Too young to drink: il Barbacarlo 2009 del Commendatore

Too young to drink: il Barbacarlo 2009 del Commendatore

di Lisa Foletti

Nella mia cantina sono rimaste 7 o 8 bottiglie. Forse arrivo a 10, se considero anche un pagadebit del 2010, ormai buono solo per l’aceto, e una latta di acquaragia.

È così: non compro vino da un po’. O meglio, non acquisto vino da conservare, ma solo da bere. Diremmo vino di pronta beva, quotidiano, o giù di lì.

Nei giorni scorsi, complice un autunno tautologicamente uggioso, l’aria di quarantena e gli animi un po’ depredati, ho voluto rinfrancarmi lo spirito dando fondo alla mia piccolissima riserva di bottiglie importanti – importanti per me – quelle con qualche anno sulle spalle, con le loro rughe, intrecci di sensazioni, di umane emozioni, di cose vissute.

Qualche anno fa mi feci portare un po’ di bottiglie da Barolo, fidandomi di un amico e del suo fiuto per le buone bottiglie al giusto prezzo. Tra gli altri, mi arrivò un Gattera 2008 di Bovio, che non conoscevo, e che decisi di abbandonare in cantina.

Questo cru, situato nel comune di La Morra ai confini con Castiglione Falletto, produce vini un po’ distanti dagli stereotipi del Barolo di La Morra, che ci si attende fine, immediato, poco strutturato e non troppo longevo. In questo punto geografico s’intersecano le due tipologie di sottosuolo che caratterizzano i territori e le identità del Barolo, dunque il vino proveniente da questo cru unisce l’eleganza e la morbidezza tipiche del terreno di La Morra a una struttura importante, propria dei terreni di Castiglione Falletto, Monforte e Serralunga, che lo porta a sopportare un buon invecchiamento.

Nel 2008 lasciai finalmente il nido per andare a vivere da sola. Iniziai a lavorare per una grossa azienda, con tanto di posto fisso e contratto a tempo indeterminato (le certezze a cui ambivo allora). E cominciò anche il mio viaggio alla scoperta del vino, con il primo corso di degustazione. Anno da ricordare, dunque, almeno per me.

Il tappo di questo Gattera non fa una  piega quando lo estraggo, bello elastico e in perfetta forma. Il liquido ha un colore aranciato brillante, la sana evoluzione del nebbiolo, mi dico. Niente di polveroso nel calice appena versato: tante spezie dolci, pot-pourri, tabacco biondo, cuoio, note ematiche, e una radice di liquirizia nettissima. Tutto terziario, insomma. In bocca ha ancora corpo, buona freschezza, tannino smussato, e un ritorno lunghissimo di liquirizia pura. È un vino più cerebrale che viscerale, per me.

Poi mi torna in mente un vignaiolo, le sue mille vendemmie sulle spalle, e quelle 6 o 7 sigarette che mi fumò in faccia durante l’ora di chiacchiera che mi concesse, qualche anno fa. Un brandello di storia del vino italiano, il Commendator Lino Maga, quell’ometto con la coppola e di poche (ma dense) parole. Seduti al tavolo della sua saletta di degustazione, a Broni (PV), lo investii di domande col mio piglio indagatore e ciarliero, ricevendo in risposta lunghi silenzi pregni di suspence e poche frasi a bassa voce, lente, non sempre a tono con la domanda, ma comunque pesanti. La gola si asciuga, a volte, e con lei pensieri e parole. Centellinati, vuoi per l’età, vuoi per il carattere, vuoi per la ripetitività della situazione e delle domande. Quel Barbarcarlo mi parve un grande vino, allora. E aprendo oggi questa 2009, non ho cambiato idea.

Un’oretta d’aria prima di essere servito gli ha fatto un gran bene, come un lungo sbadiglio per riconciliarsi con il mondo, appena svegli. Croatina, Uva Rara e Vespolina. Vitigni autoctoni. Colore rosso scuro vividissimo, che si spegne solo nell’ultimo calice, per via dei sedimenti. Il vino ha materia e concentrazione, è prodigo di mirtillo e mora maturi, viola essiccata, orzo, humus e balsamicità. E non cede nemmeno di un millimetro nella sua tensione muscolare, per ammorbidirsi solo sul finale, polposo ma senza opulenza, con un tannino possente ma levigato.

Una bottiglia con tanta vita ancora davanti, ma che sono felice di aver stappato ora, perché c’è molto bisogno di bevute così.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

6 Commenti

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

"Una bottiglia con tanta vita ancora davanti, ma che sono felice di aver stappato ora, perché c’è molto bisogno di bevute così" __ E se stappare questo tipo di bottiglie poi stimola la scrittura di articolì così spero che tu possa stapparne ancora tantissimme. PS Quando lessi per la prima volta il profilo biografico di Lisa Foletti rimasi sorpreso dal fatto che, laureata in ingegneria, abbia scelto una strada molto diversa. Nessun dubbio mi sfiora la mente sulla sua PASSIONE, vera e sincera, verso il vino e la gastronomia.

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Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Bello! Più interessante qui la storia del Barolo che quella del Barbacarlo secondo me. Dove hai trovato la descrizione dei terreni del Gattera? Vorrei approfondire

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

A me personalmente è piaciuta moltissimo la similitudine sbadiglio/ ossigenazione. Molto pertinente con il vino in questione. Complimenti.

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

Ed in più mi ritrovo molto con il numero di bottiglie in cantina. Tutte molto significative riguardo al mio percorso umano e professionale. Tutti produttori che hanno molto storie da raccontare. Tutte vere.

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Eb2323

circa 2 mesi fa - Link

In più oggi a pranzo ho appena stappato Barbera, croatina, uva rara e merlot di banino. La Merla 2010 di Antonio Panigada. Ci siamo trovati. 2 vini figli dei loro genitori.

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josè pellegrini

circa 2 mesi fa - Link

Quanto piacere razionale e sensuale in un testo così intenso nella sua semplicità. La comunicazione femminile del vino è quella che andiamo cercando , quella giusta ? Meditate gente , meditate ...

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