Da Vittorio a Bergamo, una straordinaria esperienza che non ripeterò

Da Vittorio a Bergamo, una straordinaria esperienza che non ripeterò

di Jacopo Cossater

Ripensando al pranzo Da Vittorio del mese scorso immagino due possibili piani di lettura. Da una parte quello che avevo scritto su Facebook subito dopo:

Riparto da Bergamo con la sensazione di aver pranzato in un ristorante capace di accogliere prima che stupire. Un luogo dove la cucina, impeccabile nella sua rassicurante classicità, accompagna quella che è un’esperienza più ampia, uno stare bene a tutto tondo. Dove rimanere a chiacchierare per ore ben consapevoli che intorno tutto gira alla perfezione. Che spettacolo.

Dall’altra la consapevolezza che a questi prezzi, con un conto che può superare con agilità i 300 euro a persona, ogni possibile paragone con altri grandissimi ristoranti italiani deve venire più che mai naturale.

Io ci sono stato in una splendida giornata di gennaio, era la mia prima volta e arrivando sono rimasto quasi a bocca aperta: il parco all’interno del quale è inserita la struttura è splendido e sembra impossibile tale oasi di pace possa trovarsi a pochissimi chilometri da alcuni dei più tipici panorami targati Padania Classics. L’accoglienza è squisita, la sala luminosa e caratterizzata da un’eleganza quasi understatement, il servizio giustamente spigliato senza eccedere in confidenza. Bravissimi, io mi sono trovato a mio agio da subito, come se i 250 chilometri percorsi per arrivare si fossero trasformati alla velocità della luce in un ricordo lontano.

La fama di Enrico Cerea nel trattare il pesce è tale che la scelta è pressoché obbligata. Il menu degustazione “Nella tradizione Da Vittorio” dedicato ai sapori del mare è a sorpresa, si basa sulla disponibilità delle materie prime e viene via a 180 euro per persona. Molto più alto il prezzo del menu creativo: 280 euro. A pranzo nei giorni feriali anche la possibilità di ordinare il cosiddetto business lunch, 3 piatti a 70 euro. La scelta non poteva che cadere sul primo: un menu degustazione buonissimo, molto classico nelle cotture e nelle consistenze, accogliente nei sapori e coraggioso in alcuni passaggi. In due parole tra gli ultimi grandi ristoranti italiani che ho avuto la fortuna di provare quello che più si avvicina alla mia idea di comfort food. Non c’è piatto che non avrei riassaggiato una seconda volta e che non mi abbia dato una generica sensazione di benessere. La Gelatina di bouillabaisse, tartufi e ricci di mare, limone candito, aioli e neve di mandarino è un’idea che farebbe furore in qualsiasi menu, a ogni latitudine. La Coda di scampo con crema di mandorle e roveja una delle migliori sintesi tra mare e terra in cui mi sia mai imbattuto. Il cacciarolo in carrozza una frittura da urlo, che riesce a non sfigurare in un trestelle e che al tempo stesso immagino di mangiare con un tovagliolo di carta e con una birra non lontano da, non so, Borough Market. Il carrello dei formaggi poi è da campionato del mondo, fa il paio con quello di Vissani tra i più ricchi e invitanti abbia mai visto transitarmi di fronte.

Capitolo beveraggio: tra un calice targato Bellavista e uno Bruno Paillard è saltata, era in carta a 100 euro, una bottiglia di Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Valentini (oggi in una forma strepitosa, se avete la possibilità non esitate a riassaggiarla). L’impressione, sfogliandola, è stata quella di avere tra le mani una carta molto ampia, fortunatamente non scontata e caratterizzata da ricarichi -visto il numero di stelle all’ingresso- tutt’altro che sfacciati.

Che valore ha la felicità? Abitassi in zona e potessi permettermelo forse frequenterei Da Vittorio su base mensile o poco più. È proprio un ristorante dove sono stato bene, e non mi riferisco solo al menu degustazione ma all’esperienza in generale. La sensazione, eravamo in due, è che non fossimo dovuti risalire in macchina avremmo potuto rimanere a tavola ancora e ancora, ben oltre quelle quasi 3 ore. Un benessere che lego a pochissimi altri locali italiani.

La cosa però assume inevitabilmente tutta un’altra prospettiva se penso a un conto che gira su cifre che posso dedicare a pochissimi ristoranti durante l’anno. La domanda, esattamente 30 giorni dopo, è: ci tornerei? Non lo so, e forse è la stessa domanda a essere posta nel modo sbagliato. Quello che è certo è che ci sono almeno un paio di tavole italiane che hanno nei miei confronti un’attrazione tale da giustificare (quasi) qualsiasi prezzo e ben più di una visita, dove la cucina veicola valori che vanno oltre il già citato benessere e i cui confini riescono a sfumare in una straordinaria sintesi tra arte, cultura, territorio, sperimentazione. Ma questo ha più a che fare col valore che ognuno di noi sa dare alla propria felicità e quindi dico: provate, andate Da Vittorio, il menu di Enrico Cerea non può comunque mancare tra le vostre esperienze italiane e vi farà stare molto bene, o almeno spero.

[immagine: Da Vittorio]

Da Vittorio, menu degustazione

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Blogger della seconda ora, su Intravino dal 2009.

12 Commenti

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

curiosissimo: quali sono per te le altre tavole italiane che giustificano (quasi) qualsiasi prezzo?

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Jacopo Cossater

circa 3 anni fa - Link

Su tutte Osteria Francescana e Piazza Duomo.

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ALSI64

circa 3 anni fa - Link

perchè "la scelta non poteva che cadere sul primo menù"? grazie Alessandro

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Jacopo Cossater

circa 3 anni fa - Link

Uhm, beh, direi perché è il menu che più racconta la storia e la sensibilità di Cerea nei confronti del pescato, come specificato nel post.

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ALSI64

circa 3 anni fa - Link

Capisco. La curiosità era legata alla forbice piuttosto elevata con il menù "creativo". E' da tempo che vorrei aggiungere l' esperienza di Brusaporto a quelle che ho già avuto, quindi volevo capire (visto che la spesa non è di quelle che uno fa tutti i giorni o meglio tutte le volte che va al ristorante) come orientarmi .... grazie ancora Alessandro

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Jacopo Cossater

circa 3 anni fa - Link

Chiaro, tra l'altro devo dire che documentandomi un po' prima di arrivare a Bergamo avevo trovato davvero pochi riferimenti a quel particolare menu (il cui prezzo visto da qui è davvero inaffrontabile).

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Pino Josi

circa 3 anni fa - Link

Sempre con 'sto trebbiano di Valentini che poi è sempre formula roulette per quei dannati tappi! Cmq a me quel ristorante non piace molto perchè è frequentato da quei milanesi cui piace ostentare all'infinito, l'ultima volta che ero lì c'era il nipote (di un petroliere e di un farmaceutico per non farsi mancare nulla) alle prese con un orecchia d'elefante. Io personalentepreferisco orientarmi su altro e non perchè il conto è salato (qeullo lo è dappertutto) ma perché odio, in un posto del genere, pagare il coperto.

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Dan Lerner

circa 3 anni fa - Link

Bello, esaustivo, completo: bravo come sempre.... Jacopo, ovviamente :-)

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Jacopo Cossater

circa 3 anni fa - Link

Grazie caro Dan, un abbraccione

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Dc87

circa 3 anni fa - Link

Ci sono stato a novembre, con un amico e ci vogliamo assolutamente tornare.
Noi abbiamo preso spaghetti al cartoccio molluschi e crostacei come primo, l'orecchia d'elefante come secondo. Bevuto un aperitivo (ca del bosco 2001 deg rec), 1 bottiglia di Baron d'l, 1 bottiglia di barbera Francia2013.
dopo la visita in cantina e cucina abbiamo trascorso una piacevole mezzoretta in compagnia di Zana all'interno del bar per un paio di Gin Tonic (ottima selezione di Gin).
Detto questo ti consiglio di tornare e di non perderti quegli spaghetti perché valgono i 250km.
I nostri 200 sicuramente.

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Dopo averli visti ho proprio voglia di quei due piatti, porcaccia miseria!

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Dc87

circa 3 anni fa - Link

L'orecchia è buona ma la si prende per la curiosità di mangiarsi due costate battute e fritte nel burro.. non so se la prenderei la seconda volta.
Per quanto riguarda gli spaghetti, quando Bobo Cerea ha tagliato il cartoccio e ce li ha impiattati di fronte ho visto il mare.
Certo con due piatti così spendi come per il menù degustazione.. c'è da dire che a fine pasto l'offerta è varia.. assaggi del loro panettone (sono andato a fine novembre o primi di dicembre non ricordo), cioccolatini e praline di ogni sorta, cannolini alla crema farciti al tavolo.
Unica nota stridente? Il sommelier, la simpatia sta da un'altra parte.. mi ha detto che, nonostante la richiesta di tenere la bottiglia in tavola, sarebbe stato meglio che il vino lo versasse lui.. "non sarebbe il primo a rompere il bicchiere.." 😂

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