Anteprima Mercato dei vini FIVI a Piacenza, dieci produttori in quel di Taormina

Anteprima Mercato dei vini FIVI a Piacenza, dieci produttori in quel di Taormina

di Andrea Gori

In un sud dove i centri di affezione FIVI ancora latitano, ma dove la raccolta di associati sembra andare piuttosto bene, si è tenuta una piccola anteprima di quanto potrete gustare tra poco nella seconda manifestazione del vino più frequentata e grande d’Italia, la Fiera FIVI a Piacenza del 25 e 26 novembre prossimi – seconda solo a Vinitaly. Abbiamo condotto una piccola grande tavola rotonda con i produttori impegnati a presentare i loro vini ad una platea delle grandi occasioni, un modo di esplorare l’Italia del gusto e del vino con dieci storie importanti e significative di territorio, e altrettanti punti di vista da vignaiolo. Dal Prosecco alle nuove DOC Siciliane passando per la rinasciata di Calabria e Oltrepo’ c’erano davvero molte storie memorabili.

Ascoltiamo le loro presentazioni. Di seguito, alcuni assaggi dei loro vini.

Bele Casel, Docg Asolo Prosecco ColFondo – Uno dei vini storici per la FIVI e in genere il movimento naturale italiano, tra i simboli della rivoluzione in Veneto dei vini artigianali e tradizionali. Torbido e intrigante, note di frutta bianca, talco, è mentolato, con crosta di pane, grande masticabilità e sapidità in punta di palato. 87

Luigi Maffini, Dop Cilento Fiano 2016 Pietraincatenata – Ricco e carico, esemplare e in controtendenza con l’acidità imperante e la verticalità ad ogni costo, trova il suo equilibrio grazie alla sapidità e all’acidità rocciosa sottesa, che ha il suo bel da fare per tenere a bada materia e frutto abbondanti, mediterranei, carnosi, affumicati, ma ci riesce benissimo. 92

Nino Barraco, Grillo 2015 – Nino racconta della vicenda della menzione del termine Grillo in etichetta, non più possibile a meno di non etichettare con la DOC Sicilia: smacco più grande per il notevole Grillo di Marsala non ci potrebbe essere. Vino ricco di colore e di materia e anche di grado, ma la frutta gialla, carnosa ed esotica, è affascinante perché le note iodate intense e la struggente sapidità rendono il tutto bevibile e singolare. Un patrimonio da tutelare. 90

Le Fraghe, Doc Bardolino Classico Brol Grande 2015 – Uno dei cru più importanti del Bardolino, zona in grande fermento dove sembrano poter coesistere grandi aziende più tradizionali e realtà più artigianali come quella di Matilde Poggi, attuale presidente FIVI. Il colore è maturo ma affascinante, il naso fruttato tra lamponi e mirtilli con spezie dolci a corredare. Palato ambivalente e stuzzicante, con tratti da vino da invecchiamento e complessità e altri da vino da tutti i giorni per la sua facilità di beva, intrigante e sorprendente nella persistenza. 94

Picchioni, Doc Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese Cerasa 2016 – Acceso, porpora, quasi melanzana nel colore, pare dover saltar fuori da un momento all’altro nel bicchiere. Tanto frutto rosso tra ciliegie, marasche e note dolci più speziatura e note quasi balsamiche, bocca morbida dal grande tannino scattante e freschezza sempre pronta  a sostenere la beva. 87

Pietraventosa, Ossimoro 2015 – L’ossimoro è unire piacioneria e riconoscibilità del primitivo e il tannino e la struttura dell’aglianico. In effetti ci riesce benissimo, con note di lamponi e fragole in confettura, alloro, tabacco, macchia mediterranea e cannella al naso che in bocca determinano una piega ben più fresca e arcigna, con un tannino ben disposto che equilibra la dolcezza complessiva.  88

‘A Vita, Doc Cirò Rosso Classico Superiore 2014 – Il vino che sta cambiando la percezione del Cirò nasce proprio l’anno in cui le uve internazionali vengono messe nel disciplinare, che invece qui non lo recepisce. Ed ecco che il gaglioppo esce sì scarico di colore ma ricco di fascino tra amarena, ribes rosso e bergamotto. Bocca con tannino incalzante ai confini dell’aggressivo, ma mostra un carattere difficilmente riscontrabile nella denominazione con ritmo, frutto sapido, intrigante, e un finale solare e mediterraneo che asciuga il palato ma intriga. 87

Bucci, Doc Rosso Piceno Tenuta Pongelli 2014 – Inconsueto rosso per una grande azienda di bianchi, incarna bene il carattere armonico tra sangiovese e montepulciano, che si dedicano al naso a creare un mix irresistibile di note floreali e fruttate molto luminose, classiche di qualche Romagna, e le note boscose, ricche, carnose quasi ematiche del montepulciano. Vino intenso e con notevole struttura, ma che non stanca facilmente. 88

Enza La Fauci, Doc Faro Oblì 2013  – Tra le zone più originali della Sicilia tra il nerello di montagna e il nocera della costa. Ha note iodate balsamiche, ancora prima che fruttate rosse e nere. Bocca fresca con note di salvia, rosmarino e alloro che esaltano ancora di più beva e freschezza. Bel tannino che puntella il buon finale speziato. 92

Spadafora, Les jeux sont faits 2011 – L’unico internazionale in degustazione ma si comporta quasi da autoctono, con colore intenso e ricco, tanta frutta, cassis, amarene, more di rovo e il classico pepe nero, chiodi di garofano e grande ricchezza al palato che non tenta mai di sopraffare il bicchiere. 88

Vigneti Massa, Croatina Pertichetta 2008  – Altro rosso inconsueto da autore più famoso per i bianchi, ma il fascino c’è eccome. Colore molto intenso, che apre a note di marasche e confettura di ciliegie più lavanda, pepe e anice. La speziatura prosegue al palato e lo raffresca in continuazione, su una struttura potente che la croatina non credevamo fosse in grado di produrre. Un piccolo grande vino roccioso e dissetante con una importanza di struttura molto ben celata. 89

Morella, Primitivo Old Vines 2007 – Il classico Primitivo che qui grazie alle vecchie viti mostra equilibrio di intensità e sapidità, a bilanciare una struttura monstre. Prugne, lamponi in confettura, bergamotto e tamarindo ancora più definiti ed evidenti, in un palato carezzevole ma non senza nerbo, con una persistenza in cui non viene mai tradito alcol o eccessivo corpo. Ritmo ed equilibrio notevoli. 90

Dieci vini limpidi, cristallini, e di una pulizia incredibile, ma anche ricchi di passione e originalità. Da apprezzare al meglio quando si conosce tutta la storia che c’è dietro ognuno di loro, ma che farebbero la loro porca figura in qualsiasi consesso degustativo, tra i migliori esempi delle loro tipologie.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Pasquale

circa 3 settimane fa - Link

Quante camicie, giacche e scarpette di lusso!

commenti meno OT ne abbiamo? [F.]

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rampavia

circa 3 settimane fa - Link

Massa visionario e geniale. Dopo aver imposto il Timorasso sulla scena nazionele si dedica con passione alla Croatina. Sono ansioso di assaggiare la sua nuova creazione. E' un grande. A Piacenza andrò soprattutto per lui.

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