Vins de soif | Elogio dei vini gastronomici

di Alessandro Morichetti

Ultimamente cerco vini semplici. Altro che mostri di complessità, riserve decennali o liquidi densi, tondi e appaganti di loro. Scoprire i vins de soif, vini dissetanti, leggendo Giovanni Bietti e appassionarsene all’istante è stato tutt’uno: “un’espressione che in Francia definisce prodotti facili da bere, non da ‘degustare’ ma appunto da bere, vuotando il bicchiere senza troppe cerimonie“. L’esatto contrario dei vini che stufano dopo mezzo bicchiere, insomma, quelli che devi armarti di coltello per affettarli, studiati per stupire in batteria ma non per accompagnare un pasto quotidiano.

Bruno Schueller non è un produttore alsaziano di quelli che riempiono la bocca come Trimbach o Zind-Humbrecht. Un pò come Le Boncie di Giovanna Morganti: azienda-mito per pochi cercatori ma ignota al grande pubblico. Che poi riesling alsaziano e sangiovese chiantigiano trovino in loro alcune tra le espressioni più felici e rappresentative è una verità che neanche un acerrimo nemico del vino naturale potrebbe confutare. Sta di fatto che due tra i vini più interessanti dell’ultimo mese siano di queste aziende e non siano i vini di punta.

L’Edelwicker è un blend tipico di uve alsaziane: sebbene il nome stia per “miscela nobile”, di fatto nasce come vino senza quarti di nobiltà, se va bene semplice ma spesso sempliciotto. Che il giorno della visita da Schueller il peggior virus intestinale degli ultimi 30 anni mi abbia bloccato in albergo è una maledizione che non auguro a nessuno, specialmente dopo aver assaggiato i vini dell’azienda. Il Riesling Cuvée Particulière, certo, ma soprattutto il bottiglione che vedete accanto: un litro di bianco senza solforosa, minimale e scorrevole, più interessante da bere che da discutere cercando profumi ammalianti che non ci sono perché è giusto che non ci siano. Esatto opposto dei vini da bancone precisini e ignobilmente anonimi, quelli in cui spogli la materia di partenza per poi plasmarla a piacere. Un vino come questo scontenta tutti gli enologi che si muovono solo con numeri esatti alla mano. Regala felicità spontanea per soli 5 euro, così diretta che stenti a riconoscerla. Pochi euro in più e il discorso potrebbe ricominciare, con poche varianti, per “5” di Podere Le Boncie, come a dire “sangiovese, mammolo e colorino, nel Chianti, dovrebbero venire così”. Graditissimo qualsiasi consiglio per gli acquisti di questo genere.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

5 Commenti

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Fabio Cagnetti

circa 8 anni fa - Link

Non è un caso che l'Edelzwicker di Schueller sia nella bottiglia da un litro... in due la si finisce ugualmente! I miei 2 centesimi: Prosecco Sur Lie Casa Coste Piane Aligotè Mikulski Urziger Wurzgarten Riesling Kabinett Merkelbach Costa Marina Lambruschi Verdicchio di Matelica Collestefano Mocine Mocine Bourgogne Rouge Fourrier Contadino Cornelissen

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Roberto Dal Ponte

circa 8 anni fa - Link

Però il Costa Marina di Lambruschi (come il Sarticola dello stesso produttore e come il 99% delle selezioni di Colli di Luni Vermentino) costa 10 euro franco cantina. Sfiora i 15 in enoteca. E' tutt'altro che a buon mercato, come del resto tutti i bianchi liguri. E' bene chiarire che non esiste un bianco ligure decente che sia iscrivibile nella fascia di prezzo del Collestefano o del "5" della Morganti.

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Gabriele

circa 8 anni fa - Link

Io trovo che a 10 euri i vini di Lambruschi siano un bel bel bere, però devo dire che hai ragione, in generale i bianchi liguri sono piuttosto cari. Il base di Terenzuola in cantina viene via con poco, e non è affatto male.

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Roberto Dal Ponte

circa 8 anni fa - Link

Gabriele, a me Lambruschi piace tantissimo (più il Sarticola del Costa Marina, ma é un dettaglio). Però, ecco, dirlo chiaro: il vino costa dieci euro se te lo vai a prendere a Castelnuovo Magra e, visto che non ne fa tanto e che finisce anche presto, devi anche fare in fretta.

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Roberto Dal Ponte

circa 8 anni fa - Link

Secondo me, indispensabile fra i rossi é il Caprandole. Rosso IGT Toscana, Azienda Caprandole di Pontassieve. Sangiovese e saldo di Fogliatonda affinato in barrique usate. Fatto davvero bene, secondo me passa abbastanza sulle orecchie a molti.

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