Vino Libero | Anche certi produttori, nel loro piccolo, s’incazzano

di Alessandro Morichetti

È stata una domenica di quiete e sole semi-primaverile ma Gianluca Morino (Cascina Garitina) apre il giornale e sbotta sul suo blog: “Io mi incazzo quando vedo applicato al nostro mondo del vino del marketing delirante e falso”. Motivo dell’arrabbiatura è una pagina di giornale in cui campeggia l’ultima trovata del marketing dal baffo d’oro targato Farinetti: “Hai voglia di bere un vino libero? Vino Libero dai concimi chimici, dai diserbanti, dai solfiti (-40%)” recita lo slogan su una bottiglia anonima che domina la scena.

Morino, presidente dell’Associazione Produttori del Nizza e produttore 2.0 per eccellenza, è imbufalito.

Questa è pubblicità ingannevole, mi dici libero ma di solforosa ce ne è sempre. Nessuno di noi produttori si ribella e denuncia una cosa del genere? Poi leggo libero da concimi chimici. Gran bella cosa che rientra nel discorso più ampio di rispetto e difesa del suolo, ma lo sa il consumatore che questo vino può essere aggiunto di circa 60 additivi di diverse nature durante il suo ciclo (Regolarmente ammessi dall’attuale legislazione)?
Qui si evidenzia un particolare di minimale importanza se non collegato a tutto il resto.
Per inciso è lo stesso gruppo che l’anno scorso comunicava di dealcolare un vino, vi rendete conto? Mi incazzo quando si lascia libertà di scrivere certe falsità sul nostro mondo e sul nostro vino. Il vino è un prodotto naturale della nostra terra, delle nostre viti e della fatica di tanti e veri contadini. Non permetteremo più certe cose e non ci soggiogheranno più al potere del vile denaro. Noi abbiamo la dignità di chi presidia, di chi dipinge, di chi cura la terra, un territorio che per noi è un dono divino. Se siete veri contadini, veri produttori dovete alzare la voce e ribellarvi alle tante cazzate che si scrivono su di noi ed il nostro mondo. Scusate lo sfogo ma sono stufo di scarsa competenza, di ignoranza e di sufficienza nel mondo della comunicazione del vino.

Oscar Farinetti e il suo team danno lezioni di marketing più che riceverne ma questa storia del Vino Libero mi lascia tiepido, come anche fu per il lancio in pompa magna del Già. Se allora scrivevo “Quello che NON vorresti da un imprenditore illuminato è che ammanti di tradizione una trovata puramente commerciale”, oggi scriverei: “Quello che NON vorresti da un imprenditore illuminato, che abbia realmente a cuore l’aspetto ambientale della produzione, è che cavalchi l’onda con una terminologia tanto incisiva quanto vaga e ammiccante”.

A Farinetti sembra interessare il dibattito sul vino naturale ma fino a un certo punto. Vino Libero non intende offrire un reale contributo alla discussione ma da quella prende spunto per smarcarsi in bellezza con una trovata commerciale che fa incazzare alcuni e lascia perplessi altri. Che poi nelle aziende “libere” ci sia una vocazione naturista, non lo metto in discussione. Questo video ufficiale è molto recente e aggiunge poco o nulla a quanto già sappiamo.

 

L’unica certezza del mio ragionamento è che, col vino libero, Farinetti capitalizza in termini di marketing quello che, altrove, è un patrimonio diluito in mille discussioni, raramente capaci di giungere a un punto fermo, tangibile e condiviso. In questa a corsa a mettere bandierine di naturalità (o libertà), non ci sono vincitori o vinti: non da ora, l’istanza delle modalità produttive è centrale nel dibattito e io, liberamente, rido per non piangere dalla confusione.

[Immagine: Economia Web]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

44 Commenti

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Naturale, artigianale, biodinamico... a me la questione sta veramente stufando. Il vino libero di Farinetti mantiene semplicemente quello che promette: non è ingannevole, è quello che è. Le due, tre, mille diverse associazioni di vino "naturale" dovrebbero fare massa comune, trovare un marchio riconoscibile e vendibile (no, perché se il vino non lo vendi come campi?). Incazzarsi con Farinetti è stupido. Lui è stato bravo ad inventare un marchio che promuova una cosa semplice: no concimi, no erbicidi, riduzione dei solfiti. E' tanto, è poco? E' un fatto! Mentre nel campo "naturale" si cincischia, c'è chi si muove. Invece di incazzarsi bisognerebbe fare. Una cosa semplice potrebbe essere andare a parlare con Farinetti per migliorare il "disciplinare" del Vino Libero ed associarsi all'iniziativa. Troppo semplice? Parrebbe di si...

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Oscar Farinetti è un imprenditore e un furbacchione di cui ho molta stima. Ma il Vino Libero non è una associazione bensì un progetto commerciale cui aderiscono le aziende di proprietà o partecipate, correggimi se sbaglio. Non penso che incazzarsi sia "stupido", Gianluca Morino non è uno stupido. Magari ha idee diverse e percepisce questa operazione come qualcosa di diverso rispetto agli intenti dichiarati. Credo sia lecito farsi domande, insomma. Il marchio, come tu dici, promuove qualcosa vera solo in parte. Lo slogan è radicale: ti risulta che tutte le aziende partecipate non facciano uso di concimi, erbicidi ecc? Nel qual caso, sarebbe una ottima notizia su cui ragionare.

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Davide Gallia

circa 8 anni fa - Link

sarebbe bello fare anche il vino "libero" dalla puzza di stalla e sudore di cavallo

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suslov

circa 8 anni fa - Link

farinetti vende gianluca morino vende tutti vendono o ci provano

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Daniele

circa 8 anni fa - Link

Concordo. Al netto dell'infelice -40% da rubricare tra le ca***te di marketing, non si può non concordare, tutti tentano di vendere. Mio fratello fotografo l'altro giorno era incazzato nero con la ormai lunga schiera di architetti che non trovando lavoro vista la saturazione di mercato, diventano fotografi, e di pure di successo, rubando il mercato a 'loro'. Pur comprendendo lo sfogo, ho tentato di spiegare a mio fratello che (sempre al netto di irregolarità e scorrettezze), è il mercato e la "selezione naturale" determinerà chi deve sopravvivere e che a lui non rimaneva che cercare di fare il fotografo meglio che poteva. Ecco credo valga lo stesso per il vino; certo che dan fastidio gli inserimenti per mungere la vacca del 'natural' qualcosa ma l'unica via, a mio modo di vedere, per schiacciarli, è continuare a fare seriamente vino pulito meglio di tutti.

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suslov

circa 8 anni fa - Link

concordo pienamente. no losers' talk, just do better wines.

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Susanna

circa 8 anni fa - Link

Il problema, per i piccoli produttori, è farsi conoscere.. Farinetti ha una macchina da guerra, invece

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Mi è capitato altre volte - mi torna in mente una vecchia pub dell'olio Bertolli - di constatare come l'industria tenda a succhiare in modo utilitaristico le 'parole bandiera' dell'agricoltura 'piccola' e in un certo senso 'inerme'. Parole che in origine hanno un significato e un contenuto reali, e che invece vengono sventolate sotto il naso di consumatori (più o meno spompati) considerati abbastanza creduloni. Al di là della bella faccia simpatica di questo signore, c'è uno pseudo marketing che dà francamente fastidio. Non ai piccoli produttori, che faticano ma indicano anche altre direzioni di 'sviluppo' (puntualmente fraintese o colte solo superficialmente), bensì ai consumatori (parola desueta, ormai, di cui non trovo ancora appropriato sostitutivo) che - ce ne siamo accorti?! - apprezzano sempre di più la verità. Non più le parole d'ordine.

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Interessante per la discussione è anche un passaggio di Gian Luca Mazzella, qualche giorno da su Il Fatto Quotidiano con il pezzo "Naturalmente vino":

C’è poi il caso del Vino Libero lanciato da Oscar Farinetti di Eataly, su cui sono piovuti i commenti di Federbio “è certo un bene la scelta di non utilizzare diserbanti e fertilizzanti chimici di sintesi, ma sarebbe necessario non tacere che nel cosiddetto vino libero si ricorre a insetticidi e anticrittogamici, la cui entità, per frequenza di trattamenti, impatto ambientale e residui sul vino è di gran lunga più significativa di diserbanti e fertilizzanti.

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gp

circa 8 anni fa - Link

Al consumatore interessato alle tre caratteristiche che si possono leggere sul manifesto del sedicente Vinolibero (vedi sopra) bisognerebbe far sapere che farebbe bene a orientarsi sul vino biologico (nuova certificazione europea). Oltre a diserbanti e concimi chimici, infatti, il vino biologico proibisce tutti i fitofarmaci e additivi di sintesi. I limiti massimi di solforosa sono di poco più alti rispetto a quelli farinettiani (100 per i rossi e 150 per i bianchi, contro 90 e 120 rispettivamente per il Vinolibero), ma va tenuto presente che si tratta di limiti tarati sui produttori del nord Europa. Salvo casi particolari, un produttore di vino biologico italiano starà ben al di sotto di quelle soglie, anche perché in genere sposa una filosofia della naturalità che è ben altra cosa rispetto a pochi stiracchiati limiti accettati per calcolo. Dopodiché, c'è un altro vantaggio fondamentale: i produttori bio sono sottoposti a controlli da parte di organismi terzi, mentre il Vinolibero sarà tale... anche rispetto ai controlli. Sarà insomma tutto un "famo a fidarsi", secondo un meccanismo copiato dal mondo del vino "naturale" (non certificato), con la piccola differenza che non è la stessa cosa fidarsi di un piccolo produttore "naturale" e di un medio o grande produttore vinoliberista. Da ultimo: parte delle aziende vinoliberiste sono in realtà in tutto o in parte di proprietà di Farinetti, cosa ignota al consumatore medio, e forse di furbeschi conflitti d'interessi ci saremmo tutti un po' stufati...

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claudia donegaglia

circa 8 anni fa - Link

Caro Oscar, nella striscia riportante la scritta 'vino libero' potevi mettere anche un pò di colore verde , così oltre che libero, passavi anche da patriottico. Cordialità tua claudia

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Sir Panzy

circa 8 anni fa - Link

I produttori naturali, davanti all'ennesimo schiaffo di chi sa come organizzarsi, cosa fanno? Si incazzano... bha... Perchè invece non uscire dall' ovatta del "noi siamo i migliori e voi le pecore" e mettersi d'accordo stilando uno statuto trasversale unico, chiaro, trasparente e comprensibile per tutti? Naturali nel pensiero e cinici (chimica) nel pratico?

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Nic Marsél

circa 8 anni fa - Link

Il tuo è un bell'autogoal visto che Cascina Garitina non solo non fa parte dei cosiddetti naturali ma forse non è nemmeno biologico. Alla FIVI di Piacenza era indicato come lotta integrata.

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Francesco

circa 8 anni fa - Link

Sei il solito provocatore o provocateur

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Sir Panzy

circa 8 anni fa - Link

preferirei demagogo, grazie ;) ps: a vedere i commenti e le varie (fb) questa lettera mi sembra condivisa da parecchi naturali... poi fai te. Autogoal, si. Ma nella porta sbagliata ;)

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Ma infatti l'ottimo Moro di Nizza non è un fondamentalista e dice cose serie. Finora, la maggioranza delle critiche a Vino Libero non erano di questo tenore, ma provenivano da ayatollah della vite che, bontà loro, si lamentavano della troppo scarsa talebanità della faccenda.

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gp

circa 8 anni fa - Link

Peraltro, il claim "libero dai solfiti (-40%)", oltre all'infelice formulazione contraddittoria, sta sul filo della pubblicità ingannevole. Il consumatore medio penserà che si tratta di una sostanziosa riduzione effettiva, rispetto ad esempio a qualche valore medio rilevato sul mercato (come si fa di solito in pubblicità). Si tratta invece di una riduzione virtuale, dato che riguarda un limite massimo. Se, come è plausibile, la maggioranza degli stessi produttori convenzionali (quelli che hanno come limite massimo 150 mg per i rossi e 200 per i bianchi: limiti, lo ripeto, pensati soprattutto per il nord Europa) fosse già collocata su livelli medi vinoliberisti, il claim risulterebbe ingannevole. Per non parlare dei produttori biologici, come ho scritto sopra.

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lennaz

circa 8 anni fa - Link

Ma invece di un vino libero, o bio, o duepuntozero, non c'è modo di bere (e di comunicare) un vino che abbia semplicemente un buon sapore (e magari anche una bella etichetta)? Io capisco che morino e farinetti (come diceva qualcuno piu' sopra) vendono e ci provano... ma mi stanno vendendo un prodotto alimentare, il cui parametro principe di successo dovrebbe essere il gusto, ma nessuno dei due mi dice "Hai voglia di bere un vino buono?"; nessuno dei due mi sta dicendo "compra il mio che e' da leccarsi i baffi"; ma entrambi mi stanno dicendo "compra il mio perche' io utilizzo meno pesticidi"!

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Francesco

circa 8 anni fa - Link

Oscar Farinetti non è un vignaiolo ma solamente un industriale con tanti mezzi a disposizione. Il solo fatto che se ne stia parlando qui ci dimostra come l'uomo sia astuto e sappia vendere bene la propria merce, personalmente non ne comprerò nemmeno una sola bottiglia . Perchè ? perchè no ! Ci sono tanti bravi vignaioli con i calli alle mani, per cui preferisco lasciare un euro di guadagno a loro, piuttosto che ad un arricchito. Tale è diventato ammantandosi di un'aura come compagno di sx, ma con il portafoglio di dx .

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giulio

circa 8 anni fa - Link

giusto privilegiamo chi investe col cuore e ci lavora in prima persona

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Paolo Carlo

circa 8 anni fa - Link

Ecco, quindi come lo devo/posso chiamare io il mio vino?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Gran bella domanda. Dunque, riepilogando abbiamo già il vino naturale e ora anche quello libero, per cui tutti noialtri che non siamo naturali né liberi come possiamo chiamare le nostre sbobbe? Vino servo? Vino tecnologico? Considerando le vasche di acciaio Inox potremmo anche chiamarlo vino metallaro. Dai ragazzi di Intravino, fate uno sforzo di fantasia e trovate un nome per noi poveri mortali che non siamo né marketing-dipendenti né così á la page, così che si sappia che cavolo siamo; il terzo giorno Dio separò le acque di sopra da quelle di sotto, voi certo siete dammeno ma potrete pure separare il vino di sopra (loro) da quello di sotto!

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Flachi10

circa 8 anni fa - Link

Vinormale.

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Va là, chiamalo Brunello e via così.

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francesco

circa 8 anni fa - Link

Sei il solito provocateur

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kingofruche

circa 8 anni fa - Link

Sono 20 anni che qualunque produttore onesto fa quello che il gruppo Farinetti comunica con tanta veemenza. Tutti noi contadini abbiamo dato per scontato che i primi a bere il nostro vino siamo noi, quindi deve essere buono, ma anche sano. Solo che noi lo abbiamo sempre fatto senza comunicarlo, abbiamo ridotto l'uso della solforosa, abbiamo smesso di concimare, non usiamo diserbanti..... Ma non siamo mai stati capaci di comunicare tutte queste cose perchè per noi era NORMALE coltivare la terra rispettandola. Grande comunicatore e grande commerciante il Sig. Farinetti, che io ammiro... ma spero che le sue utopie da mercante non vadano ad intaccare le nostra credibilità agricola, conquistata con tanta fatica, nonostante lo sfruttamento delle guide e della stampa prezzolata che ha sempre ritenuto migliori i vini prodotti dalle aziende facoltose e la meritocrazia era solo dedicata ai pochi amici.

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Silvana

circa 8 anni fa - Link

Tutti voi contadini - bravi, meno bravi, bravissimi, eccetera - siete destinati ad essere rapinati, da chi cavalca il mercato, delle parole che descrivono ed evocano il vostro lavoro e il rapporto che avete con la terra. Il perché è semplice: la terra è il nuovo mito, anzi il "rapporto tra l'uomo e la terra" è il nuovo mito. Dato che la terra viene (ora, finalmente) guardata come un bene non riproducibile, da guardare con rispetto eccetera, voi contadini e immediati vostri dintorni siete ammirati e ascoltati. Ora anche il lavoro manuale è sdoganato, divenendo socialmente ambito (salvo scontrarcisi nella sua concretezza), quelli di città vi invidiano, perché il vostro posto di lavoro ve lo zappate tutti i giorni, eccetera..., mentre in città il lavoro lo si perde, ad ogni pié sospinto.... Perciò quelli che macinano numeri sul mercato, magari offrendo un prodotto decentissimo, nel suo genere molto apprezzabile eccetera, non sanno fare di meglio che succhiare la vostra ruota, per aggiungergli quei valori che sono esclusivamente vostri, perché non sanno immaginare di meglio, inventare (creare, immaginare) una diversità che diventi il vantaggio competitivo (esclusivo!) del loro prodotto. Ma le cose - non profetizzo, mi limito a osservare - stanno cambiando; persino quelli più lontani dalla terra, decrittano le differenze. Stiamo accorgendoci di qualcosa che è già (come sempre) avvenuto, con tutto quel che ne consegue. Tranquilli, la vostra credibilità agricola non sarà intaccata; piuttosto occupatevi di tutelarvi da ben altre rapine, con nuove "invenzioni" create ad hoc, per sottrarvi ben altro. Mi fermo qui, altrimenti do credito a quelli che mi dipingono come sovversiva.

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dazerovini

circa 8 anni fa - Link

Rispetto Farinetti, grande imprenditore e pioniere del made in Italy...ma qua stiamo cominciando a varcare la soglia del rispetto. A me questo video mi ha fatto venir su la cena, parlandoci chiaro. Cioè ma ci rendiamo conto da che pulpito vengono divulgate queste informazioni... una presa in giro assurda, che punta a colpire il consumatore medio che di vino sa poco o niente, l' ignorante del caso che si fa imbambolare dal bel video e dalle belle parole. Caro Farinetti, o "Farinèl" ( dialettalmente furbacchione), a strategia stai raggiungendo un altro di farinèl, e a successo anche, considerato come sono andate le cose un paio di settimane fa. Avanti così.

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Giovanni Solaroli

circa 8 anni fa - Link

Boh e riboh (non il cavallo). Faccio fatica a capire la logica di questa frase cit. "... che punta a colpire il consumatore medio che di vino sa poco o niente, l’ ignorante del caso che si fa imbambolare dal bel video e dalle belle parole." A parte il fatto che non mi pare carino definire ignorante il consumatore medio, resta da capire quale danno possa fare il modo semplice e facilmente comprensibile da tutti che Farinetti utilizza per comunicare un'idea di prodotto più salubre. Lo fa per vendere? Ma perché gli altri lo fanno per pulire i fiumi e rinverdire le chiome degli alberi? Farinetti ha la forza ed i mezzi per raggiungere milioni di persone e far capire loro che bisogna iniziare a "guardare" cosa si mangia e cosa si beve" se si vuole tornare a dare dignità e lavoro al mondo agricolo e magari anche convincere qualche giovane che nel lavoro agricolo ci può essere un futuro. A me non pare affatto in contrasto con altri evangelizzatori del vino sano, naturale e bio. Se qualcuno, magari grazie alle "furbizie di marketing" di Farinetti si dovesse mai avvicinare a queste idee, sarebbe una conquista e darebbe agli altri la possibilità di utilizzare l'effetto traino per proporsi e proporre una visione più profonda.

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gp

circa 8 anni fa - Link

Detto in breve: “tutto va bene nel migliore dei mondi possibili” (Pangloss, dal Candido di Voltaire)... Due punti: la legislazione a tutela del consumatore si basa da anni sul concetto che è la parte debole da tutelare, dato che nel mercato esiste un'asimmetria (informativa, per esempio). Quindi è semplicemente realistico definire il consumatore medio ignorante rispetto a conoscenze specialistiche, e contrastare chi approfitta di questa ignoranza o approssimativa conoscenza per lanciare messaggi fuorvianti se non ingannevoli (come ho spiegato sopra, il "-40% di solforosa" a rigore è ingannevole e come tale andrebbe sanzionato). Secondo punto: l’"effetto traino" di cui lei parla, a proposito di un operazione di marketing attuata da un grosso operatore con alcuni aspetti monopolistici come Eataly (per esempio l'integrazione verticale produzione-consumo, nel caso delle aziende di proprietà o partecipate come Bordini, la gloriosa Borgogno, Fontanafredda, Serafini & Vidotto), è veramente un effetto collaterale del tutto secondario.

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gp

circa 8 anni fa - Link

(integrazione verticale produzione-distribuzione, volevo dire)

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Giovanni Solaroli

circa 8 anni fa - Link

detto con parole altrui: "Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie. cit: Albert Einstein Sull'effetto traino non mi sono spiegato bene: mi riferivo ad una popolazione che crescendo in consapevolezza alimentare, ne cerca poi ulteriore soddisfazione altrove. E quell'altrove potrebbe essere il "mercato del contadino vero" et similia. Non pensavo certo ad un ingresso in forze nella tana del lupo. Sul fatto che la parola libero possa essere ingannevole te lo concedo: si gioca sull'equivoco ma questo nulla toglie al fatto che Farinetti non sottrae consumatori consapevoli ai veri contadini,(del resto come potrebbe? ma cerca di indurre nei consumatori ignavi maggiore sensibilità. Tutto ciò e male? Può darsi sebbene io sia convinto del contrario.

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Mamma mia.... dopo aver letto molti interventi sono sconfortato. Farinetti sarebbe un imbonitore o forse anche un truffatore, un traditore della classe operaia, uno col portafoglio a destra ( qualunque cosa voglia dire, io il portafoglio di solito lo porto nella tasca interna a SX, ma c'è chi lo porta a DX chi nei pantaloni, ecc. ;-) ) Farinetti è un venditore (così si definisce lui stesso) con delle idee. Cosa ci sia di ingannevole nel suo Vino Libero non l'ho capito. Ho capito, però, che dà fastidio e da molti è invidiato. Non sono il suo avvocato, ma è indiscutibile il successo di immagine del suo progetto (Eataly), e se siamo qui a discutere di Vino Libero vuol dire che un effetto sul mondo del vino ce l'ha. Non credo che Farinetti sia così stupido dal non voler far entrare altre aziende nel suo "disciplinare", se io fossi un vignaiolo ci andrei a parlare per capire la persona e per capire se il progetto Vino Libero sia migliorabile. Anzi, se facessi parte di una delle associazioni del "vino naturale" sarebbe al primo posto all'ordine del giorno. Ma non sarebbe vantaggioso per tutti riunire molte aziende di qualità sotto un marchio comune, forte, riconoscibile, noto e spendibile in Italia come all'estero? Secondo me sarebbe importante soprattutto per le aziende piccole che in questi tempi di crisi potrebbero avere più difficoltà sul mercato. Ma si sa che i puri e duri col mercato (che è notoriamente di DX) non vogliono averci a che fare...

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gp

circa 8 anni fa - Link

Le iniziative di marketing studiate a tavolino non sono "migliorabili", o ti sta bene così o niente. Le aziende che hanno aderito al lancio dell'iniziativa (aziende in parte riconducibili allo stesso Farinetti, anche se i non addetti ai lavori non lo sanno) hanno accettato quelle tre limitazioni messe in croce, di certo nessuno può pensare di aggiungerne altre che lascerebbero fuori anche uno solo dei promotori. Se scrivi "se facessi parte di una delle associazioni del “vino naturale” [andare a parlare con Farinetti] sarebbe al primo posto all’ordine del giorno" vuol dire che non hai la più pallida idea di cosa significa far parte di quel movimento, che con tutte le sue divisioni interne e i suoi limiti almeno alcune priorità le esprime chiaramente. Né hai un'idea precisa di cosa sia la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), a cui Eataly appartiene: operatori potenti che si mangiano una grande fetta di mercato, ma non sono il mercato, grazie al cielo.

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Io forse non so come funziona la GDO, però qui vedo (leggo) solo porte chiuse mentre il mondo del vino naturale avrebbe taaaaaanto bisogno di uscire dal ghetto che si è anche autoimposto e confrontarsi con tutti, non solo con noi appassionati. Comunque Eataly non mi sembra accomunabile ad altri operatori della GDO, mica sto dicendo di svendere il vino all'Auchan...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Se per definire i suoi vini il signor Farinetti avesse usato per il termine "pinco" o magari "giacomino" non ci sarebbe stato alcun problema, ma non è contestabile che il termine "libero" viene percepito come positivo; e questo lo pone molto, ma molto vicino al confine della norma che proibisce i termini laudativi. Non è proprio la stessa cosa che etichettare il proprio vino come "buono", certo che no, ma .............

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Silvana

circa 8 anni fa - Link

Ber Sani ?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Sicura sicura che questo nome porta bene?

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Però non macchia.

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Chi di marketing ferisce di marketing perisce è l'unica cosa che mi viene da dire a tutti quelli che in questi ultimi anni si sono venduti più per come fanno le cose che per per la qualità della cose che fanno.

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giulio

circa 8 anni fa - Link

i vini prigionieri quali sono? mi sta bene che razzolino ma che non ci facciano le prediche e che non incensino i loro prodotti a discapito degli altri. grandi prediche sul pesce azzurro e poi al market sul banco del pesce orate, spigole e pesce spada. Km zero tradizioni e poi trovi i malloreddus e il cuscussu fatti nell'entroterra Genovese, vini nello scaffale uguali a quelli del supermercato con qualche euro in piu

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Iobevo

circa 8 anni fa - Link

Condivido le vostre perplessità e chi ne capisce un pò di vino e un pò di marketing può rendersi conto che in questo caso il secondo ha la meglio sul primo. Come molti di voi sopra non compreró neppure una mezza bottiglia dei suoi vini o a lui riconducibili ma ne riconosco la grandisità commerciale, dalle lavatrici al cibo. Vorrei una vostra opinione su questo progetto ministeriale (http://www.viticolturasostenibile.org/Home.aspx)

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il poverello

circa 8 anni fa - Link

Morino tutta la vita. il re della GDO sta decollando, la carriera progredisce tra una primaria e le aziende del MPS. ora piazzerà anche un ministro suo all'agricoltura, poi all'apice del valore nominale troverà un pollo e gli venderà tutto un attimo prima che la bolla scoppi. Il fiuto per gli affari.

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giovanna

circa 8 anni fa - Link

tombola!

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