Tre Bicchieri 2017 Campania del Gambero Rosso. Il gusto della scoperta

Tre Bicchieri 2017 Campania del Gambero Rosso. Il gusto della scoperta

di Alessandro Morichetti

Leggiamo e gentilmente copincolliamo:

“Bellezza e imprevedibilità. Sono le due carte del vino campano. In primo luogo, il vigneto regionale ci conduce su alcuni tra i siti più spettacolari dello stivale: la Costiera, le isole, le pendici di vulcani spenti, i monti picentini, parchi naturali a strapiombo sul mare come il Cilento. Su un territorio così frastagliato s’innesta un patrimonio ampelografico impareggiabile rilanciato da un numero di cantine di piccole e medie dimensioni in continuo aumento.

Trent’anni fa le cantine recensite nella prima edizione della Guida erano 8, quest’anno sono 106. La Campania del vino è difficile da contestualizzare, anche per la mancanza di un lavoro promozionale organico, ma è forse la regione che più di altre riserva il gusto della scoperta, dove più c’è da capire, raccontare e valorizzare. È fonte di vini autentici, espressivi, dall’imprevedibile evoluzione aromatica, saporiti, d’indole squisitamente mediterranea. In una parola, gastronomici. Il tutto a prezzi molto competitivi.

Tirando le somme, le degustazioni di quest’anno confermano uno scarto evidente: il livello dei bianchi è elevatissimo, con punte di eccellenza di livello internazionale, decisamente meno convincente la qualità media dei rossi per via di una gestione dei legni non sempre felice.

Partiamo dalle novità, ben quattro aziende centrano per la prima volta il massimo riconoscimento. Raffaele Moccia, l’artigiano dei Campi Flegrei, porta il Piedirosso nel circuito dei Tre Bicchieri; Ettore Sammarco, alla soglia degli 80 anni, piazza il colpo grosso con un vino che racconta una vigna terrazzata con vista da urlo su Ravello e ‘o mare; Maura Sarno vede premiata la sua tenacia con un Fiano di Avellino luminoso e ben ritmato; infine Mario Basco, alias I Cacciagalli, si propone tra i più ispirati vignaioli regionali, con un vino contemporaneo, figlio di una viticoltura sana e tecniche di vinificazione ragionate e mai invasive: il suo Zagreo è tra i più goduriosi bianchi macerati d’Italia.

In totale sono 22 Tre Bicchieri. La vendemmia 2015 sorride al Fiano di Avellino, ben sei Tre Bicchieri, meno al Greco di Tufo, con alcuni campioni già molto pronti e meno taglienti del solito. Annata di luce e grande definizione per i vini della Costiera Amalfitana, con tanti vini piazzati in finale; buone notizie anche dal casertano e dal Sannio, distretto tra i più vitali e dal rapporto qualità prezzo più che attraente sul terreno dei bianchi. Nota a margine per il Taurasi, denominazione in chiaroscuro, di certo non supportata da millesimi poco felici, ma che evidenzia spesso scelte di cantina poco comprensibili. A mettere il carico sul profilo autentico e tutt’altro che lineare del panorama regionale, i nostri punteggi premiano di frequente i vini base, ribaltando le gerarchie aziendali.”

 

CAMPANIA
Alois Caiatì 2014
Campi Flegrei Piedirosso 2015 Agnanum
Costa d’Amalfi Furore Bianco 2015 Cuomo
Costa d’Amalfi Ravello Bianco V. Grotta Piana 2015 Sammarco
Falanghina del Sannio Biancuzita 2014 Torre a Oriente
Falanghina del Sannio Janare 2015 Guardiense
Falanghina del Sannio Svelato 2015 Terre Stregate
Falanghina del Sannio Taburno 2015 Fontanavecchia
Fiano di Avellino 2015 Colli di Lapio
Fiano di Avellino 2015 Sarno 1860
Fiano di Avellino 2014 Picariello
Fiano di Avellino 2014 Rocca del Principe
Fiano di Avellino Pietramara 2015 Favati
Fiano di Avellino V. della Congregazione 2015 Villa Diamante
Greco di Tufo 2015 Pietracupa
Greco di Tufo V. Cicogna 2015 Ferrara
Montevetrano 2014 Montevetrano
Paestum Bianco 2015 San Giovanni
Sabbie di Sopra il Bosco 2014 Nanni Copè
Taurasi Coste 2011 Contrade di Taurasi
Trentenare 2015 San Salvatore
Zagreo 2015 I Cacciagalli

 

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

7 Commenti

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Montosoli

circa 2 anni fa - Link

Cocetto vitigno regionale completamente sbagliato...dovrebbero piantare tutta o quasi la Campania a vitigno bianco...Falanghina, Fiano, Greco, etc... Possibile che tutta la Nuova Zelanda e conosciuta per il Sauvignon.....e qui ancora insistono con I vini rossi !!

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zzzzz

circa 2 anni fa - Link

Guarda che i rossi erano famosi già al tempo degli antichi romani. Il problema piuttosto è che i produttori non hanno una idea chiara del prodotto che vogliono ottenere.

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erique

circa 2 anni fa - Link

@montosoli l'opzione "all white" sminuisce le potenzialità della campania. l'aglianico in irpinia si esprime alla grande, il problema, come sottolinea l'articolo, è che spesso il passaggio in cantina per l'affinamento del taurasi "ammazza" qualsiasi espressione del vitigno. con quella sgradevole sensazione di "masticare barrique" all'assaggio che non ti abbandona mai. perillo, tecce e altri, peró, dimostrano come il taurasi possa essere altro da sè. basta crederci...

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Tino

circa 2 anni fa - Link

Concordo. Barrique e Aglianico, per mè, è una grandissima occasione buttata. Speriamo che anche nel Sud si accorgino che la barrique per tanti vitigni italiani purtroppo è solamente trucco applicato con gusto discutibile.

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Montosoli

circa 2 anni fa - Link

Grazie....mi dite che questo e il motivo perche diverse aziende hanno declassato il loro Taurasi ad Irpinia Rosso e di li...?? Al mercato non gli frega un bel nulla se ti ci vogliono 10-20 anni per trovare la ricetta giusta per fare un Taurasi....in Israele , Golan Heights ci sono 250 cantine che fanno vini ottimi...sia bianchi che rossi..!

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Federico

circa 2 anni fa - Link

Soprattutto, novitá!

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vocativo

circa 2 anni fa - Link

Concetto da ribadire: quelli del Gambero Rosso si accorgono sempre in ritardo che esistono altri produttori bravissimi, per altro già premiati in altre guide in passato (Moccia, Sarno, Cacciagalli), tirano dentro qualche vecchio nome che il tempo invece ha ridimensionato fortemente (Montevetrano). Solito strabismo. Quanto al discorso bianco-rosso, almeno questo in realtà è centrato: a parte una pattuglia di produttori bravi e attenti (qualcuno ha citato Tecce, Perillo, aggiungerei pure Antonio di Gruttola sul fronte aglianico irpino, oltre a quelli già premiati) il resto sonnecchia... e certo non perché il rapporto vitigno-territorio non sia adeguato, piuttosto perché, come qualcuno ha già scritto, "non hanno un'idea chiara di che prodotto vogliono ottenere", o meglio sono rimasti all'idea dei secondi anni '90. Evidentemente in Irpinia tra i rossisti manca una consapevolezza del prodotto, ma anche un confronto con che cosa accade intorno e altrove: come se ognuno non avesse mai bevuto altro che il suo vino. Non è un caso che i più bravi siano anche i più curiosi, quelli che più hanno girato, assaggiato, parlato...

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