Boris Johnson odia più il vino o l’Europa?

Boris Johnson odia più il vino o l’Europa?

di Elena Di Luigi

Il neo primo ministro della Gran Bretagna, Boris Johnson, al suo discorso di insediamento ha confermato che guiderà il paese fuori dall’Unione Europea il 31 di ottobre, senza se e senza ma. In altre parole, il settore industriale sia pubblico che privato avranno meno di cento giorni per prepararsi a due possibili scenari: l’uscita con o senza accordo.

La Wine and Spirit Trade Association (WSTA), a nome dell’industria del vino e dei superalcolici, cioé del settore che contribuisce all’economia del paese con 49 miliardi di sterline l’anno, ha già definito la seconda eventualità come la peggiore possibile e da evitare a tutti i costi.

Uno dei punti cruciali del divorzio dalla UE resta la circolazione delle merci, un argomento che Boris Johnson ha solo marginalmente trattato durante la campagna elettorale per diventare leader dei Conservatori. Si é infatti limitato a dire che se 50 anni fa é stato possibile atterrare sulla luna, a paragone uscire dall’Unione non puó essere un’impresa piu difficile.

Nello specifico peró il primo ministro, o meglio quello del tesoro e quello dei trasporti, alla scadenza di Halloween dovranno affrontare almeno due questioni imminenti: la consegna degli ordini per Natale e l’IVA. Per un paese che importa dall’Europa il 55% del suo fabbisogno vinicolo, una disponibilità inferiore alla domanda con l’attuale debolezza della sterlina, farebbero lievitare i prezzi sia nella grande distribuzione che nella ristorazione. Come sempre nella storia del budget britannico, il ritocco dell’IVA (VAT) é visto come il modo piú semplice e indolore per fare cassa, cosa di cui Johnson potrebbe trovare utile per mantenere alcune delle promesse fatte, per esempio piú poliziotti per strada e un aumento di stipendio alla pubblica amministrazione. E questo senza contare che resta sul tavolo il conto del divorzio da pagare alla UE, pari a 43 miliardi di euro.

In una recente chiacchierata informale al pub con un giornalista, pubblicata da Politico, Boris Johnson ha detto di essere piú un uomo di vino che di birra. Quando gli é stato chiesto di cosigliare una buona bottiglia, dopo invani tentativi di ricordarsi il nome, grazie a Google ha detto che il Tignanello era il suo preferito. A 180 sterline a bottiglia c’é solo da sperare che quell’accordo lo firmi.

3 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 4 settimane fa - Link

Bentornata Elena Di Luigi a ricordarci quel che è la dura realtà di un possibile cambiamento delle regole commerciali all'interno di un mercato che sicuramente non è il più importante dal punto di vista volumi ma è molto significativo per immagine e prestigio. Tutti quelli che si piccano di bere la qualità enoica mondiale, non importa a quale prezzo, passano da Londra e dintorni. Tutti.

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Paolo A.

circa 4 settimane fa - Link

Preferisce il vino alla birra e non riesce a citarne uno che gli piace se non googlando? Andiamo bene.

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Gigi

circa 4 settimane fa - Link

Secondo me ha bisogno di google anche per ricordarsi il nome della sua fidanzata

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