Farlo strano in Irpinia: il fiano macerato sulle bucce

Farlo strano in Irpinia: il fiano macerato sulle bucce

di Gianluca Rossetti

Pensiero (lungo) della sera.

Bevuto questo fiano di Calitri, due mesi sulle bucce, solo acciaio e produttore che, a quanto pare, come natura crea. Azienda Tufiello, una qualche parentela con quelli di Tenuta Grillo ma orientata a sud. E in alto: per la precisione un paio di ettari a 800m sul livello del mare. Costa poco meno di 30 euro, mica regalato. Ma mi sembra molto centrato e molto buono. Dandogli un po’ di agio e un po’ di tempo e, soprattutto, giocando al rialzo con la temperatura, si mostra al suo meglio.

Profumatissimo di tea al gelsomino, canfora e zenzero e agrumi canditi. Caldo (13,5%), strutturato. Come si conviene. Balsamico, salato e lunghissimo. Come piace a me. Con le macerazioni spinte l’unico problema è che non si capisce quasi più un cazzo di uve, territorio, mano e tutta la solita fuffa sitospecifica. Fuffa che svanirà in un lampo quando, a breve e per le note ragioni meteoqualcosa, si pianteranno vitigni bordolesi in Groenlandia e lo Champagne ce lo venderanno gli eschimesi. Ma questa è un’altra storia.

Se un vino è bello e bravo importa davvero la fedeltà incondizionata, il rispetto assoluto dei canoni classici, il rigore filologico? Forse, anzi sì. Ma permettiamoci di scantonare ogni tanto. 99 su 100 è giusto che muovano a favore di tradizione. Tuttavia lasciamoci un margine, uno spiraglio anarchico, quello un po’ punk di chi si mette in testa di farlo strano. Chiamatela clausola democratica o di salvaguardia o come preferite. In questo caso un macerato dell’Alta Irpinia. Un icewine, almeno ogni tanto, val bene un eiswein.

Montemattina
Azienda Agricola Tufiello
Campania Igt 2015.

9 Commenti

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Andrea

circa 4 settimane fa - Link

Con trenta euro bevo vini di altro livello.

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Gigi

circa 4 settimane fa - Link

Che contenuto esprime questo commento? Con 30 euro si bevono vini ottimi e vini pessimi. Questa bottiglia, dalla descrizione, li vale tutti

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Simone

circa 4 settimane fa - Link

Io penso che in questo genere di vini le sfumature del territorio,le caratteristiche aromatiche del vitigno in una parola, l'essenza stessa di un terroir, venga surclassata una tecnica estremamente invasiva che tranne poche grandi eccezioni standardizza questi vini. Quanti in una degustazione alla cieca saprebbero riconoscere il Collio, l Irpinia o il carso in questi vini? Quella combinazione unica tra vitigno, uomo e territorio che emerge in bianchi come il vorberg di Terlano, il Collio di Edy keber, il Fiano di Mrsella, nei vermentini fatti da Gariup con Masone mannu ai bei tempi, per citarne qualche esempio,esprimono a mio avviso un unicum che i bianchi macerati non possono dare. Ma oggi il mercato li richiede, vanno "di moda" e buonanotte.

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Luca

circa 4 settimane fa - Link

Strano, lo hanno già fatto altre aziende....

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Antonio

circa 4 settimane fa - Link

Della stessa tenuta consiglio anche un altro Fiano, il Sancho Panza. https://www.callmewine.com/sancho-panza-il-tufiello-2016-P13475.htm

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Luca Miraglia

circa 4 settimane fa - Link

Pur concordando in linea di massima circa il fatto che le lunghe macerazioni possono purtroppo omologare il risultato finale a prescindere dal vitigno di partenza, devo segnalare che questo vino, come il fratello Sancho Panza, nasce sulla base di una solida esperienza acquisita dall'azienda nel campo dei Fiano macerati, esperienza che peraltro inizio ' grazie alla voglia di sperimentare del cugino degli attuali proprietari, Guido Zampaglione, oggi titolare di "Tenuta Grillo" nel Monferrato, e che, già un quindicennio fa, avviò la produzione di un bianco macerativo, il Baccabianca da uve Cortese, nonché, in un piccolo vigneto sito proprio in Calitri, di un Fiano dalle medesime caratteristiche, il Don Chisciotte, che già dalla prima uscita ( credo fosse il 2007) appassiono' gli amanti della tipologia.

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Simone

circa 4 settimane fa - Link

Grazie per la precisazione, andrò a cercarlo a questo punto. È vero anche che ci sono dei vitigni come il greco di tufo(vedi cantina giardino) e la Ribolla gialla che per caratteristiche oggettive si prestano a questa tecnica di vinificazione, però sarebbe interessante aprire una riflessione sulla capacità dei bianchi macerati di comunicare il terroir. Forse è una mia percezione, ma io riscontro un innamoramento a prescindere per questo genere di vini. Per rimanere in Campania, ci sono dei Fiano di Summonte o delle falanghine dei campi flegrei( cruna del lago- la Sibilla su tutte), che emozionano per l unicità organolettica data dalla combinazione tra vitigno, clima e territorio. I bianchi macerati saranno buonissimi, hanno una bevibilita' straordinariamente agile, ma a mio parere rimangono inchiodati su un ventaglio aromatico (cera d'api, frutta candita, erbe amare ecc) che è il prodotto della lunga macerazione.

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luis

circa 3 settimane fa - Link

Dietri la cantina "il Tufiello" c'è ancora Guido Zampaglione che dopo aver avviato la produzione del Don Chisciotte (prima annata credo la 2005) insieme ai cugini, si separò da questi nel 2010 per divergenze familiari. Dopo aver impiantato nuove vigne Guido è riuscito a dare vita al Sancho Panza ed al Montemattina, continuando anche la produzione di vini in Piemonte, iniziata nei primi anni 2000, con l'azienda Tenuta Grillo. Il Don Chisciotte viene tutt'oggi prodotto dallo zio Pierluigi Zampaglione ed è un ottimo Fiano, frutto di macerazioni brevi e meno estreme.

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Gigi

circa 4 settimane fa - Link

Ci sono vini bianchi meravigliosi, che rispecchiano il viticoltore, il suo metodo, il suo terreno, il suo vitigno. Gli esempi citati da Simone sono tutti grandi vini. Tuttavia faccio fatica a ritenere che tutto ciò che fuoriesca dal modello vigneron del terroir sia un prodotto omologato e modaiolo. Esistono tendenze, ed è normale che sia così, ma i bianchi macerati citati in questo post, come il don chisciotte di tenuta grillo, sono allo stesso modo delle perle non convenzionali, non artefatte e non commerciali

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