Le vigne nel cielo del Domaine de Beudon

di Emanuele Giannone

Sulle etichette del Domaine de Beudon si legge Les vignes dans le ciel. Il cielo è quello del Vallese, cantone elvetico, paradiso degli sciatori e soprattutto culla del Rodano, che scaturisce dall’omonimo ghiacciaio. Approssimandosi a Fully, il fiume piega bruscamente verso Nord-Ovest; qui, sulla riva destra tra Martigny e Saillon, si trovano il villaggio di Beudon e l’azienda di Jacques e Marion Granges.

Il patrimonio vitato del Vallese consta di circa 5000 ha sulla riva destra del Rodano, a un’altitudine variabile tra i 450 e gli 800 metri, con picchi oltre i 1000. La complessa conformazione del suolo risulta da formazioni sedimentarie del Giurassico ricoperte da accumuli (i c.d. eboulis) di clasti del Quaternario, variabili per spessore e per diversità dei componenti rocciosi, sabbiosi e terrosi, nonché per origine eolica (loess) o morenica. Ricerche e reperti indicano che la viticoltura ha tradizioni locali antichissime, risalenti al VI Sec. a.C. Il vigneto è tipicamente ordinato in terrazzamenti ricavati lungo il corso del fiume, con pendenze spesso proibitive: il Domaine de Beudon, ad esempio, è raggiungibile solo a piedi o mediante una piccola teleferica privata. Un tempo, i muri a secco eretti a sostegno dei terrazzamenti si estendevano per migliaia di chilometri. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, essi furono in massima parte rimpiazzati da muri in cemento o mattoni, più facili da costruire e conservare. Alcuni vignaioli, tra questi i Granges, hanno avviato l’opera di recupero dei manufatti a secco. Caratteristico della zona è anche il frazionamento della proprietà: si contano infatti 100.000 parcelle e circa 22.000 viticoltori.

Le estati sono calde e favoriscono lo sviluppo di una vegetazione quasi mediterranea. Le temperature si mantengono miti nel corso dell’autunno e il Föhn, spirando da Sud, riscalda l’aria, attenua il rischio di gelate e accelera la maturazione delle uve. Le montagne, infine, riparano la zona dalle precipitazioni frequenti e determinano un clima relativamente secco, con il minimo livello medio dipiovosità nella Confederazione Elvetica. In alcuni contesti, tuttavia, si creano condizioni propizie per lo sviluppo della muffa nobile.

La varietà ampelografia è notevole, con oltre 40 vitigni registrati. Tra i bianchi troviamo malvasia, petit arvine, humagne blanche, moscato, johannisberg (sylvaner), hermitage (marsanne), amigne, heida (o paien) e soprattutto lo chasselas, che dà il vino bianco forse più noto e rappresentativo del Vallese: il Fendant. Tra i rossi si segnalano cornalin (o humagne rouge), gamay e pinot nero. Gli ultimi due vengono vinificati in purezza o assemblati nella Dôle, tipica e diffusa denominazione vallesana, con eventuale saldo non superiore al 15% di altre uve ammesse.

Il Domaine de Beudon si estende su circa 6 ha suddivisi in diverse parcelle, tutte abbastanza vicine ma non adiacenti a causa dei notevoli dislivelli: tre a fondovalle sono piantate a frutteto, orto e giardino aromatico; altre due, vitate, sono complanari alla stazione di valle della funicolare privata; più in alto, tra i 740 e gli 890 metri di altitudine, si trova l’insediamento storico – le prime tracce di colonizzazione in loco risalgono al I Sec. a.C. – con 6 ha di vigneto e alberete. Alla peculiare, composita situazione pedoclimatica fa riscontro un patrimonio floro-faunistico di grande interesse. Proprio il desiderio di conservare la diversità e vitalità del luogo ha spinto i Granges verso la biodinamica, con esiti che loro stessi definiscono entusiasmanti. Sempre secondo la definizione dei produttori, la scelta del metodo colturale insieme alle rese basse rese, ai lieviti indigeni e all’astensione da filtrazioni e chiarifiche integrano «…l’intima qualità, ampia e profonda…» dei vini e la loro serbevolezza.

La storia dei Granges viticoltori inizia nel 1971 allorché Jacques, allora giovane diplomato in agronomia, scopre il Domaine de Beudon e, nonostante lo stato di semi-abbandono dell’azienda, cade vittima del fatidico coup de foudre e l’acquista. Il ripristino e l’avvio della produzione procedono parallelamente e forniscono a Jacques esperienze e materiali per la tesi di dottorato e la successiva carriera di ricercatore presso l’Ente di Ricerca per le Attività Agricole di Changins. In quegli anni matura anche la decisione di stabilirsi a Beudon per – citando gli stessi produttori – «dar vita a unanuova famiglia, darne di nuova a questo piccolo paradiso». Con la messa a dimora di nuovi vitigni si arriva, attraverso quarant’anni di attività, a una palette di oltre 30 vini, dai bianchi e rossi più tipici, fino a rari vini dolci e varietà pressoché sconosciute (ad esempio il chambourcin impiantato di recente nella parcella Les Ephèdres, con pendenze da volo ascensionale).

In un periodo di artate polemiche su crismi e titoli di naturalità, la produzione del Domaine de Beudon assurge senza volerlo a un ruolo esemplare: vini, innanzitutto, di una bontà inappuntabile, talvolta eccellenti; decenni di preparazione tecnica e di osservazione empirica, infine scelta della biodinamica come strumento ritenuto più idoneo a ottenerli così buoni. E sulla bontà, fortunatamente,non c’è spazio per polemiche. I vini degustati sono descritti nel seguito: se il novero è sufficiente a rappresentare il livello qualitativo della produzione aziendale, si rivela poco rispondente alla sua varietà.

Fendant 2007 (chasselas). Se il nome allude a un fendente è consequentia rerum, nonostante la progressione meno sferzante che in certe annate precedenti (quelle dalla 2002 alla 2004, ad esempio).Si tratta, peraltro, di un vino dal potenziale evolutivo ragguardevole e che spesso, lungi dallo smussarla, acumina nei primi anni in vetro il suo sprone acido. Naso di grande intensità, che suggeriscefreschezza con ricordi immediati di pompelmo, mandarino, frutta esotica e ribes bianco, quindi fiori di tiglio, miele e pepe bianco. Al sorso ripresenta la freschezza agrumata, quindi una mineralità battente a punteggiare la bocca per tutta la durata dell’assaggio; si aggiunge il largo dei ricordi articolati di scorza di cedro, kumquat, albicocca, citronella, tè al gelsomino, ghiaia e un ricco assortimento di miele – millefiori, acacia, erica – ampliati dalla dosata sensazione calorica. Chiusura perfetta, su un leggero e tonico sfondo amarognolo (chinotto) con sensazioni minerali in crescendo, mielate e fruttate in diminuendo.

Riesling X Sylvaner 2004. Profondo e stratificato. Colpisce la dinamica olfattiva che alterna circolarmente i piani e li sfalsa: ora si orienta deciso a un ricco ventaglio floreale screziato di noce moscata, ora a limone, pompelmo, uva spina, albicocca, mela golden, mirabella, quindi a mandorla, pepe bianco, erica, acqua salmastra. Al sorso ricorda il Fendant per lo sviluppo, in particolare per l’infusionedelle tenui note dolci (miele, frutta matura) e floreali (acacia) sul cristallino supporto acido e minerale, croccante di frutto nella sua eco gustativa. La dinamica ne rivela il corpo e la tessitura setosa, rotonda, elevata in una tensione senza pause. Lungo e persistente, su note di nuovo fruttate e minerali che ricordano il seltz.

Petit Arvine 2010. Freschezza pungente all’olfatto, esaltata da un soffio di volatile e dalla sfumatura vinilica, quindi erompono fiori bianchi, miele e agrumi maturi, definiti e intensi, quindi note tenui di salagione, rosmarino, acqua di mare. Fase gustativa contraddistinta dalla familiare traccia minerale, salata e cristallina, acuita dall’acidità e ben integrata nella dinamica alle più morbide note di ritorno (pesca e mandarino maturi, sambuco, una punta di spezia dolce).

Gamay 2008. Le fragranze succose di frutta rossa fresca (fragolina di bosco, fragola, lampone) invitano al sorso ma non esauriscono il profilo olfattivo che richiede più attenzione per rivelare il suo saldo non ostentativo: carbone spento, chiodo di garofano, liquirizia dolce, cannella e pepe. Il presentito piacere della beva è confermato: in bocca il vino procede con grande slancio, mantiene tensione per tutto lo sviluppo, svolgendo la sua dote fruttata e speziata (ginepro, pepe), tannini minuti e presenti, notevole estratto e nitida persistenza sulle note più distintive (frutta rossa e spezie).

Dôle 2010 (pinot nero, gamay). Si tratta, come sopra accennato, dell’appellation vallesana più importante per i rossi, uvaggio di pinot nero e gamay con prevalenza del primo, saldo non superiore al 15% di altre uve ammesse (syrah, humagne rouge, cornalin e altre). Curiosamente, la Dôle esiste come denominazione anche per vinificazioni in bianco degli stessi vitigni. All’olfatto denota il connubio omogeneo tra personalità, profondità e bouquet del pinot nero da un lato, robustezza e rotondità di frutto dall’altro. Freschezza e succulenza immediate di ciliegia e fragola, alla distanza maggiore articolazione, con note terrose, di fogliame e d’erbe aromatiche. In bocca spiccano trama ed eleganza dei tannini, forti ma non fresanti, severi e gustosi. L’acidità disvela accenti fruttati e si fonde ai ricordi di marasca e ribes rosso, quindi verbena e cannella. Persistenza lunga su pepe nero e noce moscata. Macerazione sulle bucce di 2-3 settimane.

Constellation 2007 (pinot nero, gamay, diolinoir). Naso invitante di fragola, mora di rovo, sottobosco, fuliggine e ardesia, animato sullo sfondo dal salente acido e da un soffio salmastro. Bocca: tesa, nervosa, la materia è ben distribuita, “affusolata” nello sviluppo, decisamente verticale. Lampone, fragola, susina matura, note leggere di resina, alloro e un cenno amaricante nel finale, tuttocomunque ben integrato. Tannini di grana piccola e appagante effetto al palato, tersi e ficcanti.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

12 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 5 anni fa - Link

Un altro scritto bello e completo. Non una lettura da fare in fretta, ma da assaporare. Comparso su questo blog, sgomitando fra provocazioni, litigi e ammiccamenti di vario genere. Mi auguro che il numero dei commenti sia inversamente proporzionale a quello dei lettori. La speranza è l'ultima a morire.

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elena

circa 5 anni fa - Link

" Il vino sa rivestire il più sordido tugurio d'un lusso spettacoloso e innalza portici favolosi neel'oro del suo rosso vapore, come un tramonto in un cielo annuvolato." ( C. Baudelaire )

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elena

circa 5 anni fa - Link

Grazie Emanuele, i tuoi posti hanno sempre rimandi piacevolissimi

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giovanni solaroli

circa 5 anni fa - Link

Ma te guarda! La mia nipotina prediletta vive a Ecublens, che dista un'ottantina di km da Martigny. Da sto posticino delizioso a occhio e croce ci sarò passato vicino, tornando in Italia via Gran San Bernardo, almeno venti volte. Lei è astemia(logico visto che è "acquisita") ed ha taciuto, ed io ho transitato con i finestrini chiusi. Così mi son perso sto po po di roba. Sarà per la prossima, tanto c'è tempo.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Vale senz'altro una visita, a maggior ragione per chi ha la fortuna di passare frequentemente di là. Riservandosi, magari, la giornata intera: sia perché da degustare c'è tanto, sia per la collocazione des vignes, per l'appunto dans le ciel e prefiguranti più un'escalade che una promenade. Sei ingegnere o giù di lì? Anche per questi eventuali denti c'è del pane: i Granges, se ho capito bene quel che diceva lui, hanno la loro mini-centrale idroelettrica (o comunque attingono a un piccolo impianto). Di sicuro più interessante di qualunque Wasserkraftwerk sarà peraltro questa seconda dritta: del Fendant fanno anche una versione più sostanziosa, "rossa" per ispirazione e lunga macerazione. Da provare senza leggere giudizi altrui, ché forse lo si apprezza al meglio gustandolo mentre lo raccontano loro. Lo stesso vale per le vendemmie tardive/SGN. Consigli per gli acquisti, sempre provando prima: mi permetto di suggerire il Fendant 2003 e 2004. Mi sembra che in Italia lo importi Velier, ma ignoro quali siano i prezzi in enoteca.

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giovanni solaroli

circa 5 anni fa - Link

Grazie. Mi ingegno, quà e là e sù e giù, ma non sono ingegnere anche se la mia doccia da camping resiste all'invcalzo modernista. Meriterebbe ben di più dei lazzi dei vicini. Saluti

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Giulia Angela Fontana

circa 5 anni fa - Link

@Nelle Nuvole Pensierino di agosto: Gli scritti di Giannone sono preziosi, sempre. Non adatti, non compresi, invidiati da chi si sforza e finge di cercare la bellezza della scrittura in propri scritti che sono solo un penoso sforzo di auto incensarsi, di spargersi sul capo una polverina magica alla quale oramai non crede più nessuno : imbelle, immobile, sicuramente disperato. Cialtroni che si fingono cantastorie della Poesia, del Vino, della Musica, del Cibo, dell'Amore, della Tenerezza e dell'Amicizia quando in realtà tutto ciò è lontanissimo dal proprio stile di vita. Comunque Giannone è Giannone sia che scriva su ex testi fintamente biblici, sia che scriva su intravino. Che soddisfazione sparare a zero sui codardi della vita. Grazie intravino!

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Cara Giulia, cogli nel segno. Perché anche nel vino, come in tanti altri ambiti, il differenziale tra esoterismo e isterismo è prossimo allo zero.

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Giulia Angela Fontana

circa 5 anni fa - Link

Caro Emanuele, Per alcuni il mio post può essere demenziale, non certo per te perchè sai a chi sono rivolti i miei strali. Qualcuno si potrebbe chiedere perchè non scriverGLI una mail o farGLI una telefonata? Non è semplice per chi è abituato a nascondersi ed a fuggire, credono che il silenzio sia un'arma vincente in realtà è lo strumento più facile e più comodo dei pusillanimi. Cosa c'entra con il vino e con intravino? C'entra, scrivi molto bene e le tue degustazioni leggendole diventano racconti assumendo profumi, colori, volti. Profondi, vivi come è vivo il vino. Preziosi appunto. Ti e mi auguro di leggerti ancora e non solo qui, di questo ne sono sicura. Buona fine estate, un abbraccio caro Giulia

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mirco lucamarini

circa 5 anni fa - Link

Bravissimo produttore, uomo generoso e gentile. Era al Vivit, Vinitaly.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Vero verissimo. Tra l'altro - nota di costume o fotogramma wendersiano - a presidiare il loro banco al Vivit c'era anche una giovane, forse la figlia, di una compostezza e gentilezza che in quella bolgia surriscaldata sembravano surreali.

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Emanuele

circa 5 anni fa - Link

Grazie a tutti voi e buona long hot summer

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