All’osteria: la perversione dell’enofilo. Sì, è anche tua

All’osteria: la perversione dell’enofilo. Sì, è anche tua

di Fiorenzo Sartore

E adesso vi racconto la mia perversione più recente. Riguarda gli assaggi, però. Io e il mio amico andiamo la sera per osterie, che già detto così pare brutto, ma io posso sempre giustificarmi con “scusa cara, è per lavoro”. E il bello è che c’è davvero qualcosa di professionale in questi giri, è un po’ come quelli che non smettono mai di lavorare anche quando si divertono. Oppure c’entra quella cosa dei social network, dell’always-on, sei sempre connesso e il privato diventa inestricabilmente pubblico, e nemmeno sai se l’hai deciso tu o a un certo punto ti sei consegnato anima e corpo al grande fratello – quando è successo, esattamente? Fatto sta che ormai ci sei dentro.

Sei per i fatti tuoi e con la coda dell’occhio vedi l’alert del messaggio sul display del cellulare, è una cosa lavorativa – leggi, rispondi. Pensi solo dopo che è mezzanotte, e sei nel tuo letto. Ma cosa diavolo?

Allora pensi di ribellarti solo un po’, esci per osterie col tuo amico. Ma una parte di te continua a pensare al lavoro, cioè tecnicamente sta ancora lavorando, in automatico. Per esempio io ultimamente cerco nelle carte dei vini – quando ci sono, sono scritte su lavagne o carta da pacchi a mo’ di tovaglia sui tavolini sconnessi – e cerco i vini che detesto.

Ora, ognuno di noi ha qualche tipologia di vino distante dalle nostre preferenze. Ci sta, siamo umani. I vini che si piazzano molto, molto distanti sono quelli detestabili. Magari è lo stile produttivo, ma a volte è solo il produttore antipatico. (Per la verità il produttore antipatico ha anche uno stile produttivo detestabile ma qui il discorso si fa lungo). Quindi stasera sono uscito, tecnicamente sono rilassato col mio amico all’osteria, e con lui (e lui è come me) vedo in carta il vino di quel maledetto puzzone puzzonista militante, quel maledetto cialtrone che imbottiglia aldeide acetica non filtrata. Ordiniamo quello. Caspita voglio proprio riberlo. Poi vediamo un altro vino, di un altro produttore – e pure quello, lo sappiamo bene, mette in bottiglia robe odiose. Ordiniamo pure lui.

Sento di farlo per spirito professionale, lavorativo insomma. Ne approfitto per restare aggiornato.

Alla fine al tavolo ci scambiamo opinioni, non riferibili in società a causa dei termini. Però è tutto bellissimo, più ci indigniamo e più ne beviamo, e ad alta voce partono i primi insulti pesanti: “ma chemmerda, ma senti che roba mette in giro, ma come si fa. Chi beve questa vaccata?” – e via così.

Bisogna vedere la faccia del ragazzo che ci serve al tavolo. Porta le bottiglie, ascolta i nostri commenti. Alla fine non riesce a tacere: “scusate, se c’è qualche problema… lo cambio”.

Ma no, andava tutto benissimo, davvero. Se mi leggi, ora, hai capito che c’è. Torniamo domani sera.

[Immagine: Gazzetta di Modena]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

4 Commenti

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luis

circa 3 anni fa - Link

A te ed al tuo amico piace farvi del male?

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antonio Felice

circa 3 anni fa - Link

Fuori i nomi....ci sono ancora tanti vini fatti male .....uno piu' uno meno Penso che sei come Renzi , cioè un uomo di centro destra , ma iscritto a lPd E NEL TUO CASO ti piacciono i vini convenzionali ma si ostini a comprare i puzzoni , per far vedere che sei di ampie vedute ?

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rampavia

circa 3 anni fa - Link

Credo che questo vostro stoicismo enologico finirà presto. Rovinarsi le cene con vini che si detestano è un esercizio masochistico, se spinto troppo in là. A meno che, sotto sotto, non ci si auguri di essere clamorosamente smentiti dall'ennesima bottiglia.

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

Mi si obbliga una citazione mitica di film mitico su personaggio mitico: https://www.youtube.com/watch?v=Db7KKORz3Us

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