Guado San Leo in verticale. La belva scorbutica col tempo si addomestica

Guado San Leo in verticale. La belva scorbutica col tempo si addomestica

di Antonio Tomacelli

Non capita spesso di assaggiare vecchie annate di nero di Troia, e la cosa diventa quasi impossibile proprio nel territorio in cui questo vitigno avrebbe origine: la Daunia, più o meno corrispondente alla provincia di Foggia senza il Gargano. Più facile trovare qualche vecchia bottiglia dalle parti di Castel del Monte, quindi poco più a sud. Occasione ghiotta, dunque, quella offerta da Gianfelice d’Alfonso del Sordo che ha stappato 6 annate del vino bandiera dell’omonima cantina, il Guado San Leo.

Per chi ancora non la conoscesse, la cantina d’Alfonso del Sordo è stata fondata nel 1800 da Ludovico e da allora rappresenta un pezzo di quella storia del vino pugliese mai troppo approfondita. Oltre al nero di Troia, produce vini da bombino bianco in regime di lotta integrata. La sede è a San Severo, nel bel mezzo del Tavoliere.

Si partiva dalla 2001, anno che ha visto alla guida della cantina l’enologo Luigi Moio, collaborazione proseguita con le annate 2004/06/07 e terminata con le annate 2011 e 2012, gli anni di Cosimo Chiloiro, attuale mastro di cantina.

L’impressione generale è la solita: il nero di Troia è una belva scorbutica e poco addomesticabile, nonostante i duri sforzi di chi dovrebbe domarlo, più gatto nervoso e scattante che cagnone affettuoso da sofà. Un vino, però, capace di ottime performance nelle annate migliori e di accostamenti al cibo di pura goduria. Il Guado San Leo non sfugge alla regola anche se i vini in degustazione non hanno mostrato un cifra stilistica comune e le bottiglie hanno presentato notevoli differenze. Tutte le annate sono state affinate in barrique per due anni.

Guado San Leo – Puglia Igp Rosso

2001
Integro e senza spigoli, curioso dopo 16 anni ritrovarlo così in buona forma e piacevole. Non mostra cenni di cedimento e l’ossidazione è una lontana prospettiva. Bel frutto disteso e lungo di mirtillo e ribes, ma davvero si stenta a riconoscerlo come nero di Troia. Il più piacione della batteria comunque. 90

2004
Se chiudo gli occhi sono in Toscana ma siamo a Foggia e quindi questo naso di arancia sanguinella che fa tanto sangiovese da dove arriva? Si fa bere facile, il tannino è setoso ma il muscolo è teso, il fine corsa si avvicina senza fare sconti. 87

2006
Al naso è balsamico, ma c’è un sottofondo di bruciato che rovina un po’ il tutto. Bello il frutto, bruttino il legno ancora troppo presente dopo 10 anni. 82

2007
Il naso lasciava ben sperare – tutto caffè e liquirizia – ma in bocca – ahimè – è spento, finito. Resta solo il tannino. N.C.

2011
Si risale come sulle montagne russe ed appaiono le note di cacao, more e fichi. L’uva del 2011 era surmatura e si sente anche in bocca ma il vino è proprio bello e molto gastronomico: ho, improvvisamente, voglia di costolette d’agnello. 89

2012
Legnosetto e ancora scontroso ma la stoffa c’è. È fine, elegante e se non fosse per quei tannini da competizione lo diresti un vino di quella zona francese famosa che adesso non mi ricordo come si chiama ma ci siamo capiti. 85

In conclusione belle le ultime annate di questo vino bandiera della Daunia, ma c’è ancora qualche aggiustamento da fare, tipo un gran falò di barrique e spazio in cantina a qualche bella botte grande, di quelle che meritano i grandi vini.

Cantine d’Alfonso del Sordo
Contrada Sant’Antonino
San Severo (FG)
+39 0882 221444

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

1 Commento

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Salvo

circa 1 anno fa - Link

Il Nero di Troia è un vitigno caratterizzato da buccia nera e spessa, con polpa carnosa e dolce. Dà vini di buona alcolicità con ottima intensità colorante dai riflessi violacei di grande personalità. A mio parere parente stretto del Perricone di Sicilia.

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