Il problema di Montalcino sono i turisti. Parola di Angelo Gaja

di Antonio Tomacelli

Impegnarsi nell’esegesi delle lettere che ci spedisce Angelo Gaja è un sacrificio che il giovedì sera nessuno può chiedermi. L’aria puzza già di week end per cui mi atterrò ai fatti esposti, come fossi un Montalbano qualunque e senza fare oscure dietrologie. E i fatti mi dicono che Gaja vuole Donatella Cinelli Colombini nel consiglio dell’eleggendo Consorzio del Brunello di Montalcino, e ci tiene a farlo sapere. Escludendo una passione senile per la signora Colombini, cosa ha spinto Gaja a cotanto endorsement?

Secondo l’Angelo Vinificatore, Montalcino ha bisogno di una persona con una certa esperienza nell’enoturismo, perchè il futuro del Brunello sta tutto nelle orde di invasori (pardon, turisti) provenienti dall’Europa. E allora chi meglio della fondatrice del Movimento Turismo del Vino per risollevare le sorti toscane? Noi di Intravino, ci mancherebbe, appoggiamo senza se e senza ma la candidatura, ma siamo sicuri che il problema da risolvere a Montalcino sia la scarsità di turismo qualificato? Che io sappia non c’è agenzia turistica al mondo che non abbia nei suoi pacchetti un tour tra le vigne toscane. Visto la fine che hanno fatto gli ultimi presidenti e le condanne già patteggiate da diverse cantine, ci sembrano più urgenti altre cosucce tipo, chessò, un filo di legalità in più e qualche etto di chiarezza tagliata bella spessa. O no?

Poi certo, anche i turisti servono, per carità, ma quelli vengono per stringere la mano ai produttori di Brunello, operazione tutto sommato difficile, specie se si hanno le manette ai polsi.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

4 Commenti

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TERROIR

circa 10 anni fa - Link

I LOVE BRUNELLO...e che lo si faccia un pò di più in vigna e meno al computer...e soprattutto che i "pochi seri" abbiano "eredi seri" che almeno ci salviamo...per il resto poche speranze...

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Neapolitancook

circa 10 anni fa - Link

Anche se accarezzata da un Angelo non credo sia in grado di fare miracoli. La faccenda ha penalizzato non poco "il blasone", certo finchè ci saranno anglosassoni in giro, il pellegrinaggio alle aziende ci sarà sempre avere tra le mani una bottiglia di brunello e non 750ml di BRUNELLO.

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Cavolo Verde

circa 10 anni fa - Link

Impegnarsi a fare bene, legalmente, con trasparenza il Brunello senza preoccuparsi che piaccia o meno ai turisti e, sopratutto, agli americani, sarebbe già un bel passo avanti. I francesi hanno smesso di fare Champagne "goute americaine" già da 100 anni...

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