nome che la gente sa di cosa si parla....

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Io bevo più volentieri Alobana di Pomagna, per gusto personale s'intende.

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

"lo scheletro di un qualsiasi terreno coltivabile ha delle cartteristiche più o meno ideali che sono comuni, arricchite con specificità che variano a seconda delle microzone. Da questo punto di vista la Texture di Borgogna e quella delle Langhe sono pressocchè identiche, sia come era di conformazione sia come composizione dei vari strati sotto il suolo, sia come capacità di drenaggio." Non sapevo che per aprire una bottega di vino bisognasse essere Pedologi... comunque sia voglio soprassedere sulle prime righe che hai scritto perché se dovessi paragonare i suoli giurassici di buona parte della borgogna e dello Jura con quelli estramamente calcarei del Verdicchio, quelli sassosi de le Grave de Bordeaux con quelli argillosi delle Langhe bhè, penso che il povero Claude Bourguignon potrebbe avere seri mal di pancia al sol pensiero!

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Riccardo, rassegnati, la maleducazione ce l'hai nel sangue. la prossima volta provvederò a portarmi via da Neive, o magari da serralunga un bel secchiello di argilla tortoniana, così potrò ravvedermi e meditare sulla tua saggezza. Saggezza che non ti evita di essere così miope da attaccare una persona senza nemmeno sapere con chi stai parlando, nè conoscerne i titoli di studio. Per quanto mi riguarda non me ne può fregare di meno ma, a puro titolo di informazione, sappi che la "bottega" non l'ha aperta il sempliciotto sottoscritto ma esiste da 60 anni... per fortuna che esistono tanti cretini che si servono da noi. Ah, tanto per farmi due conti, in questo articolo si è parlato tanto di San Fereolo.... chissà come mai? Al netto di tutto facciamo così: se per caso decidessi di ordinare un paio di pancali di San Fereolo scommetto che diventerei simpaticissimo (chiedo scusa a tutti ma di fronte a certi attacchi gratuiti non riesco a essere gentile) p.s. Se desiderassi continuare questa conversazione puoi scrivermi personalemente alla mia mail o telefonare in enoteca, per quanto riguarda questo post la chiudo qui, visto che ogni volta che ti ho posto civilmente delle domande a cui non hai saputo dare una risposta altrettanto civile ti sei attaccato al dileggio con ignoranza (ovvero, ignorando l'oggetto del tuo dileggio)... complimenti, ottima pubblicità

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Francesco, essere offensivi significa pensarla in modo diverso da te? A tal punto dovrei pensare che molti produttori di Dogliani si possano offendere se in tutte le langhe i posti migliori sono soltanto nel "Barolo". Ho seguito dei corsi di Primavera (Fabio Primavera nato a Campobasso nel ’59, vive ad Arezzo. Laureato in Scienze Agrarie, si è specializzato in pedologia (scienza del suolo) presso l’Ist. Sper. per lo Studio e la Difesa del Suolo a Firenze. Ha lavorato con Francois Bouchet (noto esperto francese in coltivazione biodinamica, lavorando alla famosa azienda Romanee Conti Saint Vivant) ha portato alla certificazione Demeter varie realtà agricole di grandi dimensioni) Bouguignon (Claude Bourguignon, né en 1951, est un ingénieur agronome français, réputé pour ses travaux et expériences sur la microbiologie des sols. Fondateur du LAMS : Laboratoire d'Analyse Microbiologique des Sols, il travaille en France, mais aussi en Europe, en Amérique et en Afrique) e letto parecchie cose su Bouchet e dal mio punto di vista ciò che hai detto non è molto veritiero. Se poi, sono talmente deficiente da non sapere chi sei me ne dispiace ma se per caso avessi delle conscenze superiori a questi sognori ben venga e senza ironia. Anzi gradirei seguire dei tuoi corsi. Sono 12 anni che studio enologia, biodinamica e pedologia, che vedo tutto con occhio clinico per capire bene e non ho di certo la tua capacità o "Semplicità" di paragonare i suoli sotto un comune denominatore. Il Carso dove I suoli sono principalmente ferrosi penso sia diverso dalle argillose Langhe, non trovi? Così come le Langhe dalla Borgogna solamente per il microclima che seleziona i microrganismi presenti sullo strato superficiale del suolo. Per tua conoscenza concludo dicendo che non mi stai nè simpatico nè antipatico se compri o non compri San Fereolo, io ho parlato di Dogliani (50 produttori) e comunque produco del Fiano Giusto per sottolineare la cosa. PS Alle mie domande non hai risposto con genilezza, semplicemente hai gentilmente posto altre domande e l'unica cosa che so di te è che sei laureato al conservatorio.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

1 o non conosci correttamente la lingua italiana o i post non li hai scritti tu: non mi hai rivolto una domanda una, semmai ti ho chiesto io di spiegare la specificità di dogliani.... a cosa devo rispondere? 2 di sicuro hai detto una serie di inesattezze su me semplpicemente perchè magari hai trovato un mio profilo da qualche parte che a diffrerenza tua non pubblica in bella vista il curriculum in pdf 3 di sicuro hai dovuto rettificare il tiro sulla differenza bourgogne-langhe, e non mi farai così stupido da pensare che i due territori siano IDENTICI conclusione hai voluto vedere il dito per non guardare la luna

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Se tu ordinassi 2 Pancali di Vernaccia, mi staressi simpaticissimo, giuro!!! Che fo, mando? ;-)

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Simone ti amo!!! (in senso meramente intellettivo s'intende!!!)

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

p.s. se passi a Roma, fammela assaggiare 'sta vernaccia

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nicoletta

circa 10 anni fa - Link

@Francesco. Peccato che se metti un Pinot nero alle Brunate te lo ritroverai un po' cotto negli aromi, nonstante tutte le similitudini delle 'texture'. Mentre forse a Dogliani verrebbe niente male....Ma queste cose per saperle bisogna essere li a vederle, sperimentarle,pagando i propri errori, non leggerle sui libri.Un agronomo, dal momento che esce di scuola incomincia ad imparare assieme a chi coltiva. Questo è il concetto che sta alla base dei vini naturali legati al loro terroir: l'esperienza contadina, la capacità di osservazione della natura nella sua evoluzione reale in un sistema e non la natura appuntata con degli spilli ad un foglio di carta assorbente. Puo' darsi che mi sbagli ma mi sembra che ti manchi un po' di 'pratica' di vigna, grande maestra di umiltà.

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

rispetto a te, da come parli, credo mi manchi di sicuro, però ti prego di non voler esasperare il paradosso Langa-Borgogna che, per l'appunto, è una similitudine per grandi linee, non una professione di fede sulle identità

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Marco

circa 10 anni fa - Link

Vedo che il signor Ziliani, non riuscendo ad esprimere il suo giudizio qui, o meglio, vedendo che molti la pensano diversamente, si è fatto scritto un post suo sull'argomento... Dolcetto, ribadendo il suo concetto. E' un vero peccato che per sentirsi dare ragione bisogna farlo in casa propria! Occasione persa

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

devo forse chiedere il permesso a lei, Marco, o come si chiama, di scrivere quello che penso sul Dolcetto e su alcuni Dolcetto di Dogliani sul mio blog? Non credo proprio... A casa mia scrivo quello che mi pare... E non ho scritto - come lei annota - quel post per "sentirmi dare ragione", ma per dire quello che penso di un vino che ho apprezzato molto. Inserendo, en passant, una citazione di questo post. Preciso: non é affatto vero che non sia "riuscito ad esprimere" il mio giudizio qui. Ci ho semplicemente rinunciato non essendo interessato a "confrontarmi" con determinati personaggi.

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Marco

circa 10 anni fa - Link

Lei pero ' ha ripetuto che sono inpochi a fare il dogliani..., mi chiedo ora a posteriori di quanto scritto se lei o Riccardo vedete due cose diverse! Io vorrei capirci qualcosa altrimenti novella 2000 lo ritengo più interessante

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

ho scritto che sono in pochi a fare i Dolcettoni "da invecchiamento" che piacciono a qualche frequentatore di questo blog, i Super Dogliani, per la verità

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nicoletta

circa 10 anni fa - Link

Franco, vorresti dirci per favore quali sono secondo te i dolcettoni da invecchiamento in annate recenti che secondo tua allusione conterrebbero, come i super tuscans, uve diverse dal solo dolcetto? Questa mi sembra una accusa precisa e grave che andrebbe quantomeno provata. Se no forse sarebbe meglio non farla per non finire a fare un giornalismo, super tuscan, alla Feltri

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Signorina Bocca, capisco che essendo figlia del grande Giorgio lei possa avere la tentazione di spacciare per sottogiornalismo tutto quello che, a suo avviso, non presenta lo stile di quello del suo grande babbo, al quale tutti noi ci inchiniamo, ma per prima cosa credo che dovrebbe avere rispetto ugualmente del giornalismo "alla Feltri", che non può essere liquidato sprezzantemente come fa lei, secondo non vedo perché lei tiri in ballo Feltri in questa querelle sul Dolcetto. Detto questo, mi può dire, di grazia, dove io avrei scritto, cosa che non ho fatto, che i "dolcettoni" di cui ho parlato "conterrebbero uve diverse dal solo dolcetto"? Se così farà, potrà parlare di "accusa precisa e grave che andrebbe quantomeno provata", in caso contrario, non pensa che sarebbe meglio da parte sua tacere?

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nicoletta

circa 10 anni fa - Link

Franco puoi spiegarci cosa sono i "Super Dogliani per la verità"? Il giornalismo alla Feltri non c'entra assolutamente nulla con il Dolcetto, grazie a Dio, ma c'entra invece con un giornalismo fatto dando notizie non vere, manipolate, allusive fatte per screditare, creare un clima dfi sfiducia, un giornalismo da servizi segreti , da palazzo dei veleni per il quale non vedo proprio quale rispetto dovremmo portare. Ma se quando il dito indica la luna qualcuno si ostina a guardare il dito....

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Niki Marsél

circa 10 anni fa - Link

Beh... detto da uno che, attraverso il nome del suo blog, vorrebbe presumibilmente autoassegnarsi il titolo di erede di Mario Soldati ... francamente è ridicolo...

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

BRAVO NIKI

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Francesco, 1 ti ho chiesto qual è la differenza tra un dolcetto di dolcetto superiore da un dogliani 2 sei tu che hai scritto su un tuo profilo che sei laureato al conservatorio 3 non ho assolutamente cambiato tiro sulla Borgogna ma casomai stai cercando di giustificare ( x grandi linee) quanto scritto. Cmq ognuno vede quello che vuole vedere ps il mio cv su Internet è fermo a un anno e mezzo fa....

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Francesco provo ad essere abbastanza esaustivo per questo che vuole essere veramente l ultimo post. Mi spiace vedere come il tema di Dogliani si sia allontanato rimanendo su questioni personali ma forse, dopo il post di Nicoletta, era il caso di chiudere l'argomento visto che di spiegazioni in merito ne hai avute molte (anche se non le vedi) Abbiamo provato a spiegare le problematiche politiche di un territorio, il disciplinare con il cambiamento di nome da dolcetto di dogliani superiore (che non vuol dire più buono come dovresti sapere da bravo sommelier) in Dogliani. Abbiamo provato a spiegare le vinificazioni (seppur in poche righe) e le caratteristiche del vitigno (antociani, polifenoli, tannini) e le differenze di clima, esposizioni e giaciture dei vini Dolcetti d'Alba. Nicoletta ti ha spiegato la differenza di un territorio, di un terreno, di un clima eppure, nonostante tutto ciò ancora poni questioni sulla necessità di una DOCG, sulla identicità (parole tue: Texture di Borgogna e quella delle Langhe sono pressocchè identiche) di due territori così distanti, e sulla mia più o meno conoscenza della materia. Il mio cv da qualche parte l'avrai visto e non mi ritengo un esperto, ma solamente un interessato con conoscenza di causa che ha sempre da imparare dall'esperto al contadino... ciò che mi rincresce è vedere come l'ondata di "Nuovi fenomeni" , come la definisce un amico vignaiolo, http://ladistesa.blogspot.com/2010/03/i-nuovi-fenomeni.html ed invece di ascoltare, capire, imparare da chi magari ha più esperienza, si vuole mettere il dito nella piaga. Non voglio essere guastafeste ma hai scritto tu che la texture (tessitura forse?) di Borgona e langhe sono pressochè identiche salvo poi giustificarsi con: " è una similitudine per grandi linee, non una professione di fede sulle identità" Mi ricorda un po' la famosa frase di un calciatore alla compianta trasmissione di italia uno MAI DIRE GOL: "Sono d'accordo pienamente a metà con il mister." O i terreni sono identici oppure non lo sono. Il mio aver cambiato tiro l'hai mal interpretato perché il "Solamente" di qualche post più in alto era riferito ai microrganismi che già da soli sono diversi e pertanto, soffermandoci solo sul di essi già si scorgono delle enormi differenze, senza entrare in quelli umiferi, minerali e via via fino alla roccia madre. Detto ciò, tornando al discorso "Dolcetto o Dogliani" penso che sia giusto prendere atto di tutte queste informazioni sviscerate con enorme difficoltà da tutti noi e farsi una propria idea sulla piacevolezza o meno di questi vini che sono questioni soggettive. Personalmente a me piacciono e anche molto mentre vini come l'amarone della valplicella (in cui si potrebbe aprire un enorme capitolo sulla valpolicella e la valpantena) non sono tra i miei preferiti ma, non per questo, attacco tutti i produttori ma, anzi, cerco di capire come lavorano.

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Giovanni

circa 10 anni fa - Link

vacca boia me la son letta tutta d'un fiato...perchè avete smesso? vi prego continuate!

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Giovanni

circa 10 anni fa - Link

la Querciola, cornole dogliani 2006, avete opinioni? grazie

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Paolo Rusconi

circa 9 anni fa - Link

Scusate ma mi pare che vengano dimenticati, in tutto sto casino, due fattori importantissimi per il terroir: il vigneron e la tradizione. Dogliani è terra di dolcetto, perchè li il dolcetto è da sempre piantato nelle posizioni migliori, cosa che non accade a Barolo, Barbaresco e nell'astigiano, mentre a Novi ed Ovada (dove è il vitigno di tradizione) viene bene. Probabilmente nebbiolo e barbera potrebbero dare ottimi risultati, ma che cavolo di Dogliani sarebbe?

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