Che cos’è uno Sponsor Post

Che cos’è uno Sponsor Post

di Fiorenzo Sartore

Uno dei sistemi che abbiamo da queste parti per finanziare Intravino è lo Sponsor Post: si tratta di contenuti a pagamento, in sostanza di pubblicità, nella forma del post. Quindi uno spot che narra qualcosa, nei modi colloquiali che ci sono propri, e che attraverso la conversazione promuove un prodotto.

La ricerca di remunerazione per chi genera contenuti su internet è un fatto risalente. Intravino non ha inventato nulla con gli sponsor post, ci siamo infilati in un flusso preesistente, in parte lo abbiamo anticipato e in parte ne abbiamo assecondato i modi, affinché quel flusso fosse chiaro e trasparente.

La prima cosa che ci stava a cuore era infatti rendere chiaro che la pubblicità è pubblicità, cioè è un contenuto distinto da tutti gli altri. Per questo l’immagine che lo accompagna ha su scritto “Sponsor Post”, il termine è ripetuto, e comunque viene sempre rilanciato affinché il lettore sappia che sta leggendo uno spot pubblicitario, non un post come gli altri. Riassumendo: quando leggete Sponsor Post leggete un contenuto a pagamento commissionato dall’inserzionista, che è l’oggetto di quel post. Terminata la parte un po’ didascalica (scusate) aggiungiamo altro.

A noi piacciono le conversazioni. Le conversazioni avvengono con parole umane. La pubblicità, per come la conosciamo, non usa parole umane. Spesso purtroppo è invadente, è irrispettosa, e riesce a insultare l’intelligenza di chi la riceve. Noi crediamo che la comunicazione pubblicitaria possa essere svolta, anche, con parole umane.

Intravino, per esempio, non vi accoglie coll’irritante pollicione “metti il like alla nostra pagina Facebook”. Naturalmente ci piace ricevere quel like, anzi, nel caso fatelo pure, ma ci piace di più accogliere chi legge in modo rispettoso. La stessa cosa facciamo quando compiliamo uno Sponsor Post: non usiamo il linguaggio privo di senso della pubblicità, fatto di formule tanto iperboliche quanto improbabili. Preferiamo conversare. Quel che state leggendo adesso è una conversazione.

Infine ci pare che questo sistema pubblicitario sia, più di altri, veritiero. Insomma ecco perché.

[Questo post era finito in un cassetto qualche era geologica fa, “prima o poi lo devo pubblicare” ma rimanda oggi, rimanda domani, esce solo adesso. Vabbe’. A proposito di cose vecchie, l’immagine viene da qui].

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

22 Commenti

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

La pubblicità come conversazione non esiste, semplicemente perché non può esistere, strutturalmente. Il test acido è perfino banale: cosa fai se lo sponsor ti dice di parlare di un prodotto che ti fa schifo? I casi sono due:
1) accetti e ne parli bene, cercando di passare inosservato, dando al post quell'aria che assume il finto disinvolto che passa fischiettando. Esempio? Gardini con Eurospin.
2) Siccome sei "puro", non accetti. Quindi non fai quel post, quindi niente conversazione. Resta dunque il caso del post sponsorizzato di un prodotto che ti piace. Può essere conversazione almeno questo? No. Ammesso che il fatto che sia sponsorizzato non cambi in alcun modo le cose che ne diresti in una "conversazione" normale (cosa praticamente impossibile), in questo caso la conversazione non c'è per il solo fatto che chi legge sa che si tratta di cose dette perché pagare, e assume un atteggiamento scettico e difensivo che annulla la conversazione (che si fa sempre in due o più).
Quindi, se gli inserzionisti sono ancora convinti che queste cose siano utili, finché dura fatene, ma evitate di teorizzarci troppo sopra. Ma se ne fate, poi dovreste evitare di scagliare sui Gardini di questo mondo la vostra prima pietra.

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Fiorenzo Sartore

circa 11 mesi fa - Link

No, gli sponsor post sono conversazioni, come lo è questa, una conversazione, perché adottano un altro linguaggio rispetto alla pubblicità. E sì, tendiamo a selezionare gli sponsor. Per ora per esempio non è ancora capitato uno sponsor che proponga la vendita di qualcosa di orrendo - quando succederà magari aggiorno il post e informo sul fatto (eh sì, siamo, o sono, boh, molto naif).

Certo un po' spiace dover dire a te che un fatto, solo perché apparentemente impossibile, possa determinare la rinuncia in via preliminare. Nella squadra intravinica in effetti si respira ancora quell'aria un po' visionaria del tipo "proviamo a costruire un modo diverso". E siccome gli inserzionisti "sono convinti che queste cose sono utili" (ancora, poi ovviamente tutto è possibile, pure che si avverino le profezie di sventura che ci seguono da svariati anni ormai) nuovamente, staremo a vedere.

Infine grazie per il paragone con Gardini totalmente immeritato. Nel team c'è uno che ripete in continuazione "siamo nati poveri moriremo poveri". E soprattutto no, da queste parti non si scagliano pietre, si conversa (ammappala quanto ripeto sta cosa, abbiate pazienza). Teorizzare sopra piace troppo.

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Paolo

circa 11 mesi fa - Link

P.S. e assolutamente OT: Vedo che Antonio è intervnuto questa mattina, quindi niente evacuazione. E spero anche niente danni in casa. So che ieri sera avevate gli zainetti pronti sulla soglia per eventuale evacuazione. In bocc al lupo!

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Grazie Paolo! Qui il problema è la paura: avevamo appena smesso di averla (a me dura due mesi) dopo le scosse di due mesi, e adesso si ricomincia. L'effetto più devastante è quello delle scosse che senti ma che... non esistono. Di notte specialmente: ti svegli ad ogni rumore minimamente diverso dal solito, e ad ogni scricchiolio. Pazienza.

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Alessandro Morichetti

circa 11 mesi fa - Link

Io avrei una risposta più semplice ancora agli interrogativi posti sopra da Antonio, che su certe materie è evidentemente un precursore.
Antonio ti sei mai chiesto perché siamo poveri e perché possiamo permetterci di dire cosa cavolo ci pare? E' la risposta ai tuoi dubbi. Perché non siamo un posto "affidabile" in cui investire, per molti soggetti: le cantine in primis. Per gli investimenti del vino servono posti accomodanti.
Se poi Zonin venisse con 100 mln per farsi bello con 10 sponsor post a settimana io personalmente sarei felicissimo e proporrei di prenderli tutti e continuare a fare cosa facevamo prima. Tipo un post critico su Zonin, ove servisse. Ma siccome 100 mln non ce li abbiamo continuiamo con l'hobbismo di lusso, col blogging di alta sartoria.

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sergio

circa 11 mesi fa - Link

Noi viviamo immersi negli sponsor post: cosa sono molti articoli della carta stampata? Cosa sono alcuni talk show? Cosa sono alcuni programmi d'intrattenimento? E così via. Sono anche degli SPONSOR POST più o meno mascherati. La pubblicità che più mi irrita sul web sono i video che invadono lo schermo per diversi secondi. Gli sponsor post sono una pubblicità trasparente che non mi irrita: non sono tra i miei post preferiti ma non disturbano molto l'andamento di un blog. Ho notato che alcuni non capiscono subito che si tratta di pubblicità . Non partecipo ma se ci fosse un dibattito molto interessante forse interverrei: sono un tipo di lettore molto stimolato dai commenti(oltre che dal post). Detto questo il commento di A Tombolini è molto interessante ed argomentato ed alcune parti le condivido, anche il riferimento a Luca Gardini(che forse non era il principale bersaglio). Concludo dicendo che preferisco uno sponsor post trasparente a quelli mascherati in mille modi che affollano le autostrade digitali del WEB 2.0. Alcuni sono le cd markette. Quante migliaia di sponsor post ha ricevuto Renzi per arrivare al potere...senza elezioni da parte dei cittadini italiani? Concludo invitando la redazione a elaborare sponsor post sempre più innovativi e originali perché possono stimolare meglio chi legge e spingerlo a...conversare.

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Salvatore

circa 11 mesi fa - Link

Parliamo di Netiquette http://www.bio.unipd.it/local/internet_docs/netiq.html

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Bar1

circa 11 mesi fa - Link

C'è una contraddizione in quanto affermate. Esempio: 'non usiamo il linguaggio privo di senso della pubblicità, fatto di formule tanto iperboliche quanto improbabili.' Poi, leggendo l'ultimo post pubblicitario - decanto - dove si scrive sui naturali 'è vero che i vini sono prodotti in poche centinaia di bottiglie ', l'iperbolico e l'improbabile è raggiunto. Non sarà farina del vostro sacco, ma tale è. 'A noi piacciono le conversazioni. Le conversazioni avvengono con parole umane. La pubblicità, per come la conosciamo, non usa parole umane. Spesso purtroppo è invadente, è irrispettosa, e riesce a insultare l’intelligenza di chi la riceve. Noi crediamo che la comunicazione pubblicitaria possa essere svolta, anche, con parole umane.' Questa è una banalizzazione inutile. Tagliate corto e dite che le palanche non si riufiutano. Stop. Le palanche con l'aureola del santo buono non esistono.

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Fiorenzo Sartore

circa 11 mesi fa - Link

Molto in breve: mi spiace che non sia percepibile il differente piano, diciamo, comunicativo (perdonate la brutta parola). Ma almeno su un punto potremo essere d'accordo, le palanche non si rifiutano - ma mi pare che questo non fosse in discussione. Tuttavia ammetto, cerchiamo di indossare l'aureola.

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Scusate, ma così mi scadete. Qui il tema non è la vostra "soggettiva" onestà. Il tema è strutturale: la comunicazione pubblicitaria, in ogni sua forma, compreso il posto sponsorizzato, NON PUO' per sua struttura essere una conversazione. E il fatto che rendiate trasparente la sponsorizzazione, mentre vi fa onore dal punto di vista della correttezza soggettiva, conferma e accentua questa possibilità. Non occorre che io vi faccia un bignami delle posizioni di Lacan o di Foucault, per richiamare alla vostra attenzione che la comunicazione è un processo complesso, in cui il con-testo è importante quanto, e quando si parla di media e di internet ancora di più, del testo. Se quello che dico è detto nel contesto di una comunicazione "pagata", questo origina una struttura comunicativa, che è data dalla pre-comprensione del testo, che esiste *prima ancora* che il testo venga scritto, e che condizionerà inevitabilmente sia chi lo scriverà che chi lo leggerà. E lo condizionerà nel senso esattamente della IMPOSSIBILITA' di stabilire una conversazione. La pre-comprensione di chi scrive potrebbe essere di varia natura, e assumere anche connotazioni opposte a seconda del soggetto che scrive, del tipo: "Ok, devo scrivere questa cosa perché ci hanno pagato. Sì, mi fa abbastanza schifo, ma non in maniera letale, dai, in fondo anche quando si va a votare mi hanno detto che c'è una sua dignità nel votare il meno peggio turandosi il naso. Qui dobbiamo tenere in piedi la baracca, perciò, ok, farò del mio meglio: ne scriverò bene ma senza esagerare, cercando di mantenere un minimo di distacco, e non mi scandalizzerò né censurerò le reazioni critiche." Oppure: "OK, mi pagano e io scrivo. In fondo è il mio mestiere. Lo fanno gli uffici stampa, e gli spin doctor: è professionalità, oggi mi paga uno, e do il massimo per quello, domani mi paga l'altro, e chi se ne frega, professionalmente do il massimo per l'altro". Oppure: "Sono super-onesto. Questa cosa un po' mi rompe il cazzo. Ovvio che preferirei non farla. Va contro tutte le cose che ho sempre detto. Però ok, la farò SOLO per le cose che mi piacciono sul serio, non mi svenderò a chiunque, e farò molta selezione. Così potrò parlare bene del prodotto di chi mi paga senza conflitto di coscienza. E a chi legge dichiarerò la mia onestà, sfidandoli a dimostrare il contario. Che poi ho sempre l'arma letale per dimostrare che sono onesto anche se lo faccio: sono povero e resto povero!". Eccetera. Lato lettore, la pre-comprensione di un post sponsorizzato ha meno sfumature, direi riconducibili a due: "OK, leggiamo questo post sponsorizzato, vediamo se anche questi che si dichiarano sempre duri e puri sono alla fine come tutti gli altri, vediamo quanto sono disponibili a prostituirsi in cambio di un piatto di lenticchie". Oppure: "OK, è un post sponsorizzato, lasciamolo perdere, manco lo leggo, passiamo oltre". La conversazione è tale se è innanzitutto tra pari che si mettono in gioco nella stessa, con la possibilità almeno teorica che uno possa radicalmente cambiare la sua posizione iniziale, sposando quella dell'altro. E questo è tema di atteggiamento personale, che magari sempre avete. Ma è tale anche se si svolge in un con-testo che strutturalmente la consente: e la sponsorship non la consente, per via di quelle pre-comprensioni che vengono prima di quel che verrà detto o scritto, e che impediscono quindi alla radice la conversazione. Se continuate a difenderla così, state usando le stesse argomentazioni che ha sempre usato Luca Maroni. L'ho frequentato molto, soprattutto ai suoi esordi. E ho imparato da lui in gran parte (con integrazioni e revisioni successive da Sangiorgi) a degustare il vino. Gli ho sempre riconosciuto e gli riconosco tuttora un gran talento in questo. Ma gli ho sempre contestato il fatto che lui non potesse presentarsi ad un tempo come "arbitro" di un vino, e come consulente alla produzione o alla promozione dello stesso, pagato per farlo. E lui mi ha sempre, anche appassionatamente, risposto come mi state rispondendo voi: "ma io sono onesto, io non altererò mai un giudizio su un vino perché il produttore mi ha pagato per fare l'etichetta ecc...". Tutte difese di cui è perfino inutile chiedersi se siano sincere o no: non è rilevante, perché mancano il punto, e il punto viene prima: se sei pagato da colui di cui parli, la tua non sarà mai, né potrà mai, essere una conversazione. Le volontà soggettive non rilevano e non cambiano il contesto. E attenzione: il post sponsorizzato ma "di nascosto" ha paradossalmente una chance in più. Quella di poter fare finta di essere una autentica conversazione, nascondendo il contesto. Ma di solito si traduce in disastri comunicativi ancora più gravi, e il perché è anche qui strutturale: indipendentemente dalla abilità del comunicatore, è vero che il lettore è "disarmato" e non vede il contesto-sponsor, e quindi non ha quelle pre-comprensioni di cui sopra. Ma chi scrive e chi parla sì, lui lo nasconde quel contesto, ma non può nasconderlo a se stesso, e anzi sarà un contesto che oltre alle precomprensioni di cui sopra, ne ha una sottostante che condizionerà in maniera formidabile la sua comunicazione: lui sa che sta "nascondendo" qualcosa all'altro. La "finta conversazione" prima o poi esploderà. Ciao a tutti, e scusate il pippone.

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amedeo

circa 11 mesi fa - Link

Fossero tutti così i pipponi. Concordo fino alle virgole.

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sergio

circa 11 mesi fa - Link

Questi sono commenti di alto livello non pipponi. Dovrei leggerfo più attentamente ma condivido molti argomenti. Torna più spesso

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Alessandro Morichetti

circa 11 mesi fa - Link

L'aspetto conversazionale puntualizzato da Fiorenzo mi interessa relativamente. A monte delle nostre scelte ci sono alcuni punti precisi, che sono nostri e di pochissimi altri, pagati a caro prezzo.
1) Lo sponsor viene segnalato come tale, esplicitamente, senza trucchi. Questo ci fa perdere soldi, è evidente, perché non è così che funziona altrove, quasi ovunque, direttamente o indirettamente. Conservo lo screenshot di un notissimo blog in cui i due articoli di testa parlano magnificamente di soggetti che poi campeggiano sullo stesso sito col loro banner.
2) Siamo noi i primi a sconsigliare uno sponsor potenziale quando è poco opportuno per lui stare qui. Ci perdiamo soldi, again, è altrettanto evidente.
3) Ad ogni investitore precisiamo sempre che lui compra uno spazio o uno sponsor post, noi lo curiamo al meglio, poi buona fortuna e amici come prima. Se l'editor Pincopallo ha in canna un articolo critico verso quei vini, secondo le normali regole redazionali NESSUNO, da Tomacelli in giù, può vietarne la pubblicazione ove l'articolo sia di interesse. Non siamo "affidabili" e ci perdiamo ancora soldi.
4) Se lo sponsor, oltre a dirsi quanto è figo, tocca corde interessanti e argomenti caldi, inizia la conversazione: tra me che commento e te, che magari sei enoteca e dici di preferire questi vini a quelli mentre io penso il contrario.

Conclusione: non diventeremo ricchi ma Luca Maroni lo dici a tua sorella ;-).

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Evabbè, Fiorenzo fa un post per dire che anche i post sponsorizzati da voi sono conversazioni, io commento sul punto, e tu, Moriché, continui a preoccuparti di dimostrare che sei sempre vergine, perché sì, li facciamo limonare un po', ma noi comunque non gliela diamo. OK Moriché, sei ONESTOH! Ma che c'azzecca?

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Fiorenzo Sartore

circa 11 mesi fa - Link

Ma sì dai, Ale con l'onestà, io con la mia visione da renziano obamiano "change eccetera", qui Antonio rischi la collocazione tra i gufi poi l'arco costituzionale è pronto. E infatti il pippone finiva col tragico "la finta conversazione prima o poi esploderà", che appunto lo archiviamo tra le molte profezie di sventura. I profeti di sventura del resto hanno sempre la loro bella ragione, nel lungo periodo si sa come va a finire. Nel frattempo qualcuno si ostina a fare quel che molti dicono "è impossibile".

(Detto questo potrei ri-ripetere quanto scritto nel post, anche se pare brutto: gli sponsor post non usano il linguaggio demenziale della pubblicità per come la conosciamo ma adottano il linguaggio delle conversazioni. Rispetto l'opinione di chi dice no-no-no non è possibile, anche se in tutta onestà, anzi, honestah, vi chiedo: a voi il linguaggio dello sponsor post, che è il linguaggio che adottiamo tutti nella vita quotidiana, pare il linguaggio dello spot di Bruce Willis con Vodafone? Perché vedete è questo, è anche questo, è il rispetto per chi legge, è l'interazione, è l'uso di parole umane, no dai non voglio riscrivere il post, un abbraccio).

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Tranquilli che poi me ne vado e tolgo il disturbo. Per quel che ho visto, tutti i post sono firmati dagli autori. Tranne i post sponsorizzati, che sono invece firmati da "enti astratti", come "Intravino", o "Redazione". Già questa è una risposta: no, questo non è il linguaggio che usiamo tutti nella vita quotidiana. E no, questa non è una conversazione, già per il solo fatto che appena letto il titolo vedo che non ho a che fare con una persona, ma con "la ditta", e si conversa con le persone, non con le ditte, né con le aziende. La cosa diventa poi francamente comica quando nel corpo dell'articolo si prova a riprendere, per compensare, un tono colloquiale e diretto, dandosi del tu, con l'effetto di una "ditta" che parla con "io", in prima persona, come accade per es. qui http://www.intravino.com/primo-piano/comprare-il-vino-online-facile-con-il-buono-sconto-di-wine-must/ PS io non faccio la morale, io dico che queste cose non funzionano, nel senso che non arrecano benefici, né alla testata che li fa, né alle aziende che ci investono: il danno alla conversazione che provocano è cioè per definizione superiore al beneficio per la testata dei soldi che incassa e per l'inserzionista dei soldi che investe. Per i motivi strutturali, e non soggettivi, che ho detto sopra. Se dedico tutto questo tempo a commentare qui, e non lo faccio altrove, è perché qui ci sono persone a cui mi sento affine, e a cui voglio bene. Quindi, Fiorenzo, mi dispiace doppiamente se, invece che rispondere nel merito, mi rispondi piccato e con sarcasmo. Non credo di meritarlo. Buona fortuna!

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antonella

circa 11 mesi fa - Link

Grande Tombolini !!!! Dalla risposta polemica di Sartore non vogliono essere criticati

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Fiorenzo Sartore

circa 11 mesi fa - Link

La mia risposta non era polemica, era piccata, suvvia. E quanto al non voler essere criticati, non sembra proprio. Ci metto la faccina così non sono piccato :D
Ah sì comunque "grande Tombolini" sempre. Un abbraccio .

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Ecco, meno male Fiorenzo, mi stavi rovinando la giornata col broncio che mi avevi messo. Perché come sai, prima di ogni altra cosa, ti voglio bene, e anche stare qui a farti le pulci è un modo per dimostrarlo. Certo, un modo tutto mio, magari, ma sono fatto così: a quelli che non amo riservo solo la mia più totale indifferenza :)

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Alessandro Morichetti

circa 11 mesi fa - Link

Poi ci hai i fan che ti meriti "NON VOGLIONO ESSERE CRITICATI SIAMO LAGGENTE IL POTERE CI TEMONO" :-)

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Antonio Tombolini

circa 11 mesi fa - Link

Sto erodendo il tuo zoccolo duro! ;)

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antonella

circa 11 mesi fa - Link

Suvvia Sartore vi leggo da troppi anni, e lavoro nel mondo del vino da quasi 30 anni conosco i meccanismi Non ho resistito. Buon lavoro

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