Vinitaly 2014: l’amaro divorzio tra Irpinia e Campania

di Antonio Tomacelli

Ci avete fatto caso? Proprio nella terra dei secessionisti veneti si è consumato uno dei peggiori divorzi territoriali nella storia del Vinitaly: l’Irpinia, infatti, si è separata dalla Campania ed ha presentato i suoi vini in un padiglione autonomo. Non è un fatto da poco visto che l’Irpinia rappresenta da sola buona parte della produzione vinicola di qualità della regione. Basterebbe ricordare le Docg Fiano di Avellino, Taurasi e Greco di Tufo per avere un’idea dei beni che la provincia di Avellino ha portato via con sé.

Quali i motivi che hanno spinto la Camera di Commercio avellinese alla separazione? Secondo il suo presidente Costantino Capone sarebbe solo una questione di ulteriore spazio, da sempre richiesto e sempre negato dalla Regione Campania. Le aziende irpine, un centinaio circa, pare vogliano maggiore visibilità e in parte hanno ragioni da vendere. Riuscireste ad immaginare un padiglione Piemonte nel quale il Barolo abbia la stessa presenza del Carema? Massimo rispetto per il Carema, ci mancherebbe, ma il peso commerciale è un tantino differente.

E se ci fosse un altro motivo, magari inconfessabile, dietro una decisione che ha suscitato tante polemiche? Forse un motivo diverso da quello enunciato c’è: l’Irpinia probabilmente non vuole confondere la propria immagine con l’ormai tristemente famosa “terra dei fuochi” e, in tutta onestà, non faticherei a darle ragione.

Dalla provincia di Avellino alle zone inquinate dalla camorra c’è una distanza di sicurezza più che sufficiente ma, parliamoci chiaro: nell’immaginario collettivo questa distanza si riduce man mano che ci si allontana dalla regione. Per chi vive a Milano o a Torino non esistono differenze: la Campania è Campania ed in pochi sanno che il Cilento o il Sannio sono a centinaia di chilometri dalle aree di crisi, peraltro circoscritte ad alcune zone del casertano e a nord di Napoli. E se distinguere è difficile per un italiano, figuriamoci quanto lo sarà per un importatore del New Jersey o di Düsseldorf.

Insomma, l’Irpinia prende le distanze e punta a differenziarsi dal resto della regione con un padiglione che non ha avuto eguali al Vinitaly. Il resto delle aree, infatti, hanno una suddivisione per regione e a nessuno è mai venuto in mente di organizzare un padiglione “Brunello di Montalcino” o “Terre dell’Etna”.

Giusto, sbagliato? Non lo sappiamo ma di certo il comparto vino non è il solo a lanciare l’allarme. Il cancro chiamato “terra dei fuochi” sta uccidendo una regione ricca di eccellenze agroalimentari che, ormai, fanno a gara nel prendere le distanze da un nome che somiglia più a un marchio d’infamia che ad una garanzia di qualità.

Chi possiede quel nome farà bene a correre ai ripari o, presto, la regione Campania si ridurrà a un paio di province malsane e infrequentabili.

Non c’è tempo da perdere, l’Irpinia ha lanciato l’ultimo avviso e, forse, un esempio da seguire.

avatar

Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

12 Commenti

avatar

Angelo D.

circa 5 anni fa - Link

Sono basito. Dal post più che dal tema. R.I.P.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 5 anni fa - Link

perché?

Rispondi
avatar

Angelo D.

circa 5 anni fa - Link

'Chi possiede quel nome farà bene a correre ai ripari o, presto, la regione Campania si ridurrà a un paio di province malsane e infrequentabili.' E' pura provocazione, ok. Era necessario scriverlo per scuotere le coscienze, ok. Era necessario per attirare lettori, ok. Però mi chiedo, Antonio ci sei mai stato da quelle parti? Un saltino, non di più. Hai mai parlato con quei produttori? Hai mai soltanto colto lo spirito col quale fanno (grande) vino? Ah già, serviva la notizia, non fare cronaca. Basito, ripeto basito.

Rispondi
avatar

Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Concordo con Angelo, una scelta di campo pesantissima e quantomeno criticabile nel merito delle considerazioni.

Rispondi
avatar

Rossano Ferrazzano

circa 5 anni fa - Link

Comunque quelli di Avellino devono essere fortunatissimi, la camorra sotterra veleni persino a Milano, e lì niente. Ma insomma, considerazioni strampalate causate da un post disorientante, francamente.

Rispondi
avatar

Francesco Annibali

circa 5 anni fa - Link

Il cancro chiamato “terra dei fuochi” sta uccidendo una regione? Un nome che somiglia più a un marchio d’infamia che ad una garanzia di qualità? Chi possiede quel nome farà bene a correre ai ripari o, presto, la regione Campania si ridurrà a un paio di province malsane e infrequentabili? Antò, sul serio: ma che stai a dì?

Rispondi
avatar

Iris Romano

circa 5 anni fa - Link

Basisco assieme ad Angelo. E mi rattrista questo post. Il resto della nostra regione che non è Irpinia offre luoghi e vini ugualmente meravigliosi ed è popolato di produttori e non che si sbattono strenuamente per difendere il proprio territorio in ogni senso possibile. Non la conoscete evidentemente l'altra Campania . E credo che quando non si conosca qualcosa quantomeno bisognerebbe evitare di scrivere opinioni così perentorie

Rispondi
avatar

Antonio Tomacelli

circa 5 anni fa - Link

Comprendo l'amarezza delle risposte e forse le mie considerazione sono troppo "pesanti" ma il mio era un invito alla riflessione sugli effetti che l'epiteto "terra dei fuochi" sta provocando al di fuori della Campania e sulle conseguenze all'interno della regione. L'immaginario collettivo è una brutta bestia difficile da dominare: ci metti secoli per farti una reputazione accettabile e in pochi mesi puoi giocarti tutto. Forse a voi che vivete tra le colline dell'Irpinia o, magari, sulla Costiera Amalfitana il problema non è chiaro ma appena fuori dai vostri confini la situazione cambia completamente. Un piccolo esempio? Nelle gastronomie della mia città non ritirano più le mozzarelle di bufala provenienti dalla provincia di Caserta, si vende solo Salerno e dintorni. La gente che ascolta i telegiornali è disorientata dalle notizie che arrivano se non proprio impaurita e nessuno può pretendere che si informi — mappa alla mano — sulle zone inquinate. L'immaginario collettivo, maledizione!, semplifica e confonde i boschi del Cilento con Casal di Principe e nessuno può pretendere dalla "casalinga di Voghera" una conoscenza approfondita del fenomeno rifiuti in Campania. Ribadisco: comprendo lo sdegno ma sotterrare il problema non aiuta nessuno. Forse i miei toni sono sbagliati ma passando e ripassando da quei due padiglioni affiancati io, uomo del sud, mi sono fatto più volte una domanda alla quale spero riuscirete a rispondere voi: posto che la separazione sia solo una questione di spazi negati, perché si è preferito chiamare quel padiglione "Irpinia" piuttosto che "Campania", come logica avrebbe voluto? Il problema, credo, è tutto qui. Attendo risposte.

Rispondi
avatar

Fabio C.

circa 5 anni fa - Link

Va bene, forse i toni sono un po' duri, sicuramente però impattano sui lettori e - pur non potendo stare lì a specificare ogni affermazione nei dettagli - credo che questo pezzo apra una questione rilevante e fondamentale per la Campania tutta, della quale l'Irpinia fa e farà parte ancora. Insomma discutiamo magari sulla forma ma, e concordo con l'autore, non evitiamo di porci la domanda se la sostanza è corretta o meno. Poi si può anche rispondere in maniera opposta ma meglio ragionarci un po'... Poi lasciamo stare il significato, per uno di provenienza laziale come me, sul "dove" è stato recuperato il mezzo padiglione dell'Irpinia. La nostra regione ormai conta così poco a livello vinicolo che una notizia comunque importante, ovvero "Il Lazio al Vinitaly si presenta dimezzato", non è comparsa in nessun modo mentre il rovescio della medaglia, ovvero l'Irpinia che si guadagna da sola mezzo padiglione del Lazio, compare già in più testate. Ahimé... anzi ahinoi!

Rispondi
avatar

Alberto Tricolore

circa 5 anni fa - Link

Il post e' duro,sono d'accordo. Purtroppo al momento e' anche la dura realta', il consumatore cone, "medio" si tiene alla larga sull'onda mediatica, poi magari acquistiamo prodotti pieni di altri veleni ( pero' non Campani). E' un momento difficile, ma magari ci aiutera' ad incrementare i controlli, migliorare i prodotti, a pretendere, dico assolutamente pretendere, la bonifica di quei territori(Italia ci vogliono i soldi, magari li prendano dai patrimoni di chi vigliacco infame, si e'arricchito su questo). Cara Italia,cara Campania questo dovrebbe essere l'anno zero,l' ennesimo, per una tracciabilta' "cert"a che porti ad un innalzamento di controlli e qualita' gia ' eccellente, ma a pioggia(la cosa si sta verificando per le mozzarelle ad esempio, e per gli stessi vini) Magari cambiassero pure qualche legge per questi reati Fine pena mai ,cosi diventeranno meno quelli disposti ad avvelenarci. Una nazione civile, sa come affrontare e risolvere questi problemi e rilanciarsi senza invece nasconderli sotto la terra come sempre.Ma ci rendiamo conto che questo dei rifiuti e' un problema mondiale, le cosiddette ecomafie troveranno nuovi territori,Non so ancora se potranno essere mai cosi civili i nostri governanti da quattro soldi, grazie ai quali il cattivo esempuo e' moltiplicatore di cazzate. Ps lo so, che voi sapete, che anche nell'alto casertano, si fanno ottimi vini.

Rispondi
avatar

marziano

circa 5 anni fa - Link

il problema è che la terra dei fuochi è un luogo comune del giornalista collettivo, dunque colui che ne scrive dovrebbe almeno rispettare alcuni semplici fatti e cioè che, sulla base delle indagini governative condotte, appena il 2 per cento delle aree mappate in 57 comuni campani è ritenuto sospetto. Sono 21,5 km quadrati, di cui 9,2 destinati all'agricoltura, su un totale di 1076 km quadrati. Sono stati individuati 51 siti per i quali risultano necessarie misure di salvaguardia per garantire al sicurezza della produzione agroalimentare, per un totale di 64 ettari di suolo agricolo. Questi sono gli unici dati provati, il resto sono dicerie. Chi se ne avvantaggia?

Rispondi
avatar

Pasquale Livieri

circa 5 anni fa - Link

Tristezza zippata in poche righe, scritte tra l'altro male

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.